Illustrazione di un percorso professionale: così Rosario Amodeo definisce così il suo "Navigazione in mare calmo", (Guerini e Associati, 2011, euro 19,50) precisando di non aver voluto scrivere "la storia delle aziende che ho conosciuto". Il comune lettore si sente un privilegiato, seguendo le varie fasi di questo percorso professionale (iniziato all’ Olivetti nel 1962 e terminato in Engineering, la più importante azienda privata di ingegneria informatica del nostro paese, quotata alla Borsa Italiana, dove Amodeo lavora a tutt’oggi): è invitato a partecipare a un viaggio inedito, attraverso il mondo delle multinazionali (Ibm, General Electric, Univac, Singer, Sibicar) e di realtà italiane come Cerved e Engineering, guidato dall’autore, protagonista medesimo del racconto, che scrive non solo i fatti, ma anche le intenzioni, i pensieri, le riflessioni, i dubbi, le opinioni e tutte le considerazioni personali, che accompagnano le scelte e l’agire, in genere relegate nel non detto. Siamo ai piani alti della dirigenza, fino agli amministratori delegati e ai presidenti delle maggiori società, accessibili a pochissimi, di fronte ai personaggi vip dell’ economia italiana, sulle prime pagine dei media, che Amodeo incontra come datori di lavoro, interlocutori e collaboratori. Siamo di fronte a un racconto dall’interno e dell’interno dei meccanismi economici e produttivi. Chi legge, vede realizzarsi la possibilità insperata di sentire come batte il cuore di chi lavora a quel livello, che cosa pensano quei personaggi principali della nostra economia, perché prendono una decisione piuttosto che un’altra, quando e come fanno carriera. I meccanismi di potere. Amodeo, tracciando la storia della sua crescita professionale, aiuta il lettore a capire quale formazione serva per arrivare a quei piani, quanta ambizione bisogna coltivare, come accettare le sfide, i cambiamenti e le mancate promozioni, quanta consapevolezza occorra nelle verifiche e nelle valutazioni, quando entrare, quando uscire e quando rimanere. Come cercare il posto, a cui si aspira nel mondo del lavoro e nella società e quali correzioni fare. Come si fa una gara in competizione con la più forte Ibm (negli anni sessanta si riteneva possibile colmare in tempi brevi il gap fra Olivetti-Oge e la multinazionale!). Il mondo dei venditori e quello degli sviluppatori. L’importanza dell’intelligenza, applicata alle relazioni e agli affetti. Il ruolo della moglie, della propria casa, degli amici e del privato. La cultura in genere, e in particolare la formazione storica, permettono all’autore la conquista di un particolare equilibrio tra oggettività e soggettività, per cui la ricostruzione dei fatti è fedele al metodo storico, anche se prevede la comunicazione delle proprie idee e delle personali opinioni su persone e situazioni. In nome della verità storica sono riferiti i fatti e nome e cognome di chi li ha compiuti, anche quando non sono esemplari, senza nessun cedimento moraleggiante, nè valutazioni di carattere etico, del tutto estranee allo stile del libro, appassionato nel dire di sé e del mondo. Il libro è dedicato ai sei nipoti dell’autore, giustamente. È, infatti, un testo utile alle più giovani generazioni, come studio sul fortunato iter professionale di un laureato alla ricerca del primo lavoro, in coincidenza con gli anni del boom economico italiano. E nascono immediate le riflessioni sulla ben diversa situazione occupazionale dei laureati di oggi in una Italia in recessione. Le numerose citazioni, i riferimenti culturali, le note e la precisione del racconto servono, soprattutto a conoscere i personaggi, le modalità e la distribuzione del lavoro di aziende illuminate, come la Olivetti, dalla nascita al declino, con un respiro "patriottico" da parte dell’autore. Le risonanze politiche e la parte del libro che approfondisce i rapporti di Amodeo con il Pci, aiutano il lettore a capire la complessità e la diversità della sinistra nella società d’allora. In Italia, specie negli ambienti professionali di cui tratta il libro, un comunista era un diverso e l’autore narra la sua personale differenza nella diversità. Il testo può essere letto anche come il racconto di una società al maschile: in quei piani alti non si incontrano che uomini; nessuna donna aveva responsabilità da dirigente e i nomi al femminile si riferiscono a segretarie. Pochissime le eccezioni: Enrica Collotti Pischel, una sinologa illustre;Liliana Ferraro, direttore generale degli affari penali al ministero della Giustizia; la signora Clarkson, impiegata presso il Provveditorato Generale dello Stato; Mara Bini, segretaria che in pochi anni diventa dirigente presso Univac e Maria Deneva, amministratore delegato bulgaro. E oggi? Una lezione di storia e di vita, utile a individuare gli elementi vincenti, necessari per ripartire nel nostro tempo tecnologico e digitale, in crisi, lontano dall’Italia del boom, lo stesso bisognoso di cultura, coraggio e sapere imprenditoriale. (Marilena Menicucci / 9colonne)