AGENZIE DI RATING, NE DISCUTE IL SENATO

La Commissione Finanze del senato ha avviato l’esame dei due atti comunitari sulle agenzie di rating: il regolamento che ne modifica la disciplina e la direttiva che impone ai gestori dei fondi di investimento di non affidarsi esclusivamente alle valutazioni delle agenzie ma di procedere autonomamente a valutazioni su rischio di credito e prospettive. Sui due provvedimenti potrebbe esserci nei primi giorni di febbraio un’audizione di Leonardo Domenici, che ne è relatore al Parlamento europeo. Nell’audizione dovrebbe essere coinvolta anche la Commissione Politiche Ue, che in settimana ha iniziato a discutere il parere sui due testi. Per il resto in Senato è stata la settimana delle audizioni: su tutte, quelle del presidente di Costa Crociere, Pierluigi Foschi sul naufragio della Concordia (che proseguirà anche martedì prossimo), e dei ministri Profumo, Passera, Riccardi e Fornero per le loro dichiarazioni programmatiche (la Fornero per la delega alle pari opportunità). Ma è stata anche la settimana dell’approvazione del decreto sul processo civile in Commissione Giustizia e soprattutto della ripresa della discussione sulla legge elettorale in Commissione Affari costituzionali, con la presentazione delle proposte di Pd e Pdl. Per il resto, i lavori sono stati condizionati dall’andamento dell’Aula, impegnata nell’approvazione del decreto svuotacarceri e nelle mozioni sulla politica europea, con l’intervento del presidente del Consiglio Monti: la prossima settimana si riparlerà anche di riduzione del numero dei parlamentari, con l’illustrazione dei 34 nuovi emendamenti al testo unificato e confisca dei beni informatici utilizzati per la commissione di reati (legge in via di approvazione definitiva in Commissione Giustizia). (9colonne)

I RICCHI E I POVERI, LE DUE ITALIE

Sommando case, aziende, oggetti di valore, depositi bancari e titoli, e sottraendo i mutui ed altri debiti, la ricchezza media di ogni famiglia italiana è di 163 mila euro. Saremmo dunque un Paese di benestanti se fosse una media tra eguali. Ma il fatto è che quasi la metà di questo tesoretto è nelle mani del 10% delle famiglie, e che il divario tra queste e il restante 90% sta aumentando con il passare degli anni. Secondo i dati forniti ieri dalla Banca d’Italia, si va inoltre riducendo il reddito medio: nel 2010 per ogni famiglia è stato di 32.700 euro l’anno, circa 2.700 euro al mese. In termini reali è inferiore del 2,4% rispetto a quello riscontrato vent’anni fa. Considerando sempre l’ultimo ventennio, Banca d’Italia osserva che il reddito dei lavoratori autonomi e dei pensionati è cresciuto assai più di quello dei lavoratori dipendenti. Gli italiani che le statistiche classificano come poveri – che hanno cioè un reddito inferiore alla metà della media – sono il 14,4 per cento della popolazione, l’ per cento in più rispetto al 2008. Questa quota supera il 40% tra i cittadini stranieri. C’è da dire infine che quasi una famiglia su 3 reputa le proprie entrate insufficienti a coprire le spese. Dunque sarà anche vero che i ristoranti sono pieni, ma questo non sembra un argomento decisivo per chi è solito mangiare in cucina. (9colonne)

BANCHE, ECCO IL BUSINESS SOSTENIBILE

Online non solo per fare banca ma anche per rendicontare. Il bilancio di sostenibilità, attività ormai diventata prassi per la quasi totalità del sistema bancario - lo redige l’80% del sistema -, viene infatti messo a disposizione dei vari referenti degli istituti tramite il canale Internet per un numero di banche pari al 74,6% del totale attivo di sistema. Il 48,8% lo distribuisce in filiale; il 45% utilizza anche l’intranet. Sono questi alcuni dei dati che verranno diffusi in occasione del Forum CSR, i cui lavori si terranno a Roma giovedì 26 e venerdì 27 gennaio. L’appuntamento annuale che l’Associazione bancaria italiana (ABI) dedica alla responsabilità sociale d’impresa (Corporate social responsibility, CSR) giunge quest’anno alla settima edizione; "Incentivi alla sostenibilità economica, ambientale e sociale. Quale ruolo per il mercato, le istituzioni e i cittadini?" il titolo. L’evento è realizzato in partnership col CSR Manager Network, il Forum per la finanza sostenibile e il Global Compact Network Italia, le principali reti italiane che lavorano per la promozione operativa della sostenibilità del business. Il Forum si aprirà con l’aggiornamento sui lavori che le banche, le imprese e le istituzioni stanno sviluppando per diffondere la CSR tra le organizzazioni. In particolare ci si confronterà sul miglioramento della relazione banca-impresa e le attività scaturite dalla sigla del protocollo tra ABI, Confindustria e Ministero dello Sviluppo Economico; sulle iniziative dell’Inail per offrire tariffe agevolate a chi dimostra di comportarsi in maniera responsabile; sulle nuove iniziative della Commissione Europea per rilanciare la responsabilità sociale delle imprese e delle organizzazioni tutte. Nella due giorni di forum, focus su bilancio di sostenibilità quale strumento migliore per rendicontare ai propri referenti l’impegno dell’impresa per l’integrazione dei processi e delle pratiche di CSR nel business; su reporting integrato; sugli standard internazionali di CSR per supportare lo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa; sul peso del fattore ambientale nelle strategie aziendali. A conclusione, la tavola rotonda del CSR Manager Network e Istat sul progetto di introdurre la rendicontazione finanziaria nel sistema statistico nazionale partendo dalle pratiche sviluppate dalle imprese. (9colonne)

UN FALLIMENTO SU TRE PER RITARDI NEI PAGAMENTI

Nel 2011, quasi un fallimento su tre, stima la Cgia di Mestre, è stato causato dai ritardi nei pagamenti. A fronte di 11.615 imprenditori italiani che hanno portato i libri contabili in Tribunale, circa 3.600 (pari al 31% del totale) lo hanno fatto a causa dell’impossibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze. Una situazione, purtroppo, che non ha eguali in Europa. Come si è giunti alla soglia del 31% ? Secondo i dati Intrum Justitia, la percentuale di aziende che in Europa falliscono a causa dei ritardati pagamenti è pari al 25% del totale. Se teniamo conto che nel nostro Paese i ritardi superano la media europea di 26 giorni, la Cgia stima che la nostra media nazionale oltrepassa il 30% del totale. Indubbiamente anche la crisi economica ha contribuito ad aggravare questa situazione. Infatti, il trend dei ritardi avvenuto in Italia in questi ultimi 4 anni è quasi raddoppiato (+97,5 %). Se, infatti, nel 2008 la media era di 27 giorni, l’anno scorso gli imprenditori italiani sono stati pagati mediamente con 53 giorni di ritardo. Se poi teniamo conto che i tempi medi effettivi di pagamento che si registrano in Italia sono i più elevati d’Europa (180 giorni se il committente è la Pubblica amministrazione, 103 giorni se il committente è un’azienda privata), la situazione che si è sviluppata in questi ultimi ani è drammatica: tra il 2008 ed il 2011 hanno fallito oltre 39.500 aziende. "Pur riconoscendo che questo Governo ha iniziato con il piede giusto – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – è necessario che recepisca quanto prima la Direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti. La mancanza di liquidità sta facendo crescere il numero degli ‘sfiduciati’, ovvero di quegli imprenditori che hanno deciso, nonostante i grossi problemi che si sono accumulati in questi ultimi anni, di non ricorrere all’aiuto di una banca. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte aziende a rivolgersi a forme illegali di accesso al credito, con il pericolo che ciò dia luogo ad un aumento dell’usura e del numero di infiltrazioni malavitose nel nostro sistema economico". Infine, sottolineano dalla Cgia, a livello territoriale è la Lombardia la Regione che ha subito il numero più elevato di fallimenti, sia in termini assoluti, sia quando si prende in considerazione l’incidenza ogni 10.000 imprese attive. L’anno scorso 2.613 imprenditori lombardi hanno portato i libri in Tribunale: praticamente ci sono stati 31,5 fallimenti ogni 10.000 aziende attive. (9colonne)

VICENZA, LE BANCHE INCONTRANO I CITTADINI

Tappa in Veneto, dopo l’esordio in Piemonte, per il "Road Show Italia 2011-2012", viaggio da Nord a Sud della Penisola organizzato dall’Associazione bancaria italiana per avvicinare le banche a istituzioni, imprese e cittadini. L’obiettivo è riavvicinare l’industria bancaria alla società italiana, comunicando al contempo il valore di fare banca. Il prossimo 27 e 28 gennaio sarà il turno di Vicenza, che ospiterà una due-giorni di eventi finalizzati a rafforzare la reciproca collaborazione e conoscenza tra istituti e città. Si partirà, nella mattinata di venerdì, con un incontro di educazione finanziaria rivolto a circa 200 studenti dell’ultimo anno delle elementari e delle scuole medie. I ragazzi vicentini, accompagnati dai propri insegnanti, si troveranno presso il Palazzo per le Opere Sociali per assistere a una lezione interattiva tenuta da un docente di economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ispirata al tema "Come sarebbe il mondo senza le banche". Quindi le classi potranno visitare una decina di filiali così da sperimentare una prima esperienza di ingresso in banca. Ad accoglierli i direttori di sportello, che li guideranno in una breve visita finalizzata a mostrare come funziona una banca e quali professionalità operano al suo interno. Nella giornata di sabato il Road Show si sdoppierà: attorno alle 9 prenderà il via, nel Centro Congressi della Fiera di Vicenza, una mattinata di dibattito sul rapporto tra banche e territorio e sul ruolo delle banche italiane per il Paese. Sempre dalla mattinata nel centro commerciale "Le Piramidi" alcuni stand informativi, allestiti dall’ABI e animati da personale delle banche del territorio, accoglieranno i cittadini con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della normale attività degli istituti. L’evento ospitato dal Centro Congressi della Fiera di Vicenza si svolgerà in due sessioni. Nella prima tavola rotonda rappresentanti dell’industria bancaria locale e del mondo produttivo regionale proveranno a fotografare assieme l’attuale congiuntura, ragionando sulle possibilità di una sempre maggior sinergia e vicinanza tra banche e imprese. Nel secondo momento di dibattito il presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari e altri banchieri - tra cui Alessandro Azzi, numero uno di Federcasse, Vincenzo Consoli, amministratore delegato di Veneto Banca, Giovanni Costa, vicepresidente del Cdg di Intesa Sanpaolo, Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare, Roberto Nicastro, direttore generale di Unicredit, e Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza - darà vita a un confronto con imprenditori veneti di successo, in Italia e oltreconfine, sul tema dell’impegno delle imprese bancarie per lo sviluppo dell’Italia. Seguirà l’intervento del vicepresidente della Commissione Europea e commissario per l’Industria e l’imprenditoria Antonio Tajani. A chiudere le riflessioni del numero uno dell’ABI Mussari. E se il momento istituzionale terminerà attorno alle 13, l’iniziativa nel centro commerciale proseguirà anche nel pomeriggio. Ogni stand, che resterà operativo sino a sera, sarà dedicato a uno dei cinque principali servizi bancari (conto corrente, carte di pagamento, mutui, servizi di investimento, banca online) e proporrà ai cittadini un divertente quiz ‘educativo’ per testare le proprie conoscenze in tema di servizi bancari. Chi visiterà gli stand potrà anche ricevere una copia della guida "Se la Banca non ci fosse…", realizzata da Bancaria Editrice. Attraverso dodici vignette il libretto invita i lettori a riflettere, sorridendo, su come si vivrebbe senza i principali servizi bancari: dal bonifico all’assegno, dall’amministrazione e custodia titoli ai prestiti personali, passando per Rid, prelievi agli sportelli Atm, servizi di investimento, credito alle imprese e mutui casa. (9colonne)

BANCA ETICA: +24% I CREDITI EROGATI NEL 2011

La finanza etica conferma ancora una volta la sua capacità di tenuta e il suo ruolo anticiclico in questa gravissima crisi economica. Banca Etica ha chiuso il 2011 registrando – per il terzo anno consecutivo – una crescita a due cifre nei volumi. La raccolta di risparmio ha raggiunto quota 717 milioni, pari all’11,7% in più rispetto al 2010, mentre i crediti erogati sono pari a 540,8 milioni (+ 23,9% sul 2010). Cresce anche il capitale sociale della Banca che registra nel 2011 un aumento del 14%. "Sono risultati che ci rendono orgogliosi – dice il direttore generale di Banca Etica, Mario Crosta – perché in questa fase di credit crunch e di sofferenza per l’economia reale, stiamo riuscendo a far crescere il nostro sostegno alle imprese sociali, grazie anche al numero sempre più consistente di risparmiatori che scelgono Banca Etica. Nel 2011 Banca Etica ha finanziato iniziative straordinarie che coniugano efficienza e solidarietà e inclusione sociale. Tra tutte mi piace ricordare i primi esperimenti in Italia di Workers Buyout: i dipendenti di aziende fallite salvano i loro posti di lavoro costituendosi in cooperativa e rilevando la ditta grazie all’investimento degli ammortizzatori sociali e al nostro finanziamento. Con questi numeri possiamo progettare un’ulteriore crescita di Banca Etica sui territori e lo sviluppo di nuovi servizi e nuove convenzioni in particolare con le imprese della cooperazione sociale che proprio nel 2012 celebrano l’anno internazionale". "C’è un’economia sana, che tutela l’ambiente, produce energia da fonti rinnovabili, rispetta i diritti umani, aggrega le persone per la difesa dei beni comuni e la promozione di sviluppo umano che ha bisogno di credito – aggiunge il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri -. Banca Etica permette ai cittadini e imprese di finalizzare il proprio risparmio a sostegno di queste iniziative. E’ ora che anche il legislatore incoraggi la validità di queste scelte. Attualmente, invece, la finanza etica, pur non essendo in alcun modo complice delle bolle finanziarie che hanno innescato la crisi, si trova a pagarne le conseguenze, sia in termini di inasprimento delle normative che impongono una capitalizzazione sempre più consistente e difficile da raggiungere per gli istituti medio-piccoli e non speculativi, sia in termini di peggioramento indiscriminato delle imposizioni fiscali anche a carico dei piccoli risparmiatori che scelgono la finanza etica e che andrebbero invece agevolati. Chi affida i suoi risparmi a Banca Etica vuole essere protagonista delle proprie scelte finanziarie, non abbocca agli specchietti per le allodole degli istituti che, a caccia di liquidità, promettono alti rendimenti derivanti da attività speculative a scapito del sostegno all’economia reale, ma per esempio sceglie certificati di deposito o carte di credito dedicate a specifiche realtà del proprio territorio o di livello nazionale impegnate per il bene comune. Non solo i Governi devono fare la propria parte, ma anche i risparmiatori devono diventare consapevoli che con le loro scelte di risparmio decidono quale tipo di economia sostenere. Oggi chi non vuole alimentare il circo della speculazione può dire: non con i miei soldi". (9colonne)

ISRAELE ED EMIRATI ARABI LEADER NELL’INNOVAZIONE

General Electric ha diffuso oggi i risultati del secondo "Barometro dell’Innovazione globale", studio che esamina lo stato dell’innovazione industriale nell’economia globale, condotto attraverso interviste a 3000 dirigenti d’azienda. Lo studio, commissionato da GE e condotto dalla società di consulenza indipendente StategyOne, ha l’obiettivo di identificare vettori e deterrenti per l’innovazione e analizzare le sfide da affrontare. I risultati confermano come le aziende continuino a credere nell’innovazione come driver principale per la crescita, la competitività e la creazione di lavoro, rivelando anche come ambienti economici e politici difficili ed incerti possano indebolire la capacità di innovare. Il proseguire delle incertezze nell’economia mondiale ha avuto un forte impatto, con 9 aziende su 10 che riferiscono difficoltà nell’accedere a fondi esterni o di un mutamento in senso conservativo nella propensione al rischio. Nello specifico, l’88 percento delle aziende registra maggiori difficoltà nell’accedere al capitale di rischio, ad investimenti privati e a fondi governativi, mentre il 77% riporta una riduzione o rivalutazione della volontà dell’azienda di assumersi rischi. Per i dirigenti intervistati, innovazione e competitività sono più connesse che mai. I Paesi in cui le politiche in tema d’innovazione sono percepite come competitive hanno registrato maggiore crescita economica. I dirigenti di Israele, Emirati Arabi Uniti, Svezia e Singapore hanno riportato i livelli di soddisfazione più alti nei confronti delle politiche di innovazione dei rispettivi Paesi, mentre Giappone, Russia, Polonia e Francia sono i più "insoddisfatti" tra i Paesi presi in esame. La ricerca mostra che gli investimenti interni delle imprese nell’innovazione, dai budget stanziati per ricerca e sviluppo fino alla ricerca di nuovi prodotti o modelli aziendali, sono particolarmente a rischio quando la comunità imprenditoriale percepisce un deterioramento delle politiche governative a sostegno dell’innovazione. Lo studio rileva anche che le imprese stanno superando il tradizionale modello chiuso d’innovazione per abbracciare un nuovo paradigma fondato sulla collaborazione tra i diversi partner, che valorizzi il potere creativo delle piccole organizzazioni e degli individui e studi soluzioni su misura per soddisfare esigenze locali. I leader d’impresa di tutto il mondo convengono nell’affermare che le grandi innovazioni del 21° secolo riguarderanno la condivisione del valore, l’attenzione alle esigenze umane e agli utili in contrapposizione al solo profitto. (9colonne)

DIECI PROPOSTE DI LIBERALIZZAZIONE A COSTO ZERO

Glocus e Istituto Bruno Leoni hanno presentato il rapporto “Liberalizzare e crescere. Dieci proposte al governo Monti” che contiene una serie di proposte di liberalizzazioni a costo zero per il bilancio dello Stato. Il rapporto, illustrato dai curatori Linda Lanzillotta (presidente di Glocus ed ex ministro degli Affari regionali) e Carlo Stagnaro (direttore ricerche e studi dell’IBL) è stato discusso da Marcello Clarich (LUISS Guido Carli), Carlo Scarpa (Università di Brescia) e dai responsabili economici dei maggiori partiti: Benedetto Della Vedova (FLI), Stefano Fassina (PD), Gian Luca Galletti (UDC) e Claudio Scajola (PDL). Il rapporto fornisce soluzioni tecniche per introdurre la concorrenza in dieci settori chiave dell’economia italiana: mercato del gas, poste, professioni, servizi pubblici locali, ferrovie, fondi pensione, welfare, lavoro, giustizia, istruzione ed università. Il dossier fornisce inoltre i dettagli degli interventi normativi che, secondo i due think tank, sono indispensabili per rilanciare la crescita economica in un paese come l’Italia, il cui Pil è stagnante da un ventennio per via dello scarso dinamismo dell’economia, dovuto all’eccesso di rendite monopolistiche che i settori produttivi devono sostenere. Il rapporto "fornisce elementi di approfondimento relativi al ‘come’ intervenire, ossia su quali siano le tipologie di riforma che è necessario mettere in atto per restituire dinamismo e vivacità all’economia italiana". E’ infatti sul ‘come’ che generalmente la decisione politica si è arenata o ha portato a soluzioni parziali e inefficaci. Alla redazione del rapporto ha collaborato un team di studiosi composto da Silvio Boccalatte, Cristina Dell’Aquila, Piercamillo Falasca, Ivana Paniccia, Sara Perugini, Emilio Rocca, Serena Sileoni, Vincenzo Visco Comandini. Del coordinamento editoriale si sono occupati Claudia Cavalieri e Filippo Cavazzoni, mentre il rapporto è stato curato da Lanzillotta e Stagnaro. (9colonne)

ROSARIO AMODEO: VITA D’IMPRESA, IMPRESE DI UNA VITA

Illustrazione di un percorso professionale: così Rosario Amodeo definisce così il suo "Navigazione in mare calmo", (Guerini e Associati, 2011, euro 19,50) precisando di non aver voluto scrivere "la storia delle aziende che ho conosciuto". Il comune lettore si sente un privilegiato, seguendo le varie fasi di questo percorso professionale (iniziato all’ Olivetti nel 1962 e terminato in Engineering, la più importante azienda privata di ingegneria informatica del nostro paese, quotata alla Borsa Italiana, dove Amodeo lavora a tutt’oggi): è invitato a partecipare a un viaggio inedito, attraverso il mondo delle multinazionali (Ibm, General Electric, Univac, Singer, Sibicar) e di realtà italiane come Cerved e Engineering, guidato dall’autore, protagonista medesimo del racconto, che scrive non solo i fatti, ma anche le intenzioni, i pensieri, le riflessioni, i dubbi, le opinioni e tutte le considerazioni personali, che accompagnano le scelte e l’agire, in genere relegate nel non detto. Siamo ai piani alti della dirigenza, fino agli amministratori delegati e ai presidenti delle maggiori società, accessibili a pochissimi, di fronte ai personaggi vip dell’ economia italiana, sulle prime pagine dei media, che Amodeo incontra come datori di lavoro, interlocutori e collaboratori. Siamo di fronte a un racconto dall’interno e dell’interno dei meccanismi economici e produttivi. Chi legge, vede realizzarsi la possibilità insperata di sentire come batte il cuore di chi lavora a quel livello, che cosa pensano quei personaggi principali della nostra economia, perché prendono una decisione piuttosto che un’altra, quando e come fanno carriera. I meccanismi di potere. Amodeo, tracciando la storia della sua crescita professionale, aiuta il lettore a capire quale formazione serva per arrivare a quei piani, quanta ambizione bisogna coltivare, come accettare le sfide, i cambiamenti e le mancate promozioni, quanta consapevolezza occorra nelle verifiche e nelle valutazioni, quando entrare, quando uscire e quando rimanere. Come cercare il posto, a cui si aspira nel mondo del lavoro e nella società e quali correzioni fare. Come si fa una gara in competizione con la più forte Ibm (negli anni sessanta si riteneva possibile colmare in tempi brevi il gap fra Olivetti-Oge e la multinazionale!). Il mondo dei venditori e quello degli sviluppatori. L’importanza dell’intelligenza, applicata alle relazioni e agli affetti. Il ruolo della moglie, della propria casa, degli amici e del privato. La cultura in genere, e in particolare la formazione storica, permettono all’autore la conquista di un particolare equilibrio tra oggettività e soggettività, per cui la ricostruzione dei fatti è fedele al metodo storico, anche se prevede la comunicazione delle proprie idee e delle personali opinioni su persone e situazioni. In nome della verità storica sono riferiti i fatti e nome e cognome di chi li ha compiuti, anche quando non sono esemplari, senza nessun cedimento moraleggiante, nè valutazioni di carattere etico, del tutto estranee allo stile del libro, appassionato nel dire di sé e del mondo. Il libro è dedicato ai sei nipoti dell’autore, giustamente. È, infatti, un testo utile alle più giovani generazioni, come studio sul fortunato iter professionale di un laureato alla ricerca del primo lavoro, in coincidenza con gli anni del boom economico italiano. E nascono immediate le riflessioni sulla ben diversa situazione occupazionale dei laureati di oggi in una Italia in recessione. Le numerose citazioni, i riferimenti culturali, le note e la precisione del racconto servono, soprattutto a conoscere i personaggi, le modalità e la distribuzione del lavoro di aziende illuminate, come la Olivetti, dalla nascita al declino, con un respiro "patriottico" da parte dell’autore. Le risonanze politiche e la parte del libro che approfondisce i rapporti di Amodeo con il Pci, aiutano il lettore a capire la complessità e la diversità della sinistra nella società d’allora. In Italia, specie negli ambienti professionali di cui tratta il libro, un comunista era un diverso e l’autore narra la sua personale differenza nella diversità. Il testo può essere letto anche come il racconto di una società al maschile: in quei piani alti non si incontrano che uomini; nessuna donna aveva responsabilità da dirigente e i nomi al femminile si riferiscono a segretarie. Pochissime le eccezioni: Enrica Collotti Pischel, una sinologa illustre;Liliana Ferraro, direttore generale degli affari penali al ministero della Giustizia; la signora Clarkson, impiegata presso il Provveditorato Generale dello Stato; Mara Bini, segretaria che in pochi anni diventa dirigente presso Univac e Maria Deneva, amministratore delegato bulgaro. E oggi? Una lezione di storia e di vita, utile a individuare gli elementi vincenti, necessari per ripartire nel nostro tempo tecnologico e digitale, in crisi, lontano dall’Italia del boom, lo stesso bisognoso di cultura, coraggio e sapere imprenditoriale. (Marilena Menicucci / 9colonne)

STRETTA CREDITIZIA, IL SUD SOFFRE DI PIU’

Farsi concedere un prestito o aprire una linea di credito è una chimera per una parte consistente delle piccole e medie imprese italiane, ovvero di quei 4 milioni e 100 mila imprenditori che rappresentano il 95,3% dell’universo delle imprese italiane. La stretta è stata decisamente forte, se oltre un milione e mezzo di imprenditori dichiara di aver avuto difficoltà ad accedere al credito. Quasi otto intervistati su dieci, inoltre, guardano con preoccupazione al rapporto con le banche attuale e, per la maggioranza degli intervistati, nei prossimi mesi la situazione peggiorerà ulteriormente. Questo il ritratto a tinte fosche del rapporto tra le banche e le imprese di piccole e medie dimensioni, in base all’indagine realizzata recentemente dall’Istituto Swg per la Cna. Vita dura, dunque, per la stragrande maggioranza degli imprenditori italiani. Il 78% delle piccole e medie imprese ritiene la stretta creditizia attuale decisamente peggiore rispetto a quella già nera del 2008 e 2009. A dimostrarsi in apprensione sono gli imprenditori di tutte le aree del paese, con punte acute al Sud Italia (83%) e tra coloro che operano nelle costruzioni (82%). Le difficoltà, inoltre, sembrano essere più evidenti per le micro imprese con un numero di dipendenti che va da 1 a 9 (situazione più grave per il 79%). Il dato non è solo percettivo. Nell’esperienza quotidiana e reale un milione e mezzo di imprenditori – pari al 35% del totale delle imprese sotto i 50 dipendenti – denuncia di aver avuto forti o consistenti difficoltà di accesso al credito. Situazione particolarmente complessa per coloro che hanno un’azienda al Sud, per le imprese di costruzioni e per quelle che aspettano fatture dalla Pubblica Amministrazione con scadenza oltre i 60 giorni. I criteri applicati per la concessione dei crediti o per l’apertura di linee di credito si sono notevolmente irrigiditi secondo il 56% degli imprenditori. Anche in questo caso le condizioni più aspre sono quelle evidenziate da chi vive nel Mezzogiorno (66%) e da chi ha un’impresa di costruzioni (70%), mentre le banche sembrano aver avuto un atteggiamento un po’ più morbido, ma comunque non accomodante, con chi lavora nella Pubblica Amministrazione (la sottolineaura dell’irrigidimento si ferma al 41%). Le previsioni per il futuro sono nere, anzi nerissime. Poche le speranze di miglioramento. Anzi, nella maggioranza degli intervistati (58%), è netta la previsione di un peggioramento dei rapporti con le banche. Da un punto di vista di dimensione aziendale, il futuro sembra essere particolarmente critico per le aziende medie (20-49 addetti) e per le micro-imprese. (9colonne)