CRISI, DA PADOVA SEGNALI POSITIVI

L’Azienda Padova si è rimessa in marcia, anche se la via della ripresa è lunga e selettiva. Il secondo trimestre 2010 accentua la velocità di recupero. La produzione accelera (ma i picchi pre-crisi sono ancora distanti). Migliorano gli ordini e le vendite, specie all’estero. L’industria ha annusato la ripresa internazionale, riuscendo a intercettare nuovi ordini, più scetticismo sul mercato interno. Le attese per il terzo trimestre confermano il clima di moderata fiducia. Queste le indicazioni di sintesi dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 345 imprese. Fra aprile e giugno la produzione aumenta per il 38,5% delle aziende (27,5% nel trimestre precedente), a fronte del 29,6% che riduce l’attività. Per la prima volta dal quarto trimestre 2007 le indicazioni positive superano le negative. L’accelerazione riguarda soprattutto le imprese oltre i 50 addetti (produzione in aumento per il 62,7%) e, tra i comparti, il metalmeccanico (47,7). Migliora sensibilmente il flusso di nuovi ordinativi: il 43% indica un aumento, a fronte del 24,3 che li riduce. L’orizzonte di attività è pressoché invariato: per tre imprese su dieci (73,4%) non supera i tre mesi, il 26,6 ha ordini per più di tre mesi. La domanda interna dà segni di recupero: il 35,9% aumenta le vendite in Italia, il 30,8 le riduce. In un contesto di ripresa globale in accelerazione, l’export aggancia la domanda e traina l’attività: il 40% aumenta le vendite all’estero, il 19,9% le riduce. Migliore performance per le vendite in Europa; in rialzo quelle extra Ue. L’accentuata velocità di recupero dell’attività non ha effetti immediati sull’occupazione: si riduce la forbice tra chi la aumenta (16,6%) e chi la riduce (19,4%). Prevale la stabilità (64%). La risalita incrementa il ritmo, anche se i colpi di coda della crisi sono in agguato. Ancora tensioni sui prezzi alla produzione, in aumento per il 63,8%, spinti dalle materie prime. Torna a salire, dal 17,9 al 26,8% chi segnala costo del denaro in aumento. Liquidità aziendale tesa per un terzo delle imprese, pagamenti in ritardo per il 60,2%. Le previsioni per il terzo trimestre 2010 delineano la tenuta del clima di ritrovata fiducia. Per il secondo trimestre consecutivo, gli ottimisti superano i pessimisti. La produzione è attesa in crescita dal 35,4% delle aziende, in calo dal 18,8. Ordini interni in aumento per il 31,2%; ordini esteri in rialzo per il 32,4%. Stabili le prospettive dell’occupazione (71,7%). La volontà delle imprese di intercettare la nuova domanda trova conferme negli investimenti: il 61,9% li conferma per il prossimo anno (il 20,5 li aumenterà), in innovazione di processo, nuovi impianti, ricerca e sviluppo. La ripresa non è più un miraggio. Ma non è ancora un dato acquisito, non per tutti. In prospettiva, permane incertezza sulla sua tenuta e sull’andamento dell’occupazione. La produzione è ripartita grazie alle capacità reattive delle imprese, ma ci vorrà del tempo per ritornare ai livelli pre-crisi. (9Colonne)

POPOLARE DI VICENZA ENTRA IN BANCA MEDESIA

Banca Popolare di Vicenza ha sottoscritto una quota pari al 9% del capitale massimo della costituenda Banca Medesia, l’istituto di credito che avrà come area di elezione l’asse Roma-Napoli. L’operazione costituisce – si legge in una nota - un ulteriore passo nella strategia di penetrazione della Banca Popolare di Vicenza in un territorio caratterizzato da una rilevante importanza strategica e che si identifica come polo attrattivo unico e in costante crescita per attività economiche, culturali e di business. La novità assoluta del progetto avviato dal Comitato promotore di Banca Medesia è infatti la creazione di un istituto di credito che abbia come territorio d’elezione quello compreso tra Roma e Napoli, e che, oltre ai due grandi centri, interessi 26 importanti città di provincia lungo questo asse, per oltre 1,3 milioni di abitanti. L’avvio dell’operatività della costituenda Banca è previsto per gennaio 2012 con l’apertura delle prime due filiali, cui seguiranno altre 3 entro il 2015. L’obiettivo della raccolta delle sottoscrizioni del capitale che procede in linea con le aspettative del Comitato promotore è raggiungere un ammontare compreso tra i 15 e i 20 milioni di euro, entro il 15 ottobre 2010. "Nell’ambito del rafforzamento dell’attività a sostegno delle imprese e dei privati nell’area laziale, – ha dichiarato Samuele Sorato, direttore generale della Banca Popolare di Vicenza - abbiamo deciso di effettuare importanti investimenti nella certezza di creare forti sinergie attraverso una proficua collaborazione tra i due Istituti." ” L’adesione del nono gruppo bancario italiano al nostro progetto - ha dichiarato Eduardo Salvador Safdie, presidente del Comitato promotore di Banca Medesia - rafforza il convincimento che si tratti di un’iniziativa di grande valore imprenditoriale di cui il territorio sente la necessità”. Nel sito del Comitato Promotore ( www.comitatopromotorebancamedesia.it) sono reperibili tutte le informazioni sulla costituenda Banca ed il Prospetto Informativo relativo all’Offerta Pubblica di Sottoscrizione delle azioni della medesima, depositato presso la Consob in data 12 febbraio 2010. (8Colonne)

MUTUI: BANCHE ANCORA TROPPO RIGIDE

Per valutare con attenzione l’attuale situazione di crisi economica, sottolinea la Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) nel suo report sul mercato immobiliare urbano nel primo semestre 2010, va evidenziato come l’andamento fin qui osservato finisca col riflettere scelte d’acquisto avvenute, in gran parte, prima delle concitate settimane della crisi greca e delle ondate speculative che si sono abbattute sull’euro, ed anche prima, inoltre, delle annunciate manovre di messa in sicurezza dei conti pubblici. Quanto abbia pesato o quanto peserà nella scelta dei potenziali acquirenti, la forte fase di incertezza sul futuro che i fenomeni accennati hanno prodotto, è ancora da valutare. E’ possibile, tuttavia, che nei prossimi mesi motivi di natura precauzionale possano indurre le famiglie a rinviare l’acquisto di un immobile. Ma al tempo stesso, proprio la fase di incertezza potrebbe indurre i potenziali acquirenti a collocare i propri risparmi sul mattone, visto anche il sostanziale contenimento dei prezzi che garantisce la tenuta complessiva dell’investimento. Insomma, la svolta positiva del primo trimestre 2010, per essere considerata una vera e propria chiusura del ciclo negativo è indispensabile che si consolidi nei prossimi mesi. "La vera sfida, tuttavia – dichiara Mario Condò di Satriano, presidente del Centro Studi Fiaip - comincia adesso ed è quella che si apre con l’andamento delle insolvenze sui mutui. Non si può dimenticare, infatti, come proprio il capitolo degli approvvigionamenti bancari finisca col pesare, in maniera negativa, sulla fascia di mercato intermedia, quella, cioè, compresa tra i 300 mila euro e i 400 mila euro". E’ questa l’area di mercato a più scarsa movimentazione visto che ormai le banche non finanziano più il 100% dell’importo dell’immobile, ma arrivano al massimo a coprire l’80% del valore. A tale proposito, i dati evidenziano una sempre maggiore difficoltà da parte delle famiglie a fronteggiare la scadenza delle rate dei mutui, sebbene problemi più gravi sembrano avere prevalentemente coloro i quali hanno scelto di indebitarsi a breve termine (credito al consumo). Per contro, il forte calo dei tassi di interesse ha avuto come conseguenza una riduzione della rata pagata per chi ha scelto un mutuo a tasso variabile. Una situazione, questa, che se da un lato agevola l’acquirente, dall’altro irrigidisce, paradossalmente e fino all’eccesso, il mondo bancario. Dato confermato dal fatto che nei primi sei mesi del 2010 la tendenza indica un calo sostanzioso dei prestiti rispetto al 2009 quando, ad esempio, nella sola provincia di Napoli, furono erogati complessivamente 1.825 finanziamenti contro i 1.874 complessivi del 2008 e i 2.095 del 2007. A risentirne sono pure i tempi medi di vendita che oscillano tra i quasi 8 mesi per portare a termine l’acquisto di un immobile in zona centro, agli 8,8 mesi che occorrono per acquistarne uno nell’hinterland, con una media pari a 6,5 mesi che si mostra, comunque, di gran lunga inferiore alla media nazionale calcolata per le grandi città, pari a 7,5 mesi di attesa. Tornando all’andamento del mercato nei primi sei mesi del 2010, va segnalato il ribasso del costo di bilocali e trilocali, tipologie di appartamento che ancora una volta si guadagnano la palma dell’immobile più richiesto da Nord al Sud della Penisola. I "piccoli tagli", infatti, sono per gli agenti immobiliari Fiaip quelli che al momento maggiormente movimentano il mercato immobiliare. (9Colonne)

FONDI COMUNI, GIUGNO DA DIMENTICARE

Nel corso del mese di giugno il "tesoretto" dei fondi comuni è dimagrito di 1,2 miliardi di euro. A tanto ammontano, infatti, i deflussi. Il patrimonio investito in fondi vale oggi 441,3 miliardi di euro. Nella sintesi di Assogestioni, è sempre positiva la raccolta dei Flessibili e dei Bilanciati. Torna positiva la raccolta sugli Azionari nonostante l’alta volatilità dei mercati, e si mantiene positiva anche la raccolta degli Obbligazionari a fronte di tensioni su alcuni emittenti sovrani. Con 683 milioni di euro i Fondi Flessibili mettono a segno la raccolta più consistente del mese. Le sottoscrizioni contribuiscono alla crescita del patrimonio della categoria, che si posiziona oltre la quota dei 62 miliardi di euro, equivalenti al 14% degli asset investiti in fondi. I dati rilevati dall’ufficio statistiche dell’associazione mettono in evidenza flussi positivi e in crescita anche per i prodotti Bilanciati. Questi incassano 280 milioni di euro e dispongono di un patrimonio superiore a 19,6 miliardi, il 4,4% degli asset analizzati. Per i Fondi Azionari giugno segna il ritorno in territorio positivo. La categoria incassa, infatti, 240 milioni di euro e detiene il 21% del patrimonio, pari a 92,3 miliardi di euro. Rallenta ma è ancora favorevole alle sottoscrizioni l’andamento della raccolta dei Fondi Obbligazionari, che chiudono il periodo di rilevazione con flussi netti pari a 59 milioni di euro. Il patrimonio della categoria, che vale più del 40% dell’intero sistema, si rafforza ancora e torna a sfiorare i 181 miliardi di euro. Il risultato di raccolta per i Fondi di Liquidità è negativo; le uscite ammontano a 2,3 miliardi di euro e il patrimonio vale 73 miliardi di euro, il 16,5% degli asset del settore fondi. Raccolta negativa anche per i Fondi Hedge, per i quali i deflussi sono in crescita rispetto al mese precedente e ammontano a 145 milioni di euro. La categoria detiene asset per un totale di poco inferiore ai 14 miliardi di euro, pari a circa il 3% del patrimonio complessivo. I Fondi di Diritto Estero chiudono provvisoriamente* il mese con una raccolta positiva di 1,2 miliardi di euro. Le sottoscrizioni più consistenti sono incassate dai Gruppi Italiani, che contano su flussi pari a più di 1 miliardo di euro. A giugno gli asset investiti in prodotti esteri sono in crescita e alla fine del mese ammontano a 237 miliardi, il 53% del patrimonio complessivo. Positiva anche la raccolta per i Gruppi Esteri, che incassano 185 milioni di euro. I Fondi di Diritto Italiano accusano deflussi per 2,4 miliardi di euro; il loro patrimonio è pari a 204,4 miliardi di euro, il 46,3% degli asset complessivi. I prodotti domestici promossi da Gruppi italiani subiscono nel corso del mese 2,2 miliardi di deflussi. È invece di 200 milioni il dato di raccolta negativo proveniente dai Fondi di diritto Italiano promossi da Gruppi esteri. Al 30 giugno i Gruppi Italiani registrano flussi negativi per 1,2 miliardi di euro e detengono il 79% del patrimonio. I Gruppi Esteri archiviano momentaneamente il mese con flussi negativi pari a 15 milioni di euro e detengono il 21% del patrimonio.

(9Colonne)

MILANO: PER GLI IMMOBILI LENTA RIPRESA

Mercato immobiliare milanese in lenta ripresa nei primi sei mesi del 2010. Nonostante gli effetti ancora presenti della crisi internazionale e le difficoltà nel mercato dei mutui, i prezzi a Milano riprendono a salire in città per gli immobili residenziali nuovi o ristrutturati (+1,5% in sei mesi), ma restano stabili in periferia (+0,2) e in provincia (+0,1% le case nuove in centro, in flessione zone periferiche e appartamenti recenti o vecchi). Comprare casa a Milano costa in media 4.627 euro al metro quadro, per gli immobili residenziali nuovi o ristrutturati. La crescita maggiore nella zona Lagosta – Stazione Garibaldi, interessata dalle nuove trasformazioni urbanistiche di Porta Nuova (+9% in sei mesi, 4.225 euro al mq) e in centro (+3,1%, 8.600 euro al mq), specialmente in Brera (+4,1%, 8.950 euro al mq). Tempi lunghi per la contrattazione: in media ci vogliono sei mesi per cambiar casa. Mentre a Sarpi (+0%, peggio del resto della zona) e in via Padova (-1,7%) l’effetto stranieri abbassa i prezzi. Le case più care? In Spiga-Montenapoleone con 12.850 euro al mq (+2,8%) e Vittorio Emanuele – S. Babila con 9.850 euro al mq (+3,7%). Le più convenienti in Salomone-Bonfadini con 2.600 euro al mq (+2%), in Forlanini Mecenate e Ronchetto (entrambe a 2.750 euro al mq, rispettivamente +0,0% e +1,9%). Nel primo semestre 2010 il prezzo di locazione di un appartamento è in diminuzione: per esempio un trilocale costa in media 124 euro al mq all’anno, -0,5% in sei mesi e -2% in un anno. Ma sono in flessione in sei mesi soprattutto gli appartamenti di grandi dimensioni (quattro o più locali) con un -2,6% e i monolocali con un -1%. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla 37° edizione della "Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Milano" sul primo semestre 2010 realizzata dalla Camera di commercio di Milano attraverso l’azienda speciale Borsa Immobiliare, in collaborazione con gli agenti rilevatori di FIMAA Milano. (9Colonne)

ECCO I PROFILI FINANCE PIU’ RICHIESTI

Quali sono le figure professionali più ricercate nel campo della finanza? "Dopo un 2009 chiuso con difficoltà, le aziende son tornate a inserire all’interno del proprio organico nuovi profili finance proiettati più all’attività di analisi e di supporto alla crescita del business o nuovi investimenti, e meno alle attività di cost saving: è il segnale che fa intravedere un trend di ripresa del settore finance" spiega Luca de’ Finis, responsabile della divisione Finance di Michael Page International, società leader nella ricerca e selezione di personale specializzato top e middle management. Tra le figure più richieste dal mercato si conferma il Chief financial officer che assume un ruolo sempre più strategico e orientato al supporto del business, e che può contare su una retribuzione media annua che oscilla tra i 70.000 e gli oltre 150.000 euro a seconda degli anni di esperienza e dalle dimensioni dell’azienda. Tra i profili top del mercato il Finance Manager che, con una retribuzione media annua tra i 40.000 e gli oltre 80.000 euro, rappresenta una figura chiave in azienda e di riferimento per la gestione ordinaria e straordinaria di tutte le attività del dipartimento Finance, e quello del Controller commerciale, profilo che fa riferimento alla Direzione amministrazione e controllo, a supporto della Direzione commerciale e che richiede ottime capacità di presentazione e comunicazione. "In questo periodo - confessa Luca de’ Finis - è molto forte la richiesta da parte delle aziende di professionisti più orientati a una funzione di business partner e che abbiano un approccio molto proattivo". (9Colonne)

GE INCREMENTA L’IMPEGNO "GREEN"

Oltre 5 miliardi di dollari investiti dal 2005 al 2009 nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie verdi (di cui 1,5 miliardi solo nel 2009), e altri 10 miliardi in arrivo entro il 2015: queste le cifre che emergono dal rapporto 2009 di General Electric per ecomagination, il progetto ecosostenibile lanciato dal Gruppo nel 2005. Nel quinto anniversario dell’iniziativa, si festeggiano gli obiettivi raggiunti in anticipo di un anno rispetto al previsto e sulla spinta del successo registrato finora si alza l’asta dei traguardi, puntando a un raddoppio dell’impegno. Nel 2009, GE ha incassato 18 miliardi di dollari con la commercializzazione di prodotti e servizi verdi, ma ha anche ridotto l’intensità e l’emissione di gas serra prodotti dalle sue attività rispettivamente del 39% e del 22% rispetto ai livelli del 2004. "Ecomagination è una delle nostre iniziative di maggiore successo a livello di Gruppo. Se conteggiato separatamente, il fatturato 2009 di ecomagination sarebbe equivalente a quello di una società Fortune 130, mentre l’incremento del fatturato del progetto equivale a circa il doppio rispetto alla media delle aziende”, afferma Jeff Immelt, Presidente e AD di GE. "I nostri ambiziosi investimenti in ricerca e sviluppo ‘eco’ hanno inoltre avuto un ritorno notevole per i nostri azionisti. Il bilancio analizza punto per punto i traguardi raggiunti nel 2009, e fissa quelli per il 2010: 1. Raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo – nel 2009, GE ha investito 1,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo "eco", raggiungendo l’obiettivo con un anno di anticipo. Impegnandosi a proseguire nello sviluppo di nuove tecnologie, GE si impegna a investire altri 10 miliardi di dollari entro il 2015. 2. Incrementare il fatturato dei prodotti ecomagination - nel 2009, il fatturato eco è cresciuto del 6%, raggiungendo i 18 miliardi di dollari anche in un panorama economico globale difficile. Per i prossimi 5 anni, GE punta a incrementare il risultato a doppia velocità rispetto al fatturato globale del Gruppo, aumentando lo share di ecomagination sulle vendite totali della società. 3. Ridurre le emissioni di gas serra e migliorare l’efficienza energetica delle proprie attività - GE ha ridotto le proprie emissioni del 22% rispetto al 2004 e ha migliorato la propria intensità energetica del 34% rispetto al 2004, superando l’obiettivo del 30% entro il 2012. Inoltre, GE ha ridotto l’intensità dei gas serra del 39% rispetto al 2004. Entro il 2015, GE migliorerà l’intensità energetica delle proprie operazioni del 50% e ridurrà le emissioni assolute di gas serra del 25% (entrambi i valori secondo il riferimento del 2004). 4. Ridurre l’utilizzo di acqua e migliorarne il riutilizzo - GE ha ridotto il consumo di acqua del 30% rispetto al 2006, superando l’obiettivo originale del 20% entro il 2012. 5. Informare il pubblico - GE continua a promuovere dibattiti, dialoghi e comunicazioni per coinvolgere il pubblico. Nel corso del 2010, il Gruppo lancerà una versione aggiornata del sito http://www.ecomagination.com, attraverso il quale il pubblico potrà sapere di più e partecipare a dibattiti su GE, ecomagination, il’ambiente, le novità, i singoli progetti. (9Colonne)

EMILIA ROMAGNA, UN DATABASE PER IL CREDITO

In Emilia Romagna sarà presto disponibile su Internet un database informatizzato che consentirà a cittadini e imprese dir conoscere tutte le misure di agevolazione al credito poste in essere da istituzioni pubbliche e associazioni imprenditoriali e sindacali. E’ l’oggetto di un Protocollo d’intesa firmato dal presidente della Regione Vasco Errani e dal prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, che ha l’obiettivo di semplificare l’accesso a tutte le informazioni sulle iniziative e gli strumenti per sostenere le necessità di accesso a prestiti e finanziamenti per famiglie e imprenditori, con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, del sistema camerale, delle rappresentanze imprenditoriali e sindacali. L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sul credito che, coordinato dal prefetto di Bologna, riunisce tutte le Prefetture dell’Emilia-Romagna e vigila sulla continuità dell’erogazione del credito a imprese e cittadini. Per la raccolta delle informazioni necessarie alla formazione del database, il Protocollo prevede che sarà utilizzato un questionario elettronico collocato all’interno del portale regionale www.emiliaromagna.si-impresa.it. Il database sarà accessibile sia dal sito della Prefettura (www.prefettura.it/bologna/) che dal portale regionale che consentirà la ricerca puntuale dei contenuti in ragione del profilo puntuale dell’utente. Il questionario sarà compilato da tutti i soggetti che in Emilia-Romagna hanno attivato misure di agevolazione al credito e costantemente aggiornato, per far sì che il nuovo database possa contenere sempre l’elenco delle nuove iniziative promosse sul territorio della regione. (9Colonne)

LONDRA: UNA BANCA PER GLI INVESTIMENTI VERDI

La Gran Bretagna è indietro nello sviluppo dell’industria dell’energia sostenibile. Secondo il governo anche a causa di errori nelle scelte finanziarie e a troppi sperperi. E in clima di tagli – inseriti in abbondanza all’ultima durissima manovra economica, che tenta di ridurre la spesa pubblica del paese – i conservatori pensano a come gestire assennatamente i soldi necessari per traghettare la gran Bretagna nella nuova low-carbon economy. Potrebbe pensarci una Green Investment Bank (GIB), un istituto che gestirà fondi privati e pubblici insieme per finanziare le centrali nucleari ed eoliche del futuro, così come le nuove reti elettriche. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne e il primo ministro David Cameron ne parlavano ancor prima di approdare al governo quando la GIB era già un progetto bipartisan. Tanto che una prima spinta la ebbe qualche mese fa dai laburisti che, nell’ultima manovra economica prima di lasciare i loro posti, avevano previsto anche investimenti per avviarla. La scorsa settimana, una commissione di esperti ha pubblicato un rapporto sul possibile futuro dell’istituto. A capo della commissione c’era Bob Wigley, ex presidente del ramo europeo di Merrill Lynch. Il quale ha spiegato che la tanto agognata low-carbon economy costerebbe circa 550 miliardi di sterline entro il 2020. Sarà essenziale quindi un istituto che gestisca i fondi necessari nel modo migliore, invece che una serie di organizzazioni governative che progetti e scopi diversi che rischierebbero di sprecare il denaro. Parte dei fondi della GIB verrebbero dalla vendita dei ‘green Isa’ – ossia prodotti finanziari i cui fondi investiti verrebbero utilizzati per progetti legati alla ‘green economy – da cui si potrebbe ricavare circa 2 miliardi all’anno. A questi si aggiungerebbero gli stanziamenti che prima andavano a altri istituti governativi legati all’ambiente e l’energia e quelli privati che proverrebbero da investitori attratti dal progetto. Si valuta la possibilità che anche una tassa pagata dalle bollette dei consumatori finisca nelle casse della GIB. Ma restano incognite sul suo funzionamento e sul suo successo nel mercato energetico. Secondo il Financial Times per esempio, il vero banco di prova sarà il coinvolgimento degli investitori privati. Da non sottovalutare anche la questione politica: il nuovo istituto sarà vicino al governo, ma dovrà riuscire a non affondare nelle interferenze politiche come spesso accade. "Crediamo che esistano troppe, piccole fonti di finanziamento non coordinate per le tecnologie verdi, l’energia pulita e l’efficienza energetica – si legge in una nota diffusa in occasione del lancio dell’istituto – La Green Investment Bank si concentrerà su questo problema e farà leva su importanti capitali privati". Il progetto definitivo sarà presentato a ottobre. "Gli investimenti nell’energia rinnovabile sono cruciali per la ripresa economica e la Gran Bretagna intende dare il buon esempio al mondo intero", ha detto Gren Barke,r sottosegretario all’energia. (9Colonne)

GLI EFFETTI DELLA CRISI AL SUD

Giovanni Carosio, vice direttore generale della Banca d’Italia, è intervenuto alla presentazione del rapporto “L’economia della Calabria ” presso l’Aula Magna dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel suo intervento, Carosio si è occupato anche degli effetti della crisi nel Mezzogiorno e delle prospettive di ripresa. Nel 2009 il PIL dell’Italia – ha detto - ha subito la contrazione più marcata dal dopoguerra. Il prodotto è calato del 5 per cento a prezzi costanti; di poco meno nel Mezzogiorno, grazie al maggior peso in quest’area del settore dei servizi, che ha risentito meno del peggioramento congiunturale. Le esportazioni meridionali, al netto dei prodotti petroliferi, si sono ridotte del 25 per cento, 5 punti in più rispetto al Centro Nord. Lo scarto tra le due aree a sfavore del Mezzogiorno è ancora più accentuato nei settori tradizionali (tessile, abbigliamento, cuoio, calzature e mobilio). La caduta della redditività, l’incertezza sulle prospettive e il basso grado di utilizzo degli impianti si sono riflessi sulla dinamica degli investimenti, che secondo l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese sono calati sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno. Gli effetti della crisi sono stati particolarmente accentuati nel mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno la riduzione dell’occupazione è risultata del 3 per cento; al Centro Nord, anche per effetto del più ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni, la flessione è stata significativamente più contenuta (-1,1 per cento). Il calo dell’occupazione ha penalizzato maggiormente le figure più deboli: i più giovani e i meno istruiti. Per gli occupati con età compresa tra i 15 e 34 anni, l’occupazione nel 2009 è calata di quasi 9 punti percentuali, circa 3 punti in più che al Centro Nord; per quelli con al più un titolo di licenza media inferiore si è ridotta del 5,4 per cento (-4,0 per cento al Centro Nord). Il tasso di disoccupazione nelle regioni meridionali ha raggiunto il 12,5 per cento, oltre il doppio di quello del Centro Nord. Dalla metà dello scorso anno si osservano segnali di recupero dell’attività produttiva, che sono proseguiti nella prima parte dell’anno in corso. Nel primo trimestre del 2010 il PIL dell’Italia, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi, è aumentato in termini reali dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente; dello 0,5 rispetto a dodici mesi prima. Per l’anno in corso le imprese industriali indicano una ripresa del fatturato. I tempi per il recupero dei livelli precedenti alla crisi non sembrano brevi. Il 42 per cento delle imprese meridionali che hanno segnalato un calo di fatturato nel periodo 2007-09 ritiene di non poter tornare ai livelli pre-crisi prima del 2012 (46 per cento al Centro Nord). (9Colonne)