Archive for Aprile, 2009

EMILIA ROMAGNA, DIMINUISCONO I PRESTITI ALLE IMPRESE

Monitorare ed analizzare l’andamento dell’erogazione del credito a imprese e famiglie, evidenziare eventuali strozzature e problematicità dei flussi di finanziamento, definire linee d’intervento operative tramite appositi tavoli tematici: sono questi i compiti fondamentali dello speciale Osservatorio regionale sul credito che si è riunito per la prima volta presso la Prefettura di Bologna. Alla riunione, presieduta dal Prefetto Angelo Tranfaglia, hanno partecipato i Prefetti della regione, il direttore della filiale di Bologna della Banca d’Italia, il Comandante regionale della Guardia di Finanza, il Vice Presidente dell’ABI regionale, i rappresentanti di Regione Emilia-Romagna, Anci, Upi ed Unicem regionale, delle associazioni di categoria imprenditoriali, dei sindacati e dei consumatori della regione. Per quanto riguarda l’andamento del credito nell’Emilia Romagna, i dati forniti dalla Banca d’Italia nel corso del’incontro hanno evidenziato un progressivo rallentamento dei tassi di crescita dei prestiti bancari, passati nello scorso anno dal 10,8% del mese di marzo al 6,3% di dicembre. Questo tendenza, in linea con il trend nazionale, è dovuto alla minore crescita dei prestiti alle famiglie consumatrici, soprattutto per la minore richiesta di mutui per l’ acquisto della casa dovuta alla stasi del mercato immobiliare. La diminuzione dei prestiti alle imprese ha riguardato invece soprattutto l’ industria manifatturiera e le imprese di maggiori dimensioni, mentre per il settore delle costruzioni la crescita resta elevata (10,8% a dicembre), pur se anch’essa in rallentamento. Nei primi due mesi del 2009, in coincidenza con la più marcata decelerazione dell’ attività produttiva, è proseguita un minore incremento dei prestiti, attestatosi a febbraio su un 4% circa. La Provincia di Bologna presenta un andamento analogo a quello regionale: la crescita dei prestiti bancari si è attestata a dicembre 2008 sul 5,9%, rispetto al 10,6% del mese di marzo, con una decelerazione più marcata per il credito alle famiglie consumatrici, passato dal 7,4% di marzo all’ 1,3% di dicembre. Significativa anche la riduzione del credito alle imprese passato dal 10,5% di marzo al 5,2% di dicembre. (9Colonne)

PRESTITI FINANZIARI, SCARSA TRASPARENZA

Poca trasparenza sui costi dei prestiti finalizzati all’acquisto di un prodotto: su 285 offerte di rateizzazione, ben nel 70% dei casi non è stata fornita alcuna informazione, o i dati sul Taeg comunicati al consumatore erano sbagliati. Solo in due casi è stato consegnato il contratto da leggere prima della firma. Non c’è differenza tra grandi catene distributive e piccoli negozi nelle sette città italiane coinvolte nell’inchiesta: su 239 punti vendita l’atteggiamento è omogeneamente improntato alla scarsa informazione o all’errore di calcolo sui costi effettivi. L’inchiesta di Altroconsumo, consultabile su www.altroconsumo.it e inviata alla Banca d’Italia e all’Antitrust, lascia spazio a un’unica certezza: l’indicazione al consumatore sul reale costo dell’acquisto di un bene a rate è celato dietro slogan generici. Nel 20% dei casi il Taeg, la cui indicazione è obbligatoria per legge, non è stato dichiarato e nel 50% dei casi in cui è stato comunicato non corrispondeva a quello effettivo: dunque informazioni ingannevoli. Qualche esempio: A Roma, in un negozio di mobili, la proposta è di "tasso zero"; in realtà ha un interesse reale del 25,68%, superando anche la soglia del tasso d’usura. In una grande catena commerciale, a Bologna, il commesso non riesce a visualizzare il Taeg a video: la finanziaria che eroga il prestito ha messo a punto un’applicazione per pc che non dà la possibilità di calcolare il tasso annuo effettivo globale a chi offre il finanziamento. Passato al vaglio anche il materiale informativo, volantini, foglietti, cartelloni che per legge dovrebbero attenersi al vero. Frequente l’espressione acquisti "in piccolissime e comode rate": comode forse sì; piccole decisamente no. Il panorama dell’offerta è sempre più variegato, anche negli strumenti di pagamento proposti al consumatore. Da un’analisi di 16 carte revolving offerte nei finanziamenti emerge un nuovo fenomeno: si propongono carte fedeltà, che diventano vere e proprie carte di pagamento, con tassi globali anche oltre la soglia d’usura. Il settore dovrebbe rivedere la propria attitudine, poiché il peso economico per i consumatori è oscuro, celato dietro offerte non chiare. Con la nuova direttiva europea sul credito al consumo del 22 maggio 2008, da recepire entro il 12 maggio 2010, le offerte dovrebbero migliorare in trasparenza. Altroconsumo vigilerà per i consumatori. (9Colonne)

IN CALO IL MERCATO DEI MUTUI

Il quadro economico, caratterizzato da un calo della produzione e dei consumi, ha condizionato il mercato dei mutui ipotecari destinati alle famiglie per l’acquisto di abitazioni. E’ quanto rileva Tecnocasa nell’indagine sul mercato immobiliare nel secondo semestre del 2008. “I dati relativi al terzo trimestre del 2008 - osserva Tecnocasa - sono in flessione rispetto allo stesso periodo del 2007: l’erogato è pari a 12,6 miliardi di euro con una differenza negativa di 1,4 miliardi di euro, che in termini percentuali (-10,11%) conferma il momento non positivo del mercato. Il dato dei volumi include anche i mutui di sostituzione e surroga”. Se consideriamo, poi, il volume delle erogazioni dei primi 9 mesi del 2008 registriamo una variazione percentuale, rispetto allo stesso periodo del 2007, che ammonta a -6,9%. L’unica macroarea che presenta una variazione positiva è l’Italia meridionale (+1%), mentre tutte le altre hanno un andamento negativo; le variazioni maggiori si sono riscontrate nell’area centrale (-16%) e insulare (-18%). Tuttavia, il valore delle consistenze dei mutui registra una incremento: dopo un’iniziale diminuzione nei mesi di marzo ed aprile, l’andamento ha ripreso ad aumentare fino al mese di novembre. L’importo medio dei mutui erogati nei primi 9 mesi del 2008, pari a 123.000 euro, è in ripresa rispetto ai primi 3 mesi dello stesso anno; tale dato - spiega Tecnocasa - in apparenza anomalo a fronte di una diminuzione dei volumi erogati e di un mercato immobiliare riflessivo, è spiegato dalla tendenza degli istituti bancari a concedere finanziamenti ipotecari solo alle famiglie considerate più solvibili. A livello regionale si registrano valori molto eterogenei: appartiene alla Toscana l’importo medio erogato più alto (141.000 euro); alla Calabria quello più basso (94.000 euro). (9Colonne)

PERSE 20 MILA IMPRESE FRA COMMERCIO E TURISMO

I nodi della recessione stanno venendo al pettine. Crollano i consumi e gli investimenti, più di 17 mila imprese sono state cancellate nel commercio, tremila nel turismo. Questo il saldo complessivo del primo trimestre che mantiene il segno meno e prolunga l’ombra inquietante della crisi nel 2009. "Se guardiamo a questa realtà, la realtà dei fatti economici, va detto che non si deve cedere al fatalismo, ma non si può neanche indulgere in facili ottimismi sull’uscita dalla crisi", osserva il presidente dei Confesercenti, Marco Venturi. "Nel commercio al dettaglio – prosegue - il saldo tocca 14 mila esercizi che mancano all’appello, il resto riguarda l’ingrosso. E nel turismo a 4752 aperture si contrappongono 7759 chiusure con un risultato finale negativo per 3000 unità. La crisi, insomma, ha tagliato almeno 35 mila posti di lavoro che vanno ad aggiungersi agli oltre 100 mila perduti nel 2008. E’ chiaro che occorre un forte e rapido progetto di sostegno ai consumi interni nei quali la leva fiscale resta centrale ma che va anche corredato da interventi che contrastino la riduzione della nascita nuove attività. Sarebbe importante ad esempio come Confesercenti ha già proposto al Governo, incoraggiare i giovani ad aprire nuove imprese garantendo ad esse un biennio di esenzione fiscale”. (9Colonne)

FONDI, L’EUROPA STUDIA LA NUOVA VIGILANZA

Si è da poco conclusa la consultazione europea sul futuro del sistema di vigilanza dei servizi finanziari e Assogestioni ha partecipato al dibattito contribuendo e supportando le richieste presentate da Efama, l’associazione europea del risparmio gestito. La crisi globale dei mercati finanziari ha fatto nascere all’interno dell’Unione Europea la necessità di rivedere i meccanismi di sorveglianza dei mercati finanziari sia a livello sistemico che a livello microeconomico. Se la riforma delineata nel documento di consultazione della Commissione Europea sulla base del rapporto de Larosière dovesse essere portata avanti anche dalla prossima Commissione lungo la linea qui tracciata, si assisterà nei prossimi anni ad un graduale ma progressivo e rilevante trasferimento di parte dei potere dalle Autorità di Vigilanza nazionali ad una o più autorità europee, con un ulteriore rafforzamento del mercato unico dei prodotti finanziari. Il gruppo di "saggi" presieduto da Jacques de Larosière ha formulato concrete proposte di riforma per la struttura della vigilanza in Europa finalizzate ad assicurare coerenza tra gli obiettivi di crescita economica e quelli di protezione di chi investe nei fondi. Il progetto sottoposto a consultazione parte dalla necessità di accrescere il coordinamento tra le autorità europee sia a livello di regolamentazione che di struttura e organizzazione dell’attività di vigilanza e propone la creazione di un Sistema Europeo per la Vigilanza (ESFS) e di un sistema di monitoraggio e allerta sui rischi finanziari di sistema (ESRC). Per quanto concerne la revisione delle regole, Assogestioni avanza la proposta di sviluppare un nucleo di norme armonizzato da applicare in tutti i paesi europei evitando l’attuale accumulo di eccezioni, deroghe, aggiunte o ambiguità che complicano e indeboliscono l’attività di sorveglianza e hanno forte impatto negativo sull’efficienza e i costi che gli operatori internazionali devono affrontare. La Commissione si propone di presentare la propria proposta definitiva entro maggio e attuare le relative misura legislative entro l’autunno di quest’anno (9Colonne)

FOX ACQUISTA HOMEPAGE DI YOUTUBE

L’homepage di YouTube è pronta a passare nelle mani della 20th Century Fox per dare vita all’accordo pubblicitario più ingente - e mai realizzato prima sul mercato europeo - sul celeberrimo portale dell’audiovisivo. YouTube, acquistato da Google lo scorso ottobre per 1,65 miliardi di dollari, cederà la sua pagina iniziale alla Fox dal 25 aprile, data che coinciderà con il lancio dell’ultimo film della casa di produzione cinematografica statunitense, "Wolverine". E proprio alla promozione della pellicola sarà destinata l’ homepage del sito: un trailer con le immagini più avvincenti del colossal, con protagonista Hugh Jackman, farà il giro sulle reti di Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Svezia e Irlanda, ma anche in Russia, Brasile sino ad arrivare in Australia. E’ la seconda volta in quest’anno che la Fox utilizza un promo del genere per i suoi films su YouTube. A gennaio, il sito di video sharing fu il palcoscenico per la promozione di "The Day the Earth Stood Still", promo che fece il giro di 10 paesi. Ma l’accordo della Century Fox con Google non finisce qui. Entrambe collaboreranno congiuntamente per un sondaggio, realizzato da Metrix Lab, per misurare l’efficacia degli investimenti pubblicitari sull’homepage. Consisterà nel rilevare la costanza degli utenti nel guardare il trailer, nel calcolare il traffico di utenti che si sposterà verso il link ufficiale del film e, infine, se il promo riuscirà a provocare un brusio di voci e pareri positivi intorno alla pellicola.

Utilizzando anche le capacità di ricerca di Google, tale studio potrà misurare quante volte Wolverine sia stato posto come chiave di ricerca, e se gli utenti abbiamo poi voluto discutere, scambiarsi informazioni e opinioni sul film. (9Colonne)

IL GRUPPO ESPRESSO CHIUDE IL TRIMESTRE IN ROSSO

Il Gruppo Espresso ha chiuso il primo trimestre in perdita. Il “rosso” è di 2,5 milioni di euro con 215 milioni di ricavi (-18% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e un margine operativo lordo pari a 16,7 milioni (-53,2%) e risultato operativo a 6 milioni (-76,2%). I risultati consolidati dei primi tre mesi del 2009 sono stati approvati questa mattina dal consiglio di amministrazione riunito sotto la presidenza di Carlo De Benedetti. La situazione dell’editoria – spiega una nota del Gruppo - ha subito un’evoluzione estremamente negativa nella seconda parte dell’anno come conseguenza della drastica caduta degli investimenti pubblicitari, in un contesto di intensificazione della recessione economica. Secondo i dati formulati da Nielsen Media Research, il mercato pubblicitario nel suo complesso ha registrato a fine 2008 una flessione del 2,8% rispetto allo scorso anno (-7,1% per la stampa). Nel quarto trimestre dell’anno la diminuzione è stata del 9,5% e del 13,4% per i mezzi stampa. Tali andamenti si sono riflessi sui risultati del Gruppo Espresso che ha registrato una significativa contrazione dei ricavi pubblicitari. Per far fronte alla situazione e alle prospettive del mercato, sono state adottate misure di contenimento dei costi riguardanti fondamentalmente la riduzione delle operazioni promozionali e il costo del lavoro, con l’avvio di piani di riorganizzazione aziendale. (9Colonne)

CRISI, LA RICETTA DELL’AZIONARIATO CRITICO

La Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Greenpeace, CRBM e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano promuovono il convegno “La ricetta anti crisi dell’azionariato critico: regole, trasparenza, resposnabilità sociale e ambientale”. L’incontro si terrà lunedì 27 aprile a partire dalle ore 14.30 presso la Sala Achille Grandi della Cisl di Milano in Via Tadino, 23. La crisi finanziaria sta facendo esplodere in tutta la sua gravità i problemi che derivano dalla tendenza delle aziende a perseguire obiettivi di breve periodo (anche attraverso l’elusione fiscale o l’occultamento delle perdite), con conseguenti gravi rischi per la sostenibilità di lungo periodo delle aziende stesse. In questa situazione - si legge in una nota di Banca Etica - , è necessario elaborare nuovi strumenti di confronto con le imprese, che possano migliorare la loro trasparenza e la responsabilità ambientale e sociale.

L’azionariato critico ed attivo sono strumenti di democrazia economica che si propongono di affrontare questi problemi. L’azionariato critico consiste nell’acquistare azioni di alcune imprese criticate per i loro comportamenti in ambito sociale, ambientale, dei diritti umani, della governance, così da presentare le proprie istanze direttamente alla dirigenza e agli altri azionisti, nel corso dell’assemblea annuale; l’azionariato attivo – esercitato da alcuni investitori istituzionali particolarmente attenti ala sostenibilità di lungo periodo delle imprese – consiste nell’esercizio sistematico dell’azione di controllo sul management aziendale al fine di perseguire il massimo benessere degli azionisti.

L’azionariato critico ha anche permesso di portare la voce delle popolazioni dei Paesi del Sud del mondo, spesso pesantemente coinvolte dai progetti delle nostre imprese multinazionali, direttamente all’attenzione dei vertici dell’impresa.

Il convegno mira a confrontarsi con alcune di queste pratiche e a valutarne i benefici possibili. Per questo saranno presentate alcune attività di azionariato critico che la Fondazione Culturale Responsabilità Etica ha avviato l’anno scorso, acquistando alcune azioni dell’Eni, su richiesta della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, e dell’Enel, su proposta di Greenpeace Italia. In questo contesto, è stata portata avanti una ricerca per monitorare la presenza di filiali e controllate di Eni e Enel in territori considerati paradisi fiscali. Una tematica che verrà portata a fine aprile alle assemblee di Eni e Enel, assieme alle richieste di una maggiore trasparenza, responsabilità e sostenibilità sociale e ambientale delle due imprese, e in particolare in diversi progetti all’estero. Tra questi, l’Eni è presente in Nigeria per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. L’Enel è invece coinvolta in un progetto per la realizzazione di diverse grandi dighe nella Patagonia cilena e nel finanziamento del nucleare nell’Est Europa. Progetti duramente criticati dalle popolazioni locali e dalle reti della società civile internazionale. (9Colonne)

PREMIO ALL’IMPRENDITORIA IMMIGRATA

MoneyGram, società leader nei trasferimenti internazionali di denaro con 176 mila agenti in 190 paesi nel mondo, ha presentato la prima edizione del MoneyGram Award, Premio all’imprenditoria immigrata in Italia. Si stima che oltre 165 mila aziende in Italia sono gestite da imprenditori stranieri, ovvero una ogni 33 aziende registrate in Italia è di titolarità di un imprenditore immigrato, un fenomeno recente ma in forte crescita visto che dal 2003 ad oggi il numero – con i relativi investimenti - è triplicato. Il premio avrà scadenza annuale e ha l’obbiettivo di raccontare e valorizzare le storie di successo dell’imprenditoria immigrata e l’integrazione tra tradizioni lavorative e culturali di paesi diversi. L’evento si articolerà in un Premio assoluto all’Imprenditore immigrato dell’anno e 5 premi di categoria. Il più prestigioso dei riconoscimenti, il premio MoneyGram Award all’Imprenditore immigrato dell’anno verrà assegnato al titolare dell’azienda che meglio ha messo in atto una strategia di crescita organica raggiungendo eccellenti livelli di vendita, profitto ed incremento della quota di mercato. Le altre 5 categorie del MoneyGram Award sono: premio alla crescita del profitto, all’innovazione, all’occupazione, all’imprenditoria giovanile e all’impegno sociale. Per ogni categoria saranno individuati 3 finalisti tra cui sarà designato il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione. La giuria, sotto la presidenza di Giuseppe Morandini, presidente Piccola Industria Confindustria, sarà composta da Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano, Carlo Alberto Pratesi, professore ordinario Cattedra di Marketing alla Facoltà di Economia della "Federico Caffe", Università di Roma Tre, Alessandro Plateroti, capo redattore Finanza del Sole 24 Ore e Franco Pittau, direttore Dossier Statistico sull’Immigrazione della Caritas. Le aziende che desiderano partecipare, per mirare a raccontare la loro storia di integrazione e successo nel nuovo melting pot italiano, possono compilare e far pervenire entro il 30 aprile il modulo di partecipazione disponibile on line sul sito internet dedicato www.themoneygramaward.com. La cerimonia finale di premiazione di tutti i vincitori nelle diverse categorie avrà luogo il 22 maggio a Roma presso la Casa del Cinema. Per questa prima edizione del Premio, MoneyGram è anche sponsor della mostra fotografica Crossworlds a cura di Chiara Solustri e direzione artistica di Marco Delogu: un grande reportage fotografico sull’imprenditoria straniera in Italia in cui saranno esposte le opere di Giuliano Matteucci che raccontano storie di speranza e successo. (9Colonne)

GLI AMERICANI SCOPRONO IL RISPARMIO

Mentre l’industria Usa tenta affannosamente di superare quella che si profila come la più grave recessione dai tempi della Grande Depressione, gli americani affermano che, anche dopo la fine della crisi, sono disposti a tornare a spendere solo l’86% di quanto spendevano abitualmente prima della recessione, determinando un calo di spesa pari a circa il 10% del Pil, ovvero oltre mille miliardi di dollari all’anno. Inoltre, il nuovo livello di spesa potrebbe perdurare per quasi un decennio dopo la fine della recessione. Tali rilevazioni sono state raccolte nell’ambito di un’inchiesta condotta su oltre 5.000 americani da AlixPartners LLP, multinazionale attiva nel campo della consulenza e della ristrutturazione aziendale. "Le dimensioni future di quasi tutte le imprese americane, nonché delle imprese che esportano verso gli Stati Uniti, dipendono da un solo, semplice quesito: quanto gli americani ritengono di dover risparmiare e quanto invece pensano di potersi permettere di spendere", osserva Fred Crawford - CEO di AlixPartners. "L’attuale recessione sembra aver drasticamente cambiato la propensione di spesa degli americani, in primo luogo della generazione dei Baby Boomer. Inoltre, considerato che la spesa degli americani alimenta circa il 70% dell’economia statunitense, un simile drastico cambiamento determinerà forti ripercussioni a livello dello scenario economico di quasi tutti i settori produttivi, colpendo le imprese che si rivolgono ai consumatori, così come i fornitori di ogni genere di materia prima e le società finanziarie".

Per quanto riguarda il risparmio, lo studio ha rivelato come, una volta superata la crisi, gli americani intendano risparmiare un inaspettato - rispetto alle tradizioni - 14% del loro reddito totale, ponendo in cima alle preoccupazioni di lungo periodo il risparmio a favore di programmi pensionistici e ad altre forme previdenziali. Infatti, secondo il U.S. Bureau of Economic Analysis, nel 2008 gli americani hanno risparmiato circa l’1,6% del reddito personale e in media solo l’1.4% nei dieci anni precedenti. La survey e le ulteriori analisi condotte da AlixPartners hanno inoltre evidenziato come è proprio la generazione dei Baby Boomer, fino a poco tempo fa ritenuta prossima agli anni in cui avrebbe cominciato a spendere il proprio risparmio previdenziale, potrebbe al contrario rendersi responsabile di oltre un terzo (35%) dei dollari risparmiati dagli americani nel periodo post-recessione. "Così quelli che per i Baby Boomer si prospettavano come "anni dorati" e di facile spesa, appaiono ora come tempi in cui dovranno recuperare sul risparmio," dichiara Crawford. A questo proposito è sintomatico il fatto che l’82% degli intervistati dichiari di voler utilizzare gli incentivi fiscali di prossima approvazione da parte del governo per alimentare i propri risparmi o per ridurre un debito personale esistente (tipicamente mutui). Inoltre, coloro che intendono risparmiare il denaro aggiuntivo derivante dagli incentivi, dichiarano di voler trattenere tali risparmi in media per tre anni. Tra le aree di spesa destinate ai maggiori ridimensionamenti futuri, gli americani hanno indicato che l’atteggiamento di "ritorno al necessario" adottato oggi si protrarrà ancora per parecchi anni. In testa ai capitoli di spesa su cui prevedono di risparmiare si collocano le cene al ristorante, le vacanze, l’abbigliamento, le automobili, gli acquisti per la casa, le spese per l’abitazione e i viaggi. Nel frattempo, il 77% degli intervistati afferma che, anche dopo la recessione, aspetterà il periodo dei saldi stagionali per fare acquisti, il 66% dichiara di voler acquistare meno in generale, e il 58% si ripromette di acquistare articoli meno costosi. (9Colonne)