14 Apr, 2009
Nell’area dell’euro il quadro congiunturale è bruscamente peggiorato nello scorcio del 2008. Il crollo delle esportazioni nel quarto trimestre (-6,7 per cento rispetto al trimestre precedente), insieme con quello degli investimenti, ha determinato una caduta dei ritmi produttivi, dei quali si prefigura una ulteriore contrazione nei primi mesi di quest’anno. E’ quanto si legge nell’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia (10 aprile 2009). I consumi delle famiglie sono anch’essi diminuiti, nonostante il forte ridimensionamento dell’inflazione, probabilmente frenati dall’incertezza sulle prospettive occupazionali. Il tasso di disoccupazione dell’area è in aumento, a ritmi crescenti, dall’inizio del 2008. La Banca centrale europea ha proseguito la politica di riduzione dei tassi ufficiali iniziata lo scorso autunno abbassando i propri tassi di riferimento di 50 punti base in gennaio e di ulteriori 75 fra marzo e aprile. Il processo di riduzione dell’inflazione si è gradualmente esteso alle componenti di fondo, mentre si sono arrestate le spinte al ribasso di origine importata. Le aspettative di inflazione, pur ridimensionate rispetto a quelle formulate alla fine del 2008, non puntano a un calo generalizzato e duraturo dei prezzi. In Italia la dinamica negativa del PIL, in atto dalla primavera del 2008, si è accentuata nell’ultimo trimestre dell’anno, quando il PIL è sceso dell’1,9 per cento rispetto al trimestre precedente, il calo più forte dalla recessione del 1974-75. Vi ha contribuito il netto ridimensionamento delle esportazioni e degli investimenti. È proseguita la diminuzione dell’occupazione avviatasi nel terzo trimestre dello scorso anno; si è intensificato il ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Al netto dei fattori stagionali il numero dei disoccupati è in crescita quasi ininterrottamente dal terzo trimestre del 2007. L’incertezza sulle prospettive occupazionali ha compensato gli effetti di stimolo sui consumi del calo dell’inflazione. Gli indicatori congiunturali fanno stimare un proseguimento del calo dell’attività economica nel primo trimestre dell’anno in corso, il quarto consecutivo. Si intravedono alcuni segnali prospettici di allentamento della forza della recessione, ad esempio nel recente sondaggio condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore presso le imprese, pur se ancora non tali da prefigurare un arresto della caduta produttiva. (9Colonne)
10 Apr, 2009
Il presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Giovanni Lettieri, insieme al Comitato di Presidenza, è pronto a sostenere la "Banca dei Poveri" promossa dal Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe. "Si tratta di una iniziativa di altissimo profilo sottolinea Lettieri - che ancora una volta testimonia la sensibilità del Cardinale nei confronti dei più deboli e il suo amore per la città di Napoli. La Banca dei Poveri si pone tra l’altro su una direttrice di marcia pienamente condivisa dall’Unione Industriali, come dimostra il Progetto Quadrifoglio per formare e assumere giovani di aree a rischio, con la encomiabile collaborazione della Curia e del Ministero del Lavoro, la cui seconda edizione abbiamo presentato lunedì scorso. Gli industriali napoletani sono pertanto disponibili a fornire un contributo per la Banca dei Poveri e prenderemo presto contatti con gli Uffici della Curia per poter assicurare il nostro intervento. Promuoveremo inoltre un’attività di sensibilizzazione anche presso le nostre aziende associate perché, sia come realtà produttive sia come impegno personale dei singoli imprenditori, si possa assicurare il più ampio apporto all’iniziativa". La Banca dei Poveri proposta dal cardinal Sepe si ispira alla struttura del microcredito del bengalese Muhammad Yunus ma anche ad una tradizione tutta napoletana che risale al cardinale Sisto Riario Sforza, antesignano alla fine dell'’800 a Napoli del microcredito. Il cardinale all’epoca aprì uno sportello per piccoli prestiti di denaro ai bisognosi. (9Colonne)
3 Apr, 2009
C’è un ostacolo in più alla ripresa: la burocrazia e il suo fardello di oneri. "Le imprese padovane bruciano ogni anno 1,6 milioni di giornate di lavoro per adempimenti, 63 giornate perse per ogni piccola azienda. La burocrazia divora 170 milioni di euro solo per timbri e carte, circa due punti e mezzo di Pil provinciale (2,4%). La nostra prima occupazione è ascoltare pareri, sentire legali, cercare di capire le mille interpretazioni che ognuno dà di una stessa legge. Siamo costretti a fare gli imprenditori part-time, mentre vogliamo stare in azienda, a sviluppare prodotti e cercare mercati". E’ la denuncia che il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin ha lanciato oggi dal convegno "Semplificare per competere" promosso a Borgoricco (Pd), nell’ambito del Festival Città Impresa. "L’efficienza della Pa e la semplificazione - afferma Peghin - misurano la civiltà di un paese e la sua competitività. Per contro, un sistema appesantito da vincoli ingiustificati, lungaggini, regole poco chiare, è un micidiale freno allo sviluppo".Eppure il cammino per avvicinarci agli standard di paesi più civili è lungo. "Le recenti iniziative dei ministeri per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione - sostiene Peghin - hanno dato deciso impulso al recupero di efficienza e produttività nel pubblico impiego e alla semplificazione normativa. Tuttavia, i vantaggi non si sono ancora tradotti in una riduzione di adempimenti e oneri. Basta un dato su tutti: in Italia la somma delle leggi oggi vigenti è di 21.691, a fronte delle 9.800 della Francia e delle 4.547 della Germania. Le Pmi pagano ogni anno alla burocrazia un conto salato di 16,2 miliardi di euro". Altra nota dolentissima, i tempi di pagamento della pubblica amministrazione. "A fronte di una media europea di 68 giorni - spiega Peghin - la nostra Pa paga in 135 giorni, con punte di 6-700 giorni nelle Regioni meno efficienti. O non paga affatto. Oggi le imprese vantano crediti per 60-70 miliardi verso la Pa. Crediti che le banche non ci scontano più! Una montagna di soldi veri, che potrebbero far ripartire gli investimenti, la ricerca, l’occupazione". Grandi aspettative suscita la riforma del pubblico impiego firmata Brunetta. "Il ministro ha avviato un percorso coraggioso di riforme, che ha il nostro appoggio convinto e che ritengo vada sostenuto da chiunque, nel sindacato, nelle imprese, tra gli stessi dipendenti pubblici, abbia a cuore la modernizzazione e l’interesse generale. E’ un passo avanti concreto verso la responsabilità, la trasparenza e il merito nella Pa. Ci aspettiamo che i decreti attuativi seguano in tempi certi e siano all’altezza delle attese di cittadini e imprese" (9Colonne)
2 Apr, 2009
La "giustizia" costerà agli imprenditori lombardi per il 2009 oltre 400 milioni di euro, circa il 30% in più rispetto allo scorso anno, di cui poco più della metà spesi per il recupero crediti. E con la crisi a soffrire di più per le insolvenze dei pagamenti sono gli imprenditori di Varese (46,9%), Bergamo (41,4%) e Milano (40,6%). Emerge da una stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza. Negli ultimi tre anni le domande di conciliazione in Italia sono più che triplicate. In particolare le Camere di commercio risultano aver ricevuto un numero di domande e gestito procedimenti di conciliazione pari al 95% del totale. E nel 2008 i casi di conciliazione, gestiti da Camera Arbitrale di Milano, che hanno coinvolto imprese e consumatori brianzoli sono stati 46, di cui 28 tra impresa e impresa e 18 tra impresa e consumatori. E di giustizia alternativa si è parlato oggi nel corso della presentazione del nuovo "Servizio di Conciliazione" che si è tenuta presso la sede della Camera di commercio di Monza e Brianza. Da oggi imprese e consumatori possono risparmiare tempo e denaro grazie al Servizio di Conciliazione attivo presso la Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con Camera Arbitrale di Milano. Controversie tra soci, mancati pagamenti di fornitori, contestazione esecuzione di opere o servizi appaltati, danni da vacanza rovinata, disservizi di gestori telefonici ed ancora controversie con intermediari finanziari, con le banche per i mutui o con le assicurazioni per le polizze? Questi sono solo alcuni esempi. Tutte le controversie commerciali tra consumatore e impresa o tra due o più imprese possono essere risolte in modo rapido, economico, informale e riservato attraverso la Conciliazione. Il procedimento si conclude nel giro di 40 giorni dal deposito iniziale della domanda al raggiungimento dell’accordo. La conciliazione è economica e le spese dipendono dal valore della controversia. Alcuni esempi: per una lite di valore non superiore a 1.000,00 Euro, la conciliazione ha un costo pari a 40,00 euro per ciascuna parte; se il valore della lite è ricompreso tra 1.001,00 e 5.000,00 Euro, la conciliazione ha un costo pari a 100,00 euro per ciascuna parte, se il valore della lite è ricompreso tra 500.001,00 e 2.500.000,00 euro, la conciliazione ha un costo pari a 4.000,00 euro per ciascuna parte. (9Colonne)