Archive for Maggio, 2009

MARCHIONNE, ATTENTO ALLA SUPERSTIZIONE

Sergio Marchionne ha già invertito le sorti di una casa automobilistica come la Fiat e questo pare legittimarlo a riprovarci con Chrysler ed eventualmente con Opel e Saab, perché l’esperienza è una fonte importante di apprendimento. Ma nei casi di eventi aziendali rari e complessi, come turnaround, acquisizioni, riorganizzazioni, partnership o investimenti in nuovi mercati, fare affidamento sull’esperienza pregressa si può rivelare non solo inefficace, ma addirittura dannoso se dà il via a processi di "apprendimento superstizioso", afferma Maurizio Zollo in “Superstitious Learning in Rare Strategic Events: Theory and Evidence from Corporate Acquisitions”, un working paper del Croma, Center for Research in Organization and Management dell’Università Bocconi. Analizzando, attraverso questionari ai responsabili delle operazioni, 167 acquisizioni portate a termine da banche commerciali statunitensi, Zollo riscontra l’effettiva perniciosità dell’apprendimento superstizioso: quanto migliore è il giudizio che i manager danno del proprio comportamento nelle operazioni passate, tanto peggiore è il risultato di quelle successive. Non solo: tale effetto si aggrava all’aumentare del numero di operazioni precedenti. Chi ha accumulato maggiore esperienza risulta cioè più esposto ai pericoli dell’apprendimento superstizioso. Nelle imprese più grandi, inoltre, il problema è più forte. La buona notizia è che l’apprendimento superstizioso può essere evitato o limitato dalla varietà (contrapposta alla semplice quantità) delle esperienze pregresse e dalla formalizzazione dei processi di apprendimento.

BENI DI CONSUMO, 6 ITALIANE FRA LE PRIME 250 DEL MONDO

Sono Pirelli, Ferrero, Barilla, Parmalat, Cremonini e Indesit Company le aziende italiane presenti nella classifica dei 250 principali produttori di beni di consumo nel mondo, riportata nell’edizione 2009 dello studio "Global Powers of Consumer Products" di Deloitte. In particolare, Pirelli & C. è la prima azienda italiana ad apparire in questa graduatoria dominata dalle società di elettronica, passando all’86° posto dal 108° dell’anno precedente. Segue il Gruppo Ferrero che avanza di 6 posizioni (dal 106° al 100°), mentre il Gruppo Barilla ne guadagna ben 68 (da 191° a 123°). Il Gruppo Parmalat e Cremonini registrano le minori variazioni, avanzando rispettivamente di una (129°) e due posizioni (207°). La new entry Indesit Company si attesta al 144° posto, mentre esce dalla classifica 2009 Valentino, che nell’edizione predente occupava la 238a posizione. Giunta alla seconda edizione, la "Global Powers of Consumer Products" fotografa a livello globale le performance dell’industria dei beni di consumo, indagandone i trend e delineando le possibili evoluzioni, le sfide, gli investimenti e i driver di crescita. La classifica dei 250 maggiori produttori al mondo si basa sull’analisi dei dati disponibili al 30 giugno dell’anno precedente, data di chiusura dell’anno fiscale per la maggior parte delle società in classifica.

A prevalere, nelle prime dieci posizioni della classifica 2009, sono le aziende di elettronica. Sono infatti sette le società che operano in questo settore ad attestarsi nella top ten, guidate da Samsung Electronics. La società sud-coreana ha guadagnato infatti due posizioni raggiungendo la vetta della classifica. Altria Group, numero uno nella graduatoria lo scorso anno, scivola al sesto posto a seguito della vendita della divisione Kraft Foods (nel 2007) e di Philip Morris International Tobacco (nel 2008). Le vendite totali riportate dai principali 250 produttori di beni di consumo al mondo hanno raggiunto quota 3.000 miliardi di dollari nell’anno concluso al 30 giugno 2008, con una crescita media del 10,6% (oltre un terzo delle aziende riporta una crescita a doppia cifra). L’ammontare delle vendite medie per le aziende in classifica è pari a 12 miliardi di dollari. In termini di fatturato le società italiane pesano soltanto per l’1,18% sul totale dei top 250. Nel periodo in esame, le vendite di Ferrero, Barilla, Parmalat e Cremonini hanno riportato un incremento medio pari al 3% circa. Decisamente fuori quota Pirelli & C. che, con una crescita del 34,4% dei ricavi, tra giugno 2007 e giugno 2008, supera nettamente la media europea, ma anche quella complessiva delle TOP 250. (9Colonne)

MAGGIO 2009, COMPLEANNO DEUTSCHE BANK

Oltre 14 milioni di clienti privati in tutto il mondo, per un totale di 190 miliardi di euro di asset gestiti, sono i principali dati che rappresentano il Retail Banking di Deutsche Bank a livello globale (PBC – Private & Business Clients) che compie quest’anno 50 anni e rappresenta uno dei core business della Banca. In questo contesto l’Italia, dove Deutsche Bank è presente nel retail direttamente dal 1979 (e ha proseguito la propria crescita con l’acquisizione della Banca d’America e d’Italia nel 1986 e della Banca Popolare di Lecco nel 1994), si conferma un mercato strategico per il Gruppo che moltiplica gli investimenti per lo sviluppo del retail. In particolare in Italia il Retail Banking, che conta 2 milioni e 600 mila clienti con asset gestiti per oltre 41 miliardi di euro (dati PBC al 31.12.08) e un totale di circa 500 punti vendita, è caratterizzato da alcune peculiarità locali: oltre 280 sportelli bancari, 140 financial shop Finanza & Futuro Banca (rete di 1.000 promotori finanziari del Gruppo che detiene il 4% del mercato), 100 uffici Prestitempo (divisione credito alle famiglie con una quota di mercato pari all’8% che conta oltre 1 milione di clienti), BankAmericard (divisione carte di credito e sistemi di pagamenti con una quota di mercato di oltre il 50% nelle carte corporate) e DB Mutui (società specializza nei finanziamenti immobiliari). "Mi piace cogliere l’occasione di questa ricorrenza - sottolinea - per ribadire come il nostro Paese sia per Deutsche Bank un mercato strategico dove la Banca è impegnata non solo a mantenere e consolidare il proprio posizionamento, ma a promuoverne una crescita significativa". In Italia, il Gruppo Deutsche Bank è uno dei principali istituti di credito internazionali con oltre 4.000 dipendenti e un totale attivo di 26 miliardi nel 2008. Oltre ai tradizionali servizi bancari, il Gruppo Deutsche Bank offre in Italia un’ampia gamma di prodotti di risparmio gestito quali , ad esempio, fondi comuni di investimento, SICAV, gestioni patrimoniali in fondi, servizi assicurativi e previdenziali, consulenza finanziaria a privati e imprese, servizi di intermediazione mobiliare. (9Colonne)

A INVESTIMENTI E SVILUPPO IL 100% DI EURINVEST SGR

Investimenti e Sviluppo S.p.A., società che svolge attività di acquisizione di partecipazioni, ha acquisito in data 7 maggio il 100% di Eurinvest SGR S.p.A., società di gestione del risparmio, autorizzata all’attività di promozione e gestione di fondi comuni d’investimento di private equity/distressed e immobiliari, nonché all’asset management. Tale operazione rappresenta il perfezionamento del contratto preliminare sottoscritto lo scorso 16 gennaio 2009 tra Investimenti e Sviluppo S.p.A. ed Eurinvest Finanza Stabile S.p.A., holding finanziaria e di partecipazioni. In particolare, ieri Eurinvest Finanza Stabile S.p.A. ha provveduto alla cessione a favore di Investimenti e Sviluppo S.p.A. dell’intero capitale sociale di Eurinvest SGR S.p.A., costituito da n. 4.500.000 azioni ordinarie Eurinvest SGR S.p.A., del valore nominale di Euro 1,00 per azione, per un corrispettivo pari a 4,5 milioni di Euro. Il pagamento del prezzo di cessione è stato suddiviso in due tranche successive, di cui la prima, pari a 1,5 milioni di Euro, corrisposta alla firma del contratto preliminare (come comunicato al mercato in data 19 gennaio 2009) e la seconda, pari a 3 milioni di Euro, corrisposta ieri, contestualmente alla girata dei titoli azionari. L’esecuzione dell’operazione di acquisizione di Eurinvest SGR S.p.A. è avvenuta a seguito dell’autorizzazione da parte di Banca d’Italia, ottenuta da Investimenti e Sviluppo S.p.A. in data 6 maggio 2009. (9Colonne)

LONDON STOCK EXCHANGE GROUP: SCAMBI IN CRESCITA DEL 16%

La media giornaliera del controvalore scambiato su azioni sui sistemi telematici del London Stock Exchange Group nel mese di aprile è cresciuta del 16% rispetto alla media giornaliera degli scambi dei primi 3 mesi dell’anno, raggiungendo 8,4 miliardi di euro (7,5 miliardi di sterline ). Sostenuta in particolare dall’incremento dell’attività del mercato italiano, la media giornaliera dei contratti scambiati sui sistemi del London Stock Exchange Group – di cui fa parte Borsa Italiana - è stata di 1.053.494, registrando un incremento del 14% su aprile 2008 e del 12% se paragonata con la media del primo trimestre 2009. Il controvalore complessivo scambiato in aprile è stato di 168,2 miliardi di euro (150,2 miliardi di sterline) e il numero complessivo di contratti pari a 21,1 milioni. Gli scambi su azioni italiane hanno registrato nel mese di aprile un’importante crescita rispetto ai primi tre mesi dell’anno: la media giornaliera del numero di contratti registrata in aprile (310.704) è cresciuta del 34% rispetto alla media giornaliera dei primi 3 mesi dell’anno . Rispetto all’aprile dello scorso anno la media giornaliera dei contratti è risultata in crescita del 18%. Il controvalore medio giornaliero scambiato nel corso del mese (2,9 miliardi di euro o 2,6 miliardi di sterline) è aumentato del 56% rispetto al controvalore medio giornaliero del primo trimestre. Il numero complessivo di contratti scambiati sulle azioni italiane nel mese di aprile è stato pari a 6,2 milioni mentre il controvalore è stato pari a 57,7 miliardi di euro (51,5 miliardi di sterline). (9Colonne)

LA BORSA ITALIANA? DISTANTE DALL’ECONOMIA REALE

Quando il valore delle azioni schizza e crolla, spesso non c’è alcun riscontro nei risultati dell’economia reale. La Borsa, oggi, serve solo a produrre ricchezza finanziaria per pochi: 75 grandi società, sulle 336 quotate a Milano, valgono oltre il 90% della capitalizzazione. Parte da questa considerazione l’inchiesta che "Altreconomia", il mensile dell’economia solidale e dei consumi critici, dedica alla Borsa. Banche e assicurazioni valgono un terzo della capitalizzazione di Borsa Italiana (marzo 2009), gestiscono la maggior parte dei fondi mobiliari, che sono in tutto 130, e hanno partecipazioni sparse in altre società quotate. Tra queste ci sono anche gli editori dei maggiori quotidiani, in grado, con i propri servizi, di far muovere i titoli, far "girare" il mercato. E se il 15,9% delle azioni scambiate nel 2008 appartengono ad una sola azienda, Unicredit, non è un caso: la banca milanese controlla il 5,9% delle azioni di London Stock Exchange, che controlla anche Borsa Italiana spa ed è una società quotata in Borsa, a Londra, dall’ottobre 2007. Gli altri azionisti importanti sono Borse Dubai Limited (20,6% delle azioni), Qatar Investment Authority (15,1%) e Intesa-Sanpaolo (5,3%). Tutto questo mentre il 62% delle famiglie italiane, secondo dati rilevati nel 2007 dalla Commissione nazionale per le società e la Borsa (Consob), non sono azioniste di spa quotate né aspirano a diventarlo. (9Colonne)

ROMA, 110 MILA EURO PER UN BOX

Flessione delle quotazioni immobiliari (-4.6%) nella Capitale nel secondo semestre del 2008. Transazioni in diminuzione a due cifre, dopo il -13.1% registrato nella prima parte dell’anno. In molti casi si sono irrigidite le trattative, ed è distante le domanda dall’offerta. I tempi medi di vendita sono intorno ai 6 mesi. Lo afferma l’ufficio studi Gabetti. Secondo i dati forniti dalla società immobiliare, continua la flessione dei valori nelle periferie e nelle borgate, dove esiste un eccesso di offerta al di fuori del GRA. La flessione è abbastanza generalizzata, e per motivi diversi, riguarda svariate zone. Le zone più popolari per la flessione di domanda delle giovani famiglie e dei cittadini extracomunitari, le aree più signorili, dove il ricorso ai mutui nell’acquisto è meno rilevante ma le richieste si sono ridimensionate ugualmente e sono diventate più selettive e alla ricerca dell’occasione. Diminuzioni nei quartieri periferici settentrionali, ma anche sull’Ostiense, dove le quotazioni erano cresciute molto sull’attesa dei grandi progetti (il Campidoglio Due, la Città dei giovani nell’area dei Magazzini Generali, riqualificazione dell’ex Italgas) e a San Paolo (-10%). La limatura dei valori non ha risparmiato zone centrali e prestigiose, come i Parioli, ma anche aree come San Pietro, Mazzini (-5%) e la collinare Fleming (-5%). Segno negativo anche a Campo dei Fiori e Trastevere (-3%), pur se molto richieste perché caratteristiche e centrali. Rimangono molto richiesti i terrazzi. Perdita di valore nella zona universitaria di piazza Bologna complice la diminuita domanda d’investimento. Si sono stabilizzate le quotazioni a Roma 70, dove la bonifica dell’area e l’apertura del nuovo Parco di Villa Ardeatina hanno fatto cambiare volto al quartiere. Nel centro i box sono molto ambiti, dalle parti del Colosseo vengono trattati a 110 mila euro, con canoni di 500 euro al mese. (9Colonne)

LA NUOVA CECCATO CENTRA GLI OBIETTIVI

Il Gruppo Ceccato, leader nella produzione di sistemi per lavaggio per automobili e ogni altro tipo di veicolo, centra gli obiettivi fissati al momento dell’acquisizione del controllo da parte di una cordata imprenditoriale guidata dalla famiglia Dolcetta. Da giugno a dicembre 2008, infatti, i ricavi consolidati si sono attestati a 38,6 milioni di euro (46 milioni nell’intero anno), mentre sono stati registrati progressi importanti in termini di marginalità netta e utile, particolarmente significativi per la capogruppo italiana che, su un fatturato di circa 30 milioni di euro, ha registrato EBITDA pari all’ 11,2% e utile netto del 4,5%. In particolare della nuova Ceccato vanno sottolineati la consistente capacità di generare flussi di cassa, oltre al miglioramento della posizione finanziaria netta che ha registrato un sensibile miglioramento, passando da 14,7 milioni di euro al primo giugno 2008 a 10,6 milioni a fine anno, con una riduzione dell’indebitamento del 28%. Ceccato, in oltre 70 anni di storia, è diventata una delle prime aziende al mondo nella progettazione, produzione e montaggio, vendita e assistenza tecnica di impianti di lavaggio di diversa tipologia: a portale, a tunnel, piste per il lavaggio in self-service, impianti industriali e impianti per la depurazione delle acque. In questo modo riesce a fornire soluzioni per il lavaggio per ogni tipo di veicolo, dalle auto sportive o di lusso sino ai convogli ferroviari o ai vagoni delle metropolitane. Da giugno 2008 il presidente della società è Carlo Dolcetta, che – tra le sue altre iniziative imprenditoriali - per 50 anni aveva collaborato con l’azienda, detenendo quote di minoranza sino alla decisione di assumerne il controllo diretto. In Ceccato ha voluto con sé un management di esperienza e valore, guidato dal direttore generale, Sergio Vinci, e da Riccardo Dolcetta che si occupa dello sviluppo commerciale e marketing. L’ampia gamma di prodotti offerti, supportata da attività di ricerca e sviluppo finalizzate all’innovazione (in cui il Gruppo investe ogni anno il 4,5% del fatturato), ha portato Ceccato ad essere leader riconosciuto in Italia e tra le prime quattro aziende a livello europeo. Il Gruppo Ceccato realizza, infatti, il 54% del proprio fatturato grazie agli investimenti effettuati all’estero. Con circa 300 dipendenti è articolato a livello mondiale in Ceccato SpA, con sede a Montecchio Maggiore (Vicenza), che coordina l’intero Gruppo dal punto di vista strategico e industriale; Ceccato DMR, con sede in Brasile, che produce impianti di lavaggio destinati soprattutto al mercato brasiliano e dell’america centrale e latina; Ceccato Gmbh, con sede in Germania, che opera in ambito commerciale e di service nel mercato tedesco, strategico per dimensioni e per la qualificata concorrenza che vi opera; Ceccato Sp.z.o.o., che ha sede a Glogow in Polonia e svolge attività di commercializzazione, installazione e assistenza di impianti di lavaggio destinati principalmente al mercato polacco. (9Colonne)