5 Ago, 2009
Oltre un terzo del totale degli sportelli bancari ha già aderito all’accordo Abi-Cei che prevede un programma nazionale di microcredito per le famiglie in difficoltà a seguito della crisi economica. Ad oggi, infatti, sono 10.672 le filiali pronte a realizzare le opportunità previste dall’intesa che partirà a settembre. Lo rende noto l’Abi. In quest’ottica, proseguirà il road show nazionale di presentazione del progetto che ha già fatto tappa a Bari, Firenze, Reggio Calabria, Verona e ha visto la partecipazione di 700 persone, 57 banche, 102 Caritas e 30 enti locali. L’accordo è volto a favorire l’erogazione di finanziamenti in favore delle famiglie numerose, o gravate da malattia o disabilità, che abbiano perso ogni forma di reddito e che abbiano un progetto per il reinserimento lavorativo o l’avvio di un’attività imprenditoriale, attraverso la garanzia di un fondo istituito dalla Cei stessa. Il fondo di garanzia, con una dotazione iniziale di 30 milioni di euro, consentirà di erogare fino a 180 milioni di euro di finanziamenti (garantiti al 50%) che potranno anche aumentare nel corso del tempo. Si tratta del più grande programma di microcredito realizzato in Italia, unico in Europa per caratteristiche e livello di coinvolgimento dell’industria bancaria. I finanziamenti ammissibili alla garanzia hanno un importo non superiore a 6 mila euro e vengono erogati in tranche successive, secondo modalità concordate tra banca e cliente. Il finanziamento può essere esteso per ulteriori 12 mesi per un importo massimo di ulteriori 6.000 euro previa valutazione da parte della banca. Il piano di rimborso dei prestiti decorre trascorsi 12 mesi dalla delibera e con una durata massima di 5 anni. E’ previsto che a tale finanziamento si applichi un tasso annuo effettivo globale (Taeg) non superiore al 50% del tasso effettivo globale medio (Tegm) sui prestiti personali, pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi della legge 108/1996. Diverse banche aderenti stanno già proponendo condizioni migliorative. Le famiglie in possesso dei requisiti previsti dall’accordo dovranno recarsi presso l’Ufficio diocesano più vicino, compilare il questionario e il progetto di reinserimento lavorativo o di avvio di nuova attività imprenditoriale con l’assistenza degli operatori, allegare la documentazione richiesta e presentare presso una delle banche aderenti la domanda di finanziamento. L’elenco degli Uffici diocesani e delle Banche aderenti sarà consultabile sul sito www.abi.it a partire da settembre. (9Colonne)
4 Ago, 2009
Sos Impresa-Confesercenti ha condotto nell’attuale fase di crisi una ricognizione su varie forme di usura ed ha "scoperto" un fenomeno nuovo soprattutto per diffusione. Come un pericoloso virus l’usura "muta" e si trasforma anche in operazione giornaliera: prestito e restituzione nell’arco della stessa giornata. Marco Venturi, presidente della Confesercenti, sottolinea come "questo nuovo esempio di fantasia criminosa dimostra che contro l’usura non debbono esserci sottovalutazioni. L’usura giornaliera produce interessi a quote folli: in una sola settimana si arriverebbe al 60-70%. Ecco un’altra buonissima ragione che ci spinge a chiedere all’Abi ed al Governo di fare tutto il possibile per concretizzare rapidamente l’accordo sulla moratoria dei debiti. Un segnale forte che attende la prova dei fatti per diventare anche un potente deterrente contro l’usura. Ma oltre la moratoria occorre aumentare le disponibilità di credito per le imprese che vivono un periodo di difficoltà".
L’incredibile fenomeno secondo Sos Impresa Confesercenti - riguarda piccoli imprenditori ma anche titolari di attività di media dimensione che per resistere alla crisi, mantenere aperto l’esercizio e pagare i fornitori si rivolgono agli usurai che la mattina prestano i soldi (mediamente mille euro) e la sera passano a ritirare il capitale maggiorato di un 10%. Un interesse del 10% giornaliero, sborsato per far fronte agli impegni immediati! Questo fenomeno va collegato alla difficile situazione nella quale si dibattono migliaia di pmi e non si può ignorare che esso va a collocarsi in un giro di affari già imponente che stimiamo, in tempi di normalità economica, pari a 15 miliardi di euro annui. A spartirsi questa "torta" sono reti gestite da circa 25 mila usurai. Non è un caso che solo l’anno scorso per indebitamento od usura 15 mila pmi hanno chiuso i battenti. Ed ancora: l’indebitamento che riguarda i piccoli prestiti risulta in crescita dell’11,2%, un incremento che vale 5,2 miliardi l’anno. Ed infine: agli sportelli antiusura di Sos impresa le richieste di aiuto si sono triplicate. Erano 1200 nel 2008 ma quest’anno supereranno le 3000, anche perché si presentano anche imprenditori di aziende dell’industria, edili, metalmeccaniche, tessili. Sos impresa ricostruisce anche l’identitkit della persona a rischio usura: di solito ha un età compresa fra i 48 e i 55 anni. Per il 50% il fenomeno insidia i commercianti, altri imprenditori per il 30%, i professionisti per il 10%, pensionati o lavoratori per il 10% I settori più colpiti sono la ristorazione (26%), l’abbigliamento (23%), il commercio ambulante (20%) e le rivendite di generi alimentari (15%). Negli altri comparti produttivi le aziende più colpite appartengono al settore edile (35%), a quello agricolo ed ittico (29%) ed a quello alberghiero-turistico (15%). (9Colonne)
3 Ago, 2009
Le piccole e medie imprese piemontesi potranno concorrere a un bando della Regione che mette a disposizione 70 milioni di euro per predisporre progetti di consulenze ed assistenza gestionale ed effettuare investimenti per l’innovazione, la sostenibilità ambientale e la sicurezza nei luoghi di lavoro come l’acquisto di nuovi macchinari, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche. La misura, cofinanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del programma operativo 2007/2013, costituisce un’importante forma di sostegno all’accesso a risorse nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica. Le agevolazioni, fino alla copertura del 100% dei costi ammissibili, sono composte per metà da fondi regionali a tasso zero (con un limite massimo di 500.000 euro) e per l’altra metà da fondi bancari erogati alle condizioni previste da apposite convenzioni stipulate dagli istituti con Finpiemonte S.p.A. Qualora l’innovazione del processo produttivo comportasse anche un miglioramento delle prestazioni nei settori dell’ambiente, della sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’efficienza energetica, è prevista un’ulteriore agevolazione che copre fino al 100% dei costi ammissibili, cosi ripartita: 70% di fondi regionali a tasso zero (con un limite massimo di 600.000 euro) e 30% di fondi bancari. "Questa misura - ha commentato l’assessore all’Industria, Andrea Bairati, durante la presentazione tenutasi il 31 luglio - dimostra che il rilancio economico e l’innovazione non possono prescindere da una nuova visione sostenibile nei processi produttivi. Anche questo passo rientra nel nostro ‘green new deal’ per arginare la crisi che ha investito così pesantemente il tessuto produttivo piemontese". Il finanziamento agevolato verrà erogato in un’unica soluzione dalla banca prescelta dal richiedente e convenzionata con Finpiemonte S.p.A e verrà rimborsato in cinque anni, di cui uno di preammortamento, in rate trimestrali posticipate. (9Colonne)