Archive for Febbraio, 2010

SALONE DEL RISPARMIO VERSO IL TUTTO ESAURITO

Il Salone della Gestione del risparmio registra un grande successo tra espositori e sponsor a solo un mese e mezzo dal lancio dell’iniziativa. Quaranta gli stand assegnati e ventitré i corner che verranno allestiti il 21, 22 e 23 aprile a palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, dove prenderà il via la prima edizione del Salone della Gestione del Risparmio. Il settore finanziario ha risposto con entusiasmo all’iniziativa organizzata da Assogestioni, andando a confermare l’interesse per l’argomento che, soprattutto oggi, risulta centrale per operatori e cittadini. A conferma del successo della manifestazione, le persone che si sono già pre-iscritte a partecipare alla tre giorni a piazza Affari sono oltre mille. Tra i relatori invitati alla manifestazione intitolata "Mercati, risparmiatori e cultura finanziaria" ci sono Michael Spence, Premio Nobel per l’economia, Guido Tabellini dell’Università Luigi Bocconi, Luigi Zingales della Chicago University, Massimo Egidi, Università Luiss Guido Carli, Filippo Cavazzuti del Consorzio PattiChiari, Andrea Ceccherini dell’osservatorio Giovani-Editori, esponenti delle associazioni di categoria del settore e della Commissione Europea. In oltre 40 tavole rotonde, incontri e seminari verranno dibattuti temi tecnici ma anche argomenti di stretta attualità legati all’educazione finanziaria e alla tutela e sviluppo del risparmio. Il Salone è il primo evento a carattere fieristico interamente dedicato ai fondi e più in generale al risparmio gestito, un settore che in Italia intermedia oltre 1.000 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 10 mila persone. Un’occasione unica di visibilità e di incontro per tutti gli operatori dell’industria e per le società di servizi (IT, comunicazione, consulenza, amministrazione, logistica, ecc.) che lavorano a stretto contatto con le società di gestione, le banche e gli intermediari finanziari attivi nell’ambito della gestione del risparmio. L’unica iniziativa in Italia pensata esclusivamente per il settore con un pubblico di partecipanti (espositori e ospiti) ritagliato su misura per chi questi prodotti li progetta, li promuove o li compra. (9Colonne)

UN DESK PER LE IMPRESE ITALIANE IN TURICHIA

L’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma e UniCredit Group, in occasione del II Forum Economico del Mediterraneo che si aprirà il 25 febbraio in Campidoglio, sigleranno un protocollo di intenti per il sostegno alle imprese romane con l’agenzia per la Promozione e il supporto degli investimenti all’estero della Turchia. L’accordo prevede la cooperazione della UIR, dell’Ispat e del Gruppo UniCredit per supportare le imprese romane e quelle turche nel dar vita a progetti comuni, favorire il trasferimento di know how e l’offerta di specifici servizi bancari dedicati. L’Unione industriali di Roma, in particolare, fornirà alle imprese romane informazioni in relazione alle opportunità offerte agli operatori stranieri dal sistema economico turco. Tutte le parti promuoveranno la cooperazione tra le imprese romane e quelle turche, aiutando entrambe e trovare partners commerciali. UniCredit Group, che opera nell’area romana tramite UniCredit Banca di Roma e UniCredit Corporate Banking è si avvale di un network che opera in 22 paesi ed ha una posizione strategica in Turchia con la Yapi Kredi, una delle principali banche commerciali turche. In particolare UniCredit Group in Turchia, attraverso Yapi Kredi, offrirà il supporto di un desk italiano specializzato nell’offrire assistenza e servizi bancari alle imprese straniere che operano nel mercato turco. Le parti trarranno beneficio dallo scambio di informazioni tra le imprese sul tema delle tecnologie e del know-how, dagli accordi sulle licenze commerciali e le consulenze industriali. A questo scopo intendono organizzare incontri tecnici che coinvolgano istituzioni e aziende. Tutto questo verrà fatto coinvolgendo anche le istituzioni locali. Saranno presenti alla firma dell’accordo Aurelio Regina presidente della UIR, Fabrizio Sadun, responsabile delle Relazioni Istituzionali per l’Italia, la Germania e l’Austria UniCredit Group e Alpaslan Korkmaz presidente Agenzia per la Promozione e il supporto degli investimenti all’estero della Turchia. (9Colonne)

PUBBLICITA’. BOCCATA D’OSSIGENO DAGLI INCENTIVI AUTO

"Gli incentivi varati lo scorso anno dal Governo a supporto dell’auto hanno attenuato la crisi del mercato pubblicitario, portando nelle tasche degli operatori pubblicitari 100 milioni di ricavi in più". E’ questa la conclusione di una ricerca del Centro Studi Fleet & Mobility tesa misurare l’impatto delle misure a sostegno dell’acquisto di auto nuove sull’andamento del mercato pubblicitario nel 2009. Dall’analisi emerge come a trarre vantaggio dagli incentivi non siano stati solo i privati cittadini intenzionati ad acquistare un veicolo nuovo e le Case automobilistiche che producono modelli con le caratteristiche giuste per ottenere il massimo dell’incentivo (come le Case "generaliste", tra cui Fiat); anche l’indotto dell’automotive ne ha tratto vantaggio, a cominciare dai concessionari fino al mercato della pubblicità. Il comparto auto è il secondo investitore pubblicitario dopo quello alimentare. All’inizio del 2009, quando si era in piena crisi e i clienti a tutto pensavano fuorché a cambiare l’auto, il mercato pubblicitario perdeva oltre il 30% rispetto all’anno precedente. A febbraio sono stati varati gli incentivi e subito le Case hanno aumentato gli investimenti pubblicitari, per attirare i clienti in concessionaria. Risultato: il mercato pubblicitario ha recuperato, limitando la flessione rispetto al 2008 al 19%, grazie appunto al periodo febbraio-dicembre dove la perdita di giro d’affari è stata del 17%. Si è così passati dagli 840 milioni del 2007 ai 662 del 2009, che certamente sarebbero stati molti meno senza la "corsa al cliente" scatenata dagli incentivi. In valore assoluto, il recupero ha portato circa 100 milioni in più di ricavi nelle tasche degli operatori pubblicitari, prima fra tutti la televisione, che attira circa i 2/3 del totale investimenti. (9Colonne)

URSO: MENO DAZI PER FAVORIRE CONSUMI E IMPRESE

"Aboliamo i dazi sulle materie prime afferenti a sette categorie merceologiche. Ho richiesto all’Unione europea di adottare misure urgenti per assicurare l’accesso alle materie prime per le imprese europee agli stessi prezzi degli altri concorrenti e correggere le attuali distorsioni del mercato". Adolfo Urso, in una intervista all’inserto Affari&Finanza di Repubblica, spiega la proposta presentata a Bruxelles al commissario al commercio Karel DeGucht che, se accolta, sarà anche oggetto di negoziato con i Paesi terzi: "La sospensione di questi dazi - afferma il viceministro al Commercio estero - migliorerà sensibilmente la competitività delle nostre imprese e genererà, a valle, un chiaro beneficio per i consumatori in termini di riduzione del prezzo finale dei prodotti". "Siamo un paese prevalentemente trasformatore ma povero di risorse – prosegue -, dipendiamo dall’estero in misura sensibile per l’approvvigionamento di ferro, acciaio, alluminio, elettrodi di carbone, silicio, leghe di alluminio, pelli, cuoio, legno, seta, cachemire. Già tre anni fa siamo riusciti a ridurre i dazi, che oggi sono fra il 3 e il 7 percento. Ma ancora pesano troppo: applicando le relative percentuali ai diversi settori per i primi 11 mesi dell’annus horribilis 2009, avremmo un risparmio complessivo di circa 60 milioni di euro". "Le nostre esportazioni hanno avuto un forte calo - prosegue -, circa il 20%, ma in linea con quanto accaduto nei principali paesi esportatori: la Germania ha registrato -19,7 per cento, la Francia ha perso il 22 per cento. Noi siamo per l’apertura dei mercati e non per il protezionismo che è stata la prima risposta, certamente sbagliata, di alcuni paesi, ma non dell’Italia, all’inizio della crisi economica internazionale. In questa fase di transizione tra la recessione e la possibile ripresa ogni strumento, come la sospensione dei dazi, è utile a incentivare la competitività delle imprese e rilanciare anche il ciclo dei consumi. Gli Usa stessi hanno recentemente definito un elenco di materie prime strategicamente rilevanti e hanno posto in essere politiche specifiche per facilitare l’approvvigionamento". Urso aggiunge che "stiamo lavorando per una riforma degli incentivi all’export che favorisca soprattutto le piccole e medie imprese manifatturiere: una recente delibera Cipe ha abbassato i tassi di credito dei finanziamenti concessi con la legge 394 per il commercio con l’estero; abbiamo appena dato vita a un fondo per l’export che sarà gestito dalla Sace in collaborazione con la Cassa Depositi e Prestiti, fondo che si va ad aggiungere a quelli già gestiti dalla Simest". (9Colonne)

EMILIA, UN AIUTO ALLE PMI NEL RAPPORTO CON LE BANCHE

Un check up riservato, dettagliato e personalizzato dell’azienda a partire dai dati di bilancio, dalla struttura economico-finanziaria, dal merito creditizio e dalle condizioni bancarie ottenute. Una vera e propria radiografia del profilo economico-finanziario, completa di documento di sintesi e proposte concrete per risolvere le problematiche emerse. Oltre tutto, un servizio che è gratuito per gli affiliati. È il Desk del credito, la nuova forma di supporto e consulenza offerta da Industriali Reggio Emilia e Confindustria Modena alle imprese del territorio - specie le PMI -, una carta importante da giocare nel rapporto con il sistema creditizio. Realizzato con la collaborazione della società Financial Innovations Sim Spa, il Desk del credito, ideato dalla Confindustria reggiana in partnership con l’Associazione di Modena, sarà attivato già dal mese di febbraio e verrà presentato martedì 23 febbraio alle 16,30 presso la sede dell’Associazione Industriali in occasione di un seminario alla presenza di Emanuele Facile - amministratore delegato di Financial Innovations - il quale descriverà le caratteristiche del percorso di analisi, i risultati offerti e alcuni "case history". Interverranno anche il presidente di Industriali Reggio Emilia Gianni Borghi e il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari. "Il nostro obiettivo è quello di essere sempre più puntuali nell’assistenza alle imprese associate, soprattutto laddove le esigenze aumentano. - sottolinea Ugo Medici, vicepresidente di Industriali Reggio Emilia - I cali di fatturato che hanno toccato il settore manifatturiero nel 2009 non mancheranno di manifestarsi nei bilanci delle imprese, un elemento che prevedibilmente porterà con sé tensioni di natura creditizia e finanziaria anche nell’anno in corso. In questo contesto diventa cruciale supportare le aziende con iniziative sempre nuove”. “L’area fisco e finanza di Confindustria Modena si potenzia con un nuovo servizio - spiega il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari -. A partire dal 3 marzo, un gruppo di consulenti qualificati, che lavorerà a fianco dei funzionari della nostra associazione, sarà a disposizione delle imprese associate”. (9Colonne)

CDP-ABI: SECONDA TRANCHE DEL PLAFOND CASSA PER LE PMI

Il Presidente dell’ABI, Corrado Faissola e l’Amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Massimo Varazzani, hanno firmato una nuova Convenzione che definisce i criteri di ripartizione e di impiego della seconda tranche da 5 miliardi di euro - aumentata degli eventuali residui al 28 febbraio 2010 della prima tranche da 3 miliardi - del plafond complessivo di 8 miliardi di euro messo a disposizione da Cdp per il sostegno delle Pmi. Grazie alla Convenzione, già dal 1° marzo le banche potranno sottoscrivere nuovi contratti di finanziamento con Cdp ed evitare interruzioni nell’erogazione dei finanziamenti alle aziende con provvista Cassa. La seconda tranche del plafond verrà ripartita in tre quote: la prima quota, di importo pari a 3 miliardi di euro, verrà assegnata in funzione della quota di mercato di ciascun istituto di credito nei confronti delle Pmi aggiornata al 31 dicembre 2009; viene confermata anche la percentuale del 15% riservata al sistema del credito cooperativo. La seconda quota, pari all’ammontare della prima tranche eventualmente rimasta inutilizzata al 28 febbraio 2010, sarà ripartita quale quota premiale tra le sole banche che avranno utilizzato, anche parzialmente, la porzione della prima tranche loro destinata. Infine, la terza quota, pari a 2 miliardi di euro, sarà una quota a sportello, a disposizione delle banche che avranno esaurito le quote precedenti dalle stesse opzionate, nel rispetto di alcuni limiti di concentrazione. Le risorse della "Quota a Sportello" si incrementeranno degli eventuali residui non utilizzati. Le banche avranno a disposizione quattro mesi, dal 1° marzo al 30 giugno 2010, per sottoscrivere i nuovi contratti di finanziamento con Cdp. (9Colonne)

FONDI PENSIONE, LE PROPOSTE DI COMETA

Una delegazione del Fondo Cometa, fondo di previdenza complementare per lavoratori metalmeccanici, orafi e argentieri, è stata ascoltata dalla Commissione Lavoro della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari. Il presidente del Fondo Fabio Ortolani, il direttore generale Maurizio Agazzi e i consiglieri Giovanni Ferrante, Paolo De Angelis e Luca Mangano hanno presentato ai rappresentanti della Camera alcune soluzioni normative e operative, fornendo nel contempo una valutazione sull’attuale situazione di mercato. Il Fondo Cometa, leader in Italia con quasi 500 mila associati, si è messo così a disposizione dei lavoratori e dei cittadini italiani per trovare le soluzioni migliori possibili per una riforma del sistema previdenziale privato. Queste alcune delle proposte avanzate. 1) Regole più chiare e vincolanti: il Fondo Cometa suggerisce l’uso di regole nuove per gli attori che decidono di candidarsi alla raccolta di adesioni, in particolare per quanto riguarda costi, caratteristiche dei comparti di investimento, vincoli di permanenza, accordi contrattuali per la regolazione della contribuzione a carico del datore di lavoro. Per ciò che concerne la contribuzione delle aziende e del lavoratore derivante dalla contrattazione collettiva, Cometa ritiene essenziale che la fruizione della stessa debba rimanere legata alla volontà contrattuale per cercare di mantenere tale forma di retribuzione all’interno delle normative vigenti. 2) Revisione del Decreto Ministeriale n. 703 del ’96: in considerazione della crisi che ha interessato i mercati finanziari di tutto il mondo, il Fondo Cometa ritiene necessario avviare una riforma del Decreto Ministeriale n. 703 del ‘96 (regolamento recante norme sui criteri e sui limiti di investimento delle risorse dei fondi di pensione e sulle regole in materia di conflitto di interessi), una regolamentazione non più adeguata all’evoluzione dei prodotti finanziari utilizzabili nella previdenza complementare. L’eventuale revisione del Decreto dovrà avvenire mantenendo inalterato l’obiettivo di regolamentare questa forma particolare di investimento e non quello puramente finanziario. Inoltre dovrà considerare i cosiddetti “beni reali” introdotti nell’ambito del rinnovo delle convenzioni di gestione dei comparti del Fondo Cometa e di una regolamentazione premiante per quelle aziende che adottino principi di responsabilità sociale. 3) Interventi per modificare le dinamiche dei fuoriuscita dai fondi: Cometa segnala la necessità di intervenire, anche con forme di incentivazione, per cercare di far mantenere agli iscritti la posizione previdenziale. Nel pieno rispetto dei diritti degli associati, è necessario infatti riflettere sulle attuali forme che consentono la fuoriuscita dai fondi e cercare una regolamentazione che proponga anche forme di accesso al credito agevolato alternative alle attuali. Per quanto riguarda la pratica di cessione del quinto dello stipendio, è importante favorire la diffusione delle Linee guida sottoscritte con l’UFI (al momento sottoposte al vaglio dell’altra associazione affiliata all’Abi) dalla Associazione di categoria (Assofondipensione) e che si intervenga, a sostegno dei lavoratori coinvolti nella crisi, offrendo loro la possibilità di non dover rinunciare alla previdenza complementare. Gli altri provvedimenti proposti riguardano la ripresa della Campagna d’Informazione, gli Incentivi per l’adesione dei familiari a carico, i finanziamenti alle piccole imprese e la lotta all’evasione e all’omissione contributiva. (9Colonne)

BEEASY SBARCA IN SARDEGNA

Tra le primissime aperture in Italia di BeEasy, la rete di agenzie di Altachiara Italia, figura il negozio finanziario di Olbia, nella centrale via Vittorio Veneto 8/A, aperto e gestito da due validi professionisti del credito, Santino Filippeddu e Giuseppe Perra. I negozi finanziari BeEasy funzionano con la logica del one-stop shop, sono cioè strutturati per soddisfare tutte le esigenze di credito di una famiglia attraverso un portafoglio prodotti in continuo ampliamento. I mutui residenziali, studiati ad hoc per ogni finalità, i prestiti personali, le cessioni del quinto e i prodotti assicurativi compongono l’offerta multibrand sviluppata, oltre che con il partner Banca Popolare Commercio & Industria, anche in accordo con altri intermediari finanziari e assicurativi. Tutti i prodotti sono costruiti per BeEasy direttamente con il fornitore e sono fortemente competitivi, non solo in termini di prezzo, ma anche in termini di valore aggiunto, soprattutto quelli assicurativi che presentano livelli di garanzie molto "ricchi". I mutui, ad esempio, sono tutti offerti in base al principio del Price at Risk, cioè l’individuazione delle migliori condizioni valutate sulla base del profilo del singolo cliente. Circa i prodotti assicurativi, BeEasy ha in portafoglio diverse soluzioni di polizze danni Scoppio e incendio, di pacchetti Creditor Protection oltre alle polizze sulla vita (TCM). Comedetto, BeEasy è il marchio di proprietà di Altachiara Italia che identifica la rete agenziale. Nata nel settembre 2007, Altachiara Italia S.p.A opera nell’intermediazione finanziaria promuovendo e collocando prodotti di finanziamento, in particolare mutui residenziali. (9Colonne)

I PRESTITI BANCARI DIMINUISCONO SOLO NEL CENTRO.NORD

Lo scorso dicembre il valore totale dei prestiti bancari in essere era inferiore dello 0,7 per cento a quello di un anno prima. I finanziamenti erogati alla clientela del Centro Nord risultavano diminuiti dell’1,3 per cento; i prestiti nel Mezzogiorno erano invece ancora in crescita, del 2,7 per cento. Sono alcuni dei dati riferiti dal Governatore Mario Draghi in occasione del 16° Congresso degli operatori finanziari, organizzato alla Mostra d’Oltremare di Napoli da AIAF (Associazione Italiana Analisti Finanziari), ASSIOM (Associazione Italiana Operatori Mercati dei Capitali) e ATIC FOREX (The Financial Markets Association of Italy - Associazione degli Operatori Finanziari). La contrazione del credito riguarda le imprese, non le famiglie. A dicembre i prestiti alle imprese erano del 3 per cento inferiori a quelli del dicembre 2008. Da un lato, se ne era ridotta la domanda, per la forte flessione degli investimenti; dall’altro, incideva l’accresciuta cautela delle banche nell’offrire finanziamenti in una fase di profonda recessione. L’espansione dei crediti alle famiglie è invece continuata, a ritmi dell’ordine del 3 per cento sui dodici mesi. I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni vengono concessi prevalentemente a tasso variabile: occorre che i contraenti siano avvertiti – ha detto Draghi - del rischio che corrono in caso di aumenti di tasso. Secondo le indagini più recenti presso le banche, vi è una moderata ripresa della domanda di finanziamenti da parte delle imprese. Quelle impegnate in processi di adeguamento tecnologico e di internazionalizzazione meritano maggiore attenzione. Ha aggiunto il Governatore. (9Colonne)

NESSUN PROGRESSO SUL FRONTE DELLA POVERTA’

Lo tsunami della crisi economica si sta abbattendo sui paesi che meno hanno contribuito a scatenarla. A questo ritmo, l’obiettivo di sradicare la fame e la povertà entro il 2015 rischia di rimanere un miraggio per la maggior parte dei paesi nel mondo. Lo denuncia la rete internazionale Social Watch nel rapporto "People First" diffuso nei giorni scorsi. "Studiando l’impatto sociale della crisi a livello internazionale, emerge che a pagarne le conseguenze più dure sono i paesi impoveriti e le persone più vulnerabili, molte delle quali sono nuovi poveri", afferma Jason Nardi, portavoce del Social Watch Italia. "Fra le prime vittime del crollo dei mercati finanziari vi sono i più poveri che, spendendo dal 50 all’80% del loro reddito in beni alimentari, risentono maggiormente dell’aumento del costo delle derrate agricole. Ma anche le donne, spesso impiegate in lavori precari o a cottimo, con minori salari e più bassi livelli di tutela sociale". Tramite l’Indice delle Capacità di Base (BCI), il rapporto analizza lo stato di salute e il livello dell’istruzione elementare di ciascun paese. I risultati sono preoccupanti: al 2009, quasi la metà dei paesi analizzati (42,1%) ha un valore dell’Indice BCI basso, molto basso o critico. La maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi in cui i principali indicatori sociali sono immobili o progrediscono troppo lentamente per raggiungere un livello di vita accettabile nel prossimo decennio. "Le cifre rivelano una situazione di disuguaglianza drammatica in tutto il mondo, sebbene i dati elaborati si riferiscano a un periodo in cui la crisi economica doveva ancora produrre i suoi effetti più profondi", afferma Jason Nardi. "La crisi della finanza internazionale offre un’opportunità storica per ripensare i processi decisionali in politica economica attraverso un approccio basato sui diritti umani". Il BCI è un indice alternativo che definisce la povertà non in termini di reddito, ma in base alla possibilità di godere di alcuni diritti fondamentali. In particolare, l’indice è costruito attraverso l’analisi di alcuni fattori determinanti per lo sviluppo di un paese: la percentuale di bambini che arriva alla quinta elementare, la sopravvivenza fino ai cinque anni di età e la percentuale di nascite assistite da personale qualificato. A livello mondiale, emerge che nel 18% dei paesi è in atto una regressione in alcuni casi accelerata. Tra questi, il 41% fa parte dell’Africa subsahariana. Un dato preoccupante per una regione che già in precedenza registrava i valori più bassi. L’Asia meridionale sta invece progredendo rapidamente, pur partendo da valori molto bassi, mentre in America Latina e nei Caraibi non si registrano miglioramenti. Al ritmo di sviluppo attuale, solo Europa e Nord America potrebbero raggiungere entro il 2015 valori accettabili dell’indice. Ciò significa che, in mancanza di cambiamenti sostanziali, per tale data gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio concordati a livello internazionale non verranno raggiunti. Lo scenario desta ancor più preoccupazione se si considera che solo Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda e Lussemburgo hanno rispettato gli obiettivi delle Nazioni Unite, destinando almeno lo 0,7% del Pil all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps). Nonostante le ripetute promesse del nostro governo, si prevede che l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo in Italia subirà un drammatico taglio, scendendo dallo 0,2% del PIL a meno dello 0,17%. Al pari della Grecia e di poco al di sopra della Repubblica Ceca, l’Italia si ritrova così agli ultimi posti tra i paesi industrializzati. (9Colonne)