11 Mar, 2010
Nel Regno Unito, come del resto in Italia, il Tesoro ha proposto il proprio scudo fiscale come l’ultimo che sarà concesso agli evasori britannici. Lo scudo fiscale di là dalla Manica prende il nome di New Disclosure Opportunity (Ndo), per distinguerlo dal precedente Offshore Disclosure Facility (Odf) del 2007, e si presenta da subito come l’ultima finestra per la regolarizzazione di conti e attività off shore non dichiarati al Fisco UK. In realtà le differenze con lo scudo italiano sono tantissime. Le spiega un interessante articolo apparso sul sito di Borsa Italiana. In primo luogo quello che il Tesoro britannico offre ai contribuenti è un lieve sconto sulla pena, una sorta di ultima possibilità. Non è previsto l’anonimato per coloro che vi aderiscono, anzi si richiede ai contribuenti una dettagliata storia dei loro patrimoni all’estero. In Italia si prendono tutti i capitali o asset sparpagliati nei paradisi fiscali (nella maggior parte dei casi in Svizzera) e si impone una sanzione secca del 5% (del 6-7% con la proroga): se si regolarizzano 100 euro, se ne pagano al massimo 7 e si risolve tutto, senza neanche dare i propri estremi al fisco. In Gran Bretagna l’Ndo impone il pagamento di tutte le tasse dovute anno per anno fino a un massimo di 20 anni e a queste aggiunge una sanzione del 10% degli asset in questione. Se inoltre il Tesoro aveva già segnalato il contribuente nel 2007, quando era stato varato il primo scudo (Odf), e questi non aveva regolarizzato la propria posizione, allora la sanzione si raddoppia e passa al 20 per cento. Qualcuno ha calcolato che su 100 euro regolarizzati nel Regno Unito se ne pagano al fisco 44. Se poi il Fisco britannico scopre delle irregolarità nelle dichiarazioni del contribuente, la sanzione (che si aggiunge alle tasse dovute) supera il 10% e si pone fra un minimo del 30% a un massimo del 100 per cento. Come in Italia a non tutti è concesso lo Scudo: se ci sono già in corso delle indagini o delle inchieste che coinvolgono i capitali destinati al rientro, salta tutto. Idem se il denaro nascosto è collegato a organizzazioni criminali o associazioni per delinquere. Il periodo dell’Ndo britannico somiglia molto a quello previsto in Italia e spazia dal primo settembre 2009 al 12 marzo 2010. Oltre questa data non c’è più nulla da fare e i segugi del fisco britannico avranno il diritto di usare tutti i mezzi a propria disposizione, comprese le informazioni ottenute nel frattempo da tutti gli scudanti e dagli intermediari finanziari di tutto il mondo. (9Colonne)
10 Mar, 2010
SIA-SSB si è aggiudicata il bando di gara indetto dalla Banca d’Italia per la gestione della Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), l’archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari. Il valore totale dell’appalto, di durata quinquennale con eventuale proroga triennale della Concessione, è di 23.174.800 euro. L’offerta di SIA-SSB è stata selezionata per le elevate caratteristiche tecnico-qualitative e per le migliori condizioni economiche rispetto alle altre società concorrenti. SIA-SSB gestirà l’intero sistema informatico della sezione centrale della CAI, di cui la Banca d’Italia è titolare, nonché le interconnessioni tra questa e le sezioni remote (archivi locali) che risiedono presso gli enti tenuti alla segnalazione (banche, Poste Italiane, intermediari finanziari vigilati emittenti carte di pagamento, prefetture per il tramite del Ministero dell’Interno, Autorità Giudiziaria per il tramite del Ministero della Giustizia). Sono inoltre previste nuove funzionalità tra cui l’apertura ad altre infrastrutture di rete, attualmente disponibili, ammesse a partecipare al "Sistema per la trasmissione telematica di dati" (SITRAD) ed il rafforzamento delle procedure di "disaster recovery". La Centrale di Allarme Interbancaria scambierà dati con le sezioni remote tramite la Rete Nazionale Interbancaria (RNI) secondo gli attuali standard. Quotidianamente gli enti segnalanti saranno tenuti ad inviare a SIA-SSB le informazioni pertinenti ai diversi strumenti di pagamento irregolari e ricevono dalla medesima società le conferme e le relative divulgazioni. La Centrale di Allarme Interbancaria della Banca d’Italia, istituita per legge in seguito alla depenalizzazione di una serie di reati minori tra cui l’emissione di assegni senza provvista o autorizzazione, fornisce un servizio di interesse generale finalizzato ad assicurare il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti. Esso contiene le generalità dei soggetti che hanno emesso assegni bancari e postali senza autorizzazione o presentati al pagamento senza provvista, cioè senza che vi fossero fondi necessari per far fronte al pagamento dell’assegno; o a cui sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di credito e di debito a causa del mancato pagamento delle somme relative alle transazioni o ai prelievi effettuati con le suddette carte. L’iscrizione in archivio dei soggetti che hanno tratto assegni senza autorizzazione o provvista determina l’applicazione della cosiddetta "revoca di sistema", che comporta il divieto, per la durata di 6 mesi, di emettere assegni e di stipulare nuove convenzioni di assegno presso il sistema bancario e postale. L’iscrizione in archivio dei soggetti a cui sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di credito e di debito dura 2 anni ma non comporta l’impossibilità di ottenere il rilascio di altre carte: tale scelta è lasciata ai singoli emittenti. Nella Centrale di Allarme Interbancaria confluiscono anche le informazioni relative alle sanzioni amministrative e penali applicate rispettivamente dai Prefetti e dall’Autorità Giudiziaria per l’emissione di assegni bancari e postali senza l’autorizzazione o senza provvista. Nella CAI sono inoltre presenti i dati anonimi identificativi degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento "a rischio" (ad esempio, sottratti o smarriti oppure bloccati per altri motivi). (9Colonne)
9 Mar, 2010
Risparmio gestito: a febbraio i riscatti sono superiori alle sottoscrizioni e il sistema fondi chiude il mese con una raccolta netta negativa pari a 456 milioni di euro. Nonostante il risultato negativo il patrimonio è in crescita e sale provvisoriamente fino a quota 434 miliardi. Nel corso del mese di febbraio gli investitori hanno scelto di affidare i loro risparmi ai gestori di prodotti Obbligazionari, Bilanciati e Flessibili. Ecco cosa dice, in sintesi, il report mensile di Assogestioni. Nel corso del mese torna l’interesse per i Fondi Obbligazionari, che raccolgono 1,1 miliardi di euro. Gli asset, ancora in crescita, superano i 169 miliardi di euro e rappresentano oltre un terzo del patrimonio del settore. I Fondi Flessibili offrono al settore un contributo di 541 milioni di euro. Questi prodotti gestiscono asset sempre crescenti che alla fine del mese arrivano a 58,5 miliardi di euro, il 13,5% del patrimonio complessivo. I Fondi Bilanciati incassano nel corso dei 28 giorni in esame 535 milioni di euro e detengono oggi asset per 18 miliardi, oltre il 4% del patrimonio investito in fondi comuni. Per i Fondi Hedge il mese si chiude praticamente in pareggio, i deflussi registrati sono pari a 1 milione di euro, mentre il computo degli asset indica un valore superiore a 14 miliardi, il 3,3% del patrimonio complessivo. La rilevazione operata da Assogestioni rileva per i Fondi Azionari deflussi netti per 232 milioni di euro. Il patrimonio affidato a questa tipologia di prodotti cresce favorito dalla gestione e si porta a quota 91,3 miliardi di euro, il 21% degli asset. Non accenna a diminuire il peso dei deflussi registrati dai Fondi di Liquidità, categoria che registra perdite per oltre 2,4 milioni di euro e detiene oggi un patrimonio di 83 miliardi di euro, il 19% degli asset complessivi. Nel computo dei flussi sono ancora protagonisti i Fondi di diritto Estero. Il loro contributo provvisorio è di oltre 1,5 miliardi di euro, mentre gli asset stimati sono pari a 222,6 miliardi di euro, il 51,3% del totale. Sull’ammontare complessivo dei flussi provenienti da questa tipologia di prodotti 1,1 miliardi pervengono dal contributo offerto dai fondi promossi da Gruppi italiani. I Gruppi esteri contribuiscono con 386 milioni. Con deflussi registrati dai Fondi di diritto Italiano (quasi 2 miliardi) il bilancio complessivo del sistema torna in territorio negativo. Gli asset di questi prodotti diminuiscono ancora fino a raggiungere i 211 miliardi di euro, il 48,7% del patrimonio. I prodotti domestici promossi da Gruppi italiani accusano nel corso del mese deflussi per oltre 1,7 miliardi di euro. In negativo per 233 milioni di euro l’apporto proveniente dai fondi italiani promossi da Gruppi esteri. A febbraio i Gruppi Italiani detengono l’80,3% del patrimonio e registrano flussi negativi per 610 milioni di euro. I Gruppi Esteri archiviano momentaneamente il mese con flussi positivi pari a 154 milioni di euro. (9Colonne)
8 Mar, 2010
Dal 12 al 14 marzo a Milano, Fieramilanocity, si terrà la settima edizione di Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo eventi e Insieme nelle terre di mezzo Onlus. Fa’ la cosa giusta! 2010 mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Una mostra-mercato capace di valorizzare le buone pratiche, come la riscoperta dell’autoproduzione e dell’arte di aggiustare; le filiere corte e i gruppi d’acquisto solidali; la green economy e le imprese del web 2.0 che offrono servizi sociali; l’economia che cresce tra le sbarre e l’acqua del sindaco; i giovani stilisti e i grandi marchi che creano capi di abbigliamento e accessori belli e ‘’giusti'’. Saranno 14 le sezioni tematiche di Fa’ la cosa giusta! 2010: dall’editoria indipendente all’economia carceraria, dalla casa sostenibile al turismo solidale e poi ancora energie rinnovabili, ecoprodotti, progetti di educazione alimentare, finanza etica, commercio equo e solidale e molto altro. Tra le novità dell’anno uno spazio per il diritto al cibo, una piazza, dedicata alla sovranità alimentare, chiamata Kuminda, che in una lingua della antille significa ‘cibo’. Ci sarà anche un intenso programma culturale che attraverso incontri, workshop, laboratori e lectio magistralis darà la possibilità di conoscere da vicino temi e protagonisti dell’economia solidale. Il sistema Banca Etica sarà presente con un ampio spazio espositivo nell’area Finanza Etica dove si presenteranno i suoi prodotti a espositori e visitatori. (9Colonne)
5 Mar, 2010
A un anno dalla sua costituzione Cooperare, ultima società finanziaria nata in casa Legacoop, rafforza il proprio assetto e si appresta ad ampliare l’attività con interventi nei segmenti più avanzati dell’imprenditoria cooperativa. Costituita alla fine del 2008 per offrire alle cooperative medio grandi un servizio finanziario a sostegno delle operazioni di sviluppo, Cooperare ha infatti completato il processo di capitalizzazione. La disponibilità di mezzi propri ha raggiunto i 252 milioni (232,5 di capitale sociale; 5,5 di riserve; 14 di prestito obbligazionario convertibile) grazie all’ingresso, nella compagine sociale, di tre banche che vantano rapporti consolidati con l’economia cooperativa: Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Verona e Cariparma-Crédit Agricole. La quota del capitale sociale in capo alle tre banche rappresenta il 4,3% del totale, per un importo complessivo di 10 milioni (BPER per 8 milioni; Banca Popolare di Verona e Cariparma 1 milione ciascuna). I tre Istituti hanno inoltre congiuntamente sottoscritto un prestito obbligazionario convertibile di 14 milioni di Euro (4 milioni BPER, 5 milioni Banca Popolare di Verona e 5 milioni Cariparma - Crédit Agricole). L’apporto finanziario complessivo dei tre istituti assomma, quindi, a 24 milioni, pari ad una quota del 9,74% (12 milioni da BPER e 6 milioni ciascuna da Banca Popolare di Verona e Cariparma). Con questo assetto, Cooperare si prepara a deliberare, nel Consiglio di Amministrazione in programma il 9 marzo, la prima operazione del 2010: un intervento in un’iniziativa imprenditoriale ad elevata vocazione ambientale, finalizzata alla produzione congiunta di compost da rifiuti dell’industria alimentare e di energia da fonti rinnovabili con l’utilizzo di tecnologie innovative. Il bilancio 2009 di Cooperare in start up chiuderà con un utile netto che si aggira attorno a 2 milioni, con investimenti per 67 milioni in 7 operazioni d’interesse cooperativo distribuite in quattro settori dell’articolazione Legacoop. Queste operazioni hanno in comune la volontà di crescere delle grandi cooperative ed hanno come obiettivo la conquista della leadership di mercati regionali e/o nazionali. Dister Energia e Fontenergia sono due operazioni in campo energetico che hanno consentito di raggiungere primati locali, la prima nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel Ravennate e la seconda nella distribuzione di gas nell’Ogliastra nella Sardegna orientale. Mibic, Porta Medicea e CMC Immobiliare sono tre grandi operazioni immobiliari condotte rispettivamente da CMB Carpi, IGD e CMC Ravenna che influiscono fortemente sull’assetto urbanistico di Milano, Livorno e Ravenna. Le ultime due consentono di spostare il baricentro delle città verso i rispettivi porti. Manutencoop Facility Management ha consolidato il suo primato italiano nei servizi integrati acquisendo la Pirelli Real Estate Integrated Facility Management. Anche Grandi Salumifici Italiani ha consolidato la leadership dell’industria salumiera acquisendo la F.lli Parmigiani per il segmento dell’alta salumeria. (9Colonne)
3 Mar, 2010
I risultati della lotta all’evasione 2009 da parte dell’Agenzia delle Entrate superano il primato del 2008. Sono stati, infatti, incassati 9,1 miliardi di euro da gennaio a dicembre dello scorso anno grazie all’attività di contrasto all’evasione, il 32% in più rispetto al 2008, che era già stato un anno da record con quasi 7 miliardi riportati nelle casse dell’Erario. Nel biennio, quindi, per la finanza pubblica sono stati recuperati 16 miliardi. "I risultati raggiunti nel 2009 - ha detto il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera - sono il frutto dell’impegno e della professionalità dei 36 mila dipendenti dell’Agenzia. Persone oneste, che lavorano ogni giorno con grande dedizione e professionalità, e che non possono essere messe in ombra dalle poche mele marce presenti, purtroppo, in ogni grande organizzazione". Come ha riferito il direttore centrale Accertamento, Luigi Magistro, s’impenna il riscosso dall’utilizzo degli istituti definitori dell’adesione e dell’acquiescenza (4,3mld), con un balzo in avanti del +72% rispetto al 2008 (2,5mld). E’ boom anche per gli accertamenti sintetici, con +81% per quelli eseguiti (oltre 28 mila) e +61% per la maggiore imposta accertata (460mln); nonché per gli accertamenti assistiti da indagini finanziarie, che registrano + 25% (passando da circa 7 mila a quasi 9 mila). Gli interventi esterni si sono concretizzati in più di 9 mila verifiche e controlli mirati, con buoni risultati sia in termini di maggiore Iva - pari a 673 milioni di euro - sia di rilievi ai fini di imposte dirette e Irap, pari, rispettivamente, a quasi 6,9 miliardi e a 5,4 miliardi di euro. Quanto alle linee d’azione per il 2010 il direttore vicario, Marco Di Capua, ha precisato che "nell’area della prevenzione e del contrasto all’evasione l’Agenzia punterà al consolidamento dei risultati raggiunti migliorando ancora l’efficienza e l’efficacia dissuasiva dei controlli". Al fine di verificare i riflessi sui comportamenti dei contribuenti che sono stati accertati con esito positivo, l’Agenzia ha già avviato, e intende proseguire nel corso del 2010, uno studio per misurare il grado di adeguamento, in termini di adempimento spontaneo, negli anni successivi, in modo da conoscere quanta parte dell’evasione recuperata si traduce in un incremento della compliance. Per quanto riguarda i servizi ai contribuenti Di Capua ha ricordato che nel 2010 "la centralità del rapporto con il contribuente, ancor più che in passato, sarà il punto di riferimento dell’Agenzia". (9Colonne)
1 Mar, 2010
Si svolgerà giovedì 4 marzo alle 17, presso il Politecnico di Milano, Campus Leonardo, il convegno "Finanza ed innovazione: un connubio possibile" organizzato da Finance Channel, network indipendente di expertise sulle tematiche finanziarie nato nelle aule MBA del MIP, la Business School del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, l’Acceleratore d’Impresa del Politecnico, la Fondazione Politecnico, Finlombarda, UK Trade&Investment, il Consolato Generale Britannico a Milano e il patrocinio di Regione Lombardia. L’incontro è volto ad approfondire le tematiche legate al modello PPI (Public-Private Initiative) come soluzione alle esigenze di finanziamento delle imprese innovative e ad alto contenuto tecnologico anche attraverso la presentazione di casi internazionali di successo, tra cui quello del Regno Unito, insieme al caso italiano, che pure presenta esempi virtuosi di applicazione di tale modello, primo tra tutti quello di Finlombarda, finanziaria della Regione Lombardia. Intervengono Marco Giorgino, ordinario di Finanza Aziendale, Politecnico di Milano e MIP School of Management, Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, Marco Nicolai, direttore generale di Finlombarda, Dean Wallis di Thames Valley Capital, ospite di UK Trade & Investment e Torquato Bertani, amministratore Delegato Fluidmesh Networks. Modererà il giornalista Francesco Guidara. E’ noto che le imprese innovative, start-up e non solo, incontrano spesso difficoltà nel reperire risorse per la crescita, in virtù della loro rischiosità, dell’intangibilità dei loro asset, della difficoltà di comprensione da parte di non specialisti dei prodotti/mercati e, spesso, del ritorno sull’investimento che si realizza in un periodo più lungo di quello tipico dei fondi di investimento. L’incontro è gratuito ed aperto al pubblico, previa registrazione gratuita obbligatoria sul sito www.financechannel.it/f&i_register.html. (9Colonne)