Archive for Maggio, 2010

L’ECONOMIA ITALIANA NELLA SINTESI DI DRAGHI

Nel "Considerazioni finali" lette oggi all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, ecco il capitolo che il governatore Mario Draghi ha dedicato all’economia italiana. "Nel biennio 2008-09 il PIL è sceso in Italia di 6 punti e mezzo, quasi metà di tutta la crescita che si era avuta nei dieci anni precedenti. Il reddito reale delle famiglie si è ridotto del 3,4 per cento, i loro consumi del 2,5. Le esportazioni sono cadute del 22 per cento. L’incertezza dilagante e il deteriorarsi delle prospettive della domanda hanno indotto le imprese a ridurre gli investimenti, scesi del 16 per cento. L’incidenza della Cassa integrazione guadagni sulle ore lavorate nell’industria è salita al 12 per cento alla fine del 2009. L’occupazione è diminuita dell’1,4 per cento; il numero di ore lavorate del 3,7. I fallimenti d’impresa sono stati 9.400 nel 2009, un quarto in più rispetto all’anno precedente. Stanno soffrendo soprattutto le imprese più piccole, spesso dipendenti da rapporti di subfornitura. Le aziende che avevano avviato processi di ristrutturazione prima della crisi hanno retto meglio l’urto; oggi presentano le prospettive migliori; secondo l’indagine periodica della Banca d’Italia, esse prevedono per il 2010 un aumento del fatturato superiore di 3 punti a quello di imprese simili non ristrutturate. Tra le imprese industriali con 50 e più addetti che hanno investito in ricerca e sviluppo nel triennio precedente la crisi, l’aumento previsto del fatturato è di oltre il 6 per cento. La politica economica ha limitato il danno, in una misura stimabile in due punti di PIL, attribuibili per circa un punto alla politica monetaria, per mezzo punto agli stabilizzatori automatici inclusi nel bilancio pubblico, per il resto alle misure di ricomposizione di entrate e spese decise dal Governo. L’estensione degli ammortizzatori sociali ha attenuato i costi immediati della crisi. La crescita del disavanzo pubblico è risultata inferiore a quella delle altre principali economie avanzate. La solidità del nostro sistema bancario, che non ha richiesto interventi pubblici significativi, ha aiutato. Le misure a

sostegno degli intermediari finanziari hanno pesato per 3,8 punti di PIL nella media delle altre economie del G7. All’inizio di quest’anno si stimava che l’economia italiana sarebbe tornata a crescere ai pur modesti ritmi registrati nel decennio precedente la crisi. Nel primo trimestre il PIL aumentava dello 0,5 per cento sul trimestre precedente; miglioravano i giudizi delle imprese, soprattutto di quelle esportatrici, sull’andamento degli ordini e le loro attese di produzione; la fase di decumulo delle scorte sembrava essersi esaurita. L’esplodere della crisi greca potrebbe cambiare il quadro di riferimento. Alcuni governi europei hanno preso misure dirette al rientro del disavanzo. Il Governo italiano ha ribadito l’obiettivo di ridurre il deficit al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL nel 2012; ha confermato l’impegno al raggiungimento del pareggio di bilancio su un orizzonte temporale più esteso; ha anticipato la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-12. Secondo le valutazioni ufficiali, gli interventi recentemente approvati dal Consiglio dei Ministri determinano una riduzione del disavanzo tendenziale pari a 24,9 miliardi nel 2012; riguardano le principali voci di spesa, si concentrano sui costi di funzionamento delle amministrazioni. La manovra mira a portare la crescita della spesa primaria corrente al di sotto dell’1 per cento annuo nel biennio 2011-12, determinando una riduzione della sua incidenza sul PIL di oltre due punti. Negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in media del 4,6 per cento l’anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al PIL. Quindi è necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. La struttura finanziaria dell’Italia presenta molti punti di forza. La ricchezza accumulata dalle famiglie è pari, al netto dei debiti, a quasi 2 volte il PIL nella sola componente finanziaria, a circa 5 volte e mezzo includendo le proprietà immobiliari, livelli fra i più alti nell’area dell’euro. Sempre in rapporto al PIL, i debiti delle famiglie sono fra i più bassi dell’area, quelli delle imprese sono inferiori alla media. Il debito netto verso l’estero dell’intera economia può essere stimato al 15 per cento del PIL, fra i valori più bassi nell’area, escludendo la Germania che ha una forte posizione creditoria. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era diminuito di 18 punti percentuali tra il 1994 e il 2007. In questo biennio di recessione è aumentato di 12 punti, al 115,8 per cento. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana". (9Colonne)

E’ TEXA S.P.A. LA "TIGRE DEL 2009"

Il tessuto industriale italiano, composto da migliaia di piccole e medie imprese (l’82% delle imprese italiane ha meno di 25 dipendenti secondo dati di Confindustria), ha retto gli effetti della più grave crisi economica e finanziaria degli ultimi 80anni, grazie a fattori quali la qualità del prodotto, l’individuazione di business idea sempre originali, la ricerca & sviluppo, l’internazionalizzazione e la valorizzazione del capitale umano. Fattori questi ultimi miscelati in imprese spesso di matrice familiare, ma capaci di gestire il cambiamento degli scenari facendo ricorso anche a capitali esterni; che non hanno tuttavia precluso il perpetuarsi di un costante avvicendamento generazionale e di un legame familiare molto forte e coeso davanti alle scelte della gestione quotidiana. Sono questi i fattori alla base del successo delle oltre 40 imprese italiane, con un fatturato 2009 compreso tra i 5 e i 180 milioni di euro che hanno partecipato al Premio "Le Tigri del 2009", il riconoscimento promosso da TickMark, società di revisione contabile indipendente e sostenuto da Demoskopea e da Altea, dedicato a quelle PMI che hanno dimostrato le qualità necessarie (testimoniate anche da dati economici e finanziari) per il superamento della crisi del 2009. La Giuria, presieduta dal prof. Andrea Amaduzzi, docente di Contabilità, Bilancio e Controllo all’Università Milano Bicocca, ha vagliato le candidature pervenute ed ha nominato 5 aziende finaliste, tra cui è stata scelta la vincitrice assoluta. La valutazione comparativa delle aziende è stata effettuata sulla base di alcuni parametri quantitativi e qualitativi quali gli indicatori economici, patrimoniali e finanziari del 2008 e del 2009 (periodo di osservazione), l’andamento del settore merceologico d’appartenenza nel periodo della crisi, la propensione agli investimenti, l’innovazione di prodotto e di processo e le politiche commerciali e di marketing. Al termine della selezione, Texa S.p.A., azienda veneta con sede in Monastier (TV) è risultata la vincitrice, in quanto esprime tutte le caratteristiche individuate e richieste dal format del Premio. Texa è stata fondata nel 1992 dall’attuale presidente Bruno Vianello e dall’amico Manuele Cavalli ed opera, offrendo prodotti e servizi connessi, nel settore della progettazione e produzione di sistemi multimarca di diagnosi, telediagnosi, analisi gas di scarico e manutenzione impianti aria condizionata per tutti i tipi di auto, moto, camion, veicoli agricoli ed imbarcazioni. L’azienda trevigiana ha realizzato nel 2009 un fatturato consolidato di circa 48 milioni (in linea con il 2008) ed impiega 410 dipendenti in tutto il mondo. Secondo i manager di Texa i motivi che hanno consentito all’azienda di superare la crisi sono stati la qualità del prodotto, l’attenzione ai servizi di assistenza, la fidelizzazione del cliente e soprattutto la costante innovazione. L’importanza della componente di Ricerca & Sviluppo è dimostrata dagli investimenti impiegati nel dipartimento (pari al 12% circa del fatturato nel 2009), con una previsione di impegno nel 2010 pari a 10 milioni, interamente autofinanziati. Sono da considerarsi altrettanto strategici gli accordi di collaborazione che l’azienda ha stipulato con importanti realtà come Google Search Appliance, Magneti Marelli, Johnson Controls, Sagem, Siemens, AD Parts, Gruppo Piaggio, Benelli, Pagani Automobili e Renault Trucks. Le altre 4 aziende finaliste sono state: Fratelli Fantini (rubinetteria e soluzioni doccia); Magis (produzione di nastro adesivo e altri prodotti per imballaggi); Technoprobe (apparecchi per testare i semi-conduttori); Valdo Spumanti . Queste 4 finaliste sono state rispettivamente menzionate per il "Design", l’"Innovazione di Prodotto", la "Ricerca & Sviluppo" e le "Politiche di Marketing". (9Colonne)

FINANZA COOPERATIVA, I CONTI SONO IN ORDINE

Finanza cooperativa: il Ccfs, Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo, chiude il 2009 con un utile di 2,2 milioni; a quota 776 milioni i finanziamenti erogati ai soci. Sebbene il drastico calo dei tassi scontato nel 2009 rispetto all’esercizio precedente abbia più che dimezzato il "fatturato" del Consorzio e ridotto i ricavi da 63 milioni ai circa 29 milioni di euro dell’esercizio appena chiuso, il margine di intermediazione finanziaria conseguito da Ccfs è superiore a quello dell’esercizio precedente grazie all’incremento dei volumi di impiego su soci. I finanziamenti erogati ai soci alla chiusura dell’esercizio hanno raggiunto, come detto, i 776 milioni, in espansione rispetto ai valori medi dell’esercizio precedente, pari a 704,4 milioni, confermando come il Consorzio stia intensificando i propri sforzi per sostenere le cooperative in tutto il territorio nazionale. Gli spread sul credito bancario sono tornati su livelli normali, negli ultimi mesi la raccolta bancaria é risultata meno onerosa di quella da soci, forma di raccolta che rimane comunque prioritaria per missione del Consorzio. La raccolta media complessiva proviene, infatti, per oltre il 77% dai soci e si attesta sugli 895 milioni di euro. La movimentazione bancaria è stata nel 2009 di 59,6 miliardi di Euro, in forte riduzione rispetto al 2008 (-15%). In costante aumento sono le operazioni di compensazione finanziaria tra i conti correnti dei soci, superiori nell’anno a 7,4 miliardi di euro. Intenzione ferma del Consorzio è continuare a privilegiare la quantità anche per il 2010, cercando di accrescere l’afflusso di risorse alle cooperative aumentando il numero di operazioni in pool con le banche. Un elemento di novità è costituito dal ripristino dell’utilizzo delle fideiussioni, in disuso presso il Consorzio ormai da una ventina di anni, come ulteriore strumento a sostegno delle cooperative; strumento normato all’interno del nuovo Regolamento per i Finanziamenti deliberato in sede di assemblea straordinaria avvenuta nel maggio del 2009. È in crescita il numero dei soci che si attesta sulle 1.115 unità presenti in tutte le regioni italiane. (9Colonne)

NORD OVEST, IL MADE IN ITALY GUIDA LA RIPRESA

Tre su quattro hanno ridotto il fatturato nel 2009, ma guardano con pacato ottimismo al 2010 e oltre una su quattro è convinta che fatturato, produzione e export quest’anno torneranno a crescere. Ecco le indicazioni congiunturali emerse dal rapporto sul nord ovest dell’indagine sui bilanci delle medie imprese industriali che Mediobanca e Unioncamere effettuano dal 2000 e che è stato presentato a Genova. Il rapporto ha passato al setaccio i bilanci di 1826 medie imprese del comparto manifatturiero con sede in Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, che rappresentano il 15% del valore totale della produzione manifatturiera, percentuale che sale al 26% considerando l’indotto nel nord ovest. L’indagine sui bilanci per il periodo 1998/2007 rivela che i profitti delle medie imprese del nord ovest, dopo aver toccato il minimo nel 2003 (1,2% del fatturato) sono tornati a salire raggiungendo, nel 2007, il valore assoluto più alto del decennio (2,3% del fatturato). Nello stesso anno sono entrate nella media dimensione 104 società del nord ovest, mentre 21 sono diventate grandi. Interessanti le modalità della crescita, prevalentemente per linee interne: le operazioni di aggregazione interessano infatti ogni anno solo lo 0,7% delle imprese. Il rendimento degli investimenti nelle medie imprese del nord ovest è stato del 12,2%, contro il 12,9% dei gruppi maggiori italiani. I 3/5 delle medie imprese del nord ovest operano all’interno dei distretti, e queste hanno una forte propensione all’export: 45% (contro il 35% delle imprese localizzate in altre aree). Il rapporto nord ovest ompleta il ciclo di presentazione dell’indagine complessiva Unioncamere-Mediobanca, aperto a Milano l’11 marzo scorso con la presentazione del quadro nazionale e proseguito a Ravenna, il 7 maggio, con l’illustrazione di quello del nord est del paese. (9Colonne)

BANCA ETICA, UGO BIGGERI SUCCEDE A FABIO SALVIATO

L’assemblea generale dei soci di Banca popolare Etica si è riunita con la partecipazione straordinaria di 5.185 votanti (967 presenti fisicamente e 4.218 per delega) a Padova per approvare il bilancio ed eleggere il nuovo Consiglio di Amministrazione. Il presidente storico e fondatore della Banca, Fabio Salviato, non si è ricandidato per aver già espletato il numero massimo di 4 mandati previsto dallo statuto della banca. "Abbiamo vinto la sfida e dimostrato che la finanza può essere etica. Il nostro modello ha iniziato a contagiare l’intero sistema bancario; abbiamo messo in moto una carovana che crescendo costruirà un’economia al servizio di un modo più giusto. Continuate così", è stato il saluto commosso di Salviato alla platea che lo applaudiva. La guida del primo istituto di credito italiano interamente dedito alla finanza etica passa a Ugo Biggeri, fino a oggi presidente della Fondazione di Banca Etica, da sempre impegnato, anche famigliarmente, nella solidarietà e nell’economia responsabile (Mani Tese, Lilliput, consumo critico), esperto di sviluppo sostenibile, ideatore e promotore di Terra Futura e del social network zoes.it. Socio storico di Banca Etica, aveva già fatto parte del CdA dal 1998 al 2007. "Banca etica è un sogno realizzato. Grazie al lavoro di questi anni possiamo oggi aiutare a costruire reti di economia responsabile. Reti che sappiano cogliere efficacemente la sfida di una economia capace di essere sostenibile, capace di non compromettere le opportunità delle generazioni future, capace di dare il giusto valore alle relazioni. In breve un’economia capace di futuro. Banca Etica continuerà a fare la propria parte cercando di essere ancora più efficiente e innovativa. Parafrasando un nostro slogan: L’impegno più alto è quello per tutti", ha detto Biggeri. Anche Stefano Zamagni, economista e presidente dell’Agenzia per le Onlus, ha voluto inviare il suo saluto e il suo augurio ai soci di Banca Etica. Citando Platone ha detto: "Il solco è diritto solo se i due cavalli che tirano l’aratro vanno alla stessa velocità. I due cavalli per Banca Etica sono l’efficienza e la solidarietà. La ricerca dell’efficienza aziendale sganciata dalla prospettiva solidale conduce all’efficientismo – ed allora Banca Etica non avrebbe più senso. D’altro canto, prassi solidaristiche che non facessero i conti con il vincolo dell’efficienza scadrebbero nel mero assistenzialismo – ed allora Banca Etica non sarebbe sostenibile. Solo se i due cavalli marciano alla stessa velocità, il solco di Banca Etica sarà diritto e condurrà verso l’alto". Per quanto riguarda la chiusura del bilancio, nonostante il mare agitato della crisi, esso evidenzia la capacità di resistere e di svilupparsi di Banca Etica. I finanziamenti concessi nel 2009 segnano una forte crescita (+26%). Particolarmente significativi gli interventi nel settore delle energie prodotte da fonti rinnovabili: nel 2009 Banca Etica ha deliberato finanziamenti per la realizzazione di impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili per un totale di circa 21 milioni e 320 mila euro. E’ stato quasi triplicato il dato del 2008. Anche la raccolta di risparmio continua a salire (+11%). Autentico exploit delle sottoscrizioni dei fondi di Etica sgr, in aumento quasi del 50%. Il capitale sociale è cresciuto di 3,5 milioni di euro. Quasi 3.000 sono i nuovi soci, che si sono aggiunti ai 30 mila che la banca contava nel 2008. Permane elevata la qualità del credito. Le sofferenze nette sono ferme allo 0,3% del totale dei crediti. Il rapporto tra impieghi e raccolta raggiunge quasi il 57%. E’ aumentata anche la presenza operativa di Banca Etica nel territorio: nel 2009 è stata aperta la filiale di Genova che ha portato a 13 il numero complessivo di sportelli operativi su tutto il territorio nazionale. In un anno complicato il conto economico chiude in - seppure contenuto (30.000 euro) – utile. (9Colonne)

USA, ATTESO IL DEFAULT DI UNA GRANDE CITTA’

Sullo sfondo delle crescenti tensioni economiche in Grecia, sono sempre più numerosi gli esperti in ristrutturazioni che ritengono più probabile, entro quest’anno o il prossimo, il default per l’incapacità di risanare il debito pubblico, di una grande municipalità statunitense (il 90%), rispetto a quello di uno stato sovrano (il 63%). E’ quanto emerge dallo studio condotto annualmente da AlixPartners, società internazionale di consulenza aziendale. “Nell’edizione passata dello studio, molti intervistati avevano indicato le municipalità come l’ambito dell’economia statunitense a maggiore potenziale di rischio nel prossimo futuro”, spiega Peter Fitzsimmons, presidente di AlixPartners per il Nord America, e condirettore della divisione Turnaround and Restructuring Services. “Evidentemente tale convinzione si è rafforzata. Un aspetto positivo, tuttavia, è che il 60% degli intervistati non intravede per gli Stati Uniti il rischio di una ricaduta nella recessione”. L’area geografica considerata più a rischio di avere uno stato in default per incapacità di risanamento del debito pubblico è l’Europa (secondo il 74%), seguita dal Sud America (12%), e dal Medio Oriente (8%). Solo l’1% del campione ha invece indicato l’Asia e altrettanti il Nord America. Dalla survey è anche emerso come circa un terzo (31%) degli esperti in ristrutturazioni preveda in crescita di oltre il 15% le domande di fallimento da parte di società statunitensi nei prossimi 12 mesi, nonostante il numero record di richieste registrate nel 2009. Un altro 33% invece si attende un incremento compreso tra l’1% e il 6%. Lo studio ha poi riscontrato come il 97% degli esperti ritenga che il recente trend di fallimenti continuerà per tutto il 2010 e oltre. Il 98% del campione crede inoltre che i fallimenti societari nel 2010 si concentreranno soprattutto nel segmento delle medie aziende. Inoltre, l’82% è dell’avviso che un procedimento accelerato sia “sempre” o “il più delle volte” la soluzione migliore per tutte le parti coinvolte nella ristrutturazione di società a grande capitalizzazione. La survey è stata realizzata in un anno in cui molte società hanno potuto godere di un temporaneo sollievo dalle pressioni esercitate per i prestiti contratti, grazie ad accordi di rinegoziazione delle scadenze. Ma tali accordi non rappresentano una panacea, secondo Luca Ramella, managing director di AlixPartners Milano. “Credo che questa tendenza sottolinei come le aziende, indipendentemente dal settore di attività, abbiano sempre maggiore necessità di gestire in maniera aggressiva la liquidità e migliorare la propria operatività”, osserva Ramella. “A molte società con situazioni di bilancio delicate viene concesso ora un po’ di respiro per dare loro modo di affrontare e risolvere le inefficienze operative di fondo. Ma se non saranno in grado di migliorare la propria performance operativa, ogni scadenza che si profila all’orizzonte, anche solo a 12 mesi, diventa un problema”. (9Colonne)

RISPARMIO GESTITO VERSO I MILLE MILIARDI

Nel corso dei primi tre mesi dell’anno l’industria del risparmio gestito ha raccolto 23 miliardi di euro. Il Patrimonio in gestione si rafforza ulteriormente collocandosi a quota 993 miliardi. Le sottoscrizioni registrate per le Gestioni collettive superano i 7,1 miliardi di euro, con un contributo proveniente dai Fondi aperti pari a oltre 7 miliardi. I dati evidenziati nella analisi trimestrale effettuata dall’ufficio statistiche di Assogestioni rivelano una raccolta di oltre 16 miliardi proveniente dalle Gestioni di Portafoglio. Le categorie con il segno più sono quelle degli Obbligazionari, dei Non classificati, dei Bilanciati, dei Flessibili e degli Azionari. Chiudono il trimestre con il segno meno i prodotti Immobiliari, gli Hedge e i Monetari. Prosegue la fase di raccolta positiva per i prodotti Obbligazionari che, con flussi per 15,4 miliardi, sono nuovamente protagonisti del trimestre. La categoria Non classificato recupera somme equivalenti a 6,7 miliardi di euro. Degno di nota l’exploit dei prodotti Bilanciati che proseguono il loro cammino in territorio positivo raccogliendo più di 5,5 miliardi di euro in tre mesi. Alla categoria dei Flessibili vengono affidati 2,9 miliardi di euro. Stabile, rispetto al trimestre precedente, la raccolta dei prodotti Azionari che, tra gennaio e marzo, incassano ancora 1,8 miliardi di euro. L’associazione conteggia per i prodotti Immobiliari deflussi pari a 109 milioni di euro. Negativa anche la raccolta degli Hedge che faticano a tornare in positivo e chiudono il periodo di riferimento con deflussi in crescita pari a 395 milioni. Flussi negativi anche per i prodotti Monetari che chiudono il trimestre con - 8,5 miliardi di raccolta. (9Colonne)

IL FONDO COMETA SCEGLIE I NUOVI GESTORI

Il Fondo Cometa, il fondo di previdenza complementare per lavoratori metalmeccanici, orafi e argentieri, ha approvato il bilancio d’esercizio relativo all’anno 2009. L’assemblea degli associati, che rappresenta sia i lavoratori che le aziende aderenti al Fondo e composta da 90 delegati (45 parte lavoratori e 45 parte aziende), nell’approvare all’unanimità il bilancio, ha espresso soddisfazione per la gestione del Fondo. Nonostante la crisi internazionale degli ultimi anni, il 2009 è stato caratterizzato da una positiva performance economica del patrimonio gestito, facendo registrare una crescita di tutti i comparti d’investimento del Fondo, con un rendimento maggiore rispetto al TFR. A conferma della leadership di Cometa tra i fondi previdenziali privati, il 2009 è stato caratterizzato inoltre dalla crescita del patrimonio gestito, giunto a fine anno a quota 5 miliardi di euro, frutto dell’adesione di oltre 460 mila iscritti. Nel corso dell’assemblea è stato affrontato infine il tema della promozione del Fondo, un’attività necessaria per garantire la crescita, fondamentale per il tipo di attività svolta e per la tutela del risparmio degli associati. Il Consiglio di Amministrazione del Fondo Cometa ha previsto infatti per il 2010, un’attività di marketing, intesa come capacità di sviluppo di un rapporto diretto con gli associati attuali e potenziali e una strategia di potenziamento dell’immagine, anche attraverso l’appoggio delle Parti Istitutive e delle società partner. L’attività di promozione programmata prevede anche specifiche iniziative presso le sedi delle società di gestione e dei rispettivi gruppi di appartenenza, così da assicurare la massima informazione in merito alle proposte del Fondo agli associati e ai possibili nuovi iscritti. Dopo l’affidamento a Unipol Gruppo Finanziario e Cattolica Assicurazioni del mandato di gestione del Comparto d’investimento Sicurezza (comparto con garanzia di rendimento), nel prossimo Consiglio d’Amministrazione del Fondo Cometa, in programma oggi, 18 maggio, è prevista la scelta dei nuovi gestori per gli altri comparti: Monetario (comparto composto prevalentemente da titoli di tipo obbligazionario Governativo) Reddito (comparto obbligazionario bilanciato) e Crescita (comparto bilanciato). (9Colonne)

TREMONTI E LA LEZIONE DELLA GRECIA

Il ministro Giulio Tremonti è intervenuto il 6 maggio alla Camera per una informativa urgente del governo sulla crisi dell’economia e della finanza in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell’euro. Ecco la conclusione del discorso tenuto dal responsabile dell’Economia. "Al termine del suo libro sulla II guerra mondiale, Churchill si chiede se quella sui cui scrive è stata davvero la seconda guerra mondiale od invece è stato il sequitur di una unica guerra, solo intervallata da un lungo armistizio. Non è questa una seconda crisi che è arrivata. E’ solo la stessa crisi che è continuata e si è trasformata, passando dai debiti privati ai debiti pubblici e scalandosi su scala globale. Per capire specificamente cosa è successo, sta succedendo in Europa, basta guardare alla carta "geoeconomica" dell’Europa. In Europa sono rimasti i confini politici. Ma, unificando lo spazio monetario, sono stati rimossi tutti i confini economici. E’ così che non ci sono più confini tra il bilancio di una banca residente in uno Stato e il bilancio della banca controparte residente in un altro Stato. E’ così che non ci sono più confini ma travasi tra debiti, deficit e default delle banche e degli Stati. L’esposizione della core Europe verso la Grecia è relativamente limitata. Ma l’esposizione della core Europe verso i Paesi che a stella la circondano è, contando i connessi derivati, enormemente superiore. Le colpe passate e i doveri attuali non sono certo uguali, da banca a banca e da Stato a Stato. In particolare, i doveri degli Stati in crisi sono e devono restare assoluti, ma orami la responsabilità è di tutti. Rimossi ex ante i confini economici, non si possono più far valere ex post i confini politici. Nessuno è immune dai rischi perché passeggero con biglietto di prima classe. L’estensione della crisi è sistemica e la soluzione può essere solo comune e politica. La sovrastruttura politica deve allinearsi alla struttura economica. E la semplice somma algebrica – totale o parziale – dei Governi nazionali più o meno forti non può fare da sola quel nuovo tipo di politica che il tempo presente richiede. Il tempo è strategico. Dobbiamo guadagnare tempo, guardando non solo a domani od al prossimo mese, ma al prossimo decennio, per assorbire la crisi e per organizzare il futuro. Il nostro futuro non è infatti un destino ma una scelta. Su questo è splendido l’intervento fatto oggi dal Presidente Delors, sui tempi e sugli strumenti (gli eurobond). E’ stato scritto, su di un giornale inglese, che la Grecia è un Paese in cui l’impensabile diventa inevitabile, senza attesa nel reame dell’improbabile. Crisi in greco vuole dire discontinuità. Una discontinuità che può essere positiva costitutiva e costruttiva dell’Europa. Ci si aspetta che domani il Vertice possa dire che non basta dare una risposta a questa crisi. Dobbiamo saper andare più lontano, imparando la lezione e prendendo tutte le misure necessarie affinché una crisi di questo tipo non si ripeta. Sono queste le basi su cui dobbiamo e possiamo avere fermezza nel presente e fiducia nel futuro. (9Colonne)

MILANO, IMPRESE COINVOLTE IN UN MILIONE DI LITI

In media ogni impresa milanese fa tre litigi importanti con conseguenze costose. Le imprese, nella loro totalità, litigano quasi un milione di volte all’anno. E con la crisi il 23% si pente di un litigio. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano e da un’indagine sulle imprese milanesi. Se ne è parlato oggi alla Camera di commercio di Milano, in occasione dell’incontro col ministro Alfano. Ma da quest’anno avremo più giustizia alternativa e meno tribunale perché il tentativo di conciliazione sarà obbligatorio per liti condominiali, affitto, sanità, contratti bancari, finanziari ed assicurativi. "Come Camera di Commercio di Milano - ha dichiarato il presidente presidente - ci occupiamo di conciliazione da quattordici anni. Negli anni abbiamo cercato di dare alla conciliazione una credibilità ed una dimensione strutturata, facendo sistema con le altre Camere di commercio e favorendo la nascita di una vera rete di servizi a livello nazionale. E il nuovo decreto legislativo 28/2010 sulla mediazione civile ha anche il merito di rafforzare e certificare il buon lavoro fin qui condotto con un impatto diretto sulla riduzione dei costi per le imprese. L’incontro di oggi ha proprio il senso di avviare una più stretta collaborazione con il Ministero per una valorizzazione del decreto". Il Consiglio dei Ministri ha approvato a fine 2009 il decreto legislativo che rende obbligatorio il ricorso alla conciliazione per liti in materia di condominio, locazione, responsabilità medica, contratti bancari, finanziari ed assicurativi. Lo scopo è alleggerire il lavoro della giustizia civile e fornire a chi litiga uno strumento di risoluzione della controversia veloce, efficace ed economico, con la possibilità di usufruire anche di agevolazioni fiscali e crediti di imposta. I casi gestiti dalla Camera Arbitrale di Milano si caratterizzano per la rapidità (35 giorni la durata media delle controversie). Oltre una domanda di conciliazione su dieci tra quelle gestite dall’inizio dell’anno dal Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano è stata depositata da parti provenienti dal territorio lombardo mentre nel 15% dei casi erano italiane od estere. Servizi (Energia, Telecomunicazioni, Trasporti: 41,5%), e commercio (11,6%) i settori in cui si è litigato di più ma in un caso su dieci la controversia ha riguardato il turismo e in quasi uno su venti (4%) la finanza e le assicurazioni. (9Colonne)