Archive for Maggio, 2010

FINANZA PUBBLICA, ALLARME BCE

La Banca centrale europea (BCE) ha pubblicato ieri il Rapporto sulla convergenza del 2010, in cui valuta la convergenza economica e legale di nove Stati membri dell’Unione europea: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia. Nel complesso, secondo le conclusioni della BCE in molti paesi "sono emerse problematiche importanti connesse a vulnerabilità e squilibri accumulati in precedenza, che hanno dato luogo a un profondo processo di aggiustamento negli ultimi anni. Sotto la spinta della crisi finanziaria ed economica mondiale, il PIL in termini reali ha registrato una caduta o una forte contrazione nella maggior parte degli Stati membri in esame. Se da un lato l’indebolimento dell’attività economica unitamente alle influenze esterne ha contribuito a frenare l’inflazione, dall’altro le situazioni di finanza pubblica hanno mostrato un brusco deterioramento e i premi per il rischio paese, come denotano i tassi di interesse a lungo termine, sono aumentati in misura significativa". Per quanto riguarda la finanza pubblica, rispetto al rapporto del 2008 è emerso un forte deterioramento nella maggior parte dei paesi, riconducibile soprattutto al significativo peggioramento delle condizioni macroeconomiche. Nel 2009 Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia e Romania hanno registrato un rapporto fra disavanzo pubblico e PIL superiore al valore di riferimento del 3%. La Commissione europea sta avviando una procedura per un disavanzo eccessivo nei confronti della Bulgaria, mentre gli altri paesi menzionati sono oggetto di una decisione del Consiglio sull’esistenza di un disavanzo eccessivo. Per il 2009 soltanto l’Estonia e la Svezia hanno evidenziato disavanzi inferiori al valore di riferimento. Per quanto riguarda il rapporto fra debito pubblico e PIL, nel 2009 solo l’Ungheria ha superato il valore di riferimento del 60%. Negli altri casi l’incidenza del debito è stata inferiore, sebbene sia aumentata in tutti i nove paesi analizzati, talvolta in misura considerevole. (9Colonne)

L’IMPRENDITORE CHE HA SAPUTO DIRE DI NO ALLA ‘NDRANGHETA

Banca Etica ha invitato a Padova Pino Masciari, un imprenditore che ha osato sfidare la criminalità organizzata. E per questo dal 18 ottobre 1997 vive sotto scorta insieme alla famiglia. L’incontro con Masciari avrà luogo mercoledì 19 maggio alle 17.30 nella sede centrale di Banca Popolare Etica, in via Tommaseo 7. Nato a Catanzaro nel 1959, Masciari era impegnato nel settore edile calabrese fino al giorno in cui ha denunciato la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica. La criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni edili, bloccandone le attività sia nel settore pubblico che nel privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava. Pino Masciari ha rifiutato di pagare il sei per cento ai politici e il tre per cento ai mafiosi e ha detto basta ad angherie, assunzioni pilotate, forniture di materiali e di manodopera imposta da qualche capo-cosca o da qualche amministratore. Allontanato dalla sua terra, insieme alla moglie (medico odontoiatra) e i loro due bambini, per l’imminente pericolo di vita a cui si sono trovati esposti, oggi vive a Torino e testimonia con la sua esperienza che si può contrastare l’illegalità e denunciarla, sfidando lo status quo per il bene di tutti. (9Colonne)

LONDON STOCK EXCHANGE: MENO SCAMBI, CONTROVALORE IN CRESCITA

Ad aprile 2010 la media giornaliera del controvalore scambiato sui mercati azionari del London Stock Exchange Group – di cui fa parte Borsa Italiana - è stata di 7,7 miliardi di sterline (8,8 miliardi di euro), in aumento del 2% rispetto allo scorso anno. Sono stati scambiati 16 milioni di contratti su azioni sui mercati telematici del Gruppo per un controvalore totale di 153 miliardi di sterline (175 miliardi di euro), il 2% in più rispetto ad aprile 2009. La media giornaliera dei contratti scambiati è stata di 802.118, in calo del 24% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La media giornaliera del controvalore scambiato su azioni inglesi è stata di 4,1 miliardi di sterline (4,7 miliardi di euro), in calo dell’8% rispetto allo scorso anno, mentre la media giornaliera dei contratti scambiati, 509.596, è calata del 27%. Durante il mese di aprile, la media giornaliera dei contratti scambiati su azioni italiane è stata di 237.784, in calo del 23% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La media giornaliera del controvalore scambiato durante il mese è aumentata dell’8% a quota 3,2 miliardi di euro (2,8 miliardi di sterline). Il controvalore totale scambiato su azioni internazionali è aumentato del 63% rispetto ad aprile 2009 a 14,6 miliardi di sterline; anche la media giornaliera del controvalore scambiato è aumentata del 63% raggiungendo la cifra di 731 milioni di sterline (836 milioni di euro). La media giornaliera dei contratti scambiati è stata di 54.738, in aumento del 16% rispetto ad aprile 2009. (9Colonne)

SOSPESI MUTUI PER 1 MILIARDO

In meno di due mesi, tra febbraio e marzo 2010, le banche hanno sospeso mutui per 1 miliardo di euro a oltre 10 mila famiglie. Già a quota 66 milioni di euro, nel primo periodo di avvio dell’iniziativa la liquidità in più per far fronte alla crisi. Sono stati infatti 10.281 i contratti di mutuo – per un debito residuo di 969 milioni di euro – che hanno usufruito di questa opportunità. Ogni famiglia avrà dunque a disposizione in media 6.600 euro in più. Questi i primi dati del monitoraggio sulla sospensione dei mutui, presentati a Roma dall’Abi. Nel dettaglio, la soluzione più frequente per le operazioni di sospensione ha riguardato l’intera rata (93% dei casi). La causa più frequente che ha determinato la necessità di ricorrere a questa opportunità nelle posizioni "in bonis" (senza ritardi nei pagamenti) è stata la sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario (Cig, mobilità ecc.). Nelle posizioni con ritardo nei pagamenti, invece, la cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Dal punto di vista "territoriale", il maggior numero di domande ammesse è al Nord con il 58%, seguono Sud e isole con il 23% e il Centro al 19%. Nei giorni scorsi è stata presentata la Guida "Diamo credito alla tua voglia di ripartire", un opuscolo sul funzionamento delle iniziative che l’Abi promuove insieme a istituzioni pubbliche e private: sospensione dei mutui, anticipo dell’indennità di cassa integrazione guadagni straordinaria, fondo nuovi nati, prestiti per studenti universitari, programmi di microcredito, accesso ai fondi per la prevenzione dell’usura. In particolare, l’Accordo sulla sospensione delle rate di rimborso dei mutui realizzato lo scorso dicembre tra Abi e Associazioni dei consumatori, è diretto ad offrire uno strumento immediato di aiuto alle famiglie. Le caratteristiche principali sono: sospensione per almeno 12 mesi, anche nei confronti dei clienti con ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni consecutivi; mutui di importo fino a 150.000 euro accesi per l’acquisto, costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale; clienti con un reddito imponibile fino a 40.000 euro annui, che hanno subito o subiscono nel biennio 2009 e 2010 eventi particolarmente negativi (morte, perdita dell’occupazione, insorgenza di condizioni di non autosufficienza, ingresso in cassa integrazione). L’iniziativa costituisce la misura minima alla quale le banche associate potevano aderire, ferma restando la piena libertà di ciascuna banca di offrire al cliente condizioni migliori rispetto a quanto previsto dall’Accordo. Ad oggi hanno offerto condizioni migliorative 172 banche, rappresentative del 64% del mercato. (9Colonne)

ADUC: IL MONDO NELLE MANI DI UNA FINANZA MALATA

All’indomani di una giornata campale per la borsa italiana ed in particolare per le banche, con perdite anche dell’8% in un sol giorno, l’associazione dei consumatori Aduc affida ad Alessandro Pedone, responsabile per la Tutela del Risparmio, un commento decisamente controcorrente. "A scatenare il putiferio – si legge nella nota dell’Aduc - sarebbe stato un rapporto di una agenzia di stampa (Moody’s, la stessa che dette la stura alla speculazione sulla lira del ‘92) nel quale ci sarebbe scritto una banalità: qualora i titoli di stato italiani si deprezzassero fortemente le banche italiane ne risentirebbero. Ma vaaa? Davveeero? Che "notizione"! Nessuno, ovviamente, legge il rapporto di Moody’s ma tutti iniziano a vendere e sulle vendite iniziano le "notizie" che "giustificherebbero" le vendite. Notizie più o meno vere fra le quali quella – inverosimile – secondo la quale Standard&Poor’s starebbe per abbassare il rating all’Italia. Sarebbe bastato leggere lo stesso rapporto di Moody’s per rendersi conto che non è in discussione la solidità del sistema bancario italiano che (seppur con tutti i suoi difetti) è uno dei più solidi fra i Paesi sviluppati. Ma sappiamo come funzionano i mercati: le vendite e gli acquisti non si fanno ormai più sulla base dei dati, ma prevalentemente sulla base dell’umore, dei "si dice" e dei… trading system. Passano poche ore e sui listini americani accade il finimondo. L’indice americano Dow Jones subisce la sua più grande caduta all’interno di un solo giorno dal 1987: circa il 10%! Cosa è successo? Come al solito i giornalisti si affrettano a "spiegare" i movimenti dei mercati. Le agenzia di stampa si affollano di dotte spiegazioni che darebbero la colpa alla Banca Centrale Europea la quale non sarebbe sufficientemente attiva nel fronteggiare la crisi dell’Euro. Secondo questi dotti operatori, la credibilità dell’euro potrebbe bloccare la ripresa economica globale ormai in atto. Qualche ora dopo si scopre che sarebbe stata tutta colpa di un operatore di CitiGroup che invece di schiacciare sul computer il tasto "m", che sta per "milion", avrebbe schiacciato il tasto "b", per "bilion", e avrebbe causato il "panic selling" (?). Poverino… tutti sappiamo che nella tastiera la "m" e la "b" sono troppo vicine. Se proprio non si riesce a fare una riforma del sistema finanziario, almeno facciamo una legge per modificare il layout della tastiera dei computer usati dal sistema finanziario…".

"La finanza – conclude l’esperto dell’Aduc - , ormai, è qualcosa di troppo rilevante per il benessere dell’intero pianeta. Una riforma dovrebbe partire da tre cardini che appaiono banalità, ma che sono invece eresie per il sistema finanziario: 1) Le banche facciano le banche e le società d’investimento facciano le società d’investimento. Il mestiere delle banche è quello di prestare soldi alle imprese ed a chi ne ha bisogno. Questa attività è diventata ormai marginale per i profitti delle grandi banche che sono diventate dei giganteschi hedge fund. E’ l’ora di dire basta! 2) Si compra e si vende solo ciò che si possiede. Sembra assurdo, ma quello che appare evidente nel mondo reale non lo è affatto in finanza dove è normale poter vendere quello che non si ha. Non si tratta solo di short-selling scoperto, ma soprattutto di una serie di prodotti derivati, come i CDS, i quali, di fatto, vendono un’assicurazione che non esiste (come si può vendere, credibilmente, un’assicurazione contro il default di uno stato come gli USA?). 3) Deve esserci un rapporto massimo fra capitale sociale e rischi assunti nei mercati finanziari. Non è tollerabile che grandi istituzioni finanziarie assumano rischi che poi non possono gestire". (9Colonne)

FONDI COMUNI, IN APRILE RACCOLTI 76 MILIONI

Nel corso del mese di aprile il sistema fondi raccoglie complessivamente 76 milioni di euro. Il patrimonio si rafforza ulteriormente e si assesta a quota 446 miliardi. I flussi di raccolta vengono indirizzati principalmente verso i prodotti obbligazionari, Flessibili e Bilanciati. Lo ha reso noto oggi Assogestioni. I Fondi Obbligazionari raccolgono poco meno di 1,3 miliardi di euro e continuano a detenere gli asset più consistenti del settore, pari al 40% circa del patrimonio complessivo: 175 miliardi di euro. I Fondi Flessibili possono contare su flussi netti pari a 824 milioni di euro. Il patrimonio della categoria supera abbondantemente la soglia dei 62 miliardi di euro, pari al 14% degli asset dell’intero settore. I prodotti Bilanciati sono sostenuti da una raccolta netta positiva di 378 milioni, il patrimonio detenuto nelle casse di questi prodotti è oggi superiore a 19,6 miliardi, corrispondenti al 4,4% del patrimonio investito in fondi comuni. Dopo il ritorno in territorio positivo, registrato lo scorso mese, i Fondi Hedge tornano in negativo con deflussi pari a 130 milioni di euro. Nonostante il risultato negativo di raccolta, gli asset detenuti dalla categoria crescono oltre i 14,3 miliardi, pari a oltre il 3% del patrimonio complessivo. Crescono nel corso del mese i deflussi dai Fondi Azionari. Il dato registrato da Assogestioni evidenzia uscite per 266 milioni e un patrimonio che al momento della rilevazione vale poco meno di 97 miliardi di euro, il 22% circa degli asset.

Rallentano invece nel corso del mese i deflussi registrati dai Fondi di Liquidità. Il calcolo messo a punto dall’associazione indica riscatti per circa 2 miliardi di euro. Il patrimonio della categoria scende dagli 80 miliardi di marzo agli attuali 77, pari al 17% degli asset totali. Il dato di raccolta positivo è sostenuto dagli afflussi provenienti dai Fondi di diritto Estero. Infatti, sono nuovamente loro i protagonisti del risultato di raccolta, con un contributo provvisorio di circa 898 milioni di euro. Gli asset stimati sono ancora in crescita: 233,7 miliardi pari al 52% del patrimonio complessivo. Dai Fondi di diritto estero promossi da Gruppi italiani giungono 1 miliardo di euro. È invece negativo di 152 milioni di euro il contributo dei Gruppi esteri. Rallentano i deflussi registrati dai Fondi di diritto Italiano che questo mese sono pari a 822 milioni di euro. Gli asset di questa tipologia di prodotti ammontano a 212 miliardi di euro, ben oltre il 47% del patrimonio. I prodotti domestici promossi da Gruppi italiani accusano nel corso del mese deflussi per 654 milioni di euro. Negativo di 168 milioni di euro l’apporto proveniente dai Fondi di diritto Italiano promossi da Gruppi esteri. Ad aprile i Gruppi Italiani continuano a detenere l’80,3% del patrimonio e registrano flussi positivi per 397 milioni di euro. I Gruppi Esteri archiviano momentaneamente il mese con flussi negativi pari a 320 milioni di euro. (9Colonne)

MATERIE PRIME: IL CARO-PREZZI STROZZA LA RIPRESA

"L’improvvisa fiammata dei prezzi delle materie prime rischia di soffocare sul nascere i primi spiragli di ripresa e di tagliare le gambe a tutto un sistema di imprese impegnato a rialzare la testa. Il rischio è di annegare, proprio quando siamo in prossimità della riva". A lanciare l’allarme sulla nuova emergenza è il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin. "Nel mese di marzo - spiega - l’approvvigionamento di tutte le materie prime, dal minerale di ferro all’acciaio, dal rame all’alluminio, alla cellulosa ha registrato rincari medi del 56% rispetto allo stesso mese del 2009, con punte del 139% per il nickel, 100% per il minerale di ferro, 90% per il rame, 80% per lo zinco. Commodity che incidono in modo rilevante sui costi delle imprese, con gravi ripercussioni su tutto il manifatturiero, meccanica in testa". "Dall’inizio dell’anno - continua il presidente di Confindustria Padova - stiamo subendo rialzi assillanti e ingiustificati che drogano il mercato. Oltre all’esplosione della domanda dal Far East, il timore è che siano in atto speculazioni che ci riportano ai picchi dell’estate 2008. Ribaltare a valle gli aumenti è di fatto impraticabile, dunque saranno le imprese a farsene carico comprimendo i margini. E questo proprio nel momento in cui si iniziano a vedere i primi spiragli per ordinativi e produzione. Per aziende che faticosamente cercano di risollevarsi, potrebbe essere il colpo finale". La situazione, denuncia Peghin, sta diventando pesante per l’intero comparto industriale. Se il baco del contagio è la siderurgia, ricadute immediate si registrano anche nella chimica, automotive, alimentare, cartiere, gomma-plastica, elettronica, edilizia. Una macchia d’olio che si sta allargando a tutto il manifatturiero, che a Padova vuol dire 13.200 aziende con oltre 110mila addetti, di cui 5.500 aziende (41,7%) con 54mila addetti nella sola meccanica. Lo scenario desta preoccupazione e incertezza, soprattutto per le imprese intermedie, quelle cioè a metà strada tra i fornitori di materie prime e semilavorati e l’industria a valle. E’ il caso, ad esempio, dell’industria siderurgica, che acquista il minerale ferroso e fornisce tubi, lamiere e profilati ai produttori di auto, elettrodomestici, macchinari; o chimica, che con vernici coloranti, collanti, materie plastiche rifornisce chi fabbrica il prodotto finito. "Il comparto meccanico - insiste Peghin - è impegnato a cogliere ogni minimo risveglio della domanda e non può assorbire aumenti di costo così rilevanti". L’origine di questa nuova "bolla" ha diverse cause. Prima di tutto nel Far East (in particolare Cina e India), dove la domanda di materie prime in continua ascesa ha rotto gli equilibri del mercato europeo. E se oggi le imprese padovane denunciano rincari del 20-25% per l’acciaio, per i prossimi mesi si temono ulteriori balzi. L’altra causa è la speculazione finanziaria. "L’abuso di finanza in un settore cruciale come questo - afferma Peghin - rischia di innescare una spirale di inflazione che non possiamo permetterci". Il presidente di Confindustria Padova rivolge un appello al Governo e agli europarlamentari del Nord Est. "Se vogliamo salvaguardare la possibilità di una ripresa, serve un’azione decisa in sede europea per bloccare sul nascere l’insorgere di cartelli, accordi e speculazioni e promuovere misure a garanzia del corretto funzionamento del mercato delle materie prime. Le nostre aziende sono già fortemente provate, pagano l’energia più cara d’Europa, scontano ritardi biblici nei pagamenti. Ora rischiano di essere schiacciate, ancora una volta, da logiche non industriali che minano la competitività. Abbiamo bisogno di una filiera competitiva anche nei prezzi per valorizzare il nostro export, è una battaglia che non possiamo perdere". (9Colonne)

INTUIZIONI FEMMINILI PER CAMBIARE L’ECONOMIA

Le donne reggono il mondo. Lavorano più degli uomini, si fanno carico del "welfare domestico quotidiano", gestiscono l’economia e il denaro con più lungimiranza, in situazioni di crisi, in casa o nella propria azienda. Eppure in tutto il mondo guadagnano meno e sono meno rappresentate nelle istituzioni, nei Parlamenti e nei consigli d’amministrazione delle imprese. Il volume "Le donne reggono il mondo. Intuizioni femminili per cambiare l’economia" a cura di Elena Sisti e Beatrice Costa, (Altreconomia Edizioni, 128 pagine, 12.00 euro) contiene un punto di vista diverso e plurale per comprendere i motivi di tali diseguaglianze e "cucinare" un futuro diverso. Dodici conversazioni per dare voce alle intuizioni di esperte e studiose le cui opinioni spesso si perdono tra quelle gridate degli uomini e che raccontano un’altra economia, fatta non solo di profitti, ma di relazioni, di cura delle intuizioni, di attenzione alle prossime generazioni. L’economia, la finanza, il welfare, il lavoro, le leggi e la tutela dei diritti, l’accesso al cibo, i cambiamenti climatici, l’urbanistica in una prospettiva di genere e nelle parole di Simona Beretta, Marina Terragni, Ann Pettifor, Monica D’Ascenzo, Manuela Naldini, Francesca Bettio, Paola Villa, Beatrice Costa, Liana Ricci, Silvia Macchi e Stefania Scarponi. "Le donne sono in una posizione privilegiata – si legge nella prefazione - per vedere i limiti dell’economia così come oggi è architettata, perché sono coloro che svolgono la maggior parte del lavoro complessivo e il loro lavoro formale si concentra nei settori meno retribuiti. Guardare al mondo attraverso gli occhi di una donna significa provare a introdurre radicali trasformazioni tra le certezze del mondo moderno, per notare quanto lavorano le donne che ‘non lavorano’, quanto contribuiscono all’economia e al benessere comune, come il benessere stesso debba essere rimesso al centro dell’analisi della nostra società e come quello individuale sia correlato a quello collettivo". Elena Sisti si occupa di ricerca economica, è esperta in particolare di sviluppo e sostenibilità; Beatrice Costa si occupa di ricerca su diritti delle donne e politiche di genere per ActionAid. (9Colonne)

DIMINUISCE IL REDDITO DELLE FAMIGLIE

Nel capitolo dedicato alle famiglie, l’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia (aprile 2010) segnala che i consumi hanno ristagnato nel quarto trimestre del 2009, dopo essere cresciuti di oltre mezzo punto percentuale in quello precedente. La contrazione degli acquisti di beni semidurevoli (-2,2 per cento sul trimestre precedente) e durevoli (-1,4 per cento, nonostante lo stimolo proveniente dagli incentivi alla rottamazione scaduti a dicembre) è stata compensata dal rialzo dei consumi di beni non durevoli (0,6 per cento), il primo dopo sei cali consecutivi. La spesa in servizi è rimasta stazionaria. Nel complesso del 2009 la contrazione dei consumi (-1,8 per cento) ha riflesso soprattutto l’andamento del reddito disponibile delle famiglie. Sulla base di un insieme informativo ancora incompleto la Banca d’Italia stima infatti che in termini reali il reddito disponibile sia sceso di oltre due punti percentuali rispetto al 2008, registrando la seconda flessione annua consecutiva. In presenza della lieve diminuzione del deflatore dei consumi, la contrazione è interamente ascrivibile al complesso dei redditi nominali; sui redditi da lavoro ha inciso il netto calo degli occupati, mentre su quelli da capitale ha gravato la caduta sia dei dividendi e degli utili distribuiti dalle imprese, sia degli interessi netti affluiti alle famiglie. A partire dai mesi estivi la ricchezza delle famiglie ha beneficiato della ripresa dei corsi azionari. Il clima di fiducia dei consumatori, in progressivo miglioramento nella seconda metà del 2009, è tornato a peggiorare quest’anno, riportandosi, in marzo, sui livelli dello scorso giugno. Sulla fiducia delle famiglie pesa il maggiore pessimismo circa la situazione economica generale del paese e l’accresciuta preoccupazione sulle condizioni del mercato del lavoro: la percentuale dei consumatori intervistati che prevede un forte aumento della disoccupazione nei prossimi dodici mesi è salita oltre il 30 per cento in marzo, il doppio di quanto registrato lo scorso luglio. Incide sui giudizi dei consumatori anche il deterioramento dei bilanci familiari: le prospettive di risparmio sono viste come sensibilmente meno favorevoli. Inoltre le percezioni d’inflazione sono aumentate nell’ultimo semestre, in sintonia con la risalita dell’indice dei prezzi al consumo.

Nel quarto trimestre del 2009, il debito delle famiglie in rapporto al reddito disponibile è lievemente salito, al 60 per cento. L’incremento ha riflesso prevalentemente l’aumento dei prestiti bancari a medio e a lungo termine e la riduzione del reddito disponibile. Il livello dell’indebitamento rimane comunque nettamente inferiore a quello medio dell’area dell’euro (prossimo al 95 per cento a settembre del 2009). Gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento di interessi e restituzione del capitale) hanno continuato a scendere, al 9,2 per cento del reddito disponibile, grazie anche a un ulteriore calo dei tassi di interesse sui prestiti per l’acquisto di abitazioni. I tassi sul credito al consumo sono invece lievemente aumentati. (9Colonne)