Archive for Giugno, 2010

BANCA ETICA FINANZIA LE COOP

Banca Popolare Etica garantirà l’afflusso di risorse per lo start-up ed il consolidamento delle imprese cooperative, di nuova costituzione e non, promosse da Legacoop: è questo il contenuto del protocollo di intesa tra Banca Etica e la Lega delle cooperative presentato ieri a Bologna. I finanziamenti potranno essere richiesti da tutte le imprese aderenti a Legacoop, sull’intero territorio nazionale e qualunque sia il settore di attività. I prestiti saranno garantiti da Coperfidi Italia, società costituita pochi mesi fa e frutto della fusione tra 12 confidi afferenti al mondo cooperativo. "Con questo accordo – ha detto Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica - abbiamo voluto dare un segno tangibile della vicinanza tra la Banca Etica e il mondo dell’economia responsabile rappresentato dalle cooperative che in questa fase di crisi economica più che mai meritano l’incoraggiamento di un accesso al credito agevolato. I finanziamenti potranno essere utilizzati per ri-capitalizzare le cooperative, per lanciare nuove iniziative ma anche per sostenere le imprese cooperative in questa fase difficilissima per l’economia: gli enti pubblici ormai pagano i fornitori a un anno se non di più. In questo contesto noi come Banca del terzo settore e delle imprese sociali siamo disponibili a fare la nostra parte, naturalmente con i nostri criteri di valutazione sociale ed economica; vogliamo quindi sostenere le cooperative, ad esempio con anticipi fatture a condizioni vantaggiose. Speriamo davvero – ha concluso Biggeri – che questo accordo sia l’asse portante per rafforzare la collaborazione tra finanza etica e mondo cooperativo: due settori dell’economia italiana che condividono una visione responsabile e orientata al bene comune delle attività economiche e che possono legittimante candidarsi a essere anticorpi della crisi, in grado di sviluppare risposte positive e innovative". "In un contesto come quello attuale, che vede il Governo da un lato riconoscere la gravità della situazione economica e dei conti pubblici e dall’altro dare risposte solo emergenziali e non strutturali – ha detto Giuliano Poletti, presidente di Legacoop – noi pensiamo che tra finanza ed impresa può sussistere una azione comune volta allo sviluppo ed alla crescita di imprese sane sostenute da un credito responsabile. Per fortuna i confini di questa alleanza vanno al di là del perimetro dei soggetti che oggi presentano questo accordo, frutto di una lunga collaborazione che si è concretizzata nella convenzione che Banca Etica ha sottoscritto con Coopfond a favore delle cooperative sociali, nella partecipazione di Banca Etica a Cooperfactor e nella sottoscrizione della convenzione tra Cooperfidi Italia e Banca Etica e che prelude ad ulteriori collaborazioni. Il Governo indica, nella manovra che si appresta a varare, una crescita del 2% nel 2012. Si tratta di un obiettivo molto "sfidante", di non facile conseguimento. Questo aumenta la responsabilità e l’impegno delle imprese e della finanza che guardano al benessere economico e sociale delle persone e del territorio in cui operano. E’ con questo spirito – ha concluso Poletti – che sottoscriviamo questo accordo".(9Colonne)

NO PIL, IL BHUTAN PREFERISCE LA FELICITA’

Da tempo si dice che il Pil, indicatore che misura il valore dei beni e dei servizi prodotti da un paese, non dovrebbe essere assunto come l’unico o il principale indicatore dello sviluppo economico. Il Bhutan, piccolo stato himalayano che solo nel 2008 si è dato per la prima volta un governo eletto dal popolo, ha tradotto queste critiche in realtà, sostituendo al Pil (Gdp nei paesi anglosassoni) la Gross National Happiness (Gnh), ovvero la Felicità nazionale lorda. A parlare di questa esperienza singolare è stato, al Festival dell’Economia di Trento, il primo ministro del Bhutan Jigmi Y. Thinley. Interloquendo con Andrea Brandolini della Banca d’Italia, il primo ministro ha spiegato che quella della Felicità nazionale non è una trovata folcloristica ma, al contrario, un sistema rigoroso per misurare gli effetti dell’attività economica in termini meno astratti del Pil, indirizzando le politiche pubbliche verso un obiettivo condiviso dalla gente. "Il Pil - ha ricordato Thinley - è nato attorno al 1934, dopo la grande crisi economica del ’29. Esso non doveva essere utilizzato come indice del progresso umano complessivamente inteso. Ma così è stato. Il risultato è il caos che abbiamo sotto i nostri occhi. Il Pil - aggiunge - promuove la crescita economica continua e senza limiti. Questo è un processo insostenibile in una realtà in cui le risorse sono invece finite, a partire dalle risorse ambientali, necessarie ai fini della produzione dei beni di consumo". La conclusione a cui ha portato questo ragionamento è che "Il punto fondamentale è che noi non viviamo in maniera sostenibile. Da qui è nata l’idea della felicità interna lorda. In Bhutan si ritiene che la felicità è data dall’equilibrio fra i bisogni del corpo e quelli della mente. Il Pil è servito a soddisfare i bisogni del corpo. Esso ha portato però ad uno stile di vita consumistico. Noi crediamo che il nostro concetto di felicità debba essere qualcosa di concreto e misurabile; se è così, esso diventa una responsabilità della classe dirigente e l’oggetto delle sue politiche. Il primo ministro Thinley ha poi ricordato che fu lo stesso del Buthan a formulare i quattro pilastri su cui poggia il concetto di felicità interna lorda. "Il primo pilastro - chiarisce - è uno sviluppo sociale equo e sostenibile, che assicuri assistenza sociale, salute, istruzione, giustizia, in modo tale da mettere ciascun cittadino nella condizione di perseguire la sua personale via alla felicità. Il secondo pilastro - prosegue Thinley - è quello della sostenibilità ambientale: il Bhutan vive ai piedi dell’Himalaya, una catena montuosa giovane, che sta ancora crescendo Con un ambiente così bisogna fare molta attenzione: se maltrattato reagisce con alluvioni, valanghe, erosione dei pendii e così via. Oggi siamo forse l’unico paese in via di sviluppo al mondo in cui la copertura boscosa è cresciuta - oggi è pari al 72% del territorio -, nonostante la crescita della popolazione e delle attività economiche. Il terzo pilastro è la promozione della cultura, che implica anche la conservazione della cultura". Infine viene il quarto pilastro: "Il buon governo. La nostra è, credo, la democrazia più giovane al mondo. Ciononostante non possiamo non vedere i difetti di altre democrazie, specie nei paesi in via di sviluppo", dove "la libertà è qualcosa che in realtà non esiste. Credo che la libertà sia essenziale. Libertà di scegliere il proprio destino, libertà di fare le proprie scelte quotidianamente. Nel caso del Bhutan, ci sono persone che ci ammirano per il percorso fatto; il re, dopo l’adozione della democrazia, ha abdicato, per sostenere questo nuovo percorso, e ha trasmesso i poteri al figlio, che però è un monarca costituzionale con prerogative limitate". Pur non potendo riassunta in una formula matematica, anche la felicità può però esser misurata e lo strumento sono degli indicatori: "Abbiamo identificato nove ambiti in cui questa felicità si manifesta: tenore di vita (reddito disponibile, sicurezza del lavoro ecc.); stato di salute; livello di istruzione; ambiente e natura; cultura; vitalità della comunità; utilizzo del tempo (anche il tempo che si usa per stare da soli, per pensare, per riflettere, un tempo che non adoperiamo per ottenere dei vantaggi materiali); benessere psicologico; buon governo". Insomma, non solo finanza. (9Colonne)

PRIVATE EQUITY: MEGLIO CON I CONSIGLIERI INDIPENDENTI

L’abilità di crescere attraverso la leva finanziaria e quella di ridurre l’holding period delle partecipazioni sono note come fattori che impattano positivamente sul rendimento degli investimenti in capitale di rischio (private equity e venture capital) ma i risultati di uno studio del Carefin Bocconi, Centre for applied research in finance, sottolineano che anche le scelte in ambito di corporate governance, e in particolare il controllo esercitato sui board delle partecipate tramite l’utilizzo di consiglieri indipendenti, incidono positivamente. Lo studio, condotto da Stefano Caselli, ha analizzato tutte le operazioni in capitale di rischio (987 in totale) avvenute in Italia tra il 1998 e il 2007. I dati illustrano che gli investitori agiscono con un orizzonte di medio/lungo termine (l’holding period medio è di 34 mesi), che la dimensione media delle operazioni è di 6,76 milioni di euro e la media della partecipazione detenuta nell’impresa in cui si investe è del 23% (in nessuna operazione il fondo ha acquisito una partecipazione di maggioranza). Nel 97% dei casi dove è avvenuto i fondi hanno scelto un solo membro del cda. Le imprese target sono per la maggior parte di proprietà di individui o famiglie e il mercato si concentra maggiormente su operazioni di espansione (52%) e di buy-out (26%) e meno su start-up (13%). La modalità di uscita prevalente invece risulta il trade sale (82% dei casi). La media del ritorno sull’investimento (l’Irr - internal rate of return) è generalmente positiva (il valore medio è di 11,67%) e risulta più alta nei casi di operazioni di espansione (media del 30,6%) e di buy-out (33,84%). Analizzando separatamente le operazioni in cui gli investitori hanno imposto consiglieri indipendenti sui board delle imprese partecipate (436) e quelle dove non è avvenuto (551), lo studio illustra che le operazioni con consiglieri indipendenti mostrano una performance più elevata (13,29% contro 10,38% di Irr). "Molti investitori in capitale di rischio utilizzano i consiglieri indipendenti come strumento per migliorare la performance e i risultati suggeriscono che ha un impatto positivo - anche se le performance migliori sono influenzate anche da crescita industriale, struttura finanziaria e holding period," spiega Caselli. Lo studio illustra inoltre che le operazioni effettuate da fondi gestiti da banche hanno performance peggiori, dato che gli incentivi a valorizzare al massimo gli investimenti sono meno chiari, e che questo impatto negativo sui rendimenti è maggiore nei casi in cui la banca ha precedentemente elargito prestiti all’azienda partecipata. Proseguendo, l’analisi ha verificato se le caratteristiche dei singoli consiglieri influiscono in maniera diversa sugli investimenti. Analizzando le imprese in cui sono presenti consiglieri indipendenti, i risultati sottolineano che, prima o durante l’investimento, il numero di partecipazioni e presenze in organi amministrativi di nomina della sgr sono negativamente, e significativamente, correlati con il ritorno sull’investimento. "Nelle imprese in cui la figura dei consiglieri indipendenti è presente, il profilo di ciascun consigliere sembra essere statisticamente significativo per la realizzazione del risultato finale," spiega Caselli. "I consiglieri indipendenti con molte nomine, con ogni probabilità, non sono così indipendenti come potrebbe sembrare ed è plausibile che la loro designazione non sia utilizzata per la realizzazione di obiettivi di performance, ma per obiettivi non legati a questo aspetto. Inoltre, l’abilità di monitoraggio dei consiglieri scelti dai fondi d’investimento si indebolisce quando sono eccessivamente impegnati su troppi fronti." (9Colonne)

ECCO L’ECONOMIA DELL’ITALIA UNITA

Le ricerche promosse dalla Banca d’Italia in vista delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono centrate sulle risposte che l’economia italiana ha saputo dare, nel corso della propria storia, ai grandi mutamenti del contesto internazionale: episodi di espansione e di crisi, di globalizzazione e di chiusura autarchica. Oltre ad accrescere la conoscenza della storia del nostro Paese, gli studi offriranno spunti per meglio comprendere la posizione attuale dell’Italia nel contesto dell’economia mondiale. I risultati saranno presentati in un convegno internazionale che si terrà a Roma nell’autunno del 2011. Il progetto si articola in diciassette ricerche, affidate a studiosi italiani e stranieri. Oltre all’evoluzione della produttività e del benessere, si analizzano l’uso della tecnologia, i cambiamenti nella specializzazione produttiva dell’economia, i casi più rilevanti di internazionalizzazione delle imprese, l’accumulazione del capitale umano, il capitale sociale, i flussi migratori, le interazioni tra economia e sistema legale. Un lavoro approfondisce le relazioni tra finanza e crescita; un altro esamina il ruolo della finanza pubblica in alcune fasi critiche dell’economia italiana. Infine, due ricerche sono dedicate alla politica economica, prima e dopo la seconda guerra mondiale. Le ricerche saranno affiancate dalla ricostruzione e pubblicazione di statistiche storiche. In particolare verranno messe a disposizione, in collaborazione con l’Istat, nuove serie storiche dei principali aggregati di contabilità nazionale. Saranno pubblicate le statistiche del commercio con l’estero dal 1862 al 1950, con un livello di disaggregazione merceologica molto dettagliato. Infine, verranno pubblicati i dati di bilancio delle aziende di credito dal 1890 al 1973, raccordabili con le moderne segnalazioni. Parallelamente è stata avviata, da parte di un nucleo di giuristi, una ricostruzione storica della normativa italiana in materia bancaria, finanziaria e assicurativa. L’opera, che conterrà un’analisi integrata di banca, finanza e assicurazione, sarà caratterizzata da una prospettiva internazionale e comparatistica, con particolare riferimento al diritto comunitario. Coordina i lavori per il Convegno storico internazionale un Comitato Scientifico. (9Colonne)

ECCO GLI INVESTIMENTI DELLE FAMIGLIE

Nel 2009 le famiglie italiane hanno continuato a investire in attività finanziarie percepite come poco rischiose, ponendo comunque attenzione al rendimento offerto. Gli acquisti netti di strumenti emessi dalle banche, sebbene in calo rispetto al valore eccezionalmente alto del 2008 (95 miliardi), sono risultati ancora elevati, pari a 47 miliardi. E’ quanto si evince dalla relazione annuale della Banca d’Italia. Depositi e obbligazioni bancarie rappresentano quasi il 30 per cento della ricchezza delle famiglie. Sono stati di entità rilevante anche gli investimenti netti in polizze assicurative del ramo vita (24 miliardi, rispetto a un flusso negativo nel 2008), in particolare in quelle di tipo tradizionale con garanzie sul rendimento minimo; assicurazioni, fondi pensione e TFR hanno raggiunto il 18 per cento delle attività. Nell’anno la raccolta postale netta è raddoppiata, esclusivamente nella componente dei libretti e buoni postali che offrono un rendimento più elevato rispetto al deposito in conto corrente. Il risparmio postale rappresenta poco meno del 10 per cento delle attività totali. Gli investimenti in titoli di Stato hanno riguardato soltanto quelli a medio e a lungo termine, il cui peso sulla ricchezza totale è rimasto invariato al 5 per cento. Gran parte dei titoli di Stato a breve termine in scadenza non sono stati rinnovati a causa dei bassi rendimenti, dando luogo a un flusso netto negativo per 63 miliardi che ha quasi azzerato la quota di questo strumento nel portafoglio. Nell’anno vi sono stati anche segnali di ripresa degli investimenti in attività più rischiose, che hanno beneficiato dell’aumento dei corsi sui mercati finanziari. Si sono registrati significativi acquisti netti di azioni (49 miliardi) e si è interrotto il deflusso dal comparto dei fondi comuni che era stato particolarmente intenso a partire dal 2006. La raccolta netta dei fondi comuni è stata positiva per 8 miliardi e ha riguardato esclusivamente quelli di diritto estero. Alla fine del 2009 azioni e fondi comuni rappresentavano il 29 per cento delle attività finanziarie, una quota molto contenuta se confrontata con quella dell’inizio dello scorso decennio (45 per cento). Il calo è attribuibile sia a un mutamento di preferenze nelle scelte di investimento, sia a una riduzione del valore di questi strumenti. Sebbene la detenzione di queste attività rischiose sia in linea con quella dell’area dell’euro (23 per cento), in Italia è minore la presenza di fondi comuni e risulta più elevato il possesso di azioni, principalmente non quotate, e partecipazioni. (9Colonne).