Assedio a palazzo koch

- Scritto da: martina -

La nomina del successore di Mario Draghi al vertice della Banca d’Italia si è trasformata in un nuovo motivo di frizione tra Berlusconi e il ministro Tremonti. Quando sembrava ormai certo che Palazzo Chigi avrebbe proposto al consiglio superiore della banca e quindi al capo dello Stato il nome di Fabrizio Saccomanni, la partita è stata improvvisamente riaperta dal ministro dell’economia, sponsor di un altro candidato eccellente e a lui vicino, Vittorio Grilli. Per tutto il giorno, mentre il consiglio superiore della banca era riunito, ci sono state consultazioni tra Berlusconi, Tremonti e lo stesso Draghi, che tra poche settimane lascerà l’Italia per andare a dirigere la Bce. Fonti vicine al Quirinale riferiscono di un capo dello Stato fortemente irritato per il rischio di un’ennesima rissa nella maggioranza su un tema cruciale anche per l’immagine internazionale dell’Italia. Nessuno dei candidati all’incarico di governatore merita di diventare pedina di un gioco politico. Non lo merita Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia dal 2006, membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali e supplente del governatore nel consiglio direttivo della Banca centrale europea. Non lo merita Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro dopo essere stato ragioniere dello Stato e aver insegnato in alcune delle più prestigiose università del mondo. E non lo meritano i possibili outsider come Ignazio Visco, carismatico vicedirettore generale di Palazzo Koch , o Lorenzo Bini Smaghi, attuale rappresentante italiano nel direttivo della Bce. Nessuno di loro trarrà forza da un nomina resa opaca da esibiti appoggi politici, soprattutto nel pieno di una crisi che sta mettendo a repentaglio l’euro e la finanza pubblica. Il fatto poi che Bossi abbia dichiarato di preferire Grilli "se non altro perché è di Milano", non fa che confermare il leggendario giudizio di Ennio Flaiano: in Italia la situazione politica è grave ma non è seria.