BANCA ETICA PROMUOVE DRAGHI

“Una relazione attesa quella di Draghi, che con continuità e autorevolezza segnala le distorsioni del sistema bancario e non manca di richiamare attenzione sui punti sensibili di una finanza che mostra un volto troppo disinibito”. E’ il commento di Banca Etica sulla relazione annuale del Governatore, tenuta il 31 maggio. “Per chi come noi si occupa di finanza declinandola con i principi dell’etica, sentire le parole del governatore è da tempo una conferma che un altro modo di fare banca è possibile”, si legge in una nota. “I richiami del governatore sono spesso regole già applicate da noi, e ci conforta immaginare un ricorso all’etica – ma non da vetrina - dell’intero sistema bancario. Per dare al credito lo status di diritto universale e rimettere la persona al centro del nostro operato. Concorrenza, regole, mercato, attenzione al cliente, efficienza, valenza sostanziale più che formale dell’attività di vigilanza oltre a pressione per l’eliminazione di rendite di posizione: segnali chiesti da Draghi, ma non da oggi, per un riposizionamento del sistema bancario che ha responsabilità nella crescita di questo paese. Responsabilità che le banche centrali hanno fatto proprie intervenendo ‘con misure immediate e imponenti per scongiurare una crisi sistemica che avrebbe potuto colpire pesantemente l’economia reale’. Sembra un appello - commenta Banca Etica - a fare meglio e di più, a ricoprire con serietà il ruolo a cui si è chiamati quando si dirige un istituto di credito che può essere motore di sviluppo. Il richiamo alle lacune del sistema è forte. Egli parla di incentivi perversi che hanno portato ad operazioni senza una precisa consapevolezza dell’assunzione di rischio da parte degli operatori, di incapacità di gestire l’innovazione finanziaria, di vulnerabilità dovuta all’interdipendenza dei mercati. Di un vero e proprio ’sistema bancario ombra’ causato dalla perdita di presidio e dall’incremento di operazioni speculative. Noi siamo d’accordo sulla necessità di nuove regole, ma ancor prima riteniamo sia fondamentale riorientare i comportamenti ispirandoli a quella correttezza e trasparenza, richiamate dal governatore. La trasparenza nei rapporti con i clienti appare essere la questione chiave. Una trasparenza fatta di coraggio nell’innovazione e di misura nella ripartizione dei costi e dei benefici. Commissione di massimo scoperto (Banca Etica non l’ha mai applicata), comportamenti che favoriscano la portabilità dei mutui sono alcuni passaggi che possono contribuire a riportare su basi sane e paritarie la relazione tra banca e cliente e far ripartire uno dei locomotori necessari a trainare la crescita economica. E perché le banche siano percepite come operatore corretto, partner leale, come dice Draghi. Concordiamo sulla non opportunità che ci si sostituisca al mercato e che non si blocchi l’innovazione finanziaria ma le scelte devono essere orientate a favorire la centralità dei cittadini, in un’ottica che stimoli la concorrenza inserita in un contesto di regole chiare e definite. Prodotti chiari, semplici - anche nel risparmio gestito - e rispondenti alle necessità dei clienti devono essere l’obiettivo primario del nostro fare banca, e in questo la finanza etica può offrire molti spunti di riflessione e d’azione, perché coerente con il corretto funzionamento dei mercati e attenta alla persona e ai suoi bisogni. L’attenzione al cliente è garanzia di stabilità, dice Draghi, e deve ritrovarsi nelle condizioni offerte ai nuovi clienti, ma anche a quelli già acquisiti. Una sana concorrenza pone al centro l’interesse del consumatore e stimola gli operatori all’innovazione ed all’efficienza, elementi questi che devono essere girati a beneficio dei clienti. Infine, condividiamo pienamente, e sentiamo nostra, la preoccupazione per un futuro in cui devono trovare spazio le idee e le energie dei nostri giovani, e quella per il recupero di un meridione che merita attenzione e risorse. Preoccupazioni che noi abbiamo trasformato in obiettivi già da tempo, concentrando gli sforzi al sud e a politiche di credito per avvio di microimprenditorialità rivolte alle fasce deboli e più vulnerabili della società. A dimostrazione che non è solo un problema di quantità di risorse ma soprattutto di orientamento dell’impiego delle stesse”. (9Colonne)

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