LA BORSA ITALIANA? DISTANTE DALL’ECONOMIA REALE
Quando il valore delle azioni schizza e crolla, spesso non c’è alcun riscontro nei risultati dell’economia reale. La Borsa, oggi, serve solo a produrre ricchezza finanziaria per pochi: 75 grandi società, sulle 336 quotate a Milano, valgono oltre il 90% della capitalizzazione. Parte da questa considerazione l’inchiesta che "Altreconomia", il mensile dell’economia solidale e dei consumi critici, dedica alla Borsa. Banche e assicurazioni valgono un terzo della capitalizzazione di Borsa Italiana (marzo 2009), gestiscono la maggior parte dei fondi mobiliari, che sono in tutto 130, e hanno partecipazioni sparse in altre società quotate. Tra queste ci sono anche gli editori dei maggiori quotidiani, in grado, con i propri servizi, di far muovere i titoli, far "girare" il mercato. E se il 15,9% delle azioni scambiate nel 2008 appartengono ad una sola azienda, Unicredit, non è un caso: la banca milanese controlla il 5,9% delle azioni di London Stock Exchange, che controlla anche Borsa Italiana spa ed è una società quotata in Borsa, a Londra, dall’ottobre 2007. Gli altri azionisti importanti sono Borse Dubai Limited (20,6% delle azioni), Qatar Investment Authority (15,1%) e Intesa-Sanpaolo (5,3%). Tutto questo mentre il 62% delle famiglie italiane, secondo dati rilevati nel 2007 dalla Commissione nazionale per le società e la Borsa (Consob), non sono azioniste di spa quotate né aspirano a diventarlo. (9Colonne)

























