A ottobre, l’indice armonizzato europeo dei prezzi al consumo (l’Ipca) fa registrare una variazione congiunturale di +0,4% ed una tendenziale di +0,3. Osservando l’indice nazionale (il Nic), le variazioni sono un po’ più contenute ma entrambe positive: +0,1% la congiunturale, +0,3 la tendenziale. Inoltre la variazione tendenziale della componente di fondo (escludendo, cioè, energetici e alimentari non lavorati) si attesta al +1,3%, confermando il dato del mese precedente. L’inflazione annuale sinora acquisita è del +0,7% nell’ipotesi che l’indice Nic si confermi allo stesso livello anche nei restanti mesi dell’anno; ma se, come è probabile, dovesse continuare la serie delle variazioni positive sia nella congiuntura che nella tendenza, il 2009 secondo gli econmisti del Cerm Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno- chiuderebbe con un inflazione attorno al +1%. Se si osservano le serie storiche dell’indice armonizzato dall’ottobre del 2007 (pre crisi) ad oggi, i prezzi al consumo hanno fatto registrare solo tendenziali positivi, con la sola eccezione di un -0,1% a luglio 2009. Sul lato congiunturale, solo in 6 occasioni su 25 mesi si sono verificate correzioni al ribasso. La dinamica inflativa ha continuato senza interruzioni, incurante della recessione e della caduta della produzione industriale e dei consumi delle famiglie. Anche adesso che, passate le fasi più acute della crisi, produzione industriale e consumi delle famiglie restano deboli, più deboli in Italia che nella media dei Partner Ue, i prezzi al consumo restano insensibili. In Eurozona, il congiunturale Ipca di ottobre è di +0,2% (inferiore di 2 punti rispetto all’Italia), mentre il tendenziale è negativo per -0,1% (in Italia +0,3%). Paesi come Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Portogallo e Spagna stanno già da alcuni mesi facendo registrare tendenziali negativi. Solo Olanda, Finlandia e Grecia hanno tendenziali di ottobre superiori a quello italiano. Insomma, in Italia i prezzi son rigidi alle condizioni dell’economia e dei mercati, anche in una fase ciclica avversa di proporzioni storiche come quella che stiamo vivendo. In queste condizioni, sicuramente specchio di una insufficiente concorrenza nella distribuzione commerciale e al dettaglio, secondo il Cerm sarebbe opportuno liberalizzare completamente i saldi di stagione, uno dei passi non compiuti dalla recenti riforme "Bersani". Ne deriverebbe un chiaro sostegno ai redditi delle famiglie e ai loro consumi, con effetti di stimolazione della produzione e dei volumi di vendita degli stessi distributori al dettaglio. Se le condizioni di finanza pubblica non rendono praticabile, neppure quest’anno, la detassazione delle tredicesime, quest’altro tipo di intervento sarebbe una misura anticiclica a costo zero per l’Erario, e anche in linea con le esigenze di apertura e ammodernamento dei mercati. Per il Cerm va decisa subito, in modo che possa dispiegare per tempo gli effetti positivi, incentivando comportamenti concorrenziali e riduzioni dei prezzi da subito. (9Colonne)