"L’improvvisa fiammata dei prezzi delle materie prime rischia di soffocare sul nascere i primi spiragli di ripresa e di tagliare le gambe a tutto un sistema di imprese impegnato a rialzare la testa. Il rischio è di annegare, proprio quando siamo in prossimità della riva". A lanciare l’allarme sulla nuova emergenza è il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin. "Nel mese di marzo - spiega - l’approvvigionamento di tutte le materie prime, dal minerale di ferro all’acciaio, dal rame all’alluminio, alla cellulosa ha registrato rincari medi del 56% rispetto allo stesso mese del 2009, con punte del 139% per il nickel, 100% per il minerale di ferro, 90% per il rame, 80% per lo zinco. Commodity che incidono in modo rilevante sui costi delle imprese, con gravi ripercussioni su tutto il manifatturiero, meccanica in testa". "Dall’inizio dell’anno - continua il presidente di Confindustria Padova - stiamo subendo rialzi assillanti e ingiustificati che drogano il mercato. Oltre all’esplosione della domanda dal Far East, il timore è che siano in atto speculazioni che ci riportano ai picchi dell’estate 2008. Ribaltare a valle gli aumenti è di fatto impraticabile, dunque saranno le imprese a farsene carico comprimendo i margini. E questo proprio nel momento in cui si iniziano a vedere i primi spiragli per ordinativi e produzione. Per aziende che faticosamente cercano di risollevarsi, potrebbe essere il colpo finale". La situazione, denuncia Peghin, sta diventando pesante per l’intero comparto industriale. Se il baco del contagio è la siderurgia, ricadute immediate si registrano anche nella chimica, automotive, alimentare, cartiere, gomma-plastica, elettronica, edilizia. Una macchia d’olio che si sta allargando a tutto il manifatturiero, che a Padova vuol dire 13.200 aziende con oltre 110mila addetti, di cui 5.500 aziende (41,7%) con 54mila addetti nella sola meccanica. Lo scenario desta preoccupazione e incertezza, soprattutto per le imprese intermedie, quelle cioè a metà strada tra i fornitori di materie prime e semilavorati e l’industria a valle. E’ il caso, ad esempio, dell’industria siderurgica, che acquista il minerale ferroso e fornisce tubi, lamiere e profilati ai produttori di auto, elettrodomestici, macchinari; o chimica, che con vernici coloranti, collanti, materie plastiche rifornisce chi fabbrica il prodotto finito. "Il comparto meccanico - insiste Peghin - è impegnato a cogliere ogni minimo risveglio della domanda e non può assorbire aumenti di costo così rilevanti". L’origine di questa nuova "bolla" ha diverse cause. Prima di tutto nel Far East (in particolare Cina e India), dove la domanda di materie prime in continua ascesa ha rotto gli equilibri del mercato europeo. E se oggi le imprese padovane denunciano rincari del 20-25% per l’acciaio, per i prossimi mesi si temono ulteriori balzi. L’altra causa è la speculazione finanziaria. "L’abuso di finanza in un settore cruciale come questo - afferma Peghin - rischia di innescare una spirale di inflazione che non possiamo permetterci". Il presidente di Confindustria Padova rivolge un appello al Governo e agli europarlamentari del Nord Est. "Se vogliamo salvaguardare la possibilità di una ripresa, serve un’azione decisa in sede europea per bloccare sul nascere l’insorgere di cartelli, accordi e speculazioni e promuovere misure a garanzia del corretto funzionamento del mercato delle materie prime. Le nostre aziende sono già fortemente provate, pagano l’energia più cara d’Europa, scontano ritardi biblici nei pagamenti. Ora rischiano di essere schiacciate, ancora una volta, da logiche non industriali che minano la competitività. Abbiamo bisogno di una filiera competitiva anche nei prezzi per valorizzare il nostro export, è una battaglia che non possiamo perdere". (9Colonne)