30 Apr, 2010
A diciotto mesi dall’inizio della crisi della finanza internazionale che si è poi tramutata in crisi economica, nonostante l’"annunciata" ripresa da più parti, i lavoratori italiani restano "attendisti". Il dato generale dell’Indice di Fiducia si ferma, infatti, a 34,6 punti in una scala da 0 a 100, leggermente superiore alla seconda rilevazione di settembre 2009 (34), ma sempre al di sotto della positività e del valore di giugno scorso (36), anche se in alcuni casi si evidenziano differenze importanti legate all’incidenza del livello di istruzione, del territorio in cui si lavora e della dimensione aziendale. Così i più "fiduciosi" sono lavoratori del Nord Ovest (36), i dirigenti (39,5), i giovani (38) e i laureati (36), mentre i meno ottimisti i lavoratori del centro Italia (30), gli operai (33) e gli over 50 (32 punti). In questo contesto è da segnalare la ripresa di fiducia nell’azienda che passa da 44 a 47 punti (+3 rispetto a settembre) e, unico dato nazionale della rilevazione che supera quota 50, la fiducia dei lavoratori delle grandi aziende nella propria impresa (53 punti). Queste alcune tra le prime evidenze dell’Indice di Fiducia dei lavoratori dipendenti italiano realizzato da Gi Group in collaborazione con OD&M Consulting. "Tre sono i dati importanti di questo indice: da una parte la timida risalita nella fiducia personale ci dice che la crisi, per quanto pesante, non ha gettato nel panico i lavoratori e anzi, le prime avvisaglie di un ritorno alla normalità si sentono. Inoltre, aumenta di 3 punti la fiducia nelle aziende: questo grazie all’azione del governo e degli ammortizzatori sociali che hanno permesso a realtà ‘sane’ di stare in piedi in un momento critico come quello del 2009" commenta Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group. Delle quattro aree che compongono l’Indice, la fiducia nella propria azienda è, infatti, l’area cresciuta di più rispetto a settembre, seguita dalla fiducia nella propria situazione personale (+ 2); rimasta abbastanza stabile la fiducia nel mercato del lavoro (40 punti 1 rispetto a settembre), mentre ha proseguito il trend negativo fin da giugno scorso la fiducia nelle istituzioni nazionali e sovra-nazionali ( 24 punti 2 rispetto a settembre e 3 rispetto a giugno). Al questionario hanno risposto circa 3.500 lavoratori dipendenti rappresentativi di tutte le categorie professionali e di tutto il territorio italiano, in prevalenza diplomati (37%) e laureati (31%) e appartenenti ad una fascia d’età compresa per lo più tra i 41 e i 50 anni (43%) e nella fascia 31-40 anni (34%). (9Colonne)
26 Apr, 2010
Si sta finalmente ricominciando a parlare di educazione finanziaria. Lo scorso dicembre, negli Stati Uniti, il ministro del Tesoro Geithner e il ministro della Educazione Duncan hanno lanciato alcuni progetti di educazione finanziaria nelle scuole. Programmi di questo tipo sono già stati adottati in Inghilterra, uno dei primi paesi a documentare la mancanza di competenza finanziaria degli individui. Su lavoce.info Annamaria Lusardi, docente di Economia alla Dartmouth College, osserva che "se è importante che i giovani acquisiscano nozioni di economia e finanza prima e non dopo avere preso decisioni finanziarie, è altrettanto importante che possano avere accesso a queste informazioni a prescindere dalle loro condizioni sociali". Dagli studi condotti negli Stati Uniti è emerso che i giovani che hanno nozioni di finanza ed economia provengono da famiglie con alto livello di educazione (i genitori sono laureati) e alto livello di ricchezza (i genitori hanno risparmi pensionistici e investono nel mercato azionario). "Ma parlare di educazione finanziaria solo nelle scuole non basta, perché le decisioni finanziarie vengono prese a ogni età osserva Lusardi -. E alcune di quelle più importanti sono proprie della vita adulta, come ad esempio quando andare in pensione e se trasformare o no in rendita la ricchezza pensionistica accumulata. In vari paesi, l’educazione finanziaria si fa nelle aziende. Se i governi e i datori di lavoro offrono pensioni che richiedono decisioni finanziarie da parte del singolo lavoratore, è utile offrire anche gli strumenti per prendere quelle più adeguate. Gli scettici sostengono che i piani di alfabetizzazione finanziaria sono costosi. In realtà la crisi ci insegna che è costoso non fare educazione finanziaria". (9Colonne)
8 Apr, 2010
"L’affanno con cui le famiglie convivono con la crisi è preoccupante: nel 2009 il calo del reddito è netto e nel primo trimestre del 2010 i dati della Cigs che riguardano il commercio parlano di un boom senza precedenti indotto evidentemente dalla frenata dei consumi". E’ quanto si legge in una nota della Confesercenti. "Senza ripresa della domanda interna non si va da nessuna parte. Ecco perché bisogna riflettere di più sui segnali reali della crisi: è inspiegabile come sia passato sotto silenzio il fatto che nel trimestre gennaio-marzo la Cigs relativa al settore commercio abbia conosciuto un impressionante sussulto, registrando un aumento del 1409,90%, con l’industria che segna un +99% e l’edilizia attestata a +53,1%. Se aggiungiamo il fatto che le piccole imprese che non possono utilizzare la cassa integrazione hanno chiuso a migliaia (solo nel 2009 si registra un saldo negativo nel commercio di circa 30 mila unità e di oltre 50 mila posti di lavoro persi) lo scenario appare ancora fosco. Inoltre anche la Cigs nell’artigianato ha conosciuto una forte escalation con un +1711%: una ulteriore riprova del fatto che le Pmi sono le più tartassate dalla crisi. Se per la riforma fiscale occorrerà un confronto approfondito ed ampio, come è giusto che sia, serve ora però a sostegno dei redditi familiari e delle Pmi una terapia d’urgenza che comprenda meno tasse ed, a copertura, un taglio coraggioso delle spese e degli sprechi". Confesercenti insiste su una riduzione di un punto e mezzo della pressione fiscale come segnale indispensabile per ricreare anche un clima di fiducia attorno all’economia e per dare un po’ di ossigeno al settore e alla sua disastrata finanza. "E visti i dati che girano conclude - non c’è tempo da perdere". (9Colonne)
6 Apr, 2010
Milano sempre più multietnica, anche per i nomi degli imprenditori: per la prima volta un nome straniero risulta infatti tra i tre più diffusi tra i titolari di nuove imprese nate negli ultimi cinque anni a Milano. Si tratta di Mohamed che con 859 imprese è al terzo posto in assoluto. L’imprenditore per eccellenza a Milano si chiama Giuseppe (con 1.046 ditte inviduali), seguito da Marco (978). Maria, prima tra le donne, è al quarto posto con 854 nuovi titolari. Ma subito dopo c’è Abdel con 816. Se consideriamo i cognomi, i Colombo (con 143 imprese) staccano nettamente i Russo e triplicano i Brambilla (fermi a 46). Ma la presenza di nomi stranieri che cominciano ad apparire sempre più spesso anche nel mercato del credito e della finanza - si fa sentire soprattutto in alcuni settori. E così si scopre che nel settore della ristorazione il signor Hu è il nome più diffuso, prima di Maria e di Giuseppe, e che nello stesso settore tra i primi 20 nomi ben sette sono stranieri (da Abdel a Zhou a Ibrahim passando per Chen e Ahmed). Anche nell’edilizia, tra i primi dieci nomi, due sono stranieri (con al 5° posto Mohamed). Il nome Maria risulta il più diffuso sia tra i bar (dove al terzo posto troviamo ancora una volta il nome Hu) che tra i parrucchieri e i servizi di bellezza, così come tra i panettieri. Sono questi i principali dati che emergono da una elaborazione del Lab MiM della Camera di Commercio di Milano sul Registro imprese a marzo 2010. (9Colonne)
25 Mar, 2010
Da "soggetti deboli" a "protagonisti di un’altra economia". Sono i giovani e le donne come emergono dal volume di studi, ricerche e interventi realizzato dalle Acli per l’editore Marcianum Press. "Povertà e impoverimento. Giovani e donne, attori di un’altra economia": questo il titolo del libro uscito in questi giorni, che invita a rovesciare la prospettiva abituale individuando nei giovani e nelle donne esposti più di altri al rischio povertà e impoverimento "il motore del cambiamento", gli agenti di un "dinamismo che può indicare la fuoriuscita dalla crisi". L’altra economia cui il testo fa riferimento è quella sottratta al dominio di un mercato senza regole, che ha per criterio di discernimento la dignità della persona e il rispetto del Creato, in sintonia con la visione proposta da Papa Benedetto XVI nell’ultima enciclica Caritas in Veritate. "Un’economia nella quale la bontà delle relazioni prevale sulla quantità dei beni posseduti e la ricchezza delle nazioni afferma nella prefazione il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero si misura dalla qualità dei legami e della coesione sociale che essa è in grado di promuovere e tutelare, anche attraverso le forme di un nuovo welfare". In questo senso giovani e donne, considerati dal mercato come soggetti da colonizzare o mercificare, sono presentati nel libro come risorsa di energie e di creatività, modelli di stili di vita alternativi, patrimoni di socialità e gratuita. Il volume, che esce nella collana Empowerment della Marcianum Press, si articola in quattro sezioni. Nella prima è proposta la riflessione culturale e politica delle Acli su questi temi, curata in particolare dal Dipartimento welfare, dal Coordinamento donne e dai Giovani delle Acli (Ga). Nella seconda trova spazio la ricostruzione dello scenario economico alla luce della crisi planetaria in corso (Leonardo Becchetti, Povertà e impoverimento tra crisi e economica e politiche sociali) e la sua ricaduta sui consumi, con particolare riguardo a quelli femminili e giovanili (Maura Franchi, Il senso del consumo alla prova della crisi economica). In parallelo viene riconosciuta l’importanza che storicamente l’ambito economico e i consumi hanno avuto per l’affermazione sociale di queste categorie (Emanuela Scarpellini, I consumi nella storia e nell’identità degli italiani) fino agli sviluppi più recenti, rappresentati dalle forme responsabili di consumo anche in settori finora inediti e tradizionalmente associati all’interesse di giovani e donne come quello della moda (Emanuela Mora, Moda critica tra etica ed estetica). I temi affrontati in questa sezione trovano rispondenza nell’indagine i cui risultati sono illustrati nella terza parte del volume (Federica Volpi, David Recchia, Modelli culturali, economici e di consumo al femminile). Una ricerca condotta all’interno del mondo aclista che offre uno spaccato sulla presenza tra le donne di un immaginario economico alternativo e di comportamenti consapevoli già presenti e operanti in una parte della popolazione italiana. Anche in ambiti come la finanza. Nella quarta parte vengono quindi descritte alcune esperienze significative nell’ambito dei consumi responsabili, realizzate sia all’interno che all’esterno della rete delle Acli. Il volume si chiude con una riflessione sui modelli economici e di consumo alternativi come possibile forma di lotta alla povertà, nell’anno europeo ad essa dedicato. (Giuseppina Sola 9Colonne).
1 Mar, 2010
Si svolgerà giovedì 4 marzo alle 17, presso il Politecnico di Milano, Campus Leonardo, il convegno "Finanza ed innovazione: un connubio possibile" organizzato da Finance Channel, network indipendente di expertise sulle tematiche finanziarie nato nelle aule MBA del MIP, la Business School del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, l’Acceleratore d’Impresa del Politecnico, la Fondazione Politecnico, Finlombarda, UK Trade&Investment, il Consolato Generale Britannico a Milano e il patrocinio di Regione Lombardia. L’incontro è volto ad approfondire le tematiche legate al modello PPI (Public-Private Initiative) come soluzione alle esigenze di finanziamento delle imprese innovative e ad alto contenuto tecnologico anche attraverso la presentazione di casi internazionali di successo, tra cui quello del Regno Unito, insieme al caso italiano, che pure presenta esempi virtuosi di applicazione di tale modello, primo tra tutti quello di Finlombarda, finanziaria della Regione Lombardia. Intervengono Marco Giorgino, ordinario di Finanza Aziendale, Politecnico di Milano e MIP School of Management, Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, Marco Nicolai, direttore generale di Finlombarda, Dean Wallis di Thames Valley Capital, ospite di UK Trade & Investment e Torquato Bertani, amministratore Delegato Fluidmesh Networks. Modererà il giornalista Francesco Guidara. E’ noto che le imprese innovative, start-up e non solo, incontrano spesso difficoltà nel reperire risorse per la crescita, in virtù della loro rischiosità, dell’intangibilità dei loro asset, della difficoltà di comprensione da parte di non specialisti dei prodotti/mercati e, spesso, del ritorno sull’investimento che si realizza in un periodo più lungo di quello tipico dei fondi di investimento. L’incontro è gratuito ed aperto al pubblico, previa registrazione gratuita obbligatoria sul sito www.financechannel.it/f&i_register.html. (9Colonne)
19 Feb, 2010
Un check up riservato, dettagliato e personalizzato dell’azienda a partire dai dati di bilancio, dalla struttura economico-finanziaria, dal merito creditizio e dalle condizioni bancarie ottenute. Una vera e propria radiografia del profilo economico-finanziario, completa di documento di sintesi e proposte concrete per risolvere le problematiche emerse. Oltre tutto, un servizio che è gratuito per gli affiliati. È il Desk del credito, la nuova forma di supporto e consulenza offerta da Industriali Reggio Emilia e Confindustria Modena alle imprese del territorio - specie le PMI -, una carta importante da giocare nel rapporto con il sistema creditizio. Realizzato con la collaborazione della società Financial Innovations Sim Spa, il Desk del credito, ideato dalla Confindustria reggiana in partnership con l’Associazione di Modena, sarà attivato già dal mese di febbraio e verrà presentato martedì 23 febbraio alle 16,30 presso la sede dell’Associazione Industriali in occasione di un seminario alla presenza di Emanuele Facile - amministratore delegato di Financial Innovations - il quale descriverà le caratteristiche del percorso di analisi, i risultati offerti e alcuni "case history". Interverranno anche il presidente di Industriali Reggio Emilia Gianni Borghi e il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari. "Il nostro obiettivo è quello di essere sempre più puntuali nell’assistenza alle imprese associate, soprattutto laddove le esigenze aumentano. - sottolinea Ugo Medici, vicepresidente di Industriali Reggio Emilia - I cali di fatturato che hanno toccato il settore manifatturiero nel 2009 non mancheranno di manifestarsi nei bilanci delle imprese, un elemento che prevedibilmente porterà con sé tensioni di natura creditizia e finanziaria anche nell’anno in corso. In questo contesto diventa cruciale supportare le aziende con iniziative sempre nuove”. “L’area fisco e finanza di Confindustria Modena si potenzia con un nuovo servizio - spiega il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari -. A partire dal 3 marzo, un gruppo di consulenti qualificati, che lavorerà a fianco dei funzionari della nostra associazione, sarà a disposizione delle imprese associate”. (9Colonne)
30 Nov, 2009
Come ha fatto il mondo ad arrivare sull’orlo di una nuova Grande Depressione? E’ stata questa la domanda che ha animato l’ultima edizione del Festival dell’Economia di Trento. Come possiamo attrezzarci affinché questo non accada più? E’ la domanda chiave dell’edizione 2010 del Festival il cui tema è appunto: “Informazioni, scelte e sviluppo”. In questa quinta edizione del Festival, che avrà inizio giovedì 3 giugno e si concluderà domenica 6, economisti e studiosi delle diverse discipline saranno chiamati a riflettere sulla natura delle asimmetrie informative che si pongono di fronte alle scelte quotidiane di famiglie, imprese, banche e su come queste si accentuano in presenza di crisi di liquidità. Sarà un modo anche per pensare a come definire nuove regole che siano in grado di stimolare la crescita riducendo la stretta creditizia che penalizza le imprese e aumentando la trasparenza dei mercati. Più in generale si discuterà di come si acquisiscono le informazioni, di come vengono selezionate le diverse fonti, scoprendo magari che alcune volte lo facciamo cercando conferme alle nostre opinioni o altre, in ultima analisi, accettando smentite a nostri preconcetti. Attenzione verrà prestata anche all’industria dell’informazione, ai meccanismi che presiedono al controllo dell’informazione fornita ai cittadini. La ricerca su questo tema offre molteplici punti di vista, cui si cercherà di offrire adeguata rappresentazione in questa nuova edizione. Ci sarà spiegata l’origine di comportamenti diffusi nei mercati della finanza, nelle scelte di risparmio e relative all’età di pensionamento, dunque all’offerta di lavoro e all’accumulazione di capitale umano. Non solo. Si valuteranno anche gli effetti delle campagne di informazione sui comportamenti elettorali e sulle percezioni di fenomeni complessi come l’immigrazione o la criminalità. Anche quest’anno, dunque, quattro giorni di dibattiti, incontri, lezioni, che confermeranno il Festival di Trento un appuntamento ormai imperdibile non solo per chi ama l’economia, ma per quanti desiderano comprendere meglio le grandi trasformazioni del nostro tempo. (9Colonne)
27 Nov, 2009
Nella lezione tenuta il 19 novembre scorso presso la Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese, il ministro Giulio Tremonti si è soffermato sulle caratteristiche del "nuovo" capitalismo. Il capitalismo atipico. Il capitalismo degli "hedge fund" e degli "equityfund", dei contratti derivati, dello "shareholder value"e dello "short term". "Si è dimenticato ha detto Tremtoni - che la funzione della società per azioni non è solo quella di creare valore per gli azionisti, ma anche di creare valore per i lavoratori ed, in questo modo, per la società nel suo insieme. Si è dimenticato che la speculazione può anche essere una parte, ma non è il tutto del capitalismo. È così che la parte ‘nuova’ del capitalismo è uscita dalla sua originaria e propria dimensione legale ed etica. È così che la finanza è deviata e si è sviluppata non nel regno del diritto, ma nel regno opposto, nel regno del non diritto, nel regno dell’ ‘anomia’. È così che le nuove mega-banche globali sono state costruite come piramidi senza base. È così che i contratti finanziari sono stati scritti come geroglifici illeggibili. È così che ciò che nel mercato doveva cancellare il rischio, lo ha invece creato e su scala incontrollata ed incontrollabile. In sintesi, è così che la sovranità monetaria, il potere di emettere la moneta, un potere sovrano e perciò storicamente proprio degli Stati, è stata invece ceduta, dalla politica al mercato. È così che si è infine realizzata, e con la crisi ne stiamo pagando il prezzo, l’antica profezia di Goethe: ‘I biglietti alati voleranno più in alto di quel che la fantasia umana può immaginare’". (9Colonne)
13 Nov, 2009
Il Consiglio di Amministrazione di Unipol Gruppo Finanziario ha approvato il Resoconto Intermedio di Gestione al 30 settembre 2009. I nove mesi si concludono con un utile netto consolidato pari a 31 milioni di euro, contro i 201 milioni di euro dei primi nove mesi dell’esercizio 2008, influenzato dal peggioramento dell’andamento tecnico del comparto Danni che riflette anche il perdurante difficile contesto economico. In forte incremento invece il risultato del Conto economico complessivo, che tiene conto delle riprese di valore sulle attività finanziarie disponibili per la vendita (AFS) e che si attesta a 438 milioni di euro (-323 milioni di euro nei primi 9 mesi 2008). Il patrimonio netto di pertinenza del Gruppo è salito a 3.808 milioni di euro, in crescita di 277 milioni (+8%) rispetto al 30 giugno 2009 e di 376 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2008 (+10,9%). La situazione di solvibilità è ulteriormente migliorata rispetto a quella del primo semestre 2009, attestandosi a 1,4 volte rispetto ai minimi richiesti (1,25 volte al 30 giugno 2009). "Il risultato al 30 settembre rileva l’amministratore delegato Carlo Salvatori - risente significativamente della difficile situazione di mercato del Comparto Danni, nel quale si sono concentrati una serie di eventi negativi
chiaramente identificati. Il ramo Auto è quello che sta maggiormente soffrendo, a causa della riduzione dei premi medi, della crisi economica generale e di quella specifica del settore automobilistico. Nei rami elementari i danni da eventi atmosferici hanno continuato a far sentire i loro effetti anche nel terzo trimestre. Naturalmente abbiamo già da tempo preso le decisioni e intrapreso tutte le azioni necessarie per riportare in tempi brevi anche nei rami Danni la situazione alla normalità e ai livelli di redditività che ci hanno sempre caratterizzato. Desidero sottolineare peraltro le positive performance della Banca, tornata in utile, e quelle del Vita, in linea con le attese. Infine, rilevare come il lavoro fatto sul lato della finanza e del patrimonio ci abbia permesso di mantenere una situazione solida, tale da riportare l’indice di solvibilità a livelli soddisfacenti. Questo è testimoniato anche dal risultato del Conto economico complessivo, il cui miglioramento negli ultimi 12 mesi è stato di circa 800 milioni di euro. Nel complesso, coerentemente con la nostra linea di prudenza e pur attendendoci per i prossimi mesi un mercato ancora difficile, credo che dal 2010 potremo apprezzare gli effetti delle azioni intraprese, che peraltro già in queste settimane hanno iniziato a manifestare i primi segnali positivi". (9Colonne)