CAMBIA LA FISCALITA’ DEI FONDI COMUNI
Entra in vigore oggi la nuova modalità di tassazione dei fondi comuni di diritto italiano, prevista dal decreto Milleproroghe. La tassazione dei fondi rimane invariata e pari al 12,5% dei guadagni in conto capitale e sui proventi distribuiti, come le cedole. Cambia però la modalità di applicazione dell’imposta, con il passaggio da un sistema di tassazione "sul maturato" e in capo al fondo ad uno "sul realizzato", lo stesso sistema già in vigore per i fondi esteri armonizzati, come le Sicav. Con il nuovo sistema, gli investitori pagheranno l’imposta sulle plusvalenze solo nel momento in cui realizzeranno queste plusvalenze, cioè quando effettueranno un’operazione di rimborso, liquidazione o cessione delle quote del fondo e non, come avviene oggi, un po’ tutti i giorni implicitamente nel valore della quota. Il nuovo sistema potrà avvantaggiare chi deterrà un fondo molto a lungo: infatti gli utili maturati nel corso del tempo e non tassati potranno generare ulteriori rendimenti. Uno dei difetti più evidenti del vecchio sistema di tassazione “duale” era il differente valore che le quote di un fondo italiano e di uno straniero potevano avere a parità di performance. La prima sarebbe stata già al netto della tassazione e quindi inferiore alla seconda. La tassazione sul maturato era infatti prevista solo per i fondi comuni italiani e non per quelli stranieri autorizzati a operare in Italia. Per questi ultimi valeva il principio che ora è stato esteso a tutti: la tassazione deve essere sul realizzato e in capo all’investitore. Finisce dunque l’era della discriminazione dei fondi comuni italiani, alla quale gli operatori italiani hanno attribuito parte della difficoltà di crescita incontrata negli anni dal risparmio gestito. Una condizione che ha spinto in passato molti risparmiatori a rivolgersi a operatori esteri autorizzati a operare in Italia e molti operatori italiani a creare apposite società di gestione all’estero. (9colonne)

