5 Lug, 2010
In Emilia Romagna sarà presto disponibile su Internet un database informatizzato che consentirà a cittadini e imprese dir conoscere tutte le misure di agevolazione al credito poste in essere da istituzioni pubbliche e associazioni imprenditoriali e sindacali. E’ l’oggetto di un Protocollo d’intesa firmato dal presidente della Regione Vasco Errani e dal prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, che ha l’obiettivo di semplificare l’accesso a tutte le informazioni sulle iniziative e gli strumenti per sostenere le necessità di accesso a prestiti e finanziamenti per famiglie e imprenditori, con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, del sistema camerale, delle rappresentanze imprenditoriali e sindacali. L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sul credito che, coordinato dal prefetto di Bologna, riunisce tutte le Prefetture dell’Emilia-Romagna e vigila sulla continuità dell’erogazione del credito a imprese e cittadini. Per la raccolta delle informazioni necessarie alla formazione del database, il Protocollo prevede che sarà utilizzato un questionario elettronico collocato all’interno del portale regionale www.emiliaromagna.si-impresa.it. Il database sarà accessibile sia dal sito della Prefettura (www.prefettura.it/bologna/) che dal portale regionale che consentirà la ricerca puntuale dei contenuti in ragione del profilo puntuale dell’utente. Il questionario sarà compilato da tutti i soggetti che in Emilia-Romagna hanno attivato misure di agevolazione al credito e costantemente aggiornato, per far sì che il nuovo database possa contenere sempre l’elenco delle nuove iniziative promosse sul territorio della regione. (9Colonne)
3 Lug, 2010
La Gran Bretagna è indietro nello sviluppo dell’industria dell’energia sostenibile. Secondo il governo anche a causa di errori nelle scelte finanziarie e a troppi sperperi. E in clima di tagli inseriti in abbondanza all’ultima durissima manovra economica, che tenta di ridurre la spesa pubblica del paese i conservatori pensano a come gestire assennatamente i soldi necessari per traghettare la gran Bretagna nella nuova low-carbon economy. Potrebbe pensarci una Green Investment Bank (GIB), un istituto che gestirà fondi privati e pubblici insieme per finanziare le centrali nucleari ed eoliche del futuro, così come le nuove reti elettriche. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne e il primo ministro David Cameron ne parlavano ancor prima di approdare al governo quando la GIB era già un progetto bipartisan. Tanto che una prima spinta la ebbe qualche mese fa dai laburisti che, nell’ultima manovra economica prima di lasciare i loro posti, avevano previsto anche investimenti per avviarla. La scorsa settimana, una commissione di esperti ha pubblicato un rapporto sul possibile futuro dell’istituto. A capo della commissione c’era Bob Wigley, ex presidente del ramo europeo di Merrill Lynch. Il quale ha spiegato che la tanto agognata low-carbon economy costerebbe circa 550 miliardi di sterline entro il 2020. Sarà essenziale quindi un istituto che gestisca i fondi necessari nel modo migliore, invece che una serie di organizzazioni governative che progetti e scopi diversi che rischierebbero di sprecare il denaro. Parte dei fondi della GIB verrebbero dalla vendita dei ‘green Isa’ ossia prodotti finanziari i cui fondi investiti verrebbero utilizzati per progetti legati alla ‘green economy da cui si potrebbe ricavare circa 2 miliardi all’anno. A questi si aggiungerebbero gli stanziamenti che prima andavano a altri istituti governativi legati all’ambiente e l’energia e quelli privati che proverrebbero da investitori attratti dal progetto. Si valuta la possibilità che anche una tassa pagata dalle bollette dei consumatori finisca nelle casse della GIB. Ma restano incognite sul suo funzionamento e sul suo successo nel mercato energetico. Secondo il Financial Times per esempio, il vero banco di prova sarà il coinvolgimento degli investitori privati. Da non sottovalutare anche la questione politica: il nuovo istituto sarà vicino al governo, ma dovrà riuscire a non affondare nelle interferenze politiche come spesso accade. "Crediamo che esistano troppe, piccole fonti di finanziamento non coordinate per le tecnologie verdi, l’energia pulita e l’efficienza energetica si legge in una nota diffusa in occasione del lancio dell’istituto La Green Investment Bank si concentrerà su questo problema e farà leva su importanti capitali privati". Il progetto definitivo sarà presentato a ottobre. "Gli investimenti nell’energia rinnovabile sono cruciali per la ripresa economica e la Gran Bretagna intende dare il buon esempio al mondo intero", ha detto Gren Barke,r sottosegretario all’energia. (9Colonne)
28 Giu, 2010
Sostenere le imprese nell’accesso al credito per supportare i progetti di investimento in un momento di generale carenza di liquidità. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa, firmato nei giorni scorsi, tra Confindustria Rimini e Banca Popolare dell’Emilia-Romagna. L’accordo consente alle imprese associate che ne facciano richiesta di accedere, a condizioni economiche di favore, a specifiche offerte di finanziamenti elaborate dalla Banca, con lo scopo di supportare i progetti di investimento presentati. In tale ambito l’istituto di credito mette a disposizione delle imprese associate un plafond complessivo di 25 milioni di euro destinato a erogazione di finanziamenti per investimenti, prestiti partecipativi e finanziamenti per la ricapitalizzazione aziendale; erogazione di operazioni di Factoring (gestione pro-solvendo) e Leasing strumentale/immobiliare mediante le proprie società di prodotto; erogazione di mutui con fondi della Banca Europea per gli Investimenti (B.E.I.); erogazione di finanziamenti per progetti di internazionalizzazione garantito da Sace; erogazione di finanziamenti assistiti da garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi (Mcc); erogazione di finanziamenti per l’estero. Confindustria Rimini attiverà attraverso il proprio Ufficio Economico Crediti e Finanziamenti la consulenza e il supporto a favore delle aziende interessate ad accedere alla convenzione. La Banca valuterà il merito creditizio e la classe di rating della singola impresa associata che richiederà di accedere alle operazioni oggetto dell’accordo, esteso a tutto il territorio della Provincia di Rimini, nei comuni in cui sono già attive o saranno in futuro attivate filiali della Banca popolare dell’Emilia-Romagna. L’atto è stato sottoscritto dal direttore di Confindustria Rimini Franco Raffi e dal direttore della Divisione Corporate di Banca Popolare dell’Emilia-Romagna Corrado Savigni. (9Colonne)
18 Giu, 2010
Sono quasi 1000 (per la precisione 960) le aziende nate in tutta la Toscana grazie al microcredito, l’iniziativa cui la Regione ha dato vita nel 2007 insieme a Fidi Toscana per garantire l’accesso al credito anche a chi, di solito, non potendo fornire garanzie, ne restava escluso. Il progetto si chiama Smoat (Sistema microcredito orientato assistito toscano) e prevede, grazie ad un accordo con le banche, la concessione di prestiti fino ad un massimo di 15 mila euro e una serie di servizi di tutoraggio e supporto per le neo imprese e per quelle con meno di 36 mesi di vita. Il punto è stato fatto nei giorni scorsi dall’assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini e dal direttore di Fidi Toscana Giovanni Ricciardi. Il trend dei prestiti è in crescita: se nel 2007, anno di avvio dell’iniziativa, erano stati 103, nel 2008 sono stati 477, nel 2009 oltre 300, nei primi mesi di quest’anno 76. I 960 microimprenditori hanno potuto usufruire di un finanziamento da parte delle banche convenzionate per un importo complessivo pari a quasi 12 milioni di euro. Fin qui i numeri complessivi. Guardando il dettaglio, si ottengono informazioni interessanti, che parlano della qualità dell’intervento. Dei 960 prestiti erogati fino ad oggi, 452 sono andati ad imprese straniere, per un valore complessivo di 4 milioni e 510 mila euro. I prestiti ad imprese femminili sono stati 265, per un valore di 3 milioni e 662 mia euro, quelli ad imprese giovanili 428 per quasi 6 milioni di euro. Qualche esempio: una società ha brevettato un sapone ecologico biodegradabile per la pulizia delle barche; un’altra azienda ha messo a punto una barca per disabili specializzata in corsi di velaterapia; diverse sono le imprese che si occupano di design, altre operano nei servizi che utilizzano, per vari scopi, la rete e i social network. Ma non è tutto. Inaspettato ma significativo anche il successo fra gli imprenditori over 50, che in alcuni casi hanno ripreso in mano antichi mestieri e attività tradizionali (sarto, ciabattino), magari rivisitandoli in chiave moderna. Che il microcredito costituisca uno strumento efficace anche in chiave anticrisi, lo dimostra la vitalità di queste imprese, il cui tasso di sopravvivenza è del 99%. Altrettanto elevato il tasso di solvibilità: il 93% delle somme erogate è stato restituito. Ultima osservazione riguarda il valore sociale e la diffusione di una cultura d’impresa socialmente responsabile che ha portato, fra questi microimprenditori, a condividere e promuovere percorsi di sostenibilità sociale e ambientale. (9Colonne)
15 Giu, 2010
Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha paragonato il governo a un padre sciamannato, che dovendo fare dei sacrifici in famiglia li scarica tutti sulle spalle di uno dei figli, mentre lui continua a scialare. Un padre, ha ricordato Formigoni, che ha aumentato del 10% la spesa pubblica mentre le Regioni che sarebbero appunto il figlio discriminato - hanno diminuito il debito del 6. Il taglio dei trasferimenti elargiti dallo Stato alle Regioni corrisponde a circa il 14 per cento di contrazione nella spesa. Si tratta tuttavia di una media. In termini assoluti, la manovra penalizza soprattutto la Lombardia che si vede ridurre i trasferimenti per oltre 700 milioni di euro. In termini di rapporto sulla spesa, le più penalizzate sono invece Puglia e Calabria, con tagli fino a un quarto. In termini pro-capite, si va dai 69 euro del Veneto ai 180 della Basilicata. In generale, le più penalizzate in rapporto alla popolazione sono le Regioni piccole e quelle meridionali. Che cosa verrà tagliato? Secondo Formigoni potrebbe essere tagliato, per esempio, un terzo dei treni regionali. Ma l’elenco dei settori a rischio tratto dal sito internet della Conferenza delle Regioni merita una citazione integrale: mercato del lavoro, polizia amministrativa, incentivi alle imprese, protezione civile, demanio idrico, energia e miniere, invalidi civili, opere pubbliche, agricoltura, viabilità, ambiente, rimborso tasse automobilistiche, difesa incendi, borse di studio, contratti del trasporto pubblico locale, politiche sociali, lavoro dei disabili, procreazione assistita, prestiti d’onore, lotta all’inquinamento, fondo affitti, fondo politiche per la famiglia, turismo, edilizia residenziale agevolata, sostituzione autobus, fondo non autosufficienze, fondo occupazione, edilizia sanitaria. Su questi settori andranno a incidere i tagli. (9Colonne)
11 Giu, 2010
Fare ricorso a un prestito può essere un rischio, anche per chi è vi costretto in periodo di crisi. A questa conclusione porta l’esame delle clausole vessatorie identificate nei contratti più diffusi dalle Camera di commercio di Milano e di Monza e Brianza. Sono decine le clausole vessatorie per i consumatori, come le penali eccessive previste in caso di mancato pagamento, 300 euro su mille di prestito (33%) o comunque penali che sono applicate alla singola rata non pagata e non all’intero debito. O se le cose non vanno bene e si finisce in Tribunale, alcuni contratti prevedono che le spese debbano essere a carico del cliente, a prescindere da chi avrà ragione. Ci sono reclami? Per i contratti bisogna affrettarsi, dopo due anni non si può più. Risolvere controversie? Qualcuno prevede sedi diverse da quella eletta dal consumatore, che invece è quella da utilizzare. Se il cliente ritarda la rata di rimborso dei prestiti per due volte, la società può interrompere il contratto e chiedere che le venga restituito il capitale residuo ed eventuali interessi maturati nonché le spese sostenute, il che può portare a un costo molto più alto. In realtà la polizza assicurativa deve essere indicata nel contratto se è obbligatoria o facoltativa e se cambia la compagnia o il contratto viene ceduto a un’altra società non devono cambiare i diritti e gli oneri per il cliente. Non basta una nota della società per comunicare variazioni, come previsto in alcuni contratti, ma serve una comunicazione specifica e le variazioni possono essere fatte solo nei casi previsti dalla legge. Difficile poi abbandonare il contratto: la tacita proroga per il rinnovo non va bene, su alcuni contratti sono indicati due mesi prima della scadenza per la disdetta oppure c’è l’obbligo di tornare a pagare la commissione annuale. Ci sono clausole che prevedono la possibilità per il fornitore di annullare servizi, cambiarli, togliere la carta di credito, tutto senza necessità di giustificazione o preavviso. Ci sono contratti che vincolano oltre a chi firma anche il convivente o terzi garanti, che non conoscono il contratto e questo non è vessatorio se indicato in modo chiaro. Contratti che a volte trattengono il cliente oltre il termine: se non paga tutto quanto dovuto quando vuole estinguere il prestito si stabilisce una prosecuzione forzata generale e non solo di quanto rimane da saldare. La ricerca della Camera di Commercio viene presentata oggi a Milano. (9Colonne)
9 Giu, 2010
"In giro sento che c’è chi va peggio di noi"
"alcune imprese hanno ridotto il fatturato anche del 20% - 30% o stanno chiudendo"
"fino ad ora è andata bene, bisogna tener duro per altri 4/5 mesi". È la voce dei cooperatori delle oltre 20.500 cooperative aderenti a Confcooperative. Ed è quanto emerge dal XV rapporto congiunturale, I quadrimestre 2010, realizzato da Elabora centro Studi di Confcooperative. "Seppur in un clima di insoddisfazione generalizzata dice Vincenzo Mannino, segretario generale Confcooperative risale la fiducia, anche se il sentiment mantiene una connotazione negativa. Molti i segnali che indicano un’intensa attività da parte dei cooperatori finalizzata alla diversificazione del business, alla creazione di reti, alla promozione di integrazioni, alla spinta sui mercati esteri". Ma ecco alcuni numeri. Incassi e tesoreria: il livello di liquidità è giudicato buono solo da un operatore su tre. La maggioranza assoluta dei cooperatori, il 53,5%, ha giudicato come mediocre il livello di liquidità e il 12,7% degli operatori ha espresso un giudizio totalmente negativo. Export: nei primi quattro mesi dell’anno migliora il saldo, anche se il livello degli ordini è giudicato insoddisfacente dal 43,2% che segna un miglioramento rispetto al 48% di gennaio e al 66% di settembre. Prezzi alla vendita e di fornitura: la dinamica congiunturale vede 7 operatori su 10 aver mantenuto costanti i prezzi alla vendita, mentre 1 su 3 ha segnalato un incremento dei prezzi di fornitura (in parte legato all’aumento di alcune materie prime e alla cosiddetta bolletta energetica). Ricavi: 4 cooperatori su 10 hanno valutato come stazionario il volume dei ricavi, 3 hanno segnalato un aumento del fatturato rispetto ai quattro mesi precedenti, 3, infine, una diminuzione del giro d’affari rispetto ai quattro mesi precedenti. Occupazione: La dinamica registrata sul fronte occupazionale vede 7 cooperatori su 10 mantenere stabili i livelli occupazionali; 1 su dieci segnalano un aumento dell’occupazione, mentre 2 su dieci dichiarato di aver contratto le risorse umane. Per quanto riguarda il credito riprende vigore l’incidenza delle richieste di rientro nel Mezzogiorno. Si tratta di un inasprimento che si potrebbe cumulare ai precedenti e aggravare la stretta già messa in atto nelle regioni del Sud. A livello nazionale, il 5,9% dei cooperatori ha segnalato di aver ricevuto richieste di rientro dai prestiti (quasi il doppio al Sud). A livello settoriale, sono sempre gli operatori delle cooperative "dell’area lavoro" (in particolare, manifatturiero e servizi) quelli più coinvolti nelle richieste delle banche. (9Colonne)
21 Mag, 2010
Sullo sfondo delle crescenti tensioni economiche in Grecia, sono sempre più numerosi gli esperti in ristrutturazioni che ritengono più probabile, entro quest’anno o il prossimo, il default per l’incapacità di risanare il debito pubblico, di una grande municipalità statunitense (il 90%), rispetto a quello di uno stato sovrano (il 63%). E’ quanto emerge dallo studio condotto annualmente da AlixPartners, società internazionale di consulenza aziendale. “Nell’edizione passata dello studio, molti intervistati avevano indicato le municipalità come l’ambito dell’economia statunitense a maggiore potenziale di rischio nel prossimo futuro”, spiega Peter Fitzsimmons, presidente di AlixPartners per il Nord America, e condirettore della divisione Turnaround and Restructuring Services. “Evidentemente tale convinzione si è rafforzata. Un aspetto positivo, tuttavia, è che il 60% degli intervistati non intravede per gli Stati Uniti il rischio di una ricaduta nella recessione”. L’area geografica considerata più a rischio di avere uno stato in default per incapacità di risanamento del debito pubblico è l’Europa (secondo il 74%), seguita dal Sud America (12%), e dal Medio Oriente (8%). Solo l’1% del campione ha invece indicato l’Asia e altrettanti il Nord America. Dalla survey è anche emerso come circa un terzo (31%) degli esperti in ristrutturazioni preveda in crescita di oltre il 15% le domande di fallimento da parte di società statunitensi nei prossimi 12 mesi, nonostante il numero record di richieste registrate nel 2009. Un altro 33% invece si attende un incremento compreso tra l’1% e il 6%. Lo studio ha poi riscontrato come il 97% degli esperti ritenga che il recente trend di fallimenti continuerà per tutto il 2010 e oltre. Il 98% del campione crede inoltre che i fallimenti societari nel 2010 si concentreranno soprattutto nel segmento delle medie aziende. Inoltre, l’82% è dell’avviso che un procedimento accelerato sia “sempre” o “il più delle volte” la soluzione migliore per tutte le parti coinvolte nella ristrutturazione di società a grande capitalizzazione. La survey è stata realizzata in un anno in cui molte società hanno potuto godere di un temporaneo sollievo dalle pressioni esercitate per i prestiti contratti, grazie ad accordi di rinegoziazione delle scadenze. Ma tali accordi non rappresentano una panacea, secondo Luca Ramella, managing director di AlixPartners Milano. “Credo che questa tendenza sottolinei come le aziende, indipendentemente dal settore di attività, abbiano sempre maggiore necessità di gestire in maniera aggressiva la liquidità e migliorare la propria operatività”, osserva Ramella. “A molte società con situazioni di bilancio delicate viene concesso ora un po’ di respiro per dare loro modo di affrontare e risolvere le inefficienze operative di fondo. Ma se non saranno in grado di migliorare la propria performance operativa, ogni scadenza che si profila all’orizzonte, anche solo a 12 mesi, diventa un problema”. (9Colonne)
20 Mag, 2010
Nel corso dei primi tre mesi dell’anno l’industria del risparmio gestito ha raccolto 23 miliardi di euro. Il Patrimonio in gestione si rafforza ulteriormente collocandosi a quota 993 miliardi. Le sottoscrizioni registrate per le Gestioni collettive superano i 7,1 miliardi di euro, con un contributo proveniente dai Fondi aperti pari a oltre 7 miliardi. I dati evidenziati nella analisi trimestrale effettuata dall’ufficio statistiche di Assogestioni rivelano una raccolta di oltre 16 miliardi proveniente dalle Gestioni di Portafoglio. Le categorie con il segno più sono quelle degli Obbligazionari, dei Non classificati, dei Bilanciati, dei Flessibili e degli Azionari. Chiudono il trimestre con il segno meno i prodotti Immobiliari, gli Hedge e i Monetari. Prosegue la fase di raccolta positiva per i prodotti Obbligazionari che, con flussi per 15,4 miliardi, sono nuovamente protagonisti del trimestre. La categoria Non classificato recupera somme equivalenti a 6,7 miliardi di euro. Degno di nota l’exploit dei prodotti Bilanciati che proseguono il loro cammino in territorio positivo raccogliendo più di 5,5 miliardi di euro in tre mesi. Alla categoria dei Flessibili vengono affidati 2,9 miliardi di euro. Stabile, rispetto al trimestre precedente, la raccolta dei prodotti Azionari che, tra gennaio e marzo, incassano ancora 1,8 miliardi di euro. L’associazione conteggia per i prodotti Immobiliari deflussi pari a 109 milioni di euro. Negativa anche la raccolta degli Hedge che faticano a tornare in positivo e chiudono il periodo di riferimento con deflussi in crescita pari a 395 milioni. Flussi negativi anche per i prodotti Monetari che chiudono il trimestre con - 8,5 miliardi di raccolta. (9Colonne)
18 Mag, 2010
Il Fondo Cometa, il fondo di previdenza complementare per lavoratori metalmeccanici, orafi e argentieri, ha approvato il bilancio d’esercizio relativo all’anno 2009. L’assemblea degli associati, che rappresenta sia i lavoratori che le aziende aderenti al Fondo e composta da 90 delegati (45 parte lavoratori e 45 parte aziende), nell’approvare all’unanimità il bilancio, ha espresso soddisfazione per la gestione del Fondo. Nonostante la crisi internazionale degli ultimi anni, il 2009 è stato caratterizzato da una positiva performance economica del patrimonio gestito, facendo registrare una crescita di tutti i comparti d’investimento del Fondo, con un rendimento maggiore rispetto al TFR. A conferma della leadership di Cometa tra i fondi previdenziali privati, il 2009 è stato caratterizzato inoltre dalla crescita del patrimonio gestito, giunto a fine anno a quota 5 miliardi di euro, frutto dell’adesione di oltre 460 mila iscritti. Nel corso dell’assemblea è stato affrontato infine il tema della promozione del Fondo, un’attività necessaria per garantire la crescita, fondamentale per il tipo di attività svolta e per la tutela del risparmio degli associati. Il Consiglio di Amministrazione del Fondo Cometa ha previsto infatti per il 2010, un’attività di marketing, intesa come capacità di sviluppo di un rapporto diretto con gli associati attuali e potenziali e una strategia di potenziamento dell’immagine, anche attraverso l’appoggio delle Parti Istitutive e delle società partner. L’attività di promozione programmata prevede anche specifiche iniziative presso le sedi delle società di gestione e dei rispettivi gruppi di appartenenza, così da assicurare la massima informazione in merito alle proposte del Fondo agli associati e ai possibili nuovi iscritti. Dopo l’affidamento a Unipol Gruppo Finanziario e Cattolica Assicurazioni del mandato di gestione del Comparto d’investimento Sicurezza (comparto con garanzia di rendimento), nel prossimo Consiglio d’Amministrazione del Fondo Cometa, in programma oggi, 18 maggio, è prevista la scelta dei nuovi gestori per gli altri comparti: Monetario (comparto composto prevalentemente da titoli di tipo obbligazionario Governativo) Reddito (comparto obbligazionario bilanciato) e Crescita (comparto bilanciato). (9Colonne)