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IBL: PAREGGIO DI BILANCIO, PERCHE’ L’ART. 81 NON BASTA

Perché l’articolo 81 della Costituzione non è stato sufficiente a garantire l’equilibrio del bilancio pubblico italiano? In che modo è possibile affrontare efficacemente questo problema? Se ne occupa Natale D’Amico, consigliere alla Corte dei Conti, nel Briefing Paper “Opla`: il pareggio di bilancio non c’e` più” pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni. Secondo D’Amico, sulla base del pregiudizio che “la realizzazione dei diritti sociali e l’adempimento degli obblighi propri di un sistema welfarista, a cui l’Italia aderisce, non siano connessi - ma anzi siano in contraddizione - con l’equilibrio economico-finanziario” si è “rinviata al domani la banale considerazione che la spesa sociale non può essere illimitata, se non si vogliono far ricadere sulle generazioni future i debiti contratti da quelle passate”. In questo contesto è necessario introdurre un vincolo più forte. D’Amico esamina le proposte di riforma tedesca, spagnola e francese, e conclude che “prescrivere soltanto che le uscite siano pari alle entrate, senza ricorso all’indebitamento, non è un vincolo sufficiente a garantire la responsabilità fiscale delle pubbliche amministrazioni, né nei confronti della popolazione attuale né nei confronti delle generazioni future”. Per raggiungere l’obiettivo dichiarato dell’equilibrio di bilancio occorre piuttosto prendere due misure diverse: “La prima misura consiste nella fissazione di un tetto di spesa, che obblighi i governanti a razionalizzare e ottimizzare l’allocazione delle risorse disponibili”; “la seconda misura consiste nella dettagliata proceduralizzazione del ricorso alle deroghe, da rinviare alla apposita legge rinforzata, al fine di evitarne l’abuso”. (9colonne)

CREDIT CRUNCH, NORD EST A RISCHIO

La notizia è che molte aziende del nord est non hanno i soldi per pagare le tredicesime. L’allarme viene da più fronti. Alessandro Vardanega guida un’ azienda del comparto laterizi con circa 270 dipendenti e un fatturato di 60 milioni. Ma è anche presidente degli industriali di Treviso e in questa veste ha scritto una lettera aperta in cui rivela che molte imprese associate stanno incontrando difficoltà, spesso insormontabili, nel reperire presso le banche le risorse finanziarie necessarie per i consueti adempimenti di fine anno: imposte, acconti o, appunto, il pagamento di tredicesime e gratifiche. Gli industriali della Marca propongono ai sindacati di fare fronte comune per indurre le banche a un atteggiamento più collaborativo. Nella pionieristica Treviso, dove – come ricorda il quotidiano La Tribuna - ogni giorno nasce una nuova impresa e dove organizzazioni sindacali e associazioni di categoria escogitano innovativi sistemi di relazioni industriali, si profila dunque la possibilità che il capo degli industriali scenda in piazza contro le banche a braccetto di Cgil, Cisl e Uil. Un allarme analogo viene da Vicenza, dove un quarto delle aziende ha fidi inferiori a un anno fa e denuncia serie preoccupazioni per i conti economici di fine anno. O da Padova, dove Flavio Berto, presidente della Sezione Moda e Tessili di Confindustria, segnala che le difficoltà di accesso al credito rischiano di mettere in ginocchio un comparto fino a ieri in espansione. Per le imprese del Nord Est novembre si è chiuso con un bilancio pesante: la domanda nazionale ha riportato il segno meno, poiché i consumi interni sembrano essersi bloccati. E gli ordinativi esteri pur mantenendo il segno positivo risultano dimezzati rispetto a primavera. Tutto sembra confermare che la recessione è già in atto. (9colonne)

EUROPA, ABI CHIEDE UNA REVISIONE DELLE REGOLE

Debole base giuridica, opinabile modifica delle regole di valutazione dei titoli di stato, assenza di necessaria gradualità per l’implementazione. Questi alcuni dei rilievi dell’ABI che torna a chiedere una revisione del progetto di ricapitalizzazione delle banche proposto dall’Eba, l’Autorità bancaria europea, i cui criteri prevedono un inasprimento dei requisiti patrimoniali. "Non condividiamo l’approccio dell’Eba nel metodo perché prevede un cambiamento di regole senza che vi sia stata né una preventiva consultazione né un’analisi di impatto, nel merito perché proprio in questo momento il problema principale delle banche è quello della liquidità e nei tempi d’attuazione poiché procede

senza la necessaria gradualità che era stata prevista, invece, dal Comitato di Basilea". Queste le parole con cui il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini, ha aperto i lavori di un convegno dedicato alle novità previste dalla tabella di marcia regolamentare di Basilea3. Scenario regolamentare e timori di effetti negativi sulla congiuntura economica i temi al centro del dibattito che ha visto alternarsi personalità del settore bancario e rappresentanti del mondo istituzionale italiano e comunitario. "Un aspetto su cui bisogna intervenire - ha aggiunto Sabatini - è la creazione del cosiddetto level playing field, ovvero regole applicate in modo omogeneo per tutti. Un sistema finanziario sano, robusto e ben regolato è motore di crescita. Oggi viviamo un contesto d’incertezza che alimenta le aspettative degli investitori sulla necessità di capitale aggiuntivo per le banche, accentua le preoccupazioni degli investitori sui titoli di stato e, soprattutto, non mira a rimuovere le vere cause della malattia che ha colpito l’Europa e dunque non consente di adottare le terapie appropriate". Tutto questo si traduce in forti pressioni soprattutto su quelle banche che adottano modelli di business tradizionali, la cui attività core è il finanziamento dell’economia reale e che hanno dimostrato di essere meno rischiose reggendo meglio la crisi del 2008. Numerose e di portata sia nazionale che europea le azioni condotte dall’ABI sulle novità disposte dalle normative prudenziali come la CRD4 (Capital requirements directive), che recepisce Basilea3 e su cui l’Associazione ha presentato osservazioni e proposte. Tra queste l’SMEs Supporting Factor, un fattore che immunizza l’aumento quantitativo del capitale da detenere a fronte del credito delle Pmi, lasciandolo invariato al livello pre-crisi dell’8%. L’iniziativa, che ha come obiettivo garantire con le nuove norme la maggiore stabilità del sistema bancario ma al contempo anche la ripresa e la crescita dell’economia europea, ha già raccolto il supporto di altre associazioni bancarie e di settori imprenditoriali e produttivi internazionali. Un ulteriore tassello del lavoro comune di banche e imprese è la recente sigla - da parte di ABI e altre categorie d’impresa - di un protocollo comune per attenuare l’impatto dei nuovi termini per la segnalazione degli sconfinamenti bancari previsti dall’accordo di Basilea2 e che prevedono, dal primo gennaio 2012, la riduzione da 180 a 90 giorni. (9colonne)

MEDICINA MONTI, 635 EURO A FAMIGLIA

La manovra "salva-Italia" peserà sulle famiglie italiane con un importo medio pari a 635 euro. Se teniamo conto anche delle manovre estive elaborate dal precedente Governo Berlusconi, l’importo complessivo raggiungerà, nel quadriennio 2011-2014, i 6.400 euro. Sono queste le previsioni del segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, dopo aver stimato, assieme al suo Ufficio studi, gli effetti economici che la manovra Monti – e quelle d’estate redatte dal Governo Berlusconi – avranno sul bilancio delle famiglie italiane. Per quanto concerne la manovra "salva-Italia", sottolineano dalla CGIA, l’importo è pari a 30 miliardi di euro lordi. Se a questa cifra si sottraggono i 10 miliardi che saranno destinati allo sviluppo e si rimuovono anche i 4 miliardi che andranno ad evitare il taglio delle agevolazioni nel 2012, l’effetto complessivo della manovra sulle famiglie sarà pari a 16 miliardi di euro. Pertanto, questa entità inciderà mediamente su ciascuno dei 25 milioni di nuclei familiari italiani per un importo pari a 635 euro nel triennio 2012-2014. Se a questa misura si aggiungono gli effetti delle manovre d’estate stilate dal Governo Berlusconi, il carico complessivo sulle famiglie salirà a 6.402 euro. "Complessivamente – conclude Bortolussi – queste 3 manovre avranno un effetto complessivo nel quadriennio 2011-2014 pari a 161,1 miliardi di euro. Una vera e propria stangata che, probabilmente, riuscirà a far quadrare i conti ma rischia di mettere in ginocchio l’economia del Paese". (9colonne)

PER I DUE SUPERMARIO IMPRESA IMPOSSIBILE?

Il magazine americano Time ha pubblicato in prima pagina nella sua edizione digitale una foto che ritrae Draghi e Monti insieme e si chiede se i due Super Mario italiani, che la sorte ha messo in una posizione chiave in un momento cruciale per l’euro, riusciranno a salvare il mondo. La speranza – scrive Michael Schuman - è che questi due uomini di talento possano usare i loro poteri per ricostruire la fiducia degli investitori ed evitare che la crisi del debito colpisca il cuore dell’Europa. Ma il blogger di Time non è ottimista. Senza nulla togliere all’abilità dei due Mario, scrive Schuman, “credo che sarà difficile per loro essere all’altezza delle aspettative”. Monti dovrebbe essere la versione italiana di quel bimbo olandese che mise il dito nel buco della diga per evitare l’inondazione. Premendo “aggressivamente” per le riforme economiche, il premier italiano ha il compito di fermare la crisi del debito alla frontiera e impedire che inondi l’Europa più di quanto non abbia già fatto. Ma secondo Schuman, Monti è “in una posizione impossibile”, perché le riforme necessarie possono richiedere anni per essere attuate e risultare quindi visibili nelle statistiche economiche. E poi Monti, osserva Time, “non è un dittatore” e deve comunque far approvare le riforme dal Parlamento, che è stato finora riluttante ad appoggiare veri cambiamenti nelle politiche finanziarie e di bilancio. Servirebbe insomma un miracolo. Quanto a Draghi - l’altro Supermario - difficilmente potrà accettare che la sua Bce decida di comprare bond per sempre, finanziando a tempo indefinito Italia, Spagna e quello che Time definisce “il resto della gang”. Premendo sulla Bce perché intervenga, i politici europei potrebbero portare la banca “sulla strada della perdizione”. La conclusione di Time è che non possiamo aspettarci che i due Mario salvino l’euro per conto di Merkel e Sarkozy, che invece dovrebbero rivolgersi ai propri elettori per spiegare che in questo momento i sacrifici devono farli tutti. (9colonne)

IL 34% CHIEDERA’ UN PRESTITO PER LE SPESE NATALIZIE

Che a Natale non si badi a spese è cosa nota; meno noto che un Italiano su tre, per vivere al meglio le prossime festività natalizie, abbia intenzione di ricorrere ad un prestito. Secondo Prestiti.it (www.prestiti.it) – broker online di confronto prestiti, che ha interrogato un campione di oltre mille rispondenti – il 34% degli italiani pensa di ricorrere ad un prestito per affrontare tutte le spese legate al Natale. Nel dettaglio, tra chi ha intenzione di richiedere un finanziamento, il 61% lo farà per comprare i regali di Natale ad amici e parenti (pari al 21% del campione totale), il 30% per potersi permettere la settimana bianca o il viaggio di Natale e il 9% per un cenone di Capodanno da ricordare. "Attraverso questo sondaggio abbiamo provato a capire quanto il credito al consumo sia entrato nella vita delle persone. – commenta Marco Giorgi di Prestiti.it – I risultati sono sorprendenti: se da un lato sono sintomatici di una difficoltà economica evidente, dall’altro raccontano di come siamo sempre più abituati a dilazionare i nostri pagamenti, anche e soprattutto quelli legati alla sfera del benessere". Indagando su quali siano le tipologie di regali che gli Italiani hanno intenzione di finanziare, si scopre che tecnologia ed elettrodomestici rappresentano le scelte più comuni: la percentuale per entrambe le categorie arriva al 18%. Seguono i prestiti richiesti per acquistare arredamento (13%) e, sorprendentemente, per comprare giocattoli (13%). In merito alla cifra che gli Italiani sono disposti a chiedere in prestito per le feste di Natale, quello che emerge è che il 54% dichiara di volere una cifra superiore ai 2.000 euro; in questo, sono gli uomini ad alzare la media, perché tra le sole donne la percentuale delle "spendaccione" si ferma al 43%. Di contro, appena il 6% del campione esaminato punterebbe ad un finanziamento che non superi i 500 euro. Le richieste più alte le ritroviamo agli estremi anagrafici del campione: i più giovani (gli under 25) e i più anziani (over 60) sono i gruppi che hanno intenzione di richiedere più di 2.000 euro. Inevitabile che i tempi di restituzione non siano brevi: il 42% del campione finirà di rimborsare il prestito dopo Natale 2013. Gli uomini, come si sa, sono più avvezzi al credito al consumo e mentre solo il 26% del campione femminile intervistato si dichiara interessato ad un prestito natalizio, la percentuale maschile sale al 40%. Importante il dettaglio sulle differenze d’età: le fasce più inclini a volere questi prestiti sono le più anziane (il 44% dei rispondenti nella fascia 60-65 anni). L’analisi di come la propensione al credito al consumo vari da regione a regione rileva percentuali maggiori nel Sud Italia. La Campania guida saldamente la classifica, con una percentuale che arriva al 50%. Seguono la Calabria, con il 48%, e la Sicilia, con il 47%. In fondo alla classifica troviamo solamente regioni del Nord Italia: i meno interessati sono i Lombardi (21%), seguiti da Friulani (25%) e Piemontesi (26%). (9colonne)

IMPRESE GIOVANI, AGEVOLAZIONI IN TOSCANA

L’assessore toscano Gianfranco Simoncini e i rappresentanti di numerosi istituti bancari hanno firmato un’ intesa per assicurare le migliori condizioni di accesso al credito per le nuove imprese giovanili. L’accordo è finalizzato alla costituzione e espansione di imprese di giovani (18-40 anni); alla costituzione ed espansione di imprese di giovani con potenziale di sviluppo a contenuto innovativo, alla costituzione ed espansione di imprese femminili (per le imprese femminili non è previsto il limite di età) e alla costituzione di imprese da parte di lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali (per un periodo minimo di 6 mesi nei 24 precedenti la domanda di agevolazione, senza limiti di età). "L’intesa– ha spiegato l’assessore alle attività produttive – rappresenta lo strumento attuativo della Legge per l’imprenditoria giovanile e femminile che partirà il prossimo 15 dicembre, data prevista per l’uscita del bando. La legge mette a disposizione di giovani e donne, ma anche di lavoratori in cassa integrazione o mobilità, 12 milioni complessivi per favorire e sostenere l’imprenditorialità di giovani e donne, componenti fra le più colpite dalla crisi e senza le quali non è possibile lo sviluppo". La Regione mette a disposizione risorse per 7,3 milioni di euro, che serviranno a Fidi Toscana, nell’ambito della nuova legge, per offrire garanzie al sistema bancario per la concessione di prestiti finalizzati alla creazione di nuove imprese di giovani, donne, lavoratori. A questi si devono aggiungere 1,2 milioni per la partecipazione al capitale di rischio delle nuove imprese e 3,5 milioni per i prestiti in conto interesse, previsti dalla legge, che dispone complessivamente di 12 milioni. L’intesa permette anche di reperire 500 mila euro per garantire i prestiti d’onore degli studenti per università e alta specializzazione. I finanziamenti per le imprese avranno tassi di interesse vantaggiosi (pari a quelli della "misura liquidità" delle azioni previste dal progetto "emergenza economia") che varieranno da un minimo del 2,45% per un finanziamento di 5 anni ad una impresa con merito di credito "ottimo" ad un massimo del 4% per un finanziamento di 10 anni ad una impresa con merito di credito "mediocre". Si potranno richiedere finanziamenti fino ad un massimo di 250mila euro (massimo 80% dell’ammontare del finanziamento). Il tasso di interesse per la restituzione dei prestiti d’onore sarà del 4% (fino a un massimo di 20 anni). Potranno accedere al prestito d’onore giovani tra i 22 e i 35 anni L’importo massimo garantito è di 50mila euro (fino al 100%). Ogni banca firmataria del protocollo indicherà i propri referenti sul territorio e potrà abbassare i tassi di interessi praticati. Tutte le informazioni saranno disponibili, dal primo dicembre, sul sito dello sportello giovani di Fidi Toscana www.fiditoscanagiovani.it (9colonne)

BTP-DAY, 350 MILA EURO DA PADOVA

"Compriamo titoli di Stato come gesto di fiducia, per dire che crediamo in noi stessi e nel nostro Paese, che possiamo farcela". Alla vigilia del Btp-Day di oggi lunedì 28 novembre, Padova rilancia la campagna trasversale alla società civile per la sottoscrizione dei titoli di Stato. Lo fa con l’iniziativa partita dal Consiglio direttivo della sezione Servizi innovativi e tecnologici di Confindustria Padova. Imprenditori e manager dell’informatica e dell’Ict, della consulenza aziendale e della comunicazione che hanno deciso di aderire in forma personale alla campagna e sottoscrivere titoli del debito pubblico. Una testimonianza attiva delle imprese, che in sole 72 ore ha già raccolto l’adesione spontanea di 14 imprenditori e manager per un impegno di sottoscrizione pari a 350.000 euro. Una risposta oltre le attese, che ha convinto il presidente della sezione Claudio Velasquez ad allargare la proposta a tutte le 240 imprese associate, che potranno aderirvi in forma assolutamente personale e volontaria. "E’ un segno di fiducia nella capacità dell’Italia di uscire dall’emergenza - spiega il presidente dei Servizi innovativi e tecnologici di Confindustria Padova, Claudio Velasquez -. Il livello dei tassi di interesse sui titoli del debito ha ricadute sulla vita di noi tutti e sul costo di finanziamento per famiglie e imprese. L’obiettivo può apparire simbolico, ma occorre andare al di là degli effetti immediati, quel che conta è il senso dell’impegno, diffondere la voglia esplicita di contribuire a invertire una tendenza bugiarda che ci penalizza. Ė per questo che crediamo nell’importanza del coinvolgimento straordinario di tutti i cittadini. Le azioni spontanee valgono spesso più delle misure forzose perché risvegliano l’orgoglio della società civile e il senso di appartenenza alla comunità nazionale. Investire sulla credibilità e stabilità del nostro Paese in questo momento credo sia un atto di responsabilità e di partecipazione, dà ai cittadini più forza per pretendere che anche la politica faccia appieno la sua parte". La politica, appunto. "Le tensioni sui mercati sono ancora alte - aggiunge Velasquez - la fiducia è indispensabile per ripartire, ma servono anche le riforme che l’Europa ci chiede. Il nuovo Governo è chiamato a scelte immediate e coraggiose. A cominciare da una riforma fiscale per lo sviluppo che allenti il peso su lavoratori e imprese. Siamo convinti che l’appoggio del Paese reale alle istituzioni contribuisca a ricreare quel clima di unità e coesione che oggi serve. Bene, quindi, anche l’impegno del sistema del credito con il Btp-Day, un impegno che mi auguro vada oltre questa iniziativa". (9colonne)

LA NUOVA ERA DELLA MONETA ELETTRONICA

Mario Monti dall’Aula di Palazzo Madama dichiara: "Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l’uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica". Dichiarazione che nasce in primis dalla necessità di tracciare le transazioni monetarie a fronte di un’ evasione fiscale unica in Europa e che porta a definire importanti disposizioni di carattere legislativo come la possibile obbligatorietà della presenza e dell’ utilizzo del pos (il dispositivo per i pagamenti con carte di pagamento, prepagate, di debito e di credito), presso tutti gli esercizi commerciali. Il passaggio alla moneta elettronica è ovviamente necessario anche per la questione della sicurezza e dell’eliminazione del rischio di furti e falsificazioni che dilagano sempre più, oltre che per l’aspetto pratico del risparmio dei costi di stampa ed utilizzo materiali per le monete. Fra le varie realtà nel nostro paese che da tempo si muovono in questo settore, vi sono soprattutto quelle relative al mondo dei servizi, spinte dall’esigenza di innovare smaterializzando l’erogazione dei propri beni e servizi e quindi avanzando verso l’elettronico. E’ il caso della genovese QUI! Group, il cui presidente e fondatore, Gregorio Fogliani, da tempo ha sviluppato e immesso sul mercato una carta di pagamento prepagata ricaricabile attiva sui circuiti internazionali, che risponde in pieno all’esigenze attuali di sicurezza, tracciabilità e risparmio poiché, grazie ad un circuito sconti/punti collegato alla carta, consente un risparmio quotidiano sugli acquisti e grazie a moderni sistemi di alert, di tenere sotto controllo le spese; aspetto quest’ultimo da non sottovalutare in un momento di ridotto potere d’acquisto delle famiglie. Non solo, la stessa società ha messo a punto il sistema Electronic Money 2.0 che ha il suo fulcro in un pos di ultima generazione che nelle intenzioni del presidente di QUI! Group, costituirà una sorta di autostrada dei servizi, poiché sarà in grado di accettare e gestire tutte le transazioni carte di pagamento e servizi esistenti ad uso di ogni esercizio commerciale. Sebbene i numeri della diffusione dei pos in Italia non siano altissimi, QUI! Group, forte di una rete di centinaia di migliaia di esercizi affiliati ai propri circuiti realizzati sul territorio nazionale (per il buono pasto, i programmi loyalty come Sconti BancoPosta) ha già installato migliaia di pos anche nei piccoli esercizi di prossimità, che sono quindi in grado sin d’ora di accettare i pagamenti con carta, convinti anche dalla nuova possibilità di offrire all’utenza servizi supplementari di grande e comune utilità, come il pagamento delle utenze. (9colonne)

COSI’ LA CRISI ALIMENTA L’USURA

Sos Impresa ha divulgato in occasione del "No usura day" un documento sulla situazione che fa il punto sull’evoluzione del fenomeno nella crisi. 190mila imprese in tre anni dal 2008 al 2011 hanno chiuso i battenti per debiti o usura. Il numero dei commercianti coinvolti in rapporti usurai sono non meno di 200 mila unità, ma le posizioni debitorie vanno stimate in oltre 600 mila unità. Con la crisi è aumentato il numero degli usurai oggi saliti da circa 25 mila ad oltre 40 mila. Cresce anche quella fascia che potremmo definire usurai dalla "faccia pulita". Mentre le denunce sono sempre poche e la giustizia è lentissima: in pratica il reato di usura appare come se fosse depenalizzato. Oggi, il bacino che alimenta l’usura è costituito da tanti piccoli imprenditori e famiglie impoverite. L’attuale fase economica fa pagare al piccolo commercio e alla piccola imprenditoria il prezzo più alto. Secondo un’elaborazione della Confesercenti, nell’ultimo triennio, per vari motivi sono state oltre 242.000 i piccoli commercianti al dettaglio che hanno cessato la propria attività. A cui bisogna aggiungere oltre 300.000 imprese artigiane. L’usura in particolare costringe alla chiusura cinquanta aziende al giorno e ha bruciato, nel corso del 2010, circa 130.000 posti di lavoro. Anche i tentativi di salvataggio della propria attività avvengono in un circuito di marginalità economica, su cui l’usura allunga le sue mani. Il fenomeno colpisce in larga parte persone mature, intorno ai cinquant’anni, che hanno sempre operato nel commercio e che hanno oggettive difficoltà a riconvertirsi nel mercato del lavoro e, quindi, tentano di tutto per evitare il protesto di un assegno, il fallimento della loro attività. Solitamente sono commercianti che operano nel dettaglio tradizionale, come alimentaristi, fruttivendoli, gestori di negozi di abbigliamento e calzature, fiorai, mobilieri. Sono queste le categorie che oggi pagano, più di ogni altro comparto, il prezzo della crisi.

Si stimavano agli inizi del 2000 in circa 25.000 il numero degli usurai in attività. Oggi sono saliti ad oltre 40.000, per la gran parte soggetti noti all’Autorità Giudiziaria. Tra questi anche un’usura di mafia, ovvero gestita dalla criminalità mafiosa e organizzata. Ma il fenomeno usuraio ha subito, nell’ultimo decennio e in contemporanea con l’aggravarsi della crisi economica, una pericolosa evoluzione. La figura dell’usuraio classico, (di strada, di quartiere, sul posto di lavoro), è destinata a esaurirsi per lasciare spazio a un usuraio organizzato, ben collegato agli ambienti professionali e che si avvale di connivenze con professionisti di alto livello. È un’usura dalla faccia pulita, i cui attori protagonisti, occulti o meno, occupano rispettabili posti nell’ambiente sociale in cui agiscono. Senza generalizzare, sarebbe assolutamente errato farlo, si tratta di alcuni imprenditori, commercialisti, avvocati, notai, bancari. Conoscono, per professione, bene i meccanismi del mercato del credito legale, e, spesso, conoscono perfettamente le condizioni economiche delle proprie vittime. (9colonne)