IBL: PAREGGIO DI BILANCIO, PERCHE’ L’ART. 81 NON BASTA
Perché l’articolo 81 della Costituzione non è stato sufficiente a garantire l’equilibrio del bilancio pubblico italiano? In che modo è possibile affrontare efficacemente questo problema? Se ne occupa Natale D’Amico, consigliere alla Corte dei Conti, nel Briefing Paper “Opla`: il pareggio di bilancio non c’e` più” pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni. Secondo D’Amico, sulla base del pregiudizio che “la realizzazione dei diritti sociali e l’adempimento degli obblighi propri di un sistema welfarista, a cui l’Italia aderisce, non siano connessi - ma anzi siano in contraddizione - con l’equilibrio economico-finanziario” si è “rinviata al domani la banale considerazione che la spesa sociale non può essere illimitata, se non si vogliono far ricadere sulle generazioni future i debiti contratti da quelle passate”. In questo contesto è necessario introdurre un vincolo più forte. D’Amico esamina le proposte di riforma tedesca, spagnola e francese, e conclude che “prescrivere soltanto che le uscite siano pari alle entrate, senza ricorso all’indebitamento, non è un vincolo sufficiente a garantire la responsabilità fiscale delle pubbliche amministrazioni, né nei confronti della popolazione attuale né nei confronti delle generazioni future”. Per raggiungere l’obiettivo dichiarato dell’equilibrio di bilancio occorre piuttosto prendere due misure diverse: “La prima misura consiste nella fissazione di un tetto di spesa, che obblighi i governanti a razionalizzare e ottimizzare l’allocazione delle risorse disponibili”; “la seconda misura consiste nella dettagliata proceduralizzazione del ricorso alle deroghe, da rinviare alla apposita legge rinforzata, al fine di evitarne l’abuso”. (9colonne)

