Archive for investimenti pubblicitari

IL GRUPPO ESPRESSO CHIUDE IL TRIMESTRE IN ROSSO

Il Gruppo Espresso ha chiuso il primo trimestre in perdita. Il “rosso” è di 2,5 milioni di euro con 215 milioni di ricavi (-18% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e un margine operativo lordo pari a 16,7 milioni (-53,2%) e risultato operativo a 6 milioni (-76,2%). I risultati consolidati dei primi tre mesi del 2009 sono stati approvati questa mattina dal consiglio di amministrazione riunito sotto la presidenza di Carlo De Benedetti. La situazione dell’editoria – spiega una nota del Gruppo - ha subito un’evoluzione estremamente negativa nella seconda parte dell’anno come conseguenza della drastica caduta degli investimenti pubblicitari, in un contesto di intensificazione della recessione economica. Secondo i dati formulati da Nielsen Media Research, il mercato pubblicitario nel suo complesso ha registrato a fine 2008 una flessione del 2,8% rispetto allo scorso anno (-7,1% per la stampa). Nel quarto trimestre dell’anno la diminuzione è stata del 9,5% e del 13,4% per i mezzi stampa. Tali andamenti si sono riflessi sui risultati del Gruppo Espresso che ha registrato una significativa contrazione dei ricavi pubblicitari. Per far fronte alla situazione e alle prospettive del mercato, sono state adottate misure di contenimento dei costi riguardanti fondamentalmente la riduzione delle operazioni promozionali e il costo del lavoro, con l’avvio di piani di riorganizzazione aziendale. (9Colonne)

IL LUSSO NON CONOSCE CRISI

C’è la crisi, ma gli investimenti pubblicitari sui prodotti di lusso vanno ancora a gonfie vele. E’ partito ieri sul web ThinkLux, ‘The Luxury Revolution’, un nuovo portale dedicato appunto al lusso. ‘The Luxury Revolution’ si occupa di moda, nautica, viaggi, design, architettura, gusto e bien vivre. Si rivolge - spiegano i suoi promotori- a un utente della rete moderno, ormai maturo, che ama il lusso e lo stile nella propria vita e lo ricerca anche online. "Ogni giorno - afferma una nota- una redazione giornalistica offrirà ai lettori notizie su prodotti, marchi eventi e personaggi che rappresentano l’eccellenza, l’innovazione, la creatività, in ogni ambito del lifestyle, unendo a una visione internazionale, il gusto tipico dell’italian style." Il primo dossier multimediale di ThinkLux è dedicato al Salone Nautico di Genova. Azionista della società che gestisce il magazine, informa la rivista specializzata in advertising ,Pubblicitalia, è La Stampa di Torino. Il sito è edito dalla omonima società ThinkLux srl, guidata dall’amministratore delegato Aureliano Rojo, ex direttore di Luxgallery.it. La raccolta pubblicitaria è affidata a Publikompass, la concessionaria di Itedi, holding editoriale del Gruppo Fiat che controlla Editoriale La Stampa. "L’iniziativa risponderebbe a un doppio obiettivo strategico di Itedi- rivela Pubblicitalia- il primo è allargare sempre più le attività editoriali e pubblicitarie al web, il secondo è seguire sempre meglio i mercati del lusso, che tradizionalmente hanno sempre fatto comunicazione pubblicitaria su magazine cartacei, ma oggi si affacciano con interesse al mondo del web". (9Colonne)

L’ESPRESSO: MARCO BENEDETTO LASCIA

"In relazione alla scadenza del mandato, che avviene con il presente esercizio, di Amministratore delegato del Gruppo Editoriale L’Espresso, il Dottor Marco Benedetto ha concordato con il Presidente del Gruppo, l’Ingegner Carlo De Benedetti, in piena armonia, di lasciare l’incarico. L’Ingegner Carlo De Benedetti sottoporrà nei tempi opportuni al Consiglio di Amministrazione la nomina della Dottoressa Monica Mondardini alla carica di Amministratore delegato del Gruppo". Con questa nota l’Espresso conferma le indiscrezioni apparse oggi su alcuni quotidianI e si separa dal suo "storico" amministratore delegato. 62 anni, genovese, laureato in scienze politiche, Marco Benedetto aveva iniziato la sua attività professionale come giornalista nell’agenzia di informazione Ansa nelle sedi di Genova e Londra. Successivamente aveva ricoperto l’incarico di capoufficio stampa della Fiat e amministratore delegato dell’Editrice La Stampa. Entrato a far parte del Gruppo editoriale L’Espresso nel 1984 come amministratore delegato dell’Editoriale L’Espresso e della Finegil Editoriale, dal 1992 guidava l’intero gruppo editoriale facente capo a Carlo De Benedetti. Monica Mondardini, che gli succederà nell’incarico, è Cfo di Generali in Spagna ed ex manager della Fabbri, di Hachette e di Europe Assistance. Il cambio al vertice del gruppo quotato in Borsa e proprietario di importanti testate – tra cui la Repubblica – avviene in un momento di profonda trasformazione del mercato editoriale, alle prese, per quanto riguarda la carta stampata, con una contrazione degli investimenti pubblicitari e una redistribuzione dell’audience, sempre più orientata verso i new media. (9Colonne)

MEDIA: GRANDI MARCHI EUROPEI TENGONO TESTA A INTERNET

I grandi marchi dei media paneuropei restano dei valori riconosciuti dai consumatori nonostante l’abbondanza di contenuti audiovisivi su Internet e lo sviluppo dell’informazione sui portali web. Giornali e canali televisivi tradizionali non perdono la loro influenza sulle elite intellettuali, secondo quanto risulta dall’ultimo studio EMS (European media and marketing survey), che rileva un’audience dei media stabile in Europa all’interno della fascia di pubblico più colta e ricca. Lo studio internazionale, che ha coperto 16 Paesi, tra cui anche l’Italia, si è interessato proprio al pubblico dei fruitori di media più agiati, una popolazione che include 39,6 milioni di europei. Un bacino importante anche per gli investimenti pubblicitari. Secondo lo studio 2008, il Financial Times resta il quotidiano a pagamento di riferimento con un pubblico stimato di 548.000 lettori. Una vera "bibbia" degli affari e della finanza, edito dalla britannica Pearson, che distanzia gli altri giornali economici di prestigio che hanno edizioni in Europa, l’Herald Tribune e il Wall Street Journal. Importante anche l’ascesa nel nostro continente dei quotidiani gratuiti, con un’audience di 2,5 milioni di lettori per Metro e 998.000 lettori per il rivale 20 Minutes. Performance solide anche per la famiglia di riviste paneuropee. Il mensile National Geographic è in testa con 2,14 milioni di lettori, davanti al settimanale Time. Lo studio EMS ha incluso anche alcune riviste gratuite, quelle distribuite a bordo degli aerei: ai primi posti si collocano Air France Magazine (1,1 milioni di lettori) e Lufthansa Magazin (1,4 milioni). Quanto alla televisione, lo sport domina. Eurosport si aggiudica ben il 32% dell’audience complessiva europea (12,7 milioni di telespettatori in media a settimana). Seguono Mtv e Discovery Channel. Nell’informazione, Euronews si conferma al primo posto, con uno share del 17,6%, davanti a Cnn International. (9Colonne)

IL NEW YORK TIMES TAGLIA I COSTI E AUMENTA IL PREZZO

Il New York Times, il terzo maggior editore di giornali negli Stati Uniti, ha annunciato un calo del 5,5% dei profitti nel secondo trimestre: i recenti licenziamenti e l’aumento sul prezzo di copertina di un anno fa non sono riusciti a contrastare la perdita di investimenti pubblicitari sulle edizioni cartacee. Il ceo Janet Robinson ha perciò annunciato nuovi tagli sui costi, per raggiungere entro fine 2009 l’obiettivo di risparmiare 230 milioni di dollari. Inoltre, il prezzo del New York Times crescerà di altri 25 centesimi, arrivando a 1,50 dollari a partire dal 18 agosto prossimo. Le vendite di spazi pubblicitari a giugno sono scese di ben il 16%, il maggior calo da due anni a questa parte, ma in linea con quanto sta accadendo a tutti i grandi editori di giornali Usa, compreso il numero uno, la Gannett. La crisi economica e la migrazione degli annunci su Internet ha colpito duramente queste aziende. "Non credo che vedremo miglioramenti per l’anno in corso", ha commentato l’analista John Morton, specialista del mercato dei quotidiani. La stessa Robinson ha detto che le vendite di pubblicità a luglio potrebbero essere ancora meno brillanti. Le difficoltà degli editori a mantenere in attivo il trend della pubblicità sono ormai analoghe in tutto il mondo, Italia compresa. Ne hanno preso atto, ora, anche le Borse. (9Colonne)

OBAMA FA FELICI GLI EDITORI TELEVISIVI

La decisione del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Barak Obama, di non badare a spese per la sua campagna elettorale dà motivo di sorridere soprattutto a diverse aziende del settore televisivo, che si attendono un’impennata degli investimenti pubblicitari. Soprattutto se una decisione analoga verrà presa – come sembra probabile – anche dal candidato repubblicano McCain. Gruppi come Scripps Howard, Hearst-Argyle e Post Newsweek, che possiedono emittenti televisive con notiziari molto seguiti negli Stati più "caldi" della lotta alla Casa Bianca, quali Florida, Pennsylvania, Ohio e Michigan, sono destinati a ricevere una pioggia di dollari: Obama ha infatti recentemente fatto sapere che rifiuterà i fondi pubblici per la campagna di novembre, che limiterebbero la sua spesa a 84 milioni di dollari, e si organizzerà invece con i fondi privati dei suoi sostenitori – quindi, con ogni probabilità, spenderà molto di più. Gran parte di questo denaro verrà destinato a spot televisivi, anche sulla tv via cavo, dicono gli esperti, e su canali minori, se gli spazi sulle grandi emittenti finiscono. Secondo i calcoli di Tns, gli spot politici in tv in America varranno quest’anno nel complesso 3 miliardi di dollari, contro il miliardo speso nel 2002. La campagna presidenziale da sola rappresenterà il 27% della spesa totale. (9Colonne)

PUBBLICITA’ “EMBEDDED”, DUBBI NEGLI USA

I regolatori americani della Federal Communications Commission dovrebbero cominciare questa settimana a studiare nuove regole per limitare l’uso da parte delle reti televisive delle pubblicità cosiddette "embedded" nei loro programmi, ovvero dei messaggi promozionali all’interno degli show. La Fcc potrebbe decidere che è necessario avvertire i consumatori che, anche in quel caso, si tratta di spot pagati dalle aziende. Il tema dei cosiddetti “embedded advertisements” è stato portato all’attenzione dell’agenzia da diversi gruppi di difesa dei consumatori e da alcuni parlamentari. Nel 2007, si è registrato un aumento del 13% degli investimenti pubblicitari “occulti” nei programmi tv di prima serata, secondo le analisi di una coalizione di gruppi di difesa dei consumatori. "Non dobbiamo permettere ai programmi televisivi di diventare cavalli di Troia, che trasportano di nascosto messaggi che sarebbero in altri casi criticati dal pubblico o addirittura considerati illegali", dice la coalizione, di cui fanno parte Public Citizen e il Parents Television Council. Il gruppo si è detto preoccupato anche dalla cosiddetta “product integration”, in cui i messaggi promozionali sono integrati nei dialoghi degli show. Secondo il presidente della Fcc Kevin Martin queste forme di pubblicità sono in crescita perché non possono essere saltate con i digital video recorder, al contrario dei normali spot. “Ma è importante – ha affermato - che i consumatori sappiano se qualcuno sta cercando di vendere loro qualcosa e che la Commissione esamini questi temi". (9Colonne)

MEDIA, USA: LE ENTRATE CRESCERANNO ANCORA

Le entrate dell’industria dei media e dell’intrattenimento a livello globale cresceranno in media del 6,6% annuo arrivando a 2.200 miliardi nel 2012, grazie al settore mobile e digitale supportato dalla pubblicità e al boom nell’adozione della banda larga. A dirlo è l’ultimo report della PricewaterhouseCoopers (PwC). Secondo questa analisi, la pubblicità connessa con i video su Internet e i device mobili come l’iPod della Apple, sarà responsabile del 24% della crescita del settore e si svilupperà a un tasso composito annuale del 19,5% di qui al 2012. Inoltre, la crescita delle entrate complessive dell’entertainment e dei media supererà il prodotto interno lordo globale, che crescerà nel periodo preso in considerazione del 5,7%. Altro dato positivo della ricerca PwC: nonostante l’accelerazione del business digitale, le entrate dei media tradizionali come la televisione continueranno a rappresentare la fetta più consistente del mercato globale, pur se non della crescita complessiva. Le entrate digitali e mobili rappresenteranno infatti solo l’11% della spesa totale, o 234 miliardi di dollari, nei prossimi cinque anni. Il report della PwC offre un’analisi dettagliata anche delle maggiori aziende dell’intrattenimento e dei media. Le loro azioni in Borsa hanno perso il 13% del valore dall’inizio dell’anno - più della media dell’Indice Standard & Poor 500 - a causa dei timori innescati dalla difficile congiuntura economica. Ma lo studio della PwC getta una luce più positiva su un quadro spesso dipinto a tinte fosche. Secondo gli analisti, gli investimenti pubblicitari sulla televisione “over-the-air” globalmente - il settore che Wall Street considera come uno dei più vulnerabili con un’economia in recessione - cresceranno del 5% fino al 2012, resistendo alla minaccia del settore digitale.

“Spesso si parla di fine dei media tradizionali: è un’esagerazione”, dice lo studio della PwC. L’area che invece è considerata molto debole è l’industria della musica. Duramente colpite dalla pirateria online, le vendite di musica scenderanno dello 0,6% di qui al 2012, ma dal 2011 il trend tornerà a essere positivo, quando le vendite digitali supereranno quelle dei Cd. Quali sono i nodi ancora da sciogliere per le aziende del settore per i prossimi cinque anni? “Anche se le società dei media e dell’intrattenimento stanno cercando di seguire i consumatori verso un futuro digitale/mobile, devono ancora capire come creare modelli di business capaci di tradurre i loro sforzi in guadagni”, rispondono gli analisti della PwC. Quanto alla crescita suddivisa per aree geografiche (lo studio PwC ha analizzato 15 segmenti industriali in 59 nazioni), gli Stati Uniti continueranno a rappresentare la quota più grande delle entrate, pari a 759 miliardi nel 2012, ma cresceranno meno di tutte le altre aree, al 4,8%, superati da Asia-Pacifico e America Latina. (9Colonne)

GIORNALI USA, ADDIO DIVIDENDI?

Le vendite di pubblicità sulle edizioni cartacee dei giornali americani sono scese de 14% nel primo trimestre del 2008, un calo record dovuto alla crisi del mercato immobiliare e del lavoro e alla perdita di investimenti pubblicitari a favore di Internet. I nuovi dati sono stati pubblicati dalla Newspaper Association of America. Gli inserzionisti hanno speso 8,43 miliardi di dollari in pubblicità sui giornali nei primi tre mesi del 2008, lottavo trimestre di fila che registra cifre col segno meno. Gli annunci immobiliari e di offerte di lavoro sono diminuiti ciascuno del 35%. Molti dei grandi inserzionisti del settore immobiliare, lavoro, ma anche automotive stanno tagliando la spesa sulla carta stampata e spostandosi verso i siti Internet, spiega Kip Cassino, direttore della ricerca della Borrell Associates, società di media consulting della Virginia: “Le aziende si fanno pubblicità sui loro stessi siti. I maggiori concorrenti dei giornali sono quegli stessi inserzionisti che prima erano loro clienti”, dice Cassino. “I giornali hanno concentrato per anni i loro sforzi su un numero ristretto di categorie pubblicitarie, come le automobili e gli annunci di lavoro, e ora quelle categorie si stanno tutte spostando online”. Le vendite di pubblicità sul maggior editore di giornali Usa, la Gannet Co., proprietaria di Usa Today, sono scese del 10% nel primo trimestre a 1,1 miliardi di dollari. Alla New York Times Co. le entrate dell’advertising sono diminuite dell’11%, a 432,2 milioni. La McClatchy ha perso addirittura il 15%. Dato completamente opposto per la News Corp: +55% le entrate, grazie all’acquisto completato a dicembre della Dow Jones & Co. che l’ha resa proprietaria del Wall Street Journal.

Al tempo stesso, i siti Internet dei giornali non riescono ad attrarre abbastanza investimenti pubblicitari da controbilanciare le perdite sulla carta stampata. Sui siti di proprietà dei quotidiani sono stati spesi 804 milioni di dollari in advertising nel primo trimestre 2008, dice la Newspaper Association of America, un aumento del 7,2% dall’anno scorso ma il più piccolo da quando il dato viene registrato (2004). Il declino delle entrate complica anche gli sforzi di alcuni grandi gruppi di ridurre l’indebitamento, come accade alla Tribune Co., acquisita a dicembre dal miliardario Sam Zell. La Tribune pubblica tra gli altri il Los Angeles Times e il Chicago Tribune. Oggi deve far fronte a un debito di 13 miliardi di dollari; non potendo contare su un mercato in espansione, è costretta a vendere attività. Il problema è acuito dal fatto che la crisi delle vendite pubblicitarie sulla carta stampata sembra destinata a durare, nota l’analista John Janedis della Wachovia Capital Markets, secondo il quale gli editori potrebbero trovarsi presto costretti a eliminare i dividendi. In base alle previsioni di Janedis, le vendite di advertising sulla carta stampata diminuiranno del 6,5% l’anno prossimo dopo un calo del 12% quest’anno. Le sue precedenti previsioni parlavano di riduzione dell’11% nel 2008 e del 3,6% nel 2009. “La recessione del mercato pubblicitario locale iniziata l’anno scorso si aggraverà”, scrive l’analista. (9Colonne)

I CONTI DEL NEW YORK TIMES SALVATI DA LUSSO

L’economia americana rallenta e gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata diminuiscono, ma il gruppo del New York Times si salva in corner con le inserzioni legate ai prodotti di lusso. “Il 2008 sarà un altro anno difficile per la New York Times Co. e per l’industria dei giornali, anche perché la tecnologia sta modificando le abitudini di lettori e inserzionisti”, ha sottolineato il ceo Janet Robinson in occasione dell’annuale Deutsche Bank Media & Telecom Conference, a New York. In particolare, il calo delle entrate pubblicitarie si fa sentire nell’area dei piccoli annunci. Ma il gruppo del New York Times fa fronte alla crisi con un settore che, a sorpresa, continua a tirare: il lusso. Le vendite di pubblicità a livello nazionale continuano ad andare bene grazie a questa categoria (e a quelle finanziaria e intrattenimento/media). In particolare, l’edizione online della rivista “T: The New York Times Style Magazine”, lanciata lo scorso dicembre, ha contribuito in maniera sostanziale all’aumento delle pubblicità di articoli di lusso, ha fatto notare la Robinson, con aziende come American Express, Bloomingdale’s, Christian Dior, Hammacher Schlemmer e altri inserzioni di fascia alta che comprano su testate che hanno visibilità su più piattaforme (stampa e digitale). Ciò non toglie che il New York Times continuerà a ridurre i costi, ha proseguito la Robinson, e ci sarà ancora qualche licenziamento nel corso dell’anno. (9Colonne)