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CRISI, DA PADOVA SEGNALI POSITIVI

L’Azienda Padova si è rimessa in marcia, anche se la via della ripresa è lunga e selettiva. Il secondo trimestre 2010 accentua la velocità di recupero. La produzione accelera (ma i picchi pre-crisi sono ancora distanti). Migliorano gli ordini e le vendite, specie all’estero. L’industria ha annusato la ripresa internazionale, riuscendo a intercettare nuovi ordini, più scetticismo sul mercato interno. Le attese per il terzo trimestre confermano il clima di moderata fiducia. Queste le indicazioni di sintesi dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 345 imprese. Fra aprile e giugno la produzione aumenta per il 38,5% delle aziende (27,5% nel trimestre precedente), a fronte del 29,6% che riduce l’attività. Per la prima volta dal quarto trimestre 2007 le indicazioni positive superano le negative. L’accelerazione riguarda soprattutto le imprese oltre i 50 addetti (produzione in aumento per il 62,7%) e, tra i comparti, il metalmeccanico (47,7). Migliora sensibilmente il flusso di nuovi ordinativi: il 43% indica un aumento, a fronte del 24,3 che li riduce. L’orizzonte di attività è pressoché invariato: per tre imprese su dieci (73,4%) non supera i tre mesi, il 26,6 ha ordini per più di tre mesi. La domanda interna dà segni di recupero: il 35,9% aumenta le vendite in Italia, il 30,8 le riduce. In un contesto di ripresa globale in accelerazione, l’export aggancia la domanda e traina l’attività: il 40% aumenta le vendite all’estero, il 19,9% le riduce. Migliore performance per le vendite in Europa; in rialzo quelle extra Ue. L’accentuata velocità di recupero dell’attività non ha effetti immediati sull’occupazione: si riduce la forbice tra chi la aumenta (16,6%) e chi la riduce (19,4%). Prevale la stabilità (64%). La risalita incrementa il ritmo, anche se i colpi di coda della crisi sono in agguato. Ancora tensioni sui prezzi alla produzione, in aumento per il 63,8%, spinti dalle materie prime. Torna a salire, dal 17,9 al 26,8% chi segnala costo del denaro in aumento. Liquidità aziendale tesa per un terzo delle imprese, pagamenti in ritardo per il 60,2%. Le previsioni per il terzo trimestre 2010 delineano la tenuta del clima di ritrovata fiducia. Per il secondo trimestre consecutivo, gli ottimisti superano i pessimisti. La produzione è attesa in crescita dal 35,4% delle aziende, in calo dal 18,8. Ordini interni in aumento per il 31,2%; ordini esteri in rialzo per il 32,4%. Stabili le prospettive dell’occupazione (71,7%). La volontà delle imprese di intercettare la nuova domanda trova conferme negli investimenti: il 61,9% li conferma per il prossimo anno (il 20,5 li aumenterà), in innovazione di processo, nuovi impianti, ricerca e sviluppo. La ripresa non è più un miraggio. Ma non è ancora un dato acquisito, non per tutti. In prospettiva, permane incertezza sulla sua tenuta e sull’andamento dell’occupazione. La produzione è ripartita grazie alle capacità reattive delle imprese, ma ci vorrà del tempo per ritornare ai livelli pre-crisi. (9Colonne)

POPOLARE DI VICENZA ENTRA IN BANCA MEDESIA

Banca Popolare di Vicenza ha sottoscritto una quota pari al 9% del capitale massimo della costituenda Banca Medesia, l’istituto di credito che avrà come area di elezione l’asse Roma-Napoli. L’operazione costituisce – si legge in una nota - un ulteriore passo nella strategia di penetrazione della Banca Popolare di Vicenza in un territorio caratterizzato da una rilevante importanza strategica e che si identifica come polo attrattivo unico e in costante crescita per attività economiche, culturali e di business. La novità assoluta del progetto avviato dal Comitato promotore di Banca Medesia è infatti la creazione di un istituto di credito che abbia come territorio d’elezione quello compreso tra Roma e Napoli, e che, oltre ai due grandi centri, interessi 26 importanti città di provincia lungo questo asse, per oltre 1,3 milioni di abitanti. L’avvio dell’operatività della costituenda Banca è previsto per gennaio 2012 con l’apertura delle prime due filiali, cui seguiranno altre 3 entro il 2015. L’obiettivo della raccolta delle sottoscrizioni del capitale che procede in linea con le aspettative del Comitato promotore è raggiungere un ammontare compreso tra i 15 e i 20 milioni di euro, entro il 15 ottobre 2010. "Nell’ambito del rafforzamento dell’attività a sostegno delle imprese e dei privati nell’area laziale, – ha dichiarato Samuele Sorato, direttore generale della Banca Popolare di Vicenza - abbiamo deciso di effettuare importanti investimenti nella certezza di creare forti sinergie attraverso una proficua collaborazione tra i due Istituti." ” L’adesione del nono gruppo bancario italiano al nostro progetto - ha dichiarato Eduardo Salvador Safdie, presidente del Comitato promotore di Banca Medesia - rafforza il convincimento che si tratti di un’iniziativa di grande valore imprenditoriale di cui il territorio sente la necessità”. Nel sito del Comitato Promotore ( www.comitatopromotorebancamedesia.it) sono reperibili tutte le informazioni sulla costituenda Banca ed il Prospetto Informativo relativo all’Offerta Pubblica di Sottoscrizione delle azioni della medesima, depositato presso la Consob in data 12 febbraio 2010. (8Colonne)

GE INCREMENTA L’IMPEGNO "GREEN"

Oltre 5 miliardi di dollari investiti dal 2005 al 2009 nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie verdi (di cui 1,5 miliardi solo nel 2009), e altri 10 miliardi in arrivo entro il 2015: queste le cifre che emergono dal rapporto 2009 di General Electric per ecomagination, il progetto ecosostenibile lanciato dal Gruppo nel 2005. Nel quinto anniversario dell’iniziativa, si festeggiano gli obiettivi raggiunti in anticipo di un anno rispetto al previsto e sulla spinta del successo registrato finora si alza l’asta dei traguardi, puntando a un raddoppio dell’impegno. Nel 2009, GE ha incassato 18 miliardi di dollari con la commercializzazione di prodotti e servizi verdi, ma ha anche ridotto l’intensità e l’emissione di gas serra prodotti dalle sue attività rispettivamente del 39% e del 22% rispetto ai livelli del 2004. "Ecomagination è una delle nostre iniziative di maggiore successo a livello di Gruppo. Se conteggiato separatamente, il fatturato 2009 di ecomagination sarebbe equivalente a quello di una società Fortune 130, mentre l’incremento del fatturato del progetto equivale a circa il doppio rispetto alla media delle aziende”, afferma Jeff Immelt, Presidente e AD di GE. "I nostri ambiziosi investimenti in ricerca e sviluppo ‘eco’ hanno inoltre avuto un ritorno notevole per i nostri azionisti. Il bilancio analizza punto per punto i traguardi raggiunti nel 2009, e fissa quelli per il 2010: 1. Raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo – nel 2009, GE ha investito 1,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo "eco", raggiungendo l’obiettivo con un anno di anticipo. Impegnandosi a proseguire nello sviluppo di nuove tecnologie, GE si impegna a investire altri 10 miliardi di dollari entro il 2015. 2. Incrementare il fatturato dei prodotti ecomagination - nel 2009, il fatturato eco è cresciuto del 6%, raggiungendo i 18 miliardi di dollari anche in un panorama economico globale difficile. Per i prossimi 5 anni, GE punta a incrementare il risultato a doppia velocità rispetto al fatturato globale del Gruppo, aumentando lo share di ecomagination sulle vendite totali della società. 3. Ridurre le emissioni di gas serra e migliorare l’efficienza energetica delle proprie attività - GE ha ridotto le proprie emissioni del 22% rispetto al 2004 e ha migliorato la propria intensità energetica del 34% rispetto al 2004, superando l’obiettivo del 30% entro il 2012. Inoltre, GE ha ridotto l’intensità dei gas serra del 39% rispetto al 2004. Entro il 2015, GE migliorerà l’intensità energetica delle proprie operazioni del 50% e ridurrà le emissioni assolute di gas serra del 25% (entrambi i valori secondo il riferimento del 2004). 4. Ridurre l’utilizzo di acqua e migliorarne il riutilizzo - GE ha ridotto il consumo di acqua del 30% rispetto al 2006, superando l’obiettivo originale del 20% entro il 2012. 5. Informare il pubblico - GE continua a promuovere dibattiti, dialoghi e comunicazioni per coinvolgere il pubblico. Nel corso del 2010, il Gruppo lancerà una versione aggiornata del sito http://www.ecomagination.com, attraverso il quale il pubblico potrà sapere di più e partecipare a dibattiti su GE, ecomagination, il’ambiente, le novità, i singoli progetti. (9Colonne)

GLI EFFETTI DELLA CRISI AL SUD

Giovanni Carosio, vice direttore generale della Banca d’Italia, è intervenuto alla presentazione del rapporto “L’economia della Calabria ” presso l’Aula Magna dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel suo intervento, Carosio si è occupato anche degli effetti della crisi nel Mezzogiorno e delle prospettive di ripresa. Nel 2009 il PIL dell’Italia – ha detto - ha subito la contrazione più marcata dal dopoguerra. Il prodotto è calato del 5 per cento a prezzi costanti; di poco meno nel Mezzogiorno, grazie al maggior peso in quest’area del settore dei servizi, che ha risentito meno del peggioramento congiunturale. Le esportazioni meridionali, al netto dei prodotti petroliferi, si sono ridotte del 25 per cento, 5 punti in più rispetto al Centro Nord. Lo scarto tra le due aree a sfavore del Mezzogiorno è ancora più accentuato nei settori tradizionali (tessile, abbigliamento, cuoio, calzature e mobilio). La caduta della redditività, l’incertezza sulle prospettive e il basso grado di utilizzo degli impianti si sono riflessi sulla dinamica degli investimenti, che secondo l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese sono calati sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno. Gli effetti della crisi sono stati particolarmente accentuati nel mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno la riduzione dell’occupazione è risultata del 3 per cento; al Centro Nord, anche per effetto del più ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni, la flessione è stata significativamente più contenuta (-1,1 per cento). Il calo dell’occupazione ha penalizzato maggiormente le figure più deboli: i più giovani e i meno istruiti. Per gli occupati con età compresa tra i 15 e 34 anni, l’occupazione nel 2009 è calata di quasi 9 punti percentuali, circa 3 punti in più che al Centro Nord; per quelli con al più un titolo di licenza media inferiore si è ridotta del 5,4 per cento (-4,0 per cento al Centro Nord). Il tasso di disoccupazione nelle regioni meridionali ha raggiunto il 12,5 per cento, oltre il doppio di quello del Centro Nord. Dalla metà dello scorso anno si osservano segnali di recupero dell’attività produttiva, che sono proseguiti nella prima parte dell’anno in corso. Nel primo trimestre del 2010 il PIL dell’Italia, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi, è aumentato in termini reali dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente; dello 0,5 rispetto a dodici mesi prima. Per l’anno in corso le imprese industriali indicano una ripresa del fatturato. I tempi per il recupero dei livelli precedenti alla crisi non sembrano brevi. Il 42 per cento delle imprese meridionali che hanno segnalato un calo di fatturato nel periodo 2007-09 ritiene di non poter tornare ai livelli pre-crisi prima del 2012 (46 per cento al Centro Nord). (9Colonne)

PIAGGIO ALLA CONQUISTA DELLA CINA

Il Gruppo Piaggio ha presentato ufficialmente sul mercato cinese lo scooter a tre ruote Piaggio Mp3 250. Da agosto l’Mp3 – protagonista di successo sul mercato europeo per le sue caratteristiche uniche di tecnologia e di sicurezza – verrà commercializzato sul territorio della Repubblica Popolare Cinese attraverso i dealer della joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd., di cui Piaggio detiene il 45%. Piaggio Mp3 è destinato in futuro ad essere commercializzato in Cina anche nella versione Mp3 Hybrid – primo scooter al mondo dotato di propulsione ibrida termico/elettrica – presentata ieri ed esposta nel Padiglione Italia dell’Expo Shangai 2010. Alla presentazione alla stampa cinese, presso il Padiglione italiano dell’Expo, hanno partecipato i vertici del Gruppo Piaggio guidati dal presidente e amministratore delegato Roberto Colaninno, l’Ambasciatore italiano presso la Repubblica Popolare Cinese Riccardo Sessa e Zuo Zongshen, presidente e CEO dello Zongshen Group. Successivamente, le prove dell’Mp3 presso il MoCA – Museum of Contemporary Art – di People’s Square, nel cuore di Shanghai, hanno coinvolto giornalisti e pubblico cinese. Nel corso della conferenza stampa, Colaninno ha illustrato strategie e prospettive dello sviluppo del Gruppo Piaggio in

Asia: “Il lancio sul mercato cinese dell’Mp3 si inserisce – ha affermato - in una fase nuova della presenza del Gruppo Piaggio in Cina e nel continente asiatico. Per la prima volta viene offerto ai consumatori cinesi un prodotto con il marchio Piaggio: abbiamo scelto un veicolo dai forti contenuti tecnologici e di innovazione, che ha stabilito nuovi standard di sicurezza attiva e che nella versione ibrida rappresenta per il nostro Gruppo un primato assoluto a livello mondiale”. La strategia di sviluppo degli investimenti in Asia ha consentito finora al Gruppo Piaggio di raggiungere la leadership del mercato indiano nei veicoli commerciali leggeri a 3 e 4 ruote, e di conquistare importanti quote di mercato nel settore scooter in Vietnam grazie all’avvio, nel giugno dello scorso anno, della produzione della Vespa nello stabilimento della provincia vietnamita di Vinh Phuc. Un modello di Vespa specificamente sviluppato per il mercato indiano sarà, inoltre, prodotto in India: il progetto industriale approvato dal Consiglio di Amministrazione del Gruppo Piaggio il 3 giugno scorso prevede la costruzione in India di un nuovo stabilimento con capacità produttiva di 150.000 unità l’anno e il lancio commerciale del nuovo prodotto entro il 2012. Nell’ambito di questa strategia, i cui obiettivi saranno contenuti nel Piano Triennale che verrà esaminato dal Consiglio di Amministrazione di Piaggio nel mese di luglio, avrà un ruolo determinante anche la creazione di Centri di ricerca per lo sviluppo di motori elettrici adatti al mercato cinese, in collaborazione con gli istituti universitari più avanzati nel settore. Il Gruppo Piaggio è presente oggi nella Repubblica Popolare Cinese con la joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd., con sede a Foshan nella provincia del Guangdong. La società, creata il 15 aprile 2004, è partecipata pariteticamente al 45% da Piaggio e dal Gruppo Zongshen – uno dei principali costruttori cinesi di motori e veicoli a due ruote, fondato e presieduto da Zuo Zongshen, con sede a Chongqing – e dalla Municipalità di Foshan (10%). La joint venture industriale e commerciale si fonda sulla produzione in Cina, e sulla commercializzazione in Cina e nel resto del mondo, di componenti, motori, scooter e motocicli basati su brevetti e tecnologia Piaggio. Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle – i cui risultati non rientrano nel bilancio consolidato del Gruppo Piaggio – produce oltre 210.000 veicoli l’anno con un fatturato annuo pari a circa 80 milioni di euro. (9Colonne)

PRIVATE EQUITY: MEGLIO CON I CONSIGLIERI INDIPENDENTI

L’abilità di crescere attraverso la leva finanziaria e quella di ridurre l’holding period delle partecipazioni sono note come fattori che impattano positivamente sul rendimento degli investimenti in capitale di rischio (private equity e venture capital) ma i risultati di uno studio del Carefin Bocconi, Centre for applied research in finance, sottolineano che anche le scelte in ambito di corporate governance, e in particolare il controllo esercitato sui board delle partecipate tramite l’utilizzo di consiglieri indipendenti, incidono positivamente. Lo studio, condotto da Stefano Caselli, ha analizzato tutte le operazioni in capitale di rischio (987 in totale) avvenute in Italia tra il 1998 e il 2007. I dati illustrano che gli investitori agiscono con un orizzonte di medio/lungo termine (l’holding period medio è di 34 mesi), che la dimensione media delle operazioni è di 6,76 milioni di euro e la media della partecipazione detenuta nell’impresa in cui si investe è del 23% (in nessuna operazione il fondo ha acquisito una partecipazione di maggioranza). Nel 97% dei casi dove è avvenuto i fondi hanno scelto un solo membro del cda. Le imprese target sono per la maggior parte di proprietà di individui o famiglie e il mercato si concentra maggiormente su operazioni di espansione (52%) e di buy-out (26%) e meno su start-up (13%). La modalità di uscita prevalente invece risulta il trade sale (82% dei casi). La media del ritorno sull’investimento (l’Irr - internal rate of return) è generalmente positiva (il valore medio è di 11,67%) e risulta più alta nei casi di operazioni di espansione (media del 30,6%) e di buy-out (33,84%). Analizzando separatamente le operazioni in cui gli investitori hanno imposto consiglieri indipendenti sui board delle imprese partecipate (436) e quelle dove non è avvenuto (551), lo studio illustra che le operazioni con consiglieri indipendenti mostrano una performance più elevata (13,29% contro 10,38% di Irr). "Molti investitori in capitale di rischio utilizzano i consiglieri indipendenti come strumento per migliorare la performance e i risultati suggeriscono che ha un impatto positivo - anche se le performance migliori sono influenzate anche da crescita industriale, struttura finanziaria e holding period," spiega Caselli. Lo studio illustra inoltre che le operazioni effettuate da fondi gestiti da banche hanno performance peggiori, dato che gli incentivi a valorizzare al massimo gli investimenti sono meno chiari, e che questo impatto negativo sui rendimenti è maggiore nei casi in cui la banca ha precedentemente elargito prestiti all’azienda partecipata. Proseguendo, l’analisi ha verificato se le caratteristiche dei singoli consiglieri influiscono in maniera diversa sugli investimenti. Analizzando le imprese in cui sono presenti consiglieri indipendenti, i risultati sottolineano che, prima o durante l’investimento, il numero di partecipazioni e presenze in organi amministrativi di nomina della sgr sono negativamente, e significativamente, correlati con il ritorno sull’investimento. "Nelle imprese in cui la figura dei consiglieri indipendenti è presente, il profilo di ciascun consigliere sembra essere statisticamente significativo per la realizzazione del risultato finale," spiega Caselli. "I consiglieri indipendenti con molte nomine, con ogni probabilità, non sono così indipendenti come potrebbe sembrare ed è plausibile che la loro designazione non sia utilizzata per la realizzazione di obiettivi di performance, ma per obiettivi non legati a questo aspetto. Inoltre, l’abilità di monitoraggio dei consiglieri scelti dai fondi d’investimento si indebolisce quando sono eccessivamente impegnati su troppi fronti." (9Colonne)

ECCO GLI INVESTIMENTI DELLE FAMIGLIE

Nel 2009 le famiglie italiane hanno continuato a investire in attività finanziarie percepite come poco rischiose, ponendo comunque attenzione al rendimento offerto. Gli acquisti netti di strumenti emessi dalle banche, sebbene in calo rispetto al valore eccezionalmente alto del 2008 (95 miliardi), sono risultati ancora elevati, pari a 47 miliardi. E’ quanto si evince dalla relazione annuale della Banca d’Italia. Depositi e obbligazioni bancarie rappresentano quasi il 30 per cento della ricchezza delle famiglie. Sono stati di entità rilevante anche gli investimenti netti in polizze assicurative del ramo vita (24 miliardi, rispetto a un flusso negativo nel 2008), in particolare in quelle di tipo tradizionale con garanzie sul rendimento minimo; assicurazioni, fondi pensione e TFR hanno raggiunto il 18 per cento delle attività. Nell’anno la raccolta postale netta è raddoppiata, esclusivamente nella componente dei libretti e buoni postali che offrono un rendimento più elevato rispetto al deposito in conto corrente. Il risparmio postale rappresenta poco meno del 10 per cento delle attività totali. Gli investimenti in titoli di Stato hanno riguardato soltanto quelli a medio e a lungo termine, il cui peso sulla ricchezza totale è rimasto invariato al 5 per cento. Gran parte dei titoli di Stato a breve termine in scadenza non sono stati rinnovati a causa dei bassi rendimenti, dando luogo a un flusso netto negativo per 63 miliardi che ha quasi azzerato la quota di questo strumento nel portafoglio. Nell’anno vi sono stati anche segnali di ripresa degli investimenti in attività più rischiose, che hanno beneficiato dell’aumento dei corsi sui mercati finanziari. Si sono registrati significativi acquisti netti di azioni (49 miliardi) e si è interrotto il deflusso dal comparto dei fondi comuni che era stato particolarmente intenso a partire dal 2006. La raccolta netta dei fondi comuni è stata positiva per 8 miliardi e ha riguardato esclusivamente quelli di diritto estero. Alla fine del 2009 azioni e fondi comuni rappresentavano il 29 per cento delle attività finanziarie, una quota molto contenuta se confrontata con quella dell’inizio dello scorso decennio (45 per cento). Il calo è attribuibile sia a un mutamento di preferenze nelle scelte di investimento, sia a una riduzione del valore di questi strumenti. Sebbene la detenzione di queste attività rischiose sia in linea con quella dell’area dell’euro (23 per cento), in Italia è minore la presenza di fondi comuni e risulta più elevato il possesso di azioni, principalmente non quotate, e partecipazioni. (9Colonne).

L’ECONOMIA ITALIANA NELLA SINTESI DI DRAGHI

Nel "Considerazioni finali" lette oggi all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, ecco il capitolo che il governatore Mario Draghi ha dedicato all’economia italiana. "Nel biennio 2008-09 il PIL è sceso in Italia di 6 punti e mezzo, quasi metà di tutta la crescita che si era avuta nei dieci anni precedenti. Il reddito reale delle famiglie si è ridotto del 3,4 per cento, i loro consumi del 2,5. Le esportazioni sono cadute del 22 per cento. L’incertezza dilagante e il deteriorarsi delle prospettive della domanda hanno indotto le imprese a ridurre gli investimenti, scesi del 16 per cento. L’incidenza della Cassa integrazione guadagni sulle ore lavorate nell’industria è salita al 12 per cento alla fine del 2009. L’occupazione è diminuita dell’1,4 per cento; il numero di ore lavorate del 3,7. I fallimenti d’impresa sono stati 9.400 nel 2009, un quarto in più rispetto all’anno precedente. Stanno soffrendo soprattutto le imprese più piccole, spesso dipendenti da rapporti di subfornitura. Le aziende che avevano avviato processi di ristrutturazione prima della crisi hanno retto meglio l’urto; oggi presentano le prospettive migliori; secondo l’indagine periodica della Banca d’Italia, esse prevedono per il 2010 un aumento del fatturato superiore di 3 punti a quello di imprese simili non ristrutturate. Tra le imprese industriali con 50 e più addetti che hanno investito in ricerca e sviluppo nel triennio precedente la crisi, l’aumento previsto del fatturato è di oltre il 6 per cento. La politica economica ha limitato il danno, in una misura stimabile in due punti di PIL, attribuibili per circa un punto alla politica monetaria, per mezzo punto agli stabilizzatori automatici inclusi nel bilancio pubblico, per il resto alle misure di ricomposizione di entrate e spese decise dal Governo. L’estensione degli ammortizzatori sociali ha attenuato i costi immediati della crisi. La crescita del disavanzo pubblico è risultata inferiore a quella delle altre principali economie avanzate. La solidità del nostro sistema bancario, che non ha richiesto interventi pubblici significativi, ha aiutato. Le misure a

sostegno degli intermediari finanziari hanno pesato per 3,8 punti di PIL nella media delle altre economie del G7. All’inizio di quest’anno si stimava che l’economia italiana sarebbe tornata a crescere ai pur modesti ritmi registrati nel decennio precedente la crisi. Nel primo trimestre il PIL aumentava dello 0,5 per cento sul trimestre precedente; miglioravano i giudizi delle imprese, soprattutto di quelle esportatrici, sull’andamento degli ordini e le loro attese di produzione; la fase di decumulo delle scorte sembrava essersi esaurita. L’esplodere della crisi greca potrebbe cambiare il quadro di riferimento. Alcuni governi europei hanno preso misure dirette al rientro del disavanzo. Il Governo italiano ha ribadito l’obiettivo di ridurre il deficit al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL nel 2012; ha confermato l’impegno al raggiungimento del pareggio di bilancio su un orizzonte temporale più esteso; ha anticipato la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-12. Secondo le valutazioni ufficiali, gli interventi recentemente approvati dal Consiglio dei Ministri determinano una riduzione del disavanzo tendenziale pari a 24,9 miliardi nel 2012; riguardano le principali voci di spesa, si concentrano sui costi di funzionamento delle amministrazioni. La manovra mira a portare la crescita della spesa primaria corrente al di sotto dell’1 per cento annuo nel biennio 2011-12, determinando una riduzione della sua incidenza sul PIL di oltre due punti. Negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in media del 4,6 per cento l’anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al PIL. Quindi è necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. La struttura finanziaria dell’Italia presenta molti punti di forza. La ricchezza accumulata dalle famiglie è pari, al netto dei debiti, a quasi 2 volte il PIL nella sola componente finanziaria, a circa 5 volte e mezzo includendo le proprietà immobiliari, livelli fra i più alti nell’area dell’euro. Sempre in rapporto al PIL, i debiti delle famiglie sono fra i più bassi dell’area, quelli delle imprese sono inferiori alla media. Il debito netto verso l’estero dell’intera economia può essere stimato al 15 per cento del PIL, fra i valori più bassi nell’area, escludendo la Germania che ha una forte posizione creditoria. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era diminuito di 18 punti percentuali tra il 1994 e il 2007. In questo biennio di recessione è aumentato di 12 punti, al 115,8 per cento. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana". (9Colonne)

E’ TEXA S.P.A. LA "TIGRE DEL 2009"

Il tessuto industriale italiano, composto da migliaia di piccole e medie imprese (l’82% delle imprese italiane ha meno di 25 dipendenti secondo dati di Confindustria), ha retto gli effetti della più grave crisi economica e finanziaria degli ultimi 80anni, grazie a fattori quali la qualità del prodotto, l’individuazione di business idea sempre originali, la ricerca & sviluppo, l’internazionalizzazione e la valorizzazione del capitale umano. Fattori questi ultimi miscelati in imprese spesso di matrice familiare, ma capaci di gestire il cambiamento degli scenari facendo ricorso anche a capitali esterni; che non hanno tuttavia precluso il perpetuarsi di un costante avvicendamento generazionale e di un legame familiare molto forte e coeso davanti alle scelte della gestione quotidiana. Sono questi i fattori alla base del successo delle oltre 40 imprese italiane, con un fatturato 2009 compreso tra i 5 e i 180 milioni di euro che hanno partecipato al Premio "Le Tigri del 2009", il riconoscimento promosso da TickMark, società di revisione contabile indipendente e sostenuto da Demoskopea e da Altea, dedicato a quelle PMI che hanno dimostrato le qualità necessarie (testimoniate anche da dati economici e finanziari) per il superamento della crisi del 2009. La Giuria, presieduta dal prof. Andrea Amaduzzi, docente di Contabilità, Bilancio e Controllo all’Università Milano Bicocca, ha vagliato le candidature pervenute ed ha nominato 5 aziende finaliste, tra cui è stata scelta la vincitrice assoluta. La valutazione comparativa delle aziende è stata effettuata sulla base di alcuni parametri quantitativi e qualitativi quali gli indicatori economici, patrimoniali e finanziari del 2008 e del 2009 (periodo di osservazione), l’andamento del settore merceologico d’appartenenza nel periodo della crisi, la propensione agli investimenti, l’innovazione di prodotto e di processo e le politiche commerciali e di marketing. Al termine della selezione, Texa S.p.A., azienda veneta con sede in Monastier (TV) è risultata la vincitrice, in quanto esprime tutte le caratteristiche individuate e richieste dal format del Premio. Texa è stata fondata nel 1992 dall’attuale presidente Bruno Vianello e dall’amico Manuele Cavalli ed opera, offrendo prodotti e servizi connessi, nel settore della progettazione e produzione di sistemi multimarca di diagnosi, telediagnosi, analisi gas di scarico e manutenzione impianti aria condizionata per tutti i tipi di auto, moto, camion, veicoli agricoli ed imbarcazioni. L’azienda trevigiana ha realizzato nel 2009 un fatturato consolidato di circa 48 milioni (in linea con il 2008) ed impiega 410 dipendenti in tutto il mondo. Secondo i manager di Texa i motivi che hanno consentito all’azienda di superare la crisi sono stati la qualità del prodotto, l’attenzione ai servizi di assistenza, la fidelizzazione del cliente e soprattutto la costante innovazione. L’importanza della componente di Ricerca & Sviluppo è dimostrata dagli investimenti impiegati nel dipartimento (pari al 12% circa del fatturato nel 2009), con una previsione di impegno nel 2010 pari a 10 milioni, interamente autofinanziati. Sono da considerarsi altrettanto strategici gli accordi di collaborazione che l’azienda ha stipulato con importanti realtà come Google Search Appliance, Magneti Marelli, Johnson Controls, Sagem, Siemens, AD Parts, Gruppo Piaggio, Benelli, Pagani Automobili e Renault Trucks. Le altre 4 aziende finaliste sono state: Fratelli Fantini (rubinetteria e soluzioni doccia); Magis (produzione di nastro adesivo e altri prodotti per imballaggi); Technoprobe (apparecchi per testare i semi-conduttori); Valdo Spumanti . Queste 4 finaliste sono state rispettivamente menzionate per il "Design", l’"Innovazione di Prodotto", la "Ricerca & Sviluppo" e le "Politiche di Marketing". (9Colonne)

NORD OVEST, IL MADE IN ITALY GUIDA LA RIPRESA

Tre su quattro hanno ridotto il fatturato nel 2009, ma guardano con pacato ottimismo al 2010 e oltre una su quattro è convinta che fatturato, produzione e export quest’anno torneranno a crescere. Ecco le indicazioni congiunturali emerse dal rapporto sul nord ovest dell’indagine sui bilanci delle medie imprese industriali che Mediobanca e Unioncamere effettuano dal 2000 e che è stato presentato a Genova. Il rapporto ha passato al setaccio i bilanci di 1826 medie imprese del comparto manifatturiero con sede in Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, che rappresentano il 15% del valore totale della produzione manifatturiera, percentuale che sale al 26% considerando l’indotto nel nord ovest. L’indagine sui bilanci per il periodo 1998/2007 rivela che i profitti delle medie imprese del nord ovest, dopo aver toccato il minimo nel 2003 (1,2% del fatturato) sono tornati a salire raggiungendo, nel 2007, il valore assoluto più alto del decennio (2,3% del fatturato). Nello stesso anno sono entrate nella media dimensione 104 società del nord ovest, mentre 21 sono diventate grandi. Interessanti le modalità della crescita, prevalentemente per linee interne: le operazioni di aggregazione interessano infatti ogni anno solo lo 0,7% delle imprese. Il rendimento degli investimenti nelle medie imprese del nord ovest è stato del 12,2%, contro il 12,9% dei gruppi maggiori italiani. I 3/5 delle medie imprese del nord ovest operano all’interno dei distretti, e queste hanno una forte propensione all’export: 45% (contro il 35% delle imprese localizzate in altre aree). Il rapporto nord ovest ompleta il ciclo di presentazione dell’indagine complessiva Unioncamere-Mediobanca, aperto a Milano l’11 marzo scorso con la presentazione del quadro nazionale e proseguito a Ravenna, il 7 maggio, con l’illustrazione di quello del nord est del paese. (9Colonne)