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ISRAELE ED EMIRATI ARABI LEADER NELL’INNOVAZIONE

General Electric ha diffuso oggi i risultati del secondo "Barometro dell’Innovazione globale", studio che esamina lo stato dell’innovazione industriale nell’economia globale, condotto attraverso interviste a 3000 dirigenti d’azienda. Lo studio, commissionato da GE e condotto dalla società di consulenza indipendente StategyOne, ha l’obiettivo di identificare vettori e deterrenti per l’innovazione e analizzare le sfide da affrontare. I risultati confermano come le aziende continuino a credere nell’innovazione come driver principale per la crescita, la competitività e la creazione di lavoro, rivelando anche come ambienti economici e politici difficili ed incerti possano indebolire la capacità di innovare. Il proseguire delle incertezze nell’economia mondiale ha avuto un forte impatto, con 9 aziende su 10 che riferiscono difficoltà nell’accedere a fondi esterni o di un mutamento in senso conservativo nella propensione al rischio. Nello specifico, l’88 percento delle aziende registra maggiori difficoltà nell’accedere al capitale di rischio, ad investimenti privati e a fondi governativi, mentre il 77% riporta una riduzione o rivalutazione della volontà dell’azienda di assumersi rischi. Per i dirigenti intervistati, innovazione e competitività sono più connesse che mai. I Paesi in cui le politiche in tema d’innovazione sono percepite come competitive hanno registrato maggiore crescita economica. I dirigenti di Israele, Emirati Arabi Uniti, Svezia e Singapore hanno riportato i livelli di soddisfazione più alti nei confronti delle politiche di innovazione dei rispettivi Paesi, mentre Giappone, Russia, Polonia e Francia sono i più "insoddisfatti" tra i Paesi presi in esame. La ricerca mostra che gli investimenti interni delle imprese nell’innovazione, dai budget stanziati per ricerca e sviluppo fino alla ricerca di nuovi prodotti o modelli aziendali, sono particolarmente a rischio quando la comunità imprenditoriale percepisce un deterioramento delle politiche governative a sostegno dell’innovazione. Lo studio rileva anche che le imprese stanno superando il tradizionale modello chiuso d’innovazione per abbracciare un nuovo paradigma fondato sulla collaborazione tra i diversi partner, che valorizzi il potere creativo delle piccole organizzazioni e degli individui e studi soluzioni su misura per soddisfare esigenze locali. I leader d’impresa di tutto il mondo convengono nell’affermare che le grandi innovazioni del 21° secolo riguarderanno la condivisione del valore, l’attenzione alle esigenze umane e agli utili in contrapposizione al solo profitto. (9colonne)

GLI INVESTIMENTI TRA ECONOMIA E PSICOLOGIA

In un momento di difficoltà per la borsa italiana, e non solo, caratterizzata da una elevata volatilità, che rende particolarmente complesso e problematico il calcolo del rischio finanziario, può risultare senz’altro utile dedicarsi alla lettura di un saggio, uscito di recente nelle librerie: “La mente finanziaria: economia e psicologia al servizio dell’investitore” (Ed. Il Mulino, 2011). Ne è autore Riccardo Ferretti, professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, di cui è stato anche il primo preside. Il volume, scritto in collaborazione Enrico Rubaltelli e Rino Rumiati, entrambi psicologi dell’Università di Padova, affronta il tema delle scelte dell’investitore circa l’allocazione del proprio risparmio. Tutte le indagini nazionali e internazionali rilevano un livello di educazione finanziaria assolutamente insufficiente come ha purtroppo dimostrato la vicenda dei mutui subprime e dei connessi titoli tossici. La scienza economica ha da tempo individuato delle “regole” per una buona gestione dei risparmi che non richiedono doti straordinarie, anzi sono espressamente pensate per chi non possiede la sfera di cristallo. Le “regole” fondamentali da rispettare non sono molte, ma hanno il difetto di essere state confezionate assumendo che il singolo individuo abbia comportamenti razionali. La psicologia insegna che nella realtà l’investitore non è un lucido calcolatore, ma un “soggetto emotivo” che non può restare concentrato a lungo e non è in grado di utilizzare grandi quantità d’informazioni. Dunque è essenziale per gli investitori allargare le conoscenze finanziarie ai processi cognitivi. Una educazione finanziaria insufficiente produce gravi rischi personali e sistemici, come abbiamo purtroppo sperimentato nella crisi partita dai subprime e precipitata a cascata sul sistema economico globale. “Con questo libro – afferma il prof. Riccardo Ferretti– l’intendimento degli autori è quello di aiutare l’investitore in qualsiasi scelta debba affrontare. Lavorando insieme, economisti e psicologi, si è tratteggia la figura dell’investitore razionale, assunto dalla teoria economica, e quella dell’investitore reale, descritto dagli studi psicologici. Il volume non manca di dare suggerimenti concreti su come strutturare il portafoglio di investimenti, cioè la ripartizione della ricchezza fra titoli rischiosi e titoli sicuri. Tutti i capitoli sono suddivisi in tre paragrafi: il primo dice cosa si dovrebbe fare, il secondo descrive come ci si comporta nella realtà, il terzo integra le due prospettive nel cosa fare per agire al meglio. Non si pretende di trasformare ogni investitore in un genio della finanza, quanto di far comprendere che l’investimento non è un atto estemporaneo ma un processo che parte dall’identificazione delle proprie esigenze e si sviluppa in una sequenza di passi successivi”. Gli autori sostengono che, dopo avere letto il libro, se “inizierete la chiacchierata col vostro consulente finanziario domandando ‘Hai un buon titolo da consigliarmi?’, allora avremo fallito. Se invece inizierete chiarendo, prima di tutto a voi stessi, la vostra condizione economica, perché investite, con quali obiettivi di rendimento, quanto volete rischiare e qual è il vostro orizzonte temporale, allora noi potremo ritenerci soddisfatti e voi non avrete sprecato tempo e denaro”. (9colonne)

CONFESERCENTI, LE ATTESE PER IL 2012

"Si è appena concluso un anno difficile per famiglie ed imprese, lasciando in eredità gli effetti di una lunga fase di crisi – si legge in una nota di Confesercenti – con la quale dobbiamo fare ancora i conti a causa della diffusa sfiducia sulla ripresa e per le difficoltà delle famiglie a far quadrare il proprio bilancio per arrivare alla fine del mese. I consumi in caduta libera ed un PIL certificato a -0,2 % nel terzo trimestre, fanno il resto. I provvedimenti varati dal Governo nella fase uno erano quantitativamente inevitabili, ma la carta bianca concessa alle grandi strutture commerciali, accompagnata dall’autunnale aumento di un punto dell’IVA e la "promessa" di un’ulteriore crescita di due punti da ottobre prossimo, comporteranno enormi problemi per i consumi e per la rete commerciale urbana. Non è questa la via per favorire il rilancio della domanda interna, degli investimenti e dell’occupazione. Con questa impostazione la nostra economia nel 2012, rischia di entrare in recessione. Il nostro auspicio è che con la fase due il Governo Monti punti con decisione a mettere in campo provvedimenti più coraggiosi sul versante dei tagli della spesa pubblica, dei costi degli apparati e della politica e a rilanciare la crescita. Per raggiungere questo, bisogna far leva su quel grande patrimonio rappresentato dalle PMI, da accompagnare con una decisa azione volta ad allentare la morsa del fisco che in Italia raggiungerà livelli record: il 45% già dal 2012 ed il 46% dal 2013. L’auspicio per il nuovo anno è che il Governo, la politica, le parti sociali costruiscano un cammino condiviso per uscire dalla crisi, con quel senso di responsabilità e coesione già richiamato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". (9colonne)

PIL: -0,2% NEL TERZO TRIMESTRE

Il Pil è sceso dello 0,2% congiunturale, nel terzo trimestre 2011, ed è salito dello 0,2% tendenziale (cioè rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). La crescita acquisita nel 2011 - ha comunicato questa mattina l’Istat - è dello 0,5%, cioè il risultato che si otterrebbe se nel quarto trimestre la variazione congiunturale fosse nulla. Il calo congiunturale, in linea con le aspettative degli analisti, è il primo dal quarto trimestre 2009, quando il Pil accusò una flessione dello 0,1%. Il terzo trimestre del 2011 ha avuto due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno del terzo trimestre 2010. La crescita acquisita per il 2011 è pari allo 0,5%. Tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione. Le importazioni si sono ridotte dell’1,1%, le esportazioni sono cresciute dell’1,6%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,4 punti percentuali alla crescita congiunturale del Pil (-0,1 i consumi delle famiglie, -0,1 le spese della PA e -0,2 gli investimenti). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla crescita del Pil (-0,5 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,8 punti percentuali. Andamenti congiunturali negativi si rilevano per il valore aggiunto dell’agricoltura (-0,9%) e dell’industria (-0,1%). Il valore aggiunto dei servizi è rimasto stazionario. (9colonne)

AUMENTANO GLI INVESTIMENTI ALL’ESTERO

Nel biennio 2010-2011, i principali gruppi multinazionali italiani mostrano una significativa propensione all’espansione all’estero: infatti, oltre il 39% di quelli attivi nei servizi e più del 30% di quelli industriali hanno dichiarato di aver progettato o già realizzato nuovi investimenti di controllo all’estero. Lo rileva l’Istat. Produzione, distribuzione e logistica sono i comparti dei nuovi investimenti realizzati dai gruppi multinazionali industriali. La localizzazione dei nuovi investimenti esteri è principalmente orientata all’Ue15 e agli Altri paesi asiatici, incluso Vicino e Medio Oriente. Nel biennio 2010-2011, rispetto al 2008-2009, si riduce in misura significativa il peso dell’Unione Europea (Ue) come destinazione dei nuovi investimenti di controllo all’estero. Le nuove mete sono India, Stati Uniti e Canada, America Centro-meridionale. Risulta stazionario il peso relativo della Cina. Nel 2009 la presenza italiana all’estero si conferma rilevante e geograficamente diffusa, con oltre 21 mila controllate in 165 paesi, che impiegano 1,5 milioni di addetti con un fatturato di 378 miliardi. Le controllate nella manifattura (oltre 6.500 imprese) sono poco più della metà di quelle dei servizi non finanziari, ma rappresentano, in termini di addetti, il 47,2% del totale. La fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici, le industrie tessili e dell’abbigliamento e i mezzi di trasporto sono i settori industriali con la più ampia presenza all’estero in termini di occupazione. Le società finanziarie e il commercio assorbono oltre il 60% dell’occupazione nei servizi creata dalle multinazionali italiane in paesi diversi dall’Italia. Nei settori tradizionali e nella meccanica strumentale la presenza italiana è concentrata in un numero limitato di paesi. Romania (94 mila addetti), Brasile (69 mila) e Cina (69 mila) si confermano i principali paesi di localizzazione delle attività industriali. I servizi si concentrano, invece, negli Stati Uniti (104 mila addetti) e in Germania (65 mila). Le esportazioni attivate direttamente dall’estero rappresentano oltre il 30% del fatturato delle affiliate estere industriali. La spesa in R&S realizzata all’estero è concentrata nell’Ue27, nel Nord America e nel Centro e Sud America. L’accesso ai nuovi mercati continua a essere il principale vantaggio di operare direttamente all’estero; seguono, nell’industria, la logistica e il costo del lavoro. Gli accordi commerciali e le joint-venture rappresentano le modalità organizzative diverse dal controllo più adottate dalle multinazionali. (9colonne)

3,5 MILIARDI PER GLI INVESTIMENTI IN COREA

Tre miliardi e mezzo di euro per le imprese italiane che vogliono operare nella Corea del Sud. E’ questo il plafond messo a disposizione dal settore bancario per finanziare le esportazioni e gli investimenti degli imprenditori in un Paese che, negli ultimi decenni ha saputo realizzare una crescita senza precedenti e oggi, nonostante la crisi economica internazionale, si è ripreso velocemente tornando a crescere a un ritmo superiore al 6%, grazie soprattutto a ottimi fondamentali che gli garantiscono solide prospettive di sviluppo. Il dato è stato presentato al Forum economico che si è svolto a Seul in occasione della missione economica organizzata da ABI, Confindustria e Unioncamere insieme ai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri. Alla missione partecipa una numerosa delegazione bancaria, che rappresenta circa due terzi del settore in termini di totale attivo, guidata dal vice presidente dell’ABI Guido Rosa. La Corea del Sud è tra i paesi tecnologicamente più avanzati al mondo: il secondo per diffusione di ICT, il quarto per deposito di brevetti, il quinto per competitività scientifica, l’unico col 96% delle utenze con connessione a banda larga. "Anche per questo – ha detto Rosa – le banche italiane guardano con sempre maggiore interesse alla Corea del Sud, soprattutto all’indomani dell’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio che in tre anni eliminerà il 96% delle tariffe sulle merci europee e il 99% dei dazi sulle quelle coreane, con una crescita potenziale degli scambi pari al 20%". Sul fronte dei finanziamenti, l’industria bancaria italiana ha messo a disposizione delle imprese, come si diceva, un plafond di circa 3,5 miliardi di euro, per sostenere l’operatività commerciale e finanziaria con la Corea del Sud. Le linee di credito sono utilizzate solo per il 44% e non prevedono copertura SACE. Ci sono quindi ampi margini per finanziare nuove iniziative di business, anche in vista della liberalizzazione degli scambi prevista dal Free Trade Agreement. I due maggiori gruppi bancari italiani sono presenti in Corea con propri uffici di rappresentanza. BNL, Cariparma e Friuladria, invece, operano in stretto raccordo con le case madri estere che dispongono sul territorio di filiali pienamente operative. C’è dunque spazio per rafforzare la presenza del settore bancario italiano in Corea. Per approfondire la conoscenza degli assetti del mercato e stabilire nuovi contatti con le principali controparti locali, nel corso della missione la delegazione bancaria italiana incontrerà l’Associazione bancaria coreana, il Financial Supervisory Service e sei tra le maggiori banche coreane. L’obiettivo è di consolidare la collaborazione interbancaria e offrire così un’assistenza ancora più efficace alle imprese che vogliono operare su questo mercato. (9colonne)

STATUTO DELLE IMPRESE, I DUBBI DEL PROF. VELLA

"Riuscendo a passare in un Parlamento bloccato dalla crisi, lo statuto delle imprese è adesso diventato legge e quindi si può finalmente andare ad analizzare i contenuti, anche se qui il governo c’entra, ma non troppo, perché si tratta del classico provvedimento bipartisan, approvato praticamente all’unanimità, e che contiene letteralmente un po’ di tutto" E’ quanto scrive su lavoce.info Francesco Vella, ordinario di Diritto Commerciale presso l’Università di Bologna. "Nei ventuno articoli – prosegue Vella - si elencano i principi generali che caratterizzeranno il nuovo statuto dell’impresa, si definiscono i criteri ai quali l’attività regolativa si dovrà ispirare attraverso l’Air, Analisi di impatto della regolamentazione, vietando l’introduzione di nuovi oneri i per le imprese se non compensati da contestuali "alleggerimenti"; si semplificano e si rendono più trasparenti i rapporti con la pubblica amministrazione, obbligando finalmente il governo a recepire la direttiva comunitaria sui ritardi nei pagamenti. Una serie di misure, alcune delle quali in realtà già conosciute e sperimentate, da analizzare e approfondire, anche perché dovranno passare il filtro dei regolamenti di attuazione, ma che nel complesso possono effettivamente contribuire a rendere il nostro ordinamento più funzionale alle attività d’impresa e a rimuovere gli ostacoli normativi alla crescita. Ma è proprio quello della crescita – prosegue Vella - il nodo cruciale, o se vogliamo la zona d’ombra, della legge. Si chiama "Norme per la tutela della libertà di impresa", ma il titolo non racconta tutta la verità perché il filo conduttore dei ventuno articoli, la vera chiave di volta del provvedimento, è la creazione di uno statuto particolare per le piccole e piccolissime imprese. La convinzione, in sostanza, è che riservando a queste un trattamento privilegiato si possa valorizzare il nostro apparato imprenditoriale che ha nella piccola dimensione il suo tratto caratteristico. Così le micro, piccole e medie imprese diventano per legge destinatarie del 60 per cento degli incentivi (con una quota obbligatoria del 25 per cento alle micro imprese) e vengono anche facilitate nell’accesso alle procedure di appalto introducendo, fra l’altro, "modalità di coinvolgimento nella realizzazione delle grandi infrastrutture" di quelle residenti nei territori dove sono localizzati gli investimenti (alla faccia della concorrenza). Viene, infine, istituito il "Garante per le micro, piccole e medie imprese" con il compito di monitorare le politiche del settore e seguire lo stato di attuazione dei diversi provvedimenti. La piccole imprese devono, naturalmente, essere tutelate e operare in un ambiente regolamentare semplice ed efficiente, ma lo sviluppo dell’apparato produttivo non può essere affidata – osserva Vella - solo alla piccola dimensione, che corre il rischio di trasformarsi in nanismo o, peggio ancora, in territorio di conquista per le grandi imprese dei nostri vicini di casa. In questo caso, le regole non sono affatto neutrali, ma possono fungere da stimolo per il raggiungimento di quei livelli assolutamente necessari per fronteggiare sfide competitive sempre più drammaticamente difficili. Al contrario, il pericolo di un sistema che premia la piccola e la micro impresa solo perché piccola e micro è quello di disincentivare la crescita dimensionale, della quale, invece, la nostra economia ha un gran bisogno". (9colonne)

QUANTI CONSIGLI AL PROFESSOR MONTI…

Si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio. Con apprezzabile autoironia il neuroscienziato Giorgio Gilestro cita Fabrizio de André ma non rinuncia a dare anche lui i suoi consigli a Mario Monti. Dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari, cambiare la legge elettorale, depoliticizzare la Rai, scrive Gilestro sul sito noisefromamerika. Seguono 131 commenti, con altrettanti suggerimenti al presidente incaricato. Sulle prime pagine dei quotidiani, sui blog e sulle riviste digitali i consigli al professor Monti sono ormai così numerosi che il libro dei sogni non potrebbero contenerli tutti. Gli si chiede una vera riforma fiscale che si coniughi con una nuova riforma federalista. Si precisa che la riduzione del carico fiscale dovrà essere di almeno cinque punti di PIL nell’arco di un decennio. Ma poiché alla riduzione della pressione fiscale deve accompagnarsi una riduzione della spesa, occorrerebbe anche accingersi a riscrivere l’intero sistema del diritto amministrativo e a cambiare la natura giuridica del contratto di pubblico impiego. Ma andiamo avanti. C’è chi a Monti chiede la patrimoniale per ragioni di equità sociale, e chi la giudica invece un grave errore perché frenerebbe la crescita. Qualcuno vorrebbe che il nuovo premier si occupasse di costi della politica, e quindi di auto blu, doppio lavoro, gettoni di presenza e scorte. Il governatore leghista del Veneto si aspetta che Monti metta al primo posto l’abolizione degli sprechi nel Sud, mentre il partito del Sud fa sapere che voterà la fiducia solo se Monti si impegnerà a favore del Mezzogiorno. C’è chi chiede di trasferire il peso fiscale dal lavoro ai consumi, e chi chiede di diminuirlo per tutti. Il presidente dell’accademia dei lincei si attende che Monti rilanci la ricerca, il proprietario della Geox che diminuisca la burocrazia per incoraggiare gli investimenti, mentre la deputata del Pdl Beatrice Lorenzin al nuovo premier chiede, testualmente, "che ci sorprenda con soluzioni tecniche d’avanguardia per rilanciare la ripresa e l’economia”. Insomma, è come se l’Italia un governo non lo avesse mai avuto. (9colonne)

LEITNER VINCE A LAS VEGAS

Il Gruppo Leitner, leader mondiale negli impianti di trasporto a fune (fatturato consolidato 2010: 700 milioni di euro), tramite le controllate Leitner-Poma of America e Sigma si è aggiudicato la realizzazione delle 28 cabine di cui si compone la ruota panoramica più grande del mondo, in corso di costruzione a Las Vegas (Nevada, Usa). La "Las Vegas High Roller", alta 168 metri, rappresenterà la principale attrazione del "Linq", ultramoderno distretto della ristorazione, del turismo e del divertimento da 200.000 metri quadri che entro il 2013 verrà portato a termine nel cuore della capitale americana dell’edonismo dalla Caesars Entertainment, la maggiore Società mondiale nel settore dei casinò. L’intero progetto costa 550 milioni di dollari, di cui oltre 45 destinati al Gruppo altoatesino. La ruota panoramica, situata tra Las Vegas Boulevard e Mandalay Bay Road, e tra i celebri Hotel-Casinò Caesar’s e Flamingo, consentirà ai suoi passeggeri una vista straordinaria sulla mitica "Strip" – una delle vie più famose al mondo – e la valle. Le cabine si presentano come sfere trasparenti di 6 metri di diametro, in grado di far spaziare lo sguardo a 360 gradi. Dotate di riscaldamento e condizionamento d’aria, di schermi televisivi ultrapiatti e di una postazione iPod per diffondere musica, potranno ospitare fino a 40 persone ciascuna, per un totale di 2.240 all’ora. Un giro completo durerà 30 minuti. Spiega Anton Seeber, Chairman di Leitner-Poma of America: "A Las Vegas installeremo la versione "americana" e ultratecnologica delle cabine già ideate e prodotte dalla nostra controllata Sigma per la London Eye, la ruota panoramica alta 135 metri inaugurata nel 2000 nella capitale britannica, che richiama ogni anno 3 milioni e mezzo di visitatori ed è tra le più popolari attrazioni del Regno Unito. Oggi Sigma, dopo l’esperienza londinese ma anche quella di New York (le nuove cabine della celebre funivia Roosevelt Island Aerial Tram) e del Cairo (i "trenini" del sistema automatizzato di trasporto viaggiatori tra i terminal dell’aeroporto egiziano), è tra i leader mondiali nel settore delle cabine, con oltre 1000 unità prodotte all’anno". Conclude Seeber: "La commessa di Las Vegas rappresenta una sfida di prestigio che ci dà modo di coniugare le diverse competenze tecnologiche riunite nel nostro Gruppo. Una volta terminata, la "High Roller" rappresenterà la summa delle eccellenze presenti in Leitner. Il fatto poi di essere protagonisti di un’opera dalla forte valenza economica ed occupazionale per Las Vegas ci riempie di orgoglio". Secondo le stime della Caesars Entertainment, durante i lavori saranno impiegate oltre 3.000 persone; i posti di lavoro stabile creati nel nuovo distretto "Linq" saranno 1.500. Il fatturato Leitner negli States è passato, nel corso dell’ultimo anno, da 30 milioni a 35 milioni, e nel 2012 supererà quota 40 milioni. Grazie anche ai nuovi investimenti negli Usa, il Gruppo Leitner prevede di portare il consolidato 2011 a varcare la soglia degli 800 milioni. (9colonne)

SDA BOCCONI, L’EMBA NEL RANKING FINANCIAL TIMES

Debutto positivo nel ranking 2011 del Financial Times per l’Executive Mba di SDA Bocconi, unica scuola italiana presente in classifica, che si colloca 22ma in Europa e 67ma nel mondo. La SDA Bocconi riesce così a entrare con successo nel ranking di prestigio internazionale con un programma erogato in lingua italiana, ideato per preparare i manager ad affrontare le sfide dei mercati internazionali. "È di grande soddisfazione vedere, dopo i piazzamenti eccellenti ottenuti dal nostro Full Time Mba in inglese, che anche i nostri programmi in italiano ottengono un positivo riconoscimento internazionale," dice Alberto Grando, dean di SDA Bocconi. "Il risultato premia lo sforzo della scuola nel perseguire una strategia di internazionalizzazione e cercheremo di continuare a crescere sul mercato estero, sia con programmi internazionali che con programmi in lingua italiana ma pur sempre pensati per il mercato globale." L’Executive Mba di SDA Bocconi è un programma di 21 mesi cherende compatibili studio e lavoro, dedicato a manager con in media 10 anni di esperienza professionale, alternando moduli di frequenza in aula con fasi di distance learning. Ai partecipanti è anche offerta la possibilità di frequentare corsi elective presso prestigiose scuole partner a Los Angeles, Toronto, Tel Aviv e Ginevra. La classifica dei programmi Executive Mba prende in considerazione una serie di parametri tra cui l’incremento salariale ottenuto dai diplomati e il miglioramento della loro carriera professionale, nonché la presenza di faculty internazionale. "Un risultato di grande importanza e soddisfazione per un programma nato in Italia ma che guarda al mondo," spiega Paolo Morosetti, direttore dell’Executive Mba. "È’ premiato il nostro desiderio di offrire ai nostri partecipanti un riconoscimento visibile della loro accresciuta professionalità sul mercato del lavoro e il posizionamento ci stimola a continuare a allineare il programma alle esigenze dei partecipanti e delle aziende dove operano." Con questo piazzamento SDA Bocconi, unica scuola italiana presente in tutti i più importanti ranking internazionali, prosegue gli ultimi risultati positivi. Nel Global Mba ranking 2011 del Financial Times la scuola era salita al 10° posto in Europa e al 28° nel mondo e il programma Mba si è anche classificato 4° tra quelli di un anno impartiti al di fuori degli Usa nella classifica di Forbes e primo nel mondo nel ranking di Bloomberg Businessweek basato sul ritorno degli investimenti. (9colonne)