Archive for investimenti

NUOVI STRUMENTI PER LA CAPITALIZZAZIONE DELLE PMI

Il Ministero dell’ Economia e delle Finanze e Borsa Italiana, insieme alla Banca europea per gli investimenti, al Fondo Italiano d’Investimento e a Sace, hanno presentato alcune importanti iniziative volte a favorire le PMI italiane. Questa azione congiunta sottolinea la grande importanza che viene attribuita allo sviluppo del settore delle PMI. Obiettivo comune è il rafforzamento della patrimonializzazione delle imprese di minori dimensioni per favorire il finanziamento di progetti di medio-lungo termine, la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione e la capacità competitiva nel mutato scenario globale. Di seguito una sintesi dei nuovi strumenti illustrati ieri, alla presenza del ministro Giulio Tremonti, da Gabriele Cappellini, amministratore delegato del Fondo Italiano d’ Investimento Sgr, Alessandro Castellano, amministratore delegato di Sace, Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, Andrea Montanino, dirigente generale del Ministero dell’ Economia e delle Finanze e da Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti. 1) L’accordo di co-investimento tra Fondo Europeo per gli Investimenti e Fondo Italiano di Investimento mira a favorire la patrimonializzazione e lo sviluppo delle PMI attraverso il sostegno ai fondi di capitale di rischio dedicati alla crescita. L’accordo prevede uno stanziamento iniziale di 100 milioni di euro per ciascuna istituzione, rinnovabili per tranche. L’attività comune riguarderà tanto la condivisione di informazioni in materia di ricerca di opportunità di investimenti, quanto l’istruttoria, l’analisi progettuale e finanziaria ed il successivo monitoraggio. La collaborazione, oltre a mettere a fattor comune la profonda conoscenza del mercato italiano di entrambi gli investitori istituzionali, consentirà di incrementare sensibilmente le risorse finanziarie disponibili per la crescita del nostro sistema delle imprese di piccola e media dimensione, permettendo altresì di rafforzare, rendendo solida e trasparente, la corporate governance dei fondi di investimento nei quali sarà effettuato il commitment, creando quindi le basi per attrarre ulteriori risorse di capitale dal mercato sia domestico che internazionale. 2) ELITE è un progetto nato dalla collaborazione tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Borsa Italiana. Si tratta di un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale rivolto alle PMI orientate alla crescita. Ha l’obiettivo di stimolare l’eccellenza, nella direzione di una maggiore trasparenza ed efficienza gestionale, e sostenere l’avvicinamento culturale delle imprese ai mercati finanziari. ELITE dà inoltre visibilità alle società partecipanti all’iniziativa attraverso un sito dedicato alla diffusione delle informazioni societarie rilevanti per i principali stakeholders, fra cui investitori istituzionali, controparti commerciali e pubblico. Nell’ambito del programma, Borsa Italiana si pone come tutor delle PMI e ha l’obiettivo di accompagnarle lungo un ideale percorso di sviluppo coerente e personalizzato. Borsa Italiana e il Fondo Italiano d’Investimento SGR hanno firmato un accordo finalizzato alla promozione di ELITE e a sensibilizzare le piccole e medie imprese sui benefici che è possibile trarre dalla partecipazione al programma. Tale accordo prevede inoltre che il Fondo Italiano d’Investimento candidi a ELITE le proprie partecipate dirette nonché stimoli i fondi beneficiari dei suoi capitali affinché a loro volta candidino al servizio le società da essi partecipate. Sace ha messo a punto un nuovo strumento che contribuirà al rafforzamento della struttura patrimoniale delle PMI italiane, aumentandone la competitività sui mercati internazionali. L’iniziativa, che avrà una dotazione iniziale di 50 milioni, mira all’acquisizione e alla gestione di partecipazioni rilevanti in PMI quotate o quotande sul mercato italiano con un modello di business possibilmente orientato all’esportazione. Gli investimenti, effettuati attraverso un primario gestore specializzato nel mercato delle small cap, avranno un orizzonte temporale di 3-5 anni e saranno rivolti a PMI quotate (senza limite inferiore di capitalizzazione di Borsa) e in fase di quotazione. Le PMI target potranno così fare affidamento su una fonte di finanziamento stabile e su una strategia di investimento di medio-lungo periodo improntata a logiche industriali, pienamente compatibile con il profilo istituzionale di Sace (9colonne)

BOLZONI TROVA UN SOCIO A HONG KONG

Sabato scorso a Shanghai il gruppo Tiger di Taiwan ha acquisito dalla Bolzoni Spa il 20% della Bolzoni Holding Hong Kong per un importo di circa 2 milioni in cash, con totale sottoscrizione in aumento di capitale, che sarà utilizzato per perseguire i piani di sviluppo già avviati dal gruppo Bolzoni in Cina. La Holding asiatica del gruppo piacentino, leader europeo nel mercato delle attrezzature per carrelli elevatori controlla attualmente il 60% della Bolzoni Huaxin Co. Ltd., azienda attiva nella produzione di forche, con un impianto produttivo che a pieno regime produrrà 150 mila forche ed il 20% della Huaxin Forks Co. Ltd., storica azienda cinese leader del settore. Inoltre, la Bolzoni Hong Kong Holding controlla il 100% della Bolzoni Wuxi, azienda che a partire dalla seconda metà del 2012 produrrà attrezzature per carrelli elevatori per tutto il mercato asiatico e parte della componentistica per le aziende di produzione del Gruppo. Il gruppo Tiger è un conglomerato Taiwanese attivo prevalentemente nei settori logistica ed elettronica. Roberto Scotti, amministratore delegato della Bolzoni descrive l’operazione “come un acquisizione che riconosce e premia la strategia e gli investimenti sino ad ora realizzati e programmati dal gruppo Bolzoni in Cina. Tiger ha riconosciuto che i passi compiuti dalla Bolzoni in Cina hanno dotato il gruppo piacentino, in poco meno di un anno, di una piattaforma produttiva e distributiva estremamente competitiva". Con Tiger, gruppo attivo in Cina nel settore della logistica e dell’elettronica, Bolzoni vanta una relazione ultradecennale. La Cina rappresenta oggi il mercato di forche per carrelli elevatori più grande del mondo, superiore in volume ai mercati aggregati di Europa ed USA e valutato in circa 30 milioni di euro a volumi del 2010. Anche per quanto riguarda le attrezzature per carrelli elevatori, il mercato cinese costituisce senza dubbio un mercato già molto interessante, stimato in circa 50 milioni di euro, ma soprattutto con tassi di crescita molto elevati nei prossimi anni che lo porteranno ad essere anche in questo caso il primo mercato del mondo. (9Colonne)

CROLLA LA DOMANDA DI LAVORO IN VENETO

Tra ottobre e dicembre 2011 le imprese venete prevedono di effettuare poco più di 9 mila assunzioni, in calo rispetto alle oltre 13.500 pianificate nel trimestre precedente (un terzo in meno). Tale contrazione riflette il clima di incertezza che pervade il sistema economico regionale e il contesto di indebolimento della congiuntura economica nazionale e internazionale, con inevitabili riflessi sugli investimenti. Il quadro occupazionale emerge dall’analisi sui fabbisogni delle imprese per il periodo ottobre-dicembre 2011, realizzata da Unioncamere del Veneto sulla base dei risultati dell’ultima indagine trimestrale svolta nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior. Rispetto alle previsioni annuali, che prefiguravano una domanda complessiva di 80mila assunzioni entro fine 2011 (mediamente 20mila al trimestre), gli imprenditori veneti, condizionati dal deterioramento del quadro congiunturale, hanno progressivamente rivisto al ribasso i propri fabbisogni professionali, fermandosi alla quota di 9mila nuovi ingressi previsti. Sulle scelte delle imprese ha pesato anche la debole stagionalità che caratterizza l’ultimo trimestre e la naturale tendenza a rinviare le assunzioni all’inizio del nuovo anno, anziché alla fine di quello corrente. Le 9mila assunzioni programmate per gli ultimi tre mesi del 2011 corrispondono a un tasso di entrata pari a circa 7,5 assunzioni ogni 1.000 dipendenti, quota che colloca il Veneto sotto la media del Nordest (8,9) e nazionale (7,9) e in posizione intermedia (11esima) tra le 20 regioni italiane. Il ridotto tasso d’entrata rispetto alla media nazionale è dovuto alla contrazione delle assunzioni non stagionali che, rispetto a quelle stagionali, presentano un tasso d’ingresso inferiore alla media nazionale e del Nordest. A trainare la domanda di lavoro, da ottobre a dicembre 2011, saranno le imprese dei servizi che assorbiranno il 70% delle assunzioni. All’interno del comparto dei servizi le assunzioni si concentreranno soprattutto nel commercio, nei servizi alle persone e negli esercizi turistici e della ristorazione. Per classe dimensionale, le assunzioni sono previste principalmente dalle grandi imprese: il 55% nelle imprese con 50 dipendenti o più, il 45% in quelle fino a 49 dipendenti. La grande maggioranza delle assunzioni sarà effettuata con contratto a tempo determinato (67%). Di queste, una parte importante è riferita ad assunzioni stagionali (37%). Le assunzioni con contratto a tempo indeterminato rappresenteranno invece una quota limitata (25%) a causa del basso livello di attività delle imprese e delle incertezze economiche. Nel 51% dei casi le imprese richiedono un’esperienza lavorativa nella professione o almeno nello stesso settore. Le difficoltà di reperimento riguardano il 18% delle assunzioni totali, con problematicità accentuate nel settore delle costruzioni (29%). Le assunzioni di personale immigrato non supereranno il 12% del totale (circa 1.050 assunzioni) e quasi la metà sarà assunto con un contratto a carattere stagionale. Le figure più richieste appartengono al gruppo delle professioni impiegatizie, commerciali e dei servizi (oltre 4.100 unità, pari al 46%), seguite dagli operai specializzati e non (2.400 unità, il 26%), dai dirigenti, specialisti e tecnici (meno di 1.300 unità, il 14%), e dai profili generici. Nel dettaglio, in testa alla classifica degli "introvabili", figurano i commessi e personale di vendita negli esercizi commerciali (1.720 assunzioni); al secondo posto cuochi, camerieri e professioni simili (1.050 assunzioni); al terzo operai specializzati e conduttori di impianti nell’industria alimentare (690 assunzioni), seguito da operai nel settore metalmeccanico ed elettromeccanico (620 assunzioni) e da specialisti e tecnici amministrativi, finanziari e bancari (530 assunzioni). Le assunzioni trimestrali per livello di istruzione vedono al primo posto i diplomati (41%). Seguono le assunzioni di personale senza una formazione specifica (30%), i qualificati (16,8%) e infine i laureati (12,6%). (9colonne)

LIBRI: NON CI RESTA CHE CRESCERE

Mai come in questa fase storica i costi delle mancate riforme in Italia si fanno sentire, ma si continua a parlare di riforme per poi fare poco o nulla. Esiste però un insieme di cittadini pronti a sostenere un programma di cambiamento, opposti alla difesa di rendite non più sostenibili, che andrebbe mobilitato a sostegno delle riforme da realizzare. Riforme illustrate e spiegate nel nuovo volume ‘Non ci resta che crescere. Riforme: chi vince, chi perde, come farle’(Università Bocconi editore, 2011, 194 pagg. 16 euro), curato da Tommaso Nannicini, da una serie di esperti tra cui Pietro Ichino, Tito Boeri, Maurizio Ferrera, Carlo Scarpa, Dario Di Vico, Giorgio Vittadini e Chicco Testa. Un volume sulle riforme necessarie in Italia che si distingue proprio per l’enfasi data al come farle, facendo leva, come spiega Nannicini, sugli interessi che ne trarrebbero beneficio, dai giovani alle donne agli imprenditori, e arginando gli ostacoli che hanno finora frenato le riforme: le difese corporative e i ritardi culturali (come l’opposizione preconcetta alle nozioni di valutazione e mercato). "Crescita, produttività e investimenti che stagnano, disuguaglianza che cresce… sono tutti segnali di quello che potremmo chiamare un ‘dolce declino’ ", spiega Nannicini. Mantenendo però l’ottimismo. "Questo circolo vizioso può essere spezzato. Ne esistono le condizioni, perché i costi economici e sociali dell’immobilismo stanno crescendo e si sta formando una constituency delle riforme, un insieme di elettori che potrebbero dare fiducia a un programma di profondo cambiamento del paese." La ricetta? Concentrarsi su come fare le riforme necessarie per rimettere in moto l’economia, tenendo conto delle caratteristiche del campo politico e individuando gli interessi che trarrebbero beneficio dalle riforme, mobilitandoli politicamente e dandogli voce, soprattutto i giovani sul cui protagonismo politico qualsiasi programma di riforme deve puntare. Sono diciassette i capitoli del volume dedicati alle misure necessarie dove, tra l’altro, Pietro Ichino discute di mercato del lavoro e del bisogno di spostare l’enfasi dalla protezione del lavoratore in azienda alla protezione sul mercato, Maurizio Ferrera di welfare e il bisogno di un nuovo patto chiaro che riequilibri la spesa sociale e Filippo Taddei di riforma del fisco, proponendo una riduzione delle tasse sul reddito e un aumento delle imposizioni su immobili e rendite. Tito Boeri si sofferma su immigrazione e il bisogno di attirare l’ingresso di persone con alto capitale umano e di favorire la mobilità degli immigrati, Massimo Motta e Michele Polo illustrano i benefici di una maggiore concorrenza e liberalizzazione nell’economia, Stefano Gagliarducci, Andrea Ichino e Andrea Gavosto il bisogno di sistemi di valutazione e autonomia nelle scuole e nelle università e! Pietro Micheli di un cambiamento radicale del modo di operare della pubblica amministrazione (applicando criteri di valutazione e rinnovando la formazione e il reclutamento) dato che molte delle riforme proposte nel volume dipendono dalla qualità della nostra burocrazia. Per dare spinta a queste proposte, e soprattutto assicurarsi il consenso dei potenziali beneficiari, spiega Nannicini, servirà anche una classe politica credibile. Che va creata abolendo in primo luogo le proprie rendite e posizioni di potere e poi rendendo più aperta e concorrenziale la selezione delle candidature politiche. Obiettivo che Nannicini propone di ottenere tramite il ritorno ai collegi uninominali che spingerebbe i partiti a scegliere i candidati migliori. "Abbiamo risorse umane e materiali che pochi paesi possono vantare, che aspettano una prospettiva credibile per rimettersi a rischiare e crescere. Manca solo un imprenditore politico (leader o partito) che accenda la miccia," conclude Nannicini, docente di Econometria e Political economy all’Università Bocconi. (9colonne)

EXPO, FORMIGONI CHIEDE DI DEROGARE AL PATTO

La necessità di una deroga dal Patto di stabilità; l’esigenza di elevare la quota di risorse attualmente troppo bassa (4%) per il funzionamento della società Expo 2015 Spa; l’urgenza di pervenire all’Accordo di Sede necessario per costruire i padiglioni per gli espositori internazionali. Sono le tre richieste che il presidente della Regione Lombardia e commissario generale di Expo, Roberto Formigoni, ha esposto ieri in conclusione del suo intervento alla Commissione Lavori Pubblici del Senato. La deroga al Patto riguarda gli investimenti sull’Expo. “Una richiesta - ha spiegato Formigoni - che stiamo portando avanti congiuntamente con il Comune e la Provincia di Milano e che riteniamo indispensabile per procedere alla realizzazione di tutte le opere previste. L’Expo è un investimento sicuro e una straordinaria occasione di crescita per tutto il Paese, e così deve essere considerato soprattutto in un periodo di difficoltà e di crisi come quello che stiamo vivendo: per questa ragione, pur sapendo di affrontare un tema molto complesso, stiamo sollecitando il Governo a venirci incontro con una deroga specifica”. Per il commissario generale “è necessario procedere ad una ridefinizione della quota di risorse destinate al funzionamento della società Expo 2015 Spa: il 4% dei finanziamenti previsti per le opere si sta rivelando infatti una percentuale troppo limitata per consentire la piena e adeguata operatività delle funzioni che ad essa fanno capo, esigenza che crescerà in vista dell’approssimarsi dell’evento”. Infine è in corso la richiesta al ministro dell’Economia di sbloccare e accelerare l’iter relativo al cosiddetto “Accordo di Sede”, cioè quel complesso di indicazioni tecniche e legali che regola la partecipazione all’Expo dei Paesi che vi hanno formalmente aderito e che è necessario per poter sottoscrivere gli accordi per la costruzione dei propri padiglioni. Formigoni si è detto “convinto che dal Parlamento potrà venire un contributo essenziale alla buona riuscita di un progetto dal valore nazionale come quello dell’Expo 2015 a Milano”. Nel corso del suo intervento, Formigoni ha illustrato in dettaglio lo stato dell’arte di tutte le partite che riguardano la preparazione e l’organizzazione dell’esposizione universale del 2015 e mostrato l’avanzamento rispetto alla precedente audizione svolta il 27 maggio 2010. (9colonne)

CARO SINDACO, SALVACI TU

Oggi a Brindisi si apre il congresso dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni. Alla vigilia di questo appuntamento un sondaggio rivela che gli italiani hanno una fiducia crescente nei loro sindaci. Nonostante i tagli ai bilanci municipali, il 27% dei cittadini che hanno risposto al questionario della Fondazione Cittalia e di Swg si dice convinto che dai Comuni possano venire risposte efficaci alla crisi economica, con punte del 33% al Nord e del 36 nei piccoli Comuni. Contemporaneamente cala la fiducia nella capacità risolutiva del governo: sette intervistati su 10 credono sì che ricada sull’esecutivo la responsabilità degli interventi anticrisi, ma solo il 30% pensa che questa istituzione sia realmente in grado di ottenere qualche risultato. Il sondaggio fotografa anche un impressionante aumento del pessimismo. Il 91% degli italiani pensa che la crisi avrà effetti duraturi, e solo il 9%, rispetto al 28 di due anni fa, si dice convinto che gli effetti della congiuntura economica potranno essere superati velocemente. E se nel 2009 il 5% guardava al futuro con un certo ottimismo, oggi questa percentuale si è completamente azzerata. La fiducia nei sindaci sembra più che altro una richiesta di soccorso rivolta all’istituzione più vicina, ma deve però fare i conti con i vincoli del patto di stabilità, che tiene bloccati 40 miliardi di euro che i Comuni hanno in cassa ma non possono spendere. Gli investimenti degli enti locali, diminuiti nel 2010 di circa un quarto, quest’anno sono in caduta libera, e con tempi sempre più lunghi nei pagamenti delle poche opere che riescono a partire. Gli effetti immediati sono recessivi mentre, per quanto riguarda il prossimo futuro, c’è da attendersi che i Comuni, diventati esattori dello Stato, tentino di far quadrare i conti aumentando le imposte. (9colonne)

FIAT ABBANDONA CONFINDUSTRIA

Fiat esce da Confindustria. L’amministratore delegato di Fiat S.p.A. e presidente di Fiat Industrial, Sergio Marchionne, ha inviato venerdì 30 settembre alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, due lettere identiche, in cui – pur confermando gli investimenti annunciati in Italia – il Gruppo prende le distanze dalla Confederazione che rappresenta le imprese. Ecco il testo della lettera. "Cara Emma, negli ultimi mesi, dopo anni di immobilismo, nel nostro Paese sono state prese due importanti decisioni con l’obiettivo di creare le condizioni per il rilancio del sistema economico. Mi riferisco all’accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria è stata promotrice, ma soprattutto all’approvazione da parte del Parlamento dell’Articolo 8 che prevede importanti strumenti di flessibilità oltre all’estensione della validità dell’accordo interconfederale ad intese raggiunte prima del 28 giugno. La Fiat fin dal primo momento ha dichiarato a Governo, Confindustria e Organizzazioni sindacali il pieno apprezzamento per i due provvedimenti che avrebbero risolto molti punti nodali nei rapporti sindacali garantendo le certezze necessarie per lo sviluppo economico del nostro Paese. Questo nuovo quadro di riferimento, in un momento di particolare difficoltà dell’economia mondiale, avrebbe permesso a tutte le imprese italiane di affrontare la competizione internazionale in condizioni meno sfavorevoli rispetto a quelle dei concorrenti. Ma con la firma dell’accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che, con prese di posizione contraddittorie e addirittura con dichiarazioni di volontà di evitare l’applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’Articolo 8. Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale. Fiat, che è impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi, non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato. Per queste ragioni, che non sono politiche e che non hanno nessun collegamento con i nostri futuri piani di investimento, ti confermo che, come preannunciato nella lettera del 30 giugno scorso, Fiat e Fiat Industrial hanno deciso di uscire da Confindustria con effetto dal 1 gennaio 2012. Stiamo valutando la possibilità di collaborare, in forme da concordare, con alcune organizzazioni territoriali di Confindustria e in particolare con l’Unione Industriale di Torino. Da parte nostra, utilizzeremo la libertà di azione applicando in modo rigoroso le nuove disposizioni legislative. I rapporti con i nostri dipendenti e con le Organizzazioni sindacali saranno gestiti senza toccare alcun diritto dei lavoratori, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, come previsto dalle intese già raggiunte per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco. E’ una decisione importante, che abbiamo valutato con grande serietà e attenzione, alla quale non possiamo sottrarci perché non intendiamo rinunciare a essere protagonisti nello sviluppo industriale del nostro Paese. Con i miei migliori saluti. Sergio Marchionne". (9colonne)

BRASILE, L’ELDORADO PER IL MADE IN ITALY

E’ il Brasile il nuovo Eldorado per il Made in Italy, tra i paesi emergenti è quello che maggiormente apprezza e sa riconoscere il prodotto italiano. Interessanti prospettive di sviluppo anche le imprese veronesi che saranno oggetto di analisi nel convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Verona in collaborazione con l’Ispi, l’Istituto Studi e Politiche Internazionali) di Milano per giovedì 29 settembre “Il nuovo Brasile e l’Italia: le opportunità per le imprese”. Un mercato potenziale da 200milioni di persone che hanno gusti e stili di vita molto vicini a quelli nostrani. Del resto, la comunità italiana in Brasile è radicata dal 1500 e conta oggi 300mila persone censite all’anagrafe. "Oggi leggiamo sui giornali che i paesi Brics si candidano a sostenere l’Eurozona comprando titoli di stato Ue, sono economie solide, i Pil corrono, hanno riserve pingui, un carico fiscale per le imprese pari al 25% e il tenore di vita va sensibilmente migliorando" dice il presidente della Camera di Commercio, Alessandro Bianchi, che aprirà i lavori della tavola rotonda. "Si tratta di un mercato particolarmente attento alle produzioni Made in Italy: dall’agroalimentare alla moda, al design e arredamento. Il mercato dell’alimentare cresce del 3,7% l’anno e le produzioni italiane vi giocano un ruolo di primo piano. Iniziano a scoprirlo anche le nostre imprese veronesi: l’export di vino è aumentato del 53, 7% nel primo semestre, rispetto allo stesso periodo del 2010. Le quantità sono ancora modeste, 1,6 milioni di euro, quindi c’è spazio per tutti. Vi sono ottime prospettive anche per il marmo, confermate dalle vendite delle aziende veronesi in loco: 2,9 milioni di euro nei primi sei mesi dell’anno, in aumento dell’11,2% rispetto al primo semestre 2010. Le nostre aziende cavalcano la crescita del mercato dei materiali da rivestimento che avanza a ritmi del 5,5% l’anno". Il settore delle costruzioni è, infatti, in forte sviluppo, sull’onda dei grandi eventi che attendono il Brasile, i mondiali di calcio nel 2014 e le Olimpiadi a Rio De Janeiro nel 2016. Già alcune imprese veronesi del settore operano stabilmente là, si tratta di un mercato tutto da scoprire e "costruire". Come lo è il mercato delle commodities. Più di cinquanta milioni di persone, negli ultimi anni, sono uscite dalla miseria e hanno migliorato radicalmente il loro tenore di vita. Cresce una nuova ‘classe media’, con un boom dei consumi di massa. San Paolo e Rio de Janeiro affrontano le sfide delle megalopoli. Aumentano gli investimenti internazionali, americani, cinesi, tedeschi, italiani. E le migliori imprese brasiliane, dall’agricoltura all’industria manifatturiera, dalla finanza all’energia, si muovono alla conquista dei mercati mondiali: sono i nuovi, e migliori, i bandeirantes, sulle orme degli avventurosi esploratori che fondarono il più grande paese dell’America Latina. Ne parlerà Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirello e autore, assieme a Carlo Calabrò, di "Bandeirantes. Il Brasile alla conquista dell’economia mondiale". Assieme a Calabrò, con il direttore di Ispi, Paolo Magri, partecipano alla tavola rotonda Paolo Bassetti, direttore generale per il Brasile di Ternium, Andrea Andrea Caperdoni, chief financial officer di Mossi & Ghisolfi e Andrea Garziera, co-fondatore e amministratore delegato di "Oceania 1942 Investimentos Ltda". L’appuntamento è giovedì 29 settembre, nella sede camera di Corso Porta Nuova 96, alle ore 14.45, in Sala Transatlantico. L’iniziativa è aperta al pubblico. (9colonne)

MARCHI E BREVETTI, A VERONA +13,6%

La ripresa segna il passo, ma a Verona le imprese continuano a fare investimenti sui mercati esteri. Dopo la crescita dell’export nel primo semestre, aumentato, a Verona del 13,6%, arriva un secondo confortante dato: l’aumento del deposito di domande di marchi e brevetti, cresciuti del 10,9% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto al primo semestre del 2010. Sono 1164 le domande depositate all’Ufficio marchi e brevetti della Camera di Commercio nel primo semestre. Un anno fa, erano 1050. “Continua a crescere il numero dei marchi internazionali depositati - spiega il segretario generale, Cesare Veneri - il dato potrebbe rappresentare la presa d’atto delle imprese esportatrici della contraffazione. Un fenomeno in crescita dovuto anche alla presenza di nuovi competitors, come i paesi Brics, fino a pochi anni fa esclusi dal grande commercio internazionale. Di qui, una forte necessità di tutelarsi “. Nel primo semestre di quest’anno sono stati depositati 59 marchi internazionali contro i 31 del corrispondente periodo del 2011. Tra i paesi esteri dove si depositano i marchi internazionali fanno la parte del leone i mercati emergenti: Cina, Russia, paesi dell’Est, ma anche India e Vietnam. A depositare all’estero, il proprio brand o il marchio dei prodotti di punta sono in prevalenza aziende del settore agro-alimentare e delle commodity. Spesso si tratta di marchi internazionali già depositati in altri paesi che l’azienda registra in nuovi mercati reali o potenziali di riferimento. O dove si aspetta una maggior possibilità di imitazione, non a caso, la Cina è il paese che compare nella maggioranza delle domande. Si conferma rispetto al I trimestre anche il trend di crescita dei depositi di brevetti industriali, 135 contro i 131 del primo semestre 2010 (+3,2%), mentre la registrazione di modelli di utilità e disegni ornamentali è in calo, rispettivamente del 10% e del 14,3%. “E’ presto per trarre deduzioni - aggiunge Veneri - ad una prima riflessione, comunque, sembrerebbe che le imprese si stiano orientando a registrare come marchi anche disegni e modelli ornamentali dato che un marchio è più “forte” e quindi maggiormente difendibile dalle imitazioni. Il marchio infatti una volta depositato vale sempre, basta rinnovarlo ogni dieci anni. Per modelli di utilità e disegni, invece, la protezione dura, rispettivamente, dieci e venticinque anni. Superato questo periodo, essi sono liberamente utilizzabili”. Verona è la seconda città del Veneto per depositi di marchi e brevetti (cioè tutte le domande depositate al netto delle domande di riserve, annotazioni, trascrizioni e traduzioni di brevetti europei), dopo Padova, che guida le province regionali con 1.150 domande depositate. (9colonne)

NASCE L’IMMOBILIARE DELLA COOPERAZIONE SOCIALE

Un’Immobiliare per dare più forza e opportunità di crescita alle cooperative sociali. Una società che per conto loro acquisirà o realizzerà immobili necessari allo sviluppo delle attività. Operazioni che spesso non riescono a sostenere da sole, a causa anche della limitata redditività del settore. Si chiama Società immobiliare per le cooperative sociali (SIS) ed è stata costituita a Bologna da tre strutture finanziarie di Legacoop – Coopfond, CCFS e Cooperare – e da 20 imprese nazionali del settore. Alle cooperative sociali viene richiesta sempre più spesso non solo la gestione, ma anche la costruzione della struttura entro cui sarà erogato il servizio. Solo pochissime cooperative sociali dispongono, però, delle risorse finanziarie necessarie per accollarsi anche questo compito. Tante rischiano così di perdere opportunità importanti, mentre anche chi riesce a farlo – bloccando gran parte delle proprie risorse per costruire l’immobile – deve limitare gli investimenti per innovazione e miglioramento della qualità dei servizi. Obiettivo di SIS è rimuovere questo blocco e aprire per ogni cooperativa sociale maggiori opportunità di sviluppo e qualificazione, per il proprio sviluppo e per il benessere degli utenti. "La costituzione dell’Immobiliare – conferma Dora Iacobelli, direttore di progetto di Coopfond e presidente della nuova società – si inserisce a pieno titolo negli orientamenti più recenti della politica finanziaria di Legacoop, indirizzata a progettare strumenti fortemente specializzati in grado di rispondere al più ampio ventaglio possibile di esigenze delle cooperative associate". "Questa nuova società – spiega Paola Menetti, presidente di Legacoopsociali – è un risultato importante e innovativo di un percorso di elaborazione congiunta, in cui la crescente esigenza delle cooperative sociali di affrontare investimenti anche significativi per poter disporre degli immobili necessari allo sviluppo delle proprie attività caratteristiche ha trovato riscontro nella crescente attenzione e sensibilità degli strumenti finanziari del mondo Legacoop. Il nostro auspicio è che da SIS venga un utile e concreto supporto al percorso di riposizionamento imprenditoriale che vede impegnate le cooperative sociali in questa difficile fase di cambiamento del welfare italiano". Nel capitale sociale dell’Immobiliare troviamo Coopfond, CCFS e Cooperare con 2 milioni di euro ciascuna e 20 realtà della cooperazione sociale che gestiscono già immobili per diverse tipologie di servizi o sono interessate ad acquisirne o a realizzarne. Queste ultime orientativamente parteciperanno al capitale con una quota di 10.000 euro ciascuna. Una volta a regime la maggioranza del capitale della società sarà detenuta dalle cooperative sociali. Ogni investimento sarà coperto per il 30% con mezzi propri della società e per il restante 70% attraverso il ricorso all’indebitamento. La durata dei contratti di affitto degli immobili sarà pari a 18 anni. Il rischio imprenditoriale delle attività svolte all’interno degli immobili rimarrà a carico delle cooperative sociali, che potranno comunque essere parzialmente sostenute da Coopfond per far fronte agli oneri dell’operazione. È previsto un Consiglio d’Amministrazione di 11 membri: 6 espressione dei soggetti finanziari e 5 delle cooperative sociali. La realizzazione degli interventi immobiliari e le relative forme di coperture saranno deliberate dal CdA con decisione a maggioranza qualificata (70%). I progetti saranno sottoposti all’approvazione del CdA, previa analisi e valutazione da parte di un comitato tecnico, rappresentativo dei soci finanziatori e delle cooperative sociali. La sede legale della società sarà a Roma. Per il primo esercizio, si prevede che la gestione amministrativa sia svolta in service da CCFS, successivamente SIS si doterà di una propria struttura tecnico-amministrativa. Le imprese che hanno già aderito a SIS sono le cooperative sociali Anteo e Valdocco del Piemonte; la cooperativa Itaca del Friuli; Codess, Socioculturale e il Consorzio Coc del Veneto; le cooperative Cadiai, Cidas, Coopselios, Gulliver, Proges e il Consorzio In Rete dell’Emilia-Romagna; le cooperative Arca, Rosa Libri, Cuore e Di Vittorio della Toscana; il Consorzio Cento per Cento delle Marche; le cooperative Altri Colori e Meta e il Consorzio Parsifal del Lazio. (9colonne)