Credito: ma non ci dovevano pensare i prefetti?

- Scritto da: martina -

In un paese che basa la propria economia sulle rete delle piccole e medie aziende, quasi l’ 80% dei prestiti bancari va alle grandi imprese. Lo ha rivelato l’ufficio studi della Cgia di Mestre, facendo anche notare che sono proprio i grandi affidatari ad avere la più alta quota di insolvenza. Insomma, nei rapporti tra banche ed economia reale tutto sembra paradossalmente capovolto: chi riceve la stragrande maggioranza dei soldi presenta livelli di affidabilità bassissimi. Per contro, chi dimostra di essere un buon pagatore riceve le briciole. Secondo la Cgia il primo 10% degli affidatari riceve il 79% del totale dei prestiti erogati dalle banche, circa 1100 miliardi su 1400. Prestiti, fanno notare dalla Cgia, che tecnicamente sono definiti come finanziamenti per cassa. Una tipologia di finanziamento che copre l’ 86% del totale dei finanziamenti erogati dal sistema bancario italiano. Peccato che questa generosità rivolta alle grandi imprese non sia ricambiata. Infatti, le sofferenze a carico di questi clienti così “privilegiati” (ovvero sempre il primo 10% degli affidatari) è pari al 78,6% del totale. Per completare il quadro aggiungiamo che da qualche settimana tutte le aziende indebitate con le banche devono fare i conti con la revisione al rialzo dei tassi d’interesse. Il rincaro del costo del denaro è tale da spingere molte piccole e medie imprese a rinunciare al credito, ma anche agli affari. Con il risultato che la crisi finanziaria scoppiata quest’estate si trasferisce sempre più velocemente all’economia reale. Tant’è che nel secondo trimestre di quest’anno le procedure fallimentari sono aumentate del 13% rispetto all’anno scorso. Due anni e mezzo fa il governo mise al lavoro i prefetti per monitorare il credito alle imprese e sensibilizzare le banche. Forse è giunto il momento di tirare qualche somma.