TREMONTI E LA LEZIONE DELLA GRECIA
Il ministro Giulio Tremonti è intervenuto il 6 maggio alla Camera per una informativa urgente del governo sulla crisi dell’economia e della finanza in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell’euro. Ecco la conclusione del discorso tenuto dal responsabile dell’Economia. "Al termine del suo libro sulla II guerra mondiale, Churchill si chiede se quella sui cui scrive è stata davvero la seconda guerra mondiale od invece è stato il sequitur di una unica guerra, solo intervallata da un lungo armistizio. Non è questa una seconda crisi che è arrivata. E’ solo la stessa crisi che è continuata e si è trasformata, passando dai debiti privati ai debiti pubblici e scalandosi su scala globale. Per capire specificamente cosa è successo, sta succedendo in Europa, basta guardare alla carta "geoeconomica" dell’Europa. In Europa sono rimasti i confini politici. Ma, unificando lo spazio monetario, sono stati rimossi tutti i confini economici. E’ così che non ci sono più confini tra il bilancio di una banca residente in uno Stato e il bilancio della banca controparte residente in un altro Stato. E’ così che non ci sono più confini ma travasi tra debiti, deficit e default delle banche e degli Stati. L’esposizione della core Europe verso la Grecia è relativamente limitata. Ma l’esposizione della core Europe verso i Paesi che a stella la circondano è, contando i connessi derivati, enormemente superiore. Le colpe passate e i doveri attuali non sono certo uguali, da banca a banca e da Stato a Stato. In particolare, i doveri degli Stati in crisi sono e devono restare assoluti, ma orami la responsabilità è di tutti. Rimossi ex ante i confini economici, non si possono più far valere ex post i confini politici. Nessuno è immune dai rischi perché passeggero con biglietto di prima classe. L’estensione della crisi è sistemica e la soluzione può essere solo comune e politica. La sovrastruttura politica deve allinearsi alla struttura economica. E la semplice somma algebrica totale o parziale dei Governi nazionali più o meno forti non può fare da sola quel nuovo tipo di politica che il tempo presente richiede. Il tempo è strategico. Dobbiamo guadagnare tempo, guardando non solo a domani od al prossimo mese, ma al prossimo decennio, per assorbire la crisi e per organizzare il futuro. Il nostro futuro non è infatti un destino ma una scelta. Su questo è splendido l’intervento fatto oggi dal Presidente Delors, sui tempi e sugli strumenti (gli eurobond). E’ stato scritto, su di un giornale inglese, che la Grecia è un Paese in cui l’impensabile diventa inevitabile, senza attesa nel reame dell’improbabile. Crisi in greco vuole dire discontinuità. Una discontinuità che può essere positiva costitutiva e costruttiva dell’Europa. Ci si aspetta che domani il Vertice possa dire che non basta dare una risposta a questa crisi. Dobbiamo saper andare più lontano, imparando la lezione e prendendo tutte le misure necessarie affinché una crisi di questo tipo non si ripeta. Sono queste le basi su cui dobbiamo e possiamo avere fermezza nel presente e fiducia nel futuro. (9Colonne)

























