Fondi flessibili: cosa sono, come funzionano, rischi e vantaggi

Fondi flessibili: cosa sono, come funzionano, rischi e vantaggi
- Scritto da: Federica - Capire la finanza - Finanza - Fondi comuni

Fondi comuni di investimento flessibili: cosa sono? Ecco una breve guida sulla definizione di fondi flessibili, sul come funzionano, su quali sono i rischi correlati ad essi e sui vantaggi che si possono ottenere

Cosa sono i fondi comuni di investimento flessibili? Per capire bene come funzionano i fondi flessibili è necessario, prima di tutto, conoscere la definizione, ma anche essere consapevoli dei rischi e dei vantaggi legati ad un investimento su questo tipo di fondi.

In questo modo sarà possibile farsi un’opinione sull’investimento nei fondi flessibili, scegliendo gli approcci e le strategie migliori.

I fondi flessibili rientrano in una delle cinque tipologie di fondi comuni esistenti che vengono stabilite sulla base delle norme che regolamentano la ripartizione dei portafogli, ossia sulla percentuale minima e massima di investimento azionario che si può operare con essi. Vediamo nel dettaglio cosa sono, come funzionano e quali sono i rischi.

Fondi flessibili: cosa sono e come funzionano

Prima di parlare di fondi flessibili, è bene rinfrescare la definizione di fondi comuni di investimento che sono definiti come

il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti gestito in monte.

In sostanza, dunque, i fondi comuni sono istituti di intermediazione finanziaria che hanno l’obiettivo di investire i capitali dei risparmiatori.

Tra i fondi comuni più diffusi ci sono i fondi flessibili, la cui caratteristica è l’assenza di vincolo sugli asset allocation di base.

Detto in altri termini, essi non hanno vincoli nella ripartizione del portafoglio che può essere investito sia in azioni che in obbligazioni e in cui la percentuale di azioni in portafoglio può essere compresa tra lo 0% e il 100%.

Questo si traduce nel fatto che i gestori, una volta ottenuta la delega degli investitori, possono modificare gli asset azionari all’interno del portafoglio a loro totale discrezione.

Ciò vuol dire che l’investitore è totalmente nelle mani del gestore e non ha potere decisionale sulla composizione del portafoglio.

Ovviamente tutto ciò comporta dei rischi più alti, ma anche alcuni vantaggi: vediamo quali sono.

Fondi flessibili: rischi e vantaggi

Uno dei primi rischi legati ai fondi flessibili è che il loro acquisto corrisponde a comprare qualcosa a scatola chiusa e è necessario affidarsi totalmente alle scelte del gestore, che può decidere di organizzare il portafoglio in maniera molto libera.

Un altro aspetto di questi fondi è che hanno un costo - dato dalla somma della commissione da versare al momento della sottoscrizione e dei costi di gestione annua - leggermente più alto rispetto agli altri fondi azionari.

Nel breve periodo, questi tipi di fondi possono portare a importanti guadagni, ma anche a grandi perdite a causa della loro componente azionaria.

In sostanza il problema più grande è che la loro “flessibilità” non permette di calcolare i rischi al momento della sottoscrizione e lascia ampio margine al gestore, da cui dipenderà l’andamento dei fondi.

Questa caratteristica, però, può costituire anche uno dei principali vantaggi dei fondi flessibili perché quando il gestore non si lascia andare ad una gestione passiva (cosa che avviene spesso purtroppo), può gestire il fondo in modo intelligente, aumentando la componente azionaria quando il mercato azionario è in crescita, facendo sì che il rendimento finale sia ottimale.

I vantaggi di questo tipo di investimento sono legati più al lungo periodo: per questo motivo i fondi flessibili sono adeguati ad un investitore che può permettersi di investire in quell’arco temporale e che ha già un portafoglio molto diversificato.