Fondo comune di investimento: cos’è e come funziona?

- Scritto da: Concetta - Fondi comuni

Fondo comune di investimento: cos’è, come funziona e quali sono i fondi più usati? Guida rapida e completa.

Si sente spesso parlare di fondo comune di investimento. Pubblicizzato da TV e carta stampata, è utile saperne di più su cos’è un fondo comune di investimento per poterci muovere meglio nel settore.

Il fondo comune di investimento viene offerto come valida alternativa al semplice risparmio, motivata dalla possibilità di fare qualche soldo in più senza correre troppi rischi. Per chi non è del settore però non è semplice avere le idee chiare su cos’è il fondo di investimento e l’idea che ci sia qualche intoppo è sempre presente.

Proprio per vedere finalmente la luce in fondo al tunnel ecco una guida rapida e veloce per capire meglio cos’è e come funziona il fondo comune di investimento.

Cos’è un fondo comune di investimento?

I fondi comuni di investimento sono degli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR). Istituiti in Italia con la legge 23 marzo 1983, n. 77, che li definisce come “il patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti gestito in monte”, i fondi comuni di investimento permetto ai piccoli investitori di sottoscrivere investimenti adatti al proprio profilo finanziario.

Mediante la scelta di un determinato tipo di fondo comune d’investimento rispetto ad un altro, di cui parleremo qui di seguito, il singolo risparmiatore può investire anche piccoli importi sui mercati finanziari di tutto il mondo.

Vediamo ora, dunque, come funziona un fondo comune di investimento nel dettaglio.

Come funziona un fondo comune di investimento?

Per attivare i fondi comuni di investimento sono necessari tre attori:

  • il sottoscrittore: il singolo che vuole investire.
  • una SGR (Società di Gestione del Risparmio): che ha il compito di investire le quote dei fondi comuni in azioni, obbligazioni ed altre attività finanziare con il fine di aumentarne il valore.
  • una banca depositaria.

A sorvegliare su tutto sono la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), che vigila sulla correttezza della SGR, e la Banca d’Italia, che ha tra i suoi compiti quello di vigilare sull’operato delle Banche depositarie.

Quali sono i tipi di fondi comuni di investimento?

I fondi comuni di investimento possono essere classificati sulla base di molti parametri.

Se li categorizziamo in base alla distribuzione dei profitti, abbiamo:

  • fondi a distribuzione dei proventi: in questo caso le eventuali plusvalenze realizzate in un arco di tempo predefinito possono essere accreditate (parzialmente o interamente) sul conto corrente del risparmiatore ogni 6 o 12 mesi.
  • fondi ad accumulazione dei proventi: i guadagni rimangono all’interno del fondo e il sottoscrittore li trasforma in denaro contante al momento della vendita delle quote.

Una seconda distinzione può essere fatta tra fondi chiusi e fondi aperti:

  • fondi chiusi: prevedono il rimborso (da parte della SGR che lo ha istituito) delle quote sottoscritte solo in determinati periodi.

Tra i fondi chiusi abbiamo i fondi immobiliari, che possono investire il loro patrimonio in specifici beni, specialmente a carattere immobiliare.

  • fondi aperti: sono i più diffusi, caratterizzati dalla variabilità del patrimoni.

I fondi aperti a loro volta vengono suddivisi in fondi di diritto italiano armonizzati UE e fondi di diritto italiano non armonizzati UE.

  • fondi di diritto italiano armonizzati UE: gestiti da società italiane con sede legale in Italia e sottoposti alle direttive comunitarie n. 611/85 e 220/88 recepite nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo n. 83/92. Sono soggetti ad una serie di vincoli previsti dalla legge comunitaria, con l’obiettivo di contenere i rischi e salvaguardare i sottoscrittori. Questi ultimi non possono investire più del 10% del patrimonio in strumenti finanziari di un singolo emittente, in altri fondi, prodotti derivati o titoli non quotati nei mercati regolamentati; non possono investire in strumenti derivati per la copertura dei rischi, per un ammontare totale che vada oltre il valore netto del fondo.
  • fondi di diritto italiano non armonizzati UE: istituiti col provvedimento della Banca d’Italia datato 20 settembre 1999, sono contraddistinti da una maggiore libertà di investimento del patrimonio raccolto. Non vengono applicati vincoli e le limitazioni previste dalla legge comunitaria per i fondi armonizzati UE.

Gli hedge fund ed i fondi di fondi
Della categoria dei fondi di diritto italiano non armonizzati UE fanno parte i fondi speculativi (o hedge funds) e i fondi di fondi.

  • hedge fund: hanno una struttura simile ai fondi comuni di investimento. Rispetto a questi ultimi, si differenziano per la strategia di gestione adottata e per il numero di strumenti e tecniche a disposizione dei gestori.
  • fondi di fondi: sono fondi comuni il cui portafoglio è formato da a quote di altri fondi. Potendo investire anche in quote di hedge funds, i fondi di fondi costituiscono per il piccolo risparmiatore un accesso diretto a questi ultimi, aggirando il problema dell’elevata cifra d’ingresso.

Fondi comuni di investimento: quali sono i più usati?

Tra le tipologie di fondi comuni di investimento le più usate sono:

  • fondi azionari: investono prevalentemente in azioni; con alto grado di rischio.
  • fondi obbligazionari: investono in Titoli di Stato e obbligazioni.
  • fondi bilanciati: investono sia in obbligazioni sia in azioni.
  • fondi liquidità: investono in strumenti per una durata massima di sei mesi.
  • fondi flessibili: mutano in base all’andamento dei mercati finanziari.