LONDRA: UNA BANCA PER GLI INVESTIMENTI VERDI

La Gran Bretagna è indietro nello sviluppo dell’industria dell’energia sostenibile. Secondo il governo anche a causa di errori nelle scelte finanziarie e a troppi sperperi. E in clima di tagli – inseriti in abbondanza all’ultima durissima manovra economica, che tenta di ridurre la spesa pubblica del paese – i conservatori pensano a come gestire assennatamente i soldi necessari per traghettare la gran Bretagna nella nuova low-carbon economy. Potrebbe pensarci una Green Investment Bank (GIB), un istituto che gestirà fondi privati e pubblici insieme per finanziare le centrali nucleari ed eoliche del futuro, così come le nuove reti elettriche. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne e il primo ministro David Cameron ne parlavano ancor prima di approdare al governo quando la GIB era già un progetto bipartisan. Tanto che una prima spinta la ebbe qualche mese fa dai laburisti che, nell’ultima manovra economica prima di lasciare i loro posti, avevano previsto anche investimenti per avviarla. La scorsa settimana, una commissione di esperti ha pubblicato un rapporto sul possibile futuro dell’istituto. A capo della commissione c’era Bob Wigley, ex presidente del ramo europeo di Merrill Lynch. Il quale ha spiegato che la tanto agognata low-carbon economy costerebbe circa 550 miliardi di sterline entro il 2020. Sarà essenziale quindi un istituto che gestisca i fondi necessari nel modo migliore, invece che una serie di organizzazioni governative che progetti e scopi diversi che rischierebbero di sprecare il denaro. Parte dei fondi della GIB verrebbero dalla vendita dei ‘green Isa’ – ossia prodotti finanziari i cui fondi investiti verrebbero utilizzati per progetti legati alla ‘green economy – da cui si potrebbe ricavare circa 2 miliardi all’anno. A questi si aggiungerebbero gli stanziamenti che prima andavano a altri istituti governativi legati all’ambiente e l’energia e quelli privati che proverrebbero da investitori attratti dal progetto. Si valuta la possibilità che anche una tassa pagata dalle bollette dei consumatori finisca nelle casse della GIB. Ma restano incognite sul suo funzionamento e sul suo successo nel mercato energetico. Secondo il Financial Times per esempio, il vero banco di prova sarà il coinvolgimento degli investitori privati. Da non sottovalutare anche la questione politica: il nuovo istituto sarà vicino al governo, ma dovrà riuscire a non affondare nelle interferenze politiche come spesso accade. "Crediamo che esistano troppe, piccole fonti di finanziamento non coordinate per le tecnologie verdi, l’energia pulita e l’efficienza energetica – si legge in una nota diffusa in occasione del lancio dell’istituto – La Green Investment Bank si concentrerà su questo problema e farà leva su importanti capitali privati". Il progetto definitivo sarà presentato a ottobre. "Gli investimenti nell’energia rinnovabile sono cruciali per la ripresa economica e la Gran Bretagna intende dare il buon esempio al mondo intero", ha detto Gren Barke,r sottosegretario all’energia. (9Colonne)

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