CASA, MERCATO E’ SU VALORI DEL 1997

Il mercato della casa in Italia è tornato ai livelli del 1997: lo rivela il quarto rapporto Ancab Cresme che evidenzia la forte contrazione della domanda che incide sulle compravendite, sulla nuova costruzione e sull’invenduto. L’effetto principale, spiega l’indagine, è che nel 2009 saranno compravendute 695.000 abitazioni a fronte del dato del 2006 che si aveva raggiunto 1,04 milioni. Una flessione del 33,4% che, come anticipato, riporta il mercato delle compravendite ai valori del 1997. I prezzi inoltre sono destinati a calare del 9% e la frenata dei prezzi e delle compravendite mette in attesa gli investitori. Nel dettaglio il mercato immobiliare risulta caratterizzato innanzitutto dalla forte crisi della domanda di sostituzione, sino a ieri valutata nel 60% del mercato: chi oggi ha già una casa in proprietà e vuole sostituirla trova maggiori difficoltà di prima a vendere e quindi non riesce a comprare. Anche la domanda primaria (quella delle nuove famiglie) esce dalla fase eccezionale degli anni 2000, per entrare in un trend che la riporta agli anni ’90 e ’80. Negli anni 2001-2007 le famiglie in Italia sono cresciute di 298.000 unità all’anno, frutto della diminuzione della dimensione media dei nuclei famigliari, del baby boom della seconda metà degli anni ’60 e dei primi anni ’70, e dell’eccezionale flusso di immigrazione dall’estero. Lo scenario delle nuove famiglie, osserva il rapporto Ancab Cresme, è caratterizzato sia da una significativa flessione della componente italiana, a causa della flessione delle nascite a partire dalla seconda metà degli anni ’70, sia dagli effetti frenanti determinati dalla crisi economica e dalle politiche di controllo dei flussi sulla domanda di nuova immigrazione. Se il flusso di immigrazione restasse simile a quello del periodo 2001-207, le nuove famiglie già nel periodo 2007-2012 scenderebbero a 221.000 all’anno, contro le 298.000 del primo decennio degli anni 2000.

La manovra di sostegno dell’edilizia che si sta completando in forme diverse attraverso le leggi regionali, continua però l’indagine, mostra un eccezionale potenziale di impatto sulla filiera delle costruzioni e sul mercato degli investimenti immobiliari. Nel primo caso si tratta di una azione che agisce sulla filiera dei medio piccoli interventi, investendo le piccole imprese, le industrie produttrici di materiali, i distributori di materiali e i progettisti. La stima elaborata da Cresme a partire da una indagine realizzata sulle famiglie è chiara: rimanendo nell’ambito dell’ampliamento dei fabbricati residenziali monobifamigliari esistenti, se solo il 12% degli aventi diritto utilizzasse la possibilità di ampliamento sarebbero messi in moto 61 miliardi di euro di investimento, per 153 milioni di mc, e attivando 765.000 occupati diretti e 265.000 indiretti. L’effetto è un rilancio eccezionale per il 2010 e il 2011 e un altrettanto importante caduta nel 2012. Ma soprattutto l’intervento avrebbe un effetto importante sul mercato immobiliare e sulla domanda primaria. Se il 30% del 12% che ne avrebbe diritto utilizzasse la possibilità di realizzare un miniappartamento di 50/70 mq, invece delle semplici 2 stanze, si immetterebbero sul mercato 346.000 abitazioni che messe in relazione con la frenata delle compravendite contribuirebbero al deperimento, pur parziale, del mercato immobiliare, rimandandone la ripresa. Il rapporto segnala infine come il Piano Casa per l’edilizia sociale, che stanzia una prima tranche di 350 milioni di euro, introduca sul mercato un modello di intervento innovativo, basato su strette partnership di interventi pubblici e interventi privati che possono dare il via ad una nuova stagione in termini di risposta ai fabbisogni abitativi, in particolare per la fascia di famiglie che sta affrontando con maggiore difficoltà la crisi. (9Colonne)

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