ECCO GLI INVESTIMENTI DELLE FAMIGLIE

Nel 2009 le famiglie italiane hanno continuato a investire in attività finanziarie percepite come poco rischiose, ponendo comunque attenzione al rendimento offerto. Gli acquisti netti di strumenti emessi dalle banche, sebbene in calo rispetto al valore eccezionalmente alto del 2008 (95 miliardi), sono risultati ancora elevati, pari a 47 miliardi. E’ quanto si evince dalla relazione annuale della Banca d’Italia. Depositi e obbligazioni bancarie rappresentano quasi il 30 per cento della ricchezza delle famiglie. Sono stati di entità rilevante anche gli investimenti netti in polizze assicurative del ramo vita (24 miliardi, rispetto a un flusso negativo nel 2008), in particolare in quelle di tipo tradizionale con garanzie sul rendimento minimo; assicurazioni, fondi pensione e TFR hanno raggiunto il 18 per cento delle attività. Nell’anno la raccolta postale netta è raddoppiata, esclusivamente nella componente dei libretti e buoni postali che offrono un rendimento più elevato rispetto al deposito in conto corrente. Il risparmio postale rappresenta poco meno del 10 per cento delle attività totali. Gli investimenti in titoli di Stato hanno riguardato soltanto quelli a medio e a lungo termine, il cui peso sulla ricchezza totale è rimasto invariato al 5 per cento. Gran parte dei titoli di Stato a breve termine in scadenza non sono stati rinnovati a causa dei bassi rendimenti, dando luogo a un flusso netto negativo per 63 miliardi che ha quasi azzerato la quota di questo strumento nel portafoglio. Nell’anno vi sono stati anche segnali di ripresa degli investimenti in attività più rischiose, che hanno beneficiato dell’aumento dei corsi sui mercati finanziari. Si sono registrati significativi acquisti netti di azioni (49 miliardi) e si è interrotto il deflusso dal comparto dei fondi comuni che era stato particolarmente intenso a partire dal 2006. La raccolta netta dei fondi comuni è stata positiva per 8 miliardi e ha riguardato esclusivamente quelli di diritto estero. Alla fine del 2009 azioni e fondi comuni rappresentavano il 29 per cento delle attività finanziarie, una quota molto contenuta se confrontata con quella dell’inizio dello scorso decennio (45 per cento). Il calo è attribuibile sia a un mutamento di preferenze nelle scelte di investimento, sia a una riduzione del valore di questi strumenti. Sebbene la detenzione di queste attività rischiose sia in linea con quella dell’area dell’euro (23 per cento), in Italia è minore la presenza di fondi comuni e risulta più elevato il possesso di azioni, principalmente non quotate, e partecipazioni. (9Colonne).

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