GLI EFFETTI DELLA CRISI AL SUD
Giovanni Carosio, vice direttore generale della Banca d’Italia, è intervenuto alla presentazione del rapporto “L’economia della Calabria ” presso l’Aula Magna dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Nel suo intervento, Carosio si è occupato anche degli effetti della crisi nel Mezzogiorno e delle prospettive di ripresa. Nel 2009 il PIL dell’Italia ha detto - ha subito la contrazione più marcata dal dopoguerra. Il prodotto è calato del 5 per cento a prezzi costanti; di poco meno nel Mezzogiorno, grazie al maggior peso in quest’area del settore dei servizi, che ha risentito meno del peggioramento congiunturale. Le esportazioni meridionali, al netto dei prodotti petroliferi, si sono ridotte del 25 per cento, 5 punti in più rispetto al Centro Nord. Lo scarto tra le due aree a sfavore del Mezzogiorno è ancora più accentuato nei settori tradizionali (tessile, abbigliamento, cuoio, calzature e mobilio). La caduta della redditività, l’incertezza sulle prospettive e il basso grado di utilizzo degli impianti si sono riflessi sulla dinamica degli investimenti, che secondo l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese sono calati sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno. Gli effetti della crisi sono stati particolarmente accentuati nel mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno la riduzione dell’occupazione è risultata del 3 per cento; al Centro Nord, anche per effetto del più ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni, la flessione è stata significativamente più contenuta (-1,1 per cento). Il calo dell’occupazione ha penalizzato maggiormente le figure più deboli: i più giovani e i meno istruiti. Per gli occupati con età compresa tra i 15 e 34 anni, l’occupazione nel 2009 è calata di quasi 9 punti percentuali, circa 3 punti in più che al Centro Nord; per quelli con al più un titolo di licenza media inferiore si è ridotta del 5,4 per cento (-4,0 per cento al Centro Nord). Il tasso di disoccupazione nelle regioni meridionali ha raggiunto il 12,5 per cento, oltre il doppio di quello del Centro Nord. Dalla metà dello scorso anno si osservano segnali di recupero dell’attività produttiva, che sono proseguiti nella prima parte dell’anno in corso. Nel primo trimestre del 2010 il PIL dell’Italia, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorativi, è aumentato in termini reali dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente; dello 0,5 rispetto a dodici mesi prima. Per l’anno in corso le imprese industriali indicano una ripresa del fatturato. I tempi per il recupero dei livelli precedenti alla crisi non sembrano brevi. Il 42 per cento delle imprese meridionali che hanno segnalato un calo di fatturato nel periodo 2007-09 ritiene di non poter tornare ai livelli pre-crisi prima del 2012 (46 per cento al Centro Nord). (9Colonne)

























