LA POVERTA’ SOGGETTIVA IN ITALIA

Con la Nota di luglio l’ISAE fornisce l’aggiornamento dei dati sulla povertà soggettiva. Si tratta di un’elaborazione realizzata a partire dall’indagine sui consumatori, condotta dall’ISAE su un campione di 24.000 persone ogni anno. Sono definiti “soggettivamente poveri” quegli individui il cui reddito familiare è inferiore a quello da loro ritenuto “adeguato”, ovvero necessario per condurre un’esistenza “senza lussi ma senza privarsi del necessario”. È bene sottolineare che tale concetto, per sua natura, si differenzia non poco dalle misure della povertà valutata “oggettivamente”, come mancanza di risorse rispetto ad una soglia predefinita. Soglie oggettive sono fornite dall’ISTAT: ad esempio, quella di povertà relativa, che con riferimento al 2007 è pari a 986 euro per una coppia. Quanto alla povertà soggettiva, negli ultimi dodici mesi la soglia risulta pari a quasi 1.300 euro per un single, a 1.750 euro per una coppia, a valori via via crescenti per famiglie più numerose, fino ai 2.600 euro ritenuti necessari dalle famiglie con cinque o più componenti per condurre un’esistenza dignitosa. È inoltre interessante osservare che, nell’ultimo periodo di rilevazione, si è rafforzata la tendenza al ribasso di tale valore, secondo un trend iniziato tre anni fa, quando la soglia ha toccato un picco di oltre 2.100 euro in media. In sostanza, forse anche per effetto della crisi economica in atto, sembra che i consumatori abbiano rivisto ulteriormente verso il basso le proprie valutazioni su quale debba essere ritenuto uno standard di vita “dignitoso”. Inoltre, il valore della soglia dipende anche dalle risorse effettivamente possedute e dall’area di residenza, risultando crescente all’aumentare del reddito e maggiore al Centro-Nord. La diffusione di famiglie che considerano inadeguato il proprio reddito, ovvero l’incidenza della povertà soggettiva, si riduce sensibilmente negli ultimi dodici mesi, al 66% circa, dopo il calo già rilevante registrato nel periodo precedente. In definitiva, negli ultimi due anni si è verificata una netta inversione di tendenza, dovuta dapprima ad una crescita del reddito effettivo e quindi, come si è visto, alla diminuzione dell’ammontare ritenuto necessario. L’incidenza è ritornata così a valori inferiori a quelli di quattro anni or sono. Il ridimensionamento della povertà soggettiva è omogeneo per tutti i gruppi nei quali si è disaggregato il campione. Tuttavia, permane una percezione di disagio più diffusa tra le famiglie del Sud e delle Isole, tra i single, tra i nuclei con un reddito familiare più basso, tra coloro che detengono un limitato livello di istruzione e tra quelli che sperimentano una condizione lavorativa o professionale difficile. Si presentano inoltre alcuni dati sulle effettive difficoltà incontrate nella vita quotidiana dalle famiglie che dichiarano un reddito inadeguato e da quelle che, invece, si ritengono soddisfatte. Risulta che addirittura il 24% delle famiglie soggettivamente povere dichiara di aver incontrato difficoltà per l’acquisto di generi alimentari (contro il 6% per i nuclei non poveri), il 15% ha avuto problemi a sostenere i mutui e le spese per l’abitazione (il 5% tra le non povere), il 33% a pagare le utenze domestiche ed il 23% ad affrontare le spese sanitarie (rispettivamente il 10% e l’8% per le famiglie non povere). Infine, è stato disaggregato l’indicatore di fiducia tra famiglie soggettivamente povere e non povere. Le famiglie povere mostrano - come atteso - un livello di fiducia più basso, e presentano un calo per tutto il 2007, ma una ripresa negli ultimi mesi che sembra più marcata: una spiegazione plausibile è da ricercarsi nel rallentamento della dinamica dei prezzi, che potrebbe aver rinfrancato maggiormente le famiglie più disagiate. (9Colonne)

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