RIMINI, 25 MILIONI PER LE PMI

Sostenere le imprese nell’accesso al credito per supportare i progetti di investimento in un momento di generale carenza di liquidità. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa, firmato nei giorni scorsi, tra Confindustria Rimini e Banca Popolare dell’Emilia-Romagna. L’accordo consente alle imprese associate che ne facciano richiesta di accedere, a condizioni economiche di favore, a specifiche offerte di finanziamenti elaborate dalla Banca, con lo scopo di supportare i progetti di investimento presentati. In tale ambito l’istituto di credito mette a disposizione delle imprese associate un plafond complessivo di 25 milioni di euro destinato a erogazione di finanziamenti per investimenti, prestiti partecipativi e finanziamenti per la ricapitalizzazione aziendale; erogazione di operazioni di Factoring (gestione pro-solvendo) e Leasing strumentale/immobiliare mediante le proprie società di prodotto; erogazione di mutui con fondi della Banca Europea per gli Investimenti (B.E.I.); erogazione di finanziamenti per progetti di internazionalizzazione garantito da Sace; erogazione di finanziamenti assistiti da garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi (Mcc); erogazione di finanziamenti per l’estero. Confindustria Rimini attiverà attraverso il proprio Ufficio Economico Crediti e Finanziamenti la consulenza e il supporto a favore delle aziende interessate ad accedere alla convenzione. La Banca valuterà il merito creditizio e la classe di rating della singola impresa associata che richiederà di accedere alle operazioni oggetto dell’accordo, esteso a tutto il territorio della Provincia di Rimini, nei comuni in cui sono già attive o saranno in futuro attivate filiali della Banca popolare dell’Emilia-Romagna. L’atto è stato sottoscritto dal direttore di Confindustria Rimini Franco Raffi e dal direttore della Divisione Corporate di Banca Popolare dell’Emilia-Romagna Corrado Savigni. (9Colonne)

DA LUNEDI’ ADDIO BLUE CHIP

A partire da lunedì 28 giugno entrano in vigore alcune modifiche regolamentari relative alla segmentazione e alle modalità di negoziazione degli strumenti quotati sull’MTA, il Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana. In un’ottica di semplificazione e per offrire agli intermediari e agli investitori nazionali e internazionali strumenti informativi e categorie univoche, viene eliminata l’attuale ripartizione del mercato MTA nei segmenti Blue Chip e

Standard. La recente introduzione degli indici FTSE Italia, infatti, già ripartisce le azioni in tre classi principali in base a criteri di capitalizzazione e liquidità dei titoli: Large Cap (FTSE MIB), Mid Cap, Small Cap, oltre che Micro Cap e altre tipologie.. Pertanto, la nuova impostazione consente di rivistare la struttura dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana considerando ormai assorbita l’attuale ripartizione del mercato MTA nei segmenti Blue-Chip e Standard, basata sulla capitalizzazione. Si conferma invece la permanenza dei segmenti STAR e MTA International. Parallelamente vengono anche uniformate le modalità e i relativi orari di negoziazione degli strumenti finanziari ora appartenenti a questi diversi segmenti. Per tutti gli strumenti finanziari negoziati nel mercato MTA è prevista un’unica modalità di negoziazione, costituita da un’asta di apertura, una fase di negoziazione continua e quindi un’asta di chiusura. Tutti gli strumenti quotati sul mercato MTA (inclusi quelli negoziati nel segmento STAR e nel segmento MTA International) verranno negoziati con i seguenti orari: 08.00 – 09.00 (9.00.00 – 9.00.59) asta di apertura (pre-asta, validazione e apertura); 09.00 – 17.25 negoziazione continua; 17.25 – 17.30 (17.30.00 – 17.30.59) asta di chiusura (pre-asta, validazione e chiusura). Per quanto riguarda il segmento STAR in particole restano immutate le soglie di capitalizzazione rilevanti ai fini dell’attribuzione della qualifica di STAR, fissate rispettivamente in 1 miliardo di euro come massima e 40 milioni di euro come minima. Il segmento STAR, infatti, continuerà a rappresentare il segmento di eccellenza per imprese di piccola e media capitalizzazione disponibili ad aderire a requisiti superiori e allineati alla best practice internazionale. Inoltre, si concentrano nel mese di giugno le revisioni concernenti la capitalizzazione e il flottante, come già avviene per i requisiti di governance. (9Colonne)

EVASIONE: ACCERTATI 25 MILIARDI IN 5 MESI

La Guardia di Finanza festeggerà stasera, allo Stadio dei Marmi di Roma, il suo 236° anniversario di fondazione. L’evento è l’occasione per tracciare il bilancio dei primi 5 mesi del 2010 che risulta decisamente positivo, soprattutto grazie all’avvenuta rimodulazione, da un punto di vista qualitativo, delle strategie adottate nella lotta agli illeciti economico-finanziari. I risultati conseguiti ed una Guardia di Finanza pronta alle prossime sfide sono la dote che il Generale Cosimo D’Arrigo affida al Generale di Corpo d’Armata Nino Di Paolo, primo Comandante Generale proveniente dal Corpo. Ma eccole, le cifre. Al 31 maggio scorso, la Guardia di Finanza ha

scoperto redditi non dichiarati al fisco per 22,2 miliardi di euro, a cui devono aggiungersi omessi versamenti di IVA per 3,1 miliardi di euro; individuato 3.790 evasori totali ossia soggetti che, pur svolgendo attività economiche aperte al pubblico, non avevano mai presentato le dichiarazioni dei redditi, occultando così redditi per 7,9 miliardi di euro; 1.390 tra questi soggetti sono stati denunciati alle Procure della Repubblica poiché responsabili di gravi condotte; identificato 12.927 lavoratori irregolari, di cui 8.937 completamente in nero, impiegati da 3.477 datori di lavoro; accertato un’evasione all’IVA per 1,4 miliardi derivante da frodi “carosello”, realizzate mediante l’interposizione di imprese "cartiere" (costituite cioè al solo scopo di far girare fatture false) che acquistano merci da altri Paesi comunitari e da San Marino in sospensione d’IVA, le rivendono ai reali destinatari applicando l’imposta, ma poi omettono di versare le somme all’erario, svanendo nel nulla dopo poco tempo. Le Fiamme Gialle hanno poi individuato filoni di evasione fiscale internazionale per 4,3 miliardi di euro, posti in essere

mediante trasferimenti fittizi della residenza di persone fisiche e società o attraverso esportazioni di capitali nei paradisi fiscali. Inoltre, sempre in tema di polizia finanziaria, vanno evidenziati gli oltre 31,5 milioni di euro di diritti doganali evasi accertati, con il sequestro di 182 tonnellate di tabacchi lavorati esteri di contrabbando; più di 16 milioni di euro di accise evase per contrabbando di olii minerali ed alcool, con sequestri di 7,4 tonnellate di prodotti energetici; la chiusura di 485 centri di raccolta di scommesse non autorizzate. (9Colonne)

TOSCANA: MILLE AZIENDE NATE GRAZIE AL MICROCREDITO

Sono quasi 1000 (per la precisione 960) le aziende nate in tutta la Toscana grazie al microcredito, l’iniziativa cui la Regione ha dato vita nel 2007 insieme a Fidi Toscana per garantire l’accesso al credito anche a chi, di solito, non potendo fornire garanzie, ne restava escluso. Il progetto si chiama Smoat (Sistema microcredito orientato assistito toscano) e prevede, grazie ad un accordo con le banche, la concessione di prestiti fino ad un massimo di 15 mila euro e una serie di servizi di tutoraggio e supporto per le neo imprese e per quelle con meno di 36 mesi di vita. Il punto è stato fatto nei giorni scorsi dall’assessore alle attività produttive Gianfranco Simoncini e dal direttore di Fidi Toscana Giovanni Ricciardi. Il trend dei prestiti è in crescita: se nel 2007, anno di avvio dell’iniziativa, erano stati 103, nel 2008 sono stati 477, nel 2009 oltre 300, nei primi mesi di quest’anno 76. I 960 microimprenditori hanno potuto usufruire di un finanziamento da parte delle banche convenzionate per un importo complessivo pari a quasi 12 milioni di euro. Fin qui i numeri complessivi. Guardando il dettaglio, si ottengono informazioni interessanti, che parlano della qualità dell’intervento. Dei 960 prestiti erogati fino ad oggi, 452 sono andati ad imprese straniere, per un valore complessivo di 4 milioni e 510 mila euro. I prestiti ad imprese femminili sono stati 265, per un valore di 3 milioni e 662 mia euro, quelli ad imprese giovanili 428 per quasi 6 milioni di euro. Qualche esempio: una società ha brevettato un sapone ecologico biodegradabile per la pulizia delle barche; un’altra azienda ha messo a punto una barca per disabili specializzata in corsi di velaterapia; diverse sono le imprese che si occupano di design, altre operano nei servizi che utilizzano, per vari scopi, la rete e i social network. Ma non è tutto. Inaspettato ma significativo anche il successo fra gli imprenditori over 50, che in alcuni casi hanno ripreso in mano antichi mestieri e attività tradizionali (sarto, ciabattino), magari rivisitandoli in chiave moderna. Che il microcredito costituisca uno strumento efficace anche in chiave anticrisi, lo dimostra la vitalità di queste imprese, il cui tasso di sopravvivenza è del 99%. Altrettanto elevato il tasso di solvibilità: il 93% delle somme erogate è stato restituito. Ultima osservazione riguarda il valore sociale e la diffusione di una cultura d’impresa socialmente responsabile che ha portato, fra questi microimprenditori, a condividere e promuovere percorsi di sostenibilità sociale e ambientale. (9Colonne)

ITALIAN INVESTOR CONFERENCE DI BORSA ITALIANA

Martedì 15 giugno ha preso il via, con la cena presso l’Ambasciata Italiana, la quinta edizione londinese dell’Italian Investor Conference, che si svolge nella sede del London Stock Exchange: si tratta del tradizionale appuntamento di Borsa Italiana dedicato all’incontro tra le più importanti realtà imprenditoriali italiane quotate e gli investitori nordeuropei. Oggi, giovedì 17 giugno, il roadshow prosegue a Stoccolma, per la prima Italian Investor Conference svedese, dedicata agli investitori di tutta l’area scandinava. Gli incontri nelle due piazze finanziarie sono stati organizzati in collaborazione con JP Morgan, Mediobanca, UBS e Unicredit. Le Italian Investor Conference rappresentano un importante sforzo dell’intero sistema volto alla promozione presso gli investitori istituzionali esteri delle più importa nti realtà imprenditoriali italiane quotate. Organizzate in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e grazie al fondamentale supporto di primari broker nazionali e internazionali, le Conference favoriscono le società quotate nel raggiungere obiettivi di trasparenza, frequenza degli incontri con gli investitori e liquidità dei relativi strumenti finanziari. Il programma 2010 in particolare si è arricchito di nuove destinazioni, definite sulla base del peso relativo dei singoli Paesi nell’ambito del portafoglio di investimento globale, della propensione degli investitori esteri a investire in società italiane, nonché della distribuzione geografica dell’azionariato delle società stesse: Londra e Stoccolma infatti fanno seguito agli appuntamenti di New York e Toronto dello scorso aprile. Il roadshow proseguirà in ottobre a Tokyo con il tradizionale appuntamento autunnale con il mercato giapponese. Le società che in queste giornate partecipano al roadshow di Londra e Stoccolma sono: Banca MPS, Benetton, ENI, Finmeccanica, Gruppo Editoriale l’Espresso, Impregilo, Indesit, Intesa Sanpaolo, Italcementi, Recordati, Lottomatica, Mediolanum, Seat Pagine Gialle, Snam Rete Gas, ST Microelectronics, Terna, Telecom Italia, Unipol. Complessivamente sono stati organizzati oltre 130 incontri one-to-one tra il management delle società presenti e oltre 75 investitori locali, in rappresentanza di 50 primarie case di investimento. (9Colonne)

MANOVRA: COSA TAGLIANO LE REGIONI

Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha paragonato il governo a un padre sciamannato, che dovendo fare dei sacrifici in famiglia li scarica tutti sulle spalle di uno dei figli, mentre lui continua a scialare. Un padre, ha ricordato Formigoni, che ha aumentato del 10% la spesa pubblica mentre le Regioni – che sarebbero appunto il figlio discriminato - hanno diminuito il debito del 6. Il taglio dei trasferimenti elargiti dallo Stato alle Regioni corrisponde a circa il 14 per cento di contrazione nella spesa. Si tratta tuttavia di una media. In termini assoluti, la manovra penalizza soprattutto la Lombardia che si vede ridurre i trasferimenti per oltre 700 milioni di euro. In termini di rapporto sulla spesa, le più penalizzate sono invece Puglia e Calabria, con tagli fino a un quarto. In termini pro-capite, si va dai 69 euro del Veneto ai 180 della Basilicata. In generale, le più penalizzate in rapporto alla popolazione sono le Regioni piccole e quelle meridionali. Che cosa verrà tagliato? Secondo Formigoni potrebbe essere tagliato, per esempio, un terzo dei treni regionali. Ma l’elenco dei settori a rischio tratto dal sito internet della Conferenza delle Regioni merita una citazione integrale: mercato del lavoro, polizia amministrativa, incentivi alle imprese, protezione civile, demanio idrico, energia e miniere, invalidi civili, opere pubbliche, agricoltura, viabilità, ambiente, rimborso tasse automobilistiche, difesa incendi, borse di studio, contratti del trasporto pubblico locale, politiche sociali, lavoro dei disabili, procreazione assistita, prestiti d’onore, lotta all’inquinamento, fondo affitti, fondo politiche per la famiglia, turismo, edilizia residenziale agevolata, sostituzione autobus, fondo non autosufficienze, fondo occupazione, edilizia sanitaria. Su questi settori andranno a incidere i tagli. (9Colonne)

PIAGGIO ALLA CONQUISTA DELLA CINA

Il Gruppo Piaggio ha presentato ufficialmente sul mercato cinese lo scooter a tre ruote Piaggio Mp3 250. Da agosto l’Mp3 – protagonista di successo sul mercato europeo per le sue caratteristiche uniche di tecnologia e di sicurezza – verrà commercializzato sul territorio della Repubblica Popolare Cinese attraverso i dealer della joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd., di cui Piaggio detiene il 45%. Piaggio Mp3 è destinato in futuro ad essere commercializzato in Cina anche nella versione Mp3 Hybrid – primo scooter al mondo dotato di propulsione ibrida termico/elettrica – presentata ieri ed esposta nel Padiglione Italia dell’Expo Shangai 2010. Alla presentazione alla stampa cinese, presso il Padiglione italiano dell’Expo, hanno partecipato i vertici del Gruppo Piaggio guidati dal presidente e amministratore delegato Roberto Colaninno, l’Ambasciatore italiano presso la Repubblica Popolare Cinese Riccardo Sessa e Zuo Zongshen, presidente e CEO dello Zongshen Group. Successivamente, le prove dell’Mp3 presso il MoCA – Museum of Contemporary Art – di People’s Square, nel cuore di Shanghai, hanno coinvolto giornalisti e pubblico cinese. Nel corso della conferenza stampa, Colaninno ha illustrato strategie e prospettive dello sviluppo del Gruppo Piaggio in

Asia: “Il lancio sul mercato cinese dell’Mp3 si inserisce – ha affermato - in una fase nuova della presenza del Gruppo Piaggio in Cina e nel continente asiatico. Per la prima volta viene offerto ai consumatori cinesi un prodotto con il marchio Piaggio: abbiamo scelto un veicolo dai forti contenuti tecnologici e di innovazione, che ha stabilito nuovi standard di sicurezza attiva e che nella versione ibrida rappresenta per il nostro Gruppo un primato assoluto a livello mondiale”. La strategia di sviluppo degli investimenti in Asia ha consentito finora al Gruppo Piaggio di raggiungere la leadership del mercato indiano nei veicoli commerciali leggeri a 3 e 4 ruote, e di conquistare importanti quote di mercato nel settore scooter in Vietnam grazie all’avvio, nel giugno dello scorso anno, della produzione della Vespa nello stabilimento della provincia vietnamita di Vinh Phuc. Un modello di Vespa specificamente sviluppato per il mercato indiano sarà, inoltre, prodotto in India: il progetto industriale approvato dal Consiglio di Amministrazione del Gruppo Piaggio il 3 giugno scorso prevede la costruzione in India di un nuovo stabilimento con capacità produttiva di 150.000 unità l’anno e il lancio commerciale del nuovo prodotto entro il 2012. Nell’ambito di questa strategia, i cui obiettivi saranno contenuti nel Piano Triennale che verrà esaminato dal Consiglio di Amministrazione di Piaggio nel mese di luglio, avrà un ruolo determinante anche la creazione di Centri di ricerca per lo sviluppo di motori elettrici adatti al mercato cinese, in collaborazione con gli istituti universitari più avanzati nel settore. Il Gruppo Piaggio è presente oggi nella Repubblica Popolare Cinese con la joint venture Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle Co. Ltd., con sede a Foshan nella provincia del Guangdong. La società, creata il 15 aprile 2004, è partecipata pariteticamente al 45% da Piaggio e dal Gruppo Zongshen – uno dei principali costruttori cinesi di motori e veicoli a due ruote, fondato e presieduto da Zuo Zongshen, con sede a Chongqing – e dalla Municipalità di Foshan (10%). La joint venture industriale e commerciale si fonda sulla produzione in Cina, e sulla commercializzazione in Cina e nel resto del mondo, di componenti, motori, scooter e motocicli basati su brevetti e tecnologia Piaggio. Piaggio Zongshen Foshan Motorcycle – i cui risultati non rientrano nel bilancio consolidato del Gruppo Piaggio – produce oltre 210.000 veicoli l’anno con un fatturato annuo pari a circa 80 milioni di euro. (9Colonne)

SOLDI IN PRESTITO, CONTRATTI FUORILEGGE

Fare ricorso a un prestito può essere un rischio, anche per chi è vi costretto in periodo di crisi. A questa conclusione porta l’esame delle clausole vessatorie identificate nei contratti più diffusi dalle Camera di commercio di Milano e di Monza e Brianza. Sono decine le clausole vessatorie per i consumatori, come le penali eccessive previste in caso di mancato pagamento, 300 euro su mille di prestito (33%) o comunque penali che sono applicate alla singola rata non pagata e non all’intero debito. O se le cose non vanno bene e si finisce in Tribunale, alcuni contratti prevedono che le spese debbano essere a carico del cliente, a prescindere da chi avrà ragione. Ci sono reclami? Per i contratti bisogna affrettarsi, dopo due anni non si può più. Risolvere controversie? Qualcuno prevede sedi diverse da quella eletta dal consumatore, che invece è quella da utilizzare. Se il cliente ritarda la rata di rimborso dei prestiti per due volte, la società può interrompere il contratto e chiedere che le venga restituito il capitale residuo ed eventuali interessi maturati nonché le spese sostenute, il che può portare a un costo molto più alto. In realtà la polizza assicurativa deve essere indicata nel contratto se è obbligatoria o facoltativa e se cambia la compagnia o il contratto viene ceduto a un’altra società non devono cambiare i diritti e gli oneri per il cliente. Non basta una nota della società per comunicare variazioni, come previsto in alcuni contratti, ma serve una comunicazione specifica e le variazioni possono essere fatte solo nei casi previsti dalla legge. Difficile poi abbandonare il contratto: la tacita proroga per il rinnovo non va bene, su alcuni contratti sono indicati due mesi prima della scadenza per la disdetta oppure c’è l’obbligo di tornare a pagare la commissione annuale. Ci sono clausole che prevedono la possibilità per il fornitore di annullare servizi, cambiarli, togliere la carta di credito, tutto senza necessità di giustificazione o preavviso. Ci sono contratti che vincolano oltre a chi firma anche il convivente o terzi garanti, che non conoscono il contratto e questo non è vessatorio se indicato in modo chiaro. Contratti che a volte trattengono il cliente oltre il termine: se non paga tutto quanto dovuto quando vuole estinguere il prestito si stabilisce una prosecuzione forzata generale e non solo di quanto rimane da saldare. La ricerca della Camera di Commercio viene presentata oggi a Milano. (9Colonne)

CONFCOOPERATIVE, IL SISTEMA TIENE

"In giro sento che c’è chi va peggio di noi"…"alcune imprese hanno ridotto il fatturato anche del 20% - 30% o stanno chiudendo"…"fino ad ora è andata bene, bisogna tener duro per altri 4/5 mesi". È la voce dei cooperatori delle oltre 20.500 cooperative aderenti a Confcooperative. Ed è quanto emerge dal XV rapporto congiunturale, I quadrimestre 2010, realizzato da Elabora centro Studi di Confcooperative. "Seppur in un clima di insoddisfazione generalizzata – dice Vincenzo Mannino, segretario generale Confcooperative – risale la fiducia, anche se il sentiment mantiene una connotazione negativa. Molti i segnali che indicano un’intensa attività da parte dei cooperatori finalizzata alla diversificazione del business, alla creazione di reti, alla promozione di integrazioni, alla spinta sui mercati esteri". Ma ecco alcuni numeri. Incassi e tesoreria: il livello di liquidità è giudicato buono solo da un operatore su tre. La maggioranza assoluta dei cooperatori, il 53,5%, ha giudicato come mediocre il livello di liquidità e il 12,7% degli operatori ha espresso un giudizio totalmente negativo. Export: nei primi quattro mesi dell’anno migliora il saldo, anche se il livello degli ordini è giudicato insoddisfacente dal 43,2% che segna un miglioramento rispetto al 48% di gennaio e al 66% di settembre. Prezzi alla vendita e di fornitura: la dinamica congiunturale vede 7 operatori su 10 aver mantenuto costanti i prezzi alla vendita, mentre 1 su 3 ha segnalato un incremento dei prezzi di fornitura (in parte legato all’aumento di alcune materie prime e alla cosiddetta bolletta energetica). Ricavi: 4 cooperatori su 10 hanno valutato come stazionario il volume dei ricavi, 3 hanno segnalato un aumento del fatturato rispetto ai quattro mesi precedenti, 3, infine, una diminuzione del giro d’affari rispetto ai quattro mesi precedenti. Occupazione: La dinamica registrata sul fronte occupazionale vede 7 cooperatori su 10 mantenere stabili i livelli occupazionali; 1 su dieci segnalano un aumento dell’occupazione, mentre 2 su dieci dichiarato di aver contratto le risorse umane. Per quanto riguarda il credito riprende vigore l’incidenza delle richieste di rientro nel Mezzogiorno. Si tratta di un inasprimento che si potrebbe cumulare ai precedenti e aggravare la stretta già messa in atto nelle regioni del Sud. A livello nazionale, il 5,9% dei cooperatori ha segnalato di aver ricevuto richieste di rientro dai prestiti (quasi il doppio al Sud). A livello settoriale, sono sempre gli operatori delle cooperative "dell’area lavoro" (in particolare, manifatturiero e servizi) quelli più coinvolti nelle richieste delle banche. (9Colonne)

BANCA ETICA FINANZIA LE COOP

Banca Popolare Etica garantirà l’afflusso di risorse per lo start-up ed il consolidamento delle imprese cooperative, di nuova costituzione e non, promosse da Legacoop: è questo il contenuto del protocollo di intesa tra Banca Etica e la Lega delle cooperative presentato ieri a Bologna. I finanziamenti potranno essere richiesti da tutte le imprese aderenti a Legacoop, sull’intero territorio nazionale e qualunque sia il settore di attività. I prestiti saranno garantiti da Coperfidi Italia, società costituita pochi mesi fa e frutto della fusione tra 12 confidi afferenti al mondo cooperativo. "Con questo accordo – ha detto Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica - abbiamo voluto dare un segno tangibile della vicinanza tra la Banca Etica e il mondo dell’economia responsabile rappresentato dalle cooperative che in questa fase di crisi economica più che mai meritano l’incoraggiamento di un accesso al credito agevolato. I finanziamenti potranno essere utilizzati per ri-capitalizzare le cooperative, per lanciare nuove iniziative ma anche per sostenere le imprese cooperative in questa fase difficilissima per l’economia: gli enti pubblici ormai pagano i fornitori a un anno se non di più. In questo contesto noi come Banca del terzo settore e delle imprese sociali siamo disponibili a fare la nostra parte, naturalmente con i nostri criteri di valutazione sociale ed economica; vogliamo quindi sostenere le cooperative, ad esempio con anticipi fatture a condizioni vantaggiose. Speriamo davvero – ha concluso Biggeri – che questo accordo sia l’asse portante per rafforzare la collaborazione tra finanza etica e mondo cooperativo: due settori dell’economia italiana che condividono una visione responsabile e orientata al bene comune delle attività economiche e che possono legittimante candidarsi a essere anticorpi della crisi, in grado di sviluppare risposte positive e innovative". "In un contesto come quello attuale, che vede il Governo da un lato riconoscere la gravità della situazione economica e dei conti pubblici e dall’altro dare risposte solo emergenziali e non strutturali – ha detto Giuliano Poletti, presidente di Legacoop – noi pensiamo che tra finanza ed impresa può sussistere una azione comune volta allo sviluppo ed alla crescita di imprese sane sostenute da un credito responsabile. Per fortuna i confini di questa alleanza vanno al di là del perimetro dei soggetti che oggi presentano questo accordo, frutto di una lunga collaborazione che si è concretizzata nella convenzione che Banca Etica ha sottoscritto con Coopfond a favore delle cooperative sociali, nella partecipazione di Banca Etica a Cooperfactor e nella sottoscrizione della convenzione tra Cooperfidi Italia e Banca Etica e che prelude ad ulteriori collaborazioni. Il Governo indica, nella manovra che si appresta a varare, una crescita del 2% nel 2012. Si tratta di un obiettivo molto "sfidante", di non facile conseguimento. Questo aumenta la responsabilità e l’impegno delle imprese e della finanza che guardano al benessere economico e sociale delle persone e del territorio in cui operano. E’ con questo spirito – ha concluso Poletti – che sottoscriviamo questo accordo".(9Colonne)