Parmalat, addio a Piazza Affari: Lactalis lancia un’Opa totalitaria

- Scritto da: Alessandro -

I francesi di Lactalis, che già detengono l’87,74% di Parmalat, sono pronti a lanciare un’Opa totalitaria. La società così, fondata da Calisto Tanzi e quotata in Borsa dal 1990, uscirebbe da Piazza Affari.

Parmalat dice addio a Piazza Affari. Questa è la decisione, già da tempo nell’aria, presa da Lactalis, il gruppo francese che dal 2011 detiene l’87,74% delle quote della società di Collecchio.

Termina così l’avventura in Borsa della Parmalat, iniziata nel 1990 con la quotazione a Piazza Affari e che terminerà a breve quando l’Opa totalitaria di Lactalis si concluderà. Per il restante 12,26% del capitale non posseduto il gruppo di Laval ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto a 2,8 euro per azione, una maggiorazione dell’8,5% rispetto alla quotazione della chiusura di venerdì scorso, differenza comunque colmata dal rialzo del 9% delle azioni dopo la riapertura delle contrattazioni.

“Dopo più di 5 anni alla guida della società — recita una nota di Lactalis — il Gruppo intende dotare Parmalat di una nuova dinamica, che potrà essere più facilmente ed efficacemente conseguita nel lungo periodo senza far ricorso al mercato azionario”.

Parmalat fuori da Piazza Affari, mossa in pieno stile Lactalis

Non coglie particolarmente di sorpresa la decisione di Lactalis di lanciare un’Opa totalitaria su Parmalat. Una delle caratteristiche che da sempre contraddistingue infatti il gruppo transalpino è quella dell’essere molto restia nel pubblicare i propri bilanci, con questa operazione di delisting che quindi va letta proprio in quest’ottica.

Era di pochi giorni fa la notizia che i francesi non avrebbero più reso noti i bilanci trimestrali della ex società di Tanzi. Quando adesso l’operazione di delisting andrà a termine, la data deve essere ancora concordata con la Borsa italiana, Lactalis potrà fare a meno anche di pubblicare quelli semestrali e annuali.

Andrà ad aumentare così quell’alone di mistero che da sempre circonda il gruppo, che ormai detiene praticamente il monopolio in Italia del settore lattiero-caseario, visto che oltre a Parmalat fanno parte di Lactalis anche Galbani, Locatelli, Vallelata e Invernizzi.

Parmalat, fine dell’avventura in Borsa

Quando nel 1961 Calisto Tanzi aprì un piccolo caseificio a Collecchio, difficilmente immaginava quello che sarebbe diventata da lì a pochi anni la Parmalat. L’azienda crebbe in maniera esponenziale, imponendosi prima nel mercato italiano e poi in quello internazionale, soprattutto in sudamerica.

Dopo la quotazione in Borsa del 1990 ecco che la favola si interrompe bruscamente nel 2003, quando lo spaventoso crac finanziario portò alla bancarotta della società con un buco stimato in 14 miliardi di euro.

Per Tanzi si aprì la porta del carcere mentre la Parmalat venne rifondata nel 2005, vendendo la divisione forno e alcuni marchi controllati. Una ripresa faticosa che però trovò stabilità con l’acquisizione nel 2011 da parte di Lactalis. Ora l’uscita da Piazza Affari, ultimo capitolo dell’epopea borsistica di quella che era considerata un gioiello della nostra economia.